31.10.06

FilmIsNow delude. A nuovo mezzo, nuovi contenuti

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In quesi giorni ho testato ufficialmente il servizio di vendita di file cinematografici di FilmIsNow.it, come prima di me aveva già fatto Davide con esiti disastrosi complice anche la sfortuna.
Certo Davide non sbaglia quando dice che il servizio offerto non è dei migliori ed è anche presentato con un'estetica da prima repubblica del web senza il minimo appeal da markettari, ma siamo all'inizio.
Io ho scaricato una novità per 13,90€ (una signora cifretta!), il file di Syriana che non avevo visto all'epoca.

CATALOGO: decisamente povero, ci sono solamente i film della Warner, che per quanto siano in alcuni casi dei blockbuster (Harry Potter) di certo non bastano a stimolare l'acquisto.
DOWNLOAD: nel mio caso il download è stato rapido (per quanto rapidamente si possano scaricare 1,45Gb con Alice), 4-5 ore ed era tutto finito.
COMPATIBILITA': non sono un mac-user come Davide e non ho avuto alcun problema a leggere subito il file protetto da DRM Microsoft che lo rendono leggibile unicamente attraverso il Windows Media Player (ma il supporto ai mac sta arrivando).
DRM: decisamente l'aspetto peggiore. Con il file praticamente non ci si può fare nulla se non vederlo sul pc o su un altro schermo se è collegato al pc, come sarà possibile eseguirlo solo dl disco rigido su cui lo si è scaricato e se cambi computer devi chiamare l'assistenza che ti darà un nuovo certificato per cambiare pc. Non si può masterizzare e non si può fare una copia di sicurezza. La colpa tuttavia non è tanto di FilmIsNow.it ma delle major che timorose come sono prendono tutte le precauzioni immaginabili.
QUALITA': su questa non ci sono scuse. La qualità di quel file da 1,45Gb è praticamente la medesima di un film scaricato illegalmente. Una compressione accettabile ma lontanissima dall'essere buona per la televisione e anni luce dalla qualità DVD. Non avere qualità per 13,90€ è gravino direi.

Ma davvero la cosa più grave è un'altra. Da quando esistono i DVD la nostra fruizione cinematografica, come era inevitabile è cambiata. Per tutte le fasce di consumatori. Il DVD offre ad ogni tipologia di acquirente una ragione in più per sceglierlo: c'è la qualità per i maniaci di formati video e audio, ci sono gli extra per gli appassionati di nicchia, ci sono i commenti degli autori per fan e soprattutto c'è l'audio originale per chi ama il cinema.
Per 13,90€ io non ho nulla di tutto questo. Niente! Solo il film e pure doppiato. Non si può tornare indietro. Non si può. Ormai non sono più disposto a pagare per avere solo il film perchè quello ce l'ho in televisione (e sul satellite ho anche la lingua originale). Il cinema venduto ormai ha superato quel punto di non ritorno per il quale è un prodotto con servizi aggiunti. La vendita online dovrà necessariamente tenerne conto e soprattutto,nonostante all'inizio lo farà, non potrà contare sui medesimi servizi aggiuntivi del DVD. Nuovo mezzo, nuova fruizione, nuovi contenuti.

A corollario della mia esperienza, non certo da ripetere, propongo anche l'intervista che ho fatto a quelli di FilmIsNow.it. Sono emerse alcune cose interessanti che lasciano ben sperare per il futuro dell'offerta. Nonostante infatti non sia soddisfatto, posso capire che un servizio simile parte a rilento e con mille incertezze.
Intanto entro Natale arriveranno accordi con altre case, poi si prevedono modifiche ai DRM....

....continua su Punto Informatico

Syriana (id., 2005)
di Stephen Gaghan

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Il regista e scenggiatore Stephen Gaghan è il medesimo sceneggiatore di Traffic. E si vede proprio. Questa volta però può anche darsi da fare dietro la macchina da presa e realizzare un progetto più aderente alle sue volontà.
Una costruzione e una narrazione che se non fosse per la linearità della linea temporale sarebbero identiche a quelle che Guillermo Arriaga elabora per Iñarritu. Mille eventi separati, mille situazioni diverse facenti tutte riferimento al medesimo problema che lentamente collimano in un unico finale. E' un cinema, quello di Gaghan, che concepisce un mondo in cui tutto è collegato, un mondo in cui i personagi si muovono agiti da forze non troppo dissimili dal più classico destino.
Sinceramente Syriana non mi ha appassionato per nulla, anzi a tratti mi ha annoiato. Di non facile comprensione la trama si distende lungo intrighi, continui riferimenti a nomi che non si è fatto in tempo a memorizzare e intrecci politici. La macchina da presa quasi sempre tenuta a mano (come nella miglior tradizione del cinema degli ultimi anni) viene utilizzata come se invece fosse fissa, una scelta estetica che non mi ha mai convinto.
Ma ciò che più di tutto non mi piace di Gaghan è lo sguardo sui suoi personaggi e come se ne distacchi di continuo, come cioè non sia mai partecipe delle loro gioie e delle loro sofferenze ma sembri guardarli da lontano con un occhio imparziale (e questo non mi dispiace) che somiglia più a quello del documentarista che a quello del cineasta. Se dunque ha il merito indubbio di mostrare e non dimostrare (anche se una tesi di fondo c'è sempre) dall'altra parte il suo è un cinema freddo, ghiacciato.

30.10.06

Girl power

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L'aria che si respira ora (che non è assolutamente detto che sarà la medesima che si respirerà tra un anno) parla di Nintendo Wii come di una console con l'obiettivo di allargare la base di utenti di console, cioè di giocatori, in virtù del controller rivoluzionario che dovrebbe avvicinare anche i tecnofobici.
Io non so come andrà e non è che ci creda troppo, però leggo qui che a Shiny Shiny (blog di tecnologia al femminile) chi non sopporta le console e non gioca ai videogiochi (una vera donna!) l'ha provato e ne è rimasta conquistata come precedentemente era rimasta conquistata dal DS (comprato rosa!).

Il mondo dei proiettori digitali è vivo

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I proiettori digitali sono quelli che rendono le sale digitali per farla breve. Sono i proiettori digitali che costano molto e impediscono alle sale di modernizzarsi (sempre riducendo la questione ai minimi termini).
Dall'America (e da dove se no?) arrivano due notizie interessanti.
Una è che la Panorama (azienda australiana all'avanguardia nelle tecnologie per il cinema digitale che già aveva fornito la tecnologia per filmare Superman Returns) sta mettendo a punto una videocamera un videoproiettore digitale in grado di proiettare immagini in alta risoluzione (si parla di 4K contro gli attuali 2K) che abbatta i costi. Si basa infatti su un'innovativa tecnologia che per proiettare crea un campo magnetico attraverso il quale passa la luce (dopo aver attraversato un particolare tipo di cristallo) e riflessa (o deflessa). Questa è una tecnologia che potrebbe anche impedire le riprese video nei cinema (dando una bella botta alla pirateria, cosa che farebbe leccare i baffi a esercenti e produttori).
Contemporaneamente anche Sony si muove sul medesimo terreno con un proiettore a 4K già presentato e il progetto di una videocamera a risoluzione 4K con annesso sistema di storage in grado di dare una qualità paragonabile al 65mm (la videocamera Panorama arriva ad un livello da 75mm).

Un po' di dibattito tra blogger (ovvero come fare polemiche in casa non curandosi del mondo esterno)

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Su secondavisione piovono critiche a The Departed. Non me ne vogliano se semplifico in questa sede (ma c'è comunque il link per poter leggere l'originale), le accuse principalmente girano intorno al fatto che Scorsese abbia fatto un remake di un film cinese recente e che l'abbia fatto caricando troppo. In sostanza ci si chiede che bisogno ce ne fosse e perchè sottolineare con tale insistenza alcuni elementi del film. Là si sostiene "Meglio Infernal Affairs!".
Non sono assolutamente daccordo. Ma proprio no. Scorsese si basa sulla sceneggiatura di Monahan e non tanto su Infernal Affairs, è Mohanan a basarcisi. E non è un particolare da poco. Scorsese non guarda esteticamente al modello cinese, se ne distacca e alla fine realizza un'opera sostanzialmente diversa. Cambia i personaggi li divide, li assomma, indaga più a fondo nella malavita (inseguendo le sue personali ossessioni), si appoggia a Nicholson che modifica il suo personaggio e gira il suo solito film (non riesco a ricordare chi sostenesse che i grandi registi girano sempre lo stesso film). Ma ad alti livelli. Narra benissimo una storia intricata e soprattutto porta avanti il suo linguaggio. Non fa di nuovo Quei Bravi Ragazzi anche se poteva cascarci, ma realizza un'opera decisamente più moderna dove (tanto per cambiare) ancora una volta seprimenta linguaggi e tecniche. Ma soprattutto Scorsese molto spesso si è basato su altri testi, è questa in parte la sua forza, saper trarre temi personali da altre sceneggiature e altre opere, oltre ai vari remake che ha fatto, alcuni dei suoi film migliori si basano su opere straniere per giunta. A titolo esemplificativo citerei la punta massima L'Ultima Tentazione di Cristo preso dal testo di Kazantzakis.
Non è meglio Infernal Affairs, è uno dei pochi casi in cui originale e remake sono DAVVERO due film diversi.

Altra risposta è per KinemaZOne, che attacca molto A Scanner Darkly coadiuvato nei commenti da altri, cineblogger e non. A lui non è piaciuto, l'ha annoiato (mi è sembrato di capire) e soprattutto non trova una buona ragione per aver usato quella tecnica, per averlo fatto così. Già ho riferito i miei pensieri tra i suoi commenti e qui e altrove ne ho scritto moltissime volte, per rispondere di nuovo comunque posso limitarmi a dire che trovo A Scanner Darkly non solo rispettosissimo (forse anche troppo) del testo dickiano, uno dei migliori adattamenti di sempre, lo trovo appassionato e appassionante ma soprattutto lo trovo realizzato con una tecnica innovativa che una volta tanto è applicata con cognizione di causa, in maniera funzionale alla narrazione. A Scanner Darkly andava narrato così, è una scelta ottima e per me ha sortito il suo effetto. Quanto alla narrazione in sè è indubbiamente lenta ma per niente noiosa.

MirrorMask (id., 2005)
di Dave McKean

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In una parola. "No!".
MirrorMask aveva come unico stimolo alla visione (in un cineclub di Roma che proietta DVD e non pellicola (cosa che già di suo mi infastidisce)) il fatto che è scritto da Neil Gaiman, scenggiatore di culto proveniente dal mondo dei fumetti osannato a destra e manca (ma io non ho amato nemmeno il suo Sandman). Ma questo stimolo non è certo bastato a farmi apprezzare un film lungo, noioso e cosa più imperdonabile banalissimo.
MirrorMask rientra in quella categoria di film che sono originali nella maniera più banale, cioè che vogliono essere messi in scena con il massimo dell'originalità, ma in realtà fanno questo nella maniera più stupida che si possa pensare. Soprattutto non lo fanno funzionalmente a ciò che vogliono narrare. Non basta mettere in un film tutte le cose più strane che ti vengono in mente se questo poi non è funzionale alla trama che vuoi narrare, soprattutto poi se la trama che vuoi narrare e ciò che di più scontato si possa immaginare.
Una bambina litiga con la madre le augura di morire, dopo poco la madre si sente male e finisce in ospedale lei si sente colpevole, si addormenta e comincia un viaggio in un mondo fantastico con un obiettivo (recuperare la maschera a specchio) per salvare quel mondo. Nel corso delle disavventure oniriche incontrerà molti personaggi che somigliano a quelli che conosce nella vita reale e vivrà una storia metaforica del suo rapporto con la madre. Raggiunto l'obiettivo si sveglia e crede sia tutto un sogno fino a che non reincontra uno dei protagonisti della storia anche nel mondo reale. Fine.
Tra Alice Nel Paese Delle Meraviglie e Il Mago Di Oz, nulla di nuovo e tanta noia.

29.10.06

36, Quai Des Orfévre (id., 2004)
di Olivier Marchant

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Difficile vedere dei noir moderni convincenti. Davvero. E' proprio difficile, per quel processo di continuo esaurimento delle figure archetipe, di qualsiasi genere si tratti, i caratteri e le figure tipiche vengono sempre più sfruttati e lentamente si esauriscono, il che vuol dire che per dire qualosa di nuovo le si comincia lentamente a cambiare e non sempre questo cambiamento è in meglio. Anzi.
36, Quai Des Orfevre invece recupera per bene l'ambiente noir, tralascia le figure archetipe e si concentra sull'atmosfera, capendo bene che è quello che fa il noir più della femme fatale. Il film quindi è una delle opere più meravigliosamente maschiliste che si siano mai viste, una storia di uomini dove le donne sono relegate a ruoli marginali e assolutamente funzionali agli uomini. Una storia dura e conservatrice che dipinge un mondo meravigliosamente tragico dove la corruzione è la regola anche per i personaggi più positivi e dove la spinta alla vendetta non è morale o etica ma personale.
E' la passione al centro del noir come sempre, la passione e l'estetica. Perchè un altro elemento assoultamente vincente del film di Marchant sono le mille scelte stilistiche (dai grandangoli alla profondità di campo, dal formato ai colori desaturati fino alla leggera sovraesposizione) che danno personalità alla storia, la confinano in un mondo sbiadito, umido e gelato (come nella miglior tradizione delle metropoli spersonalizzanti). Personalità e un fortissimo legame con la tradizione del cinema francese, un polar in piena regola.
Su tutto poi regna un magnifico Depardieu (perchè questi film si reggono sui cattivi e questa è una legge sacrosanta!), in una delle migliori interpretazioni di sempre, misuratissimo eppure efficace, capace di convincere con una faccia immobile in silenzio.

28.10.06

Ti rimangono gli schermi piatti....

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Bruttissimo trend per la Sony che nell'ultimo quarto dell'anno, ha annunciato ieri, ha perso la bellezza del 94%, mentre Nintendo negli ultimi due quarti ha triplicato gli introiti.
Le motivazoni sono quelle note, e non era difficile immaginare una simile flessione. Ancora ritardi per la PS3 che ora uscirà in Europa a marzo, la decisione di tagliare del 20% il prezzo della console in Giappone e lo scandalo delle batterie difettose che si surriscaldano e che il colosso giapponese ha dovuto ritiare dal mercato.

Le parole che non ti ho detto

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Con questo post apro una nuova categoria: "Le parole che non ti ho detto" che riunisce tutti gli articoli scritti ma che per un motivo o per l'altro non sono mai stati pubblicati da nessuno.
Una categoria che è una sorta di apologia della sconfitta continua.

Si comincia con Snakes On A Plane, il fenomeno di internet. Mai un film aveva subito tanti condizionamenti dal pubblico a partire unicamente da un titolo accattivante, il regista ha dovuto rigirare alcune scene per aggradare i forum, sono state inserite battute voluto a furor di popolo di cui la più famosa è "Ne ho abbastanza di questi fottuti serpenti su questo fottuto aereo". E' stato anche fortemente voluto da Samuel L. Jackson. E tutto per il titolo? No, c'è di più ...continua

La vita sullo schermo

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L'entrata in Second Life (l'universo virtuale non bellico dove ognuno si fa il proprio avatar) di alcune società (Toyota, Nissan, IBM, Adidas, Reebook...) con i loro rappresentati virtuali e più di tutti di un bureau Reuters corredato di giornalisti anche abbastanza noti, ha fatto fare un LIEVISSIMO salto di qualità alla popolarità dell'universo virtuale.

Hitwise

27.10.06

La nuova generazione di mentos e coca cola....

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La United Talent Agency è una delle 5 agenzie più importanti di Hollywood. E' uno di quegli studi che scova talenti e li spinge un po' in giro, in più a loro spesso si rivolgono gli studios stessi quando hanno bisogno di facce nuove o talenti emergenti per esperimenti a basso prezzo.

Questo giusto per introdurre l'incredibile innovazione che è per un'istituzione del genere il fatto di avere una sezione che ufficialmente si occupa di scovare talenti in rete e piazzarli in lavori a loro adatti. Si parla di pubblicità o video in rete ma anche chiaramente nel mondo reale.
The goal this time around, executives say, is not only to recruit the next generation of television and film writers and directors from the relative obscurity of sites like YouTube and Revver. It is also to help the major Web portals that are hungry for original content to find the creative people they need — just as movie studios have long turned to talent agencies when looking for new directors, screenwriters and actors.

Questo blog è DECISAMENTE troppo avanti

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Pocket-Gamer.co.uk dichiara questo giorno il pink-friday, partendo dall'assunto che il rosa è il nuovo gimmick per attrarre le donne nel mondo della tecnologia.
Nel pink friday tutti gli articoli sono dedicati alle donne nella tecnologia e ai device rosa.
"Introducing a pink DS Lite and PSP is a great way to attract female gamers and shows that both Sony and Nintendo are looking at different ways to attract new people into the market. It's a good way of attracting younger females in particular; everyone knows how much they love pink. "
Dalle console portatili, ai telefoni, alle donne nelle compagnie di videogiochi, a chi è alle prime armi.

Neanche ricordo più quanti pezzi sono stati fatti sulle tecnologia e le donne su questo blog e sul colore rosa.
Così a memoria me ne vengono in mente 1, 2, 3 e 4 più un pezzo su Repubblica.it.... Ma probabilmente c'è anche più roba se si prova a fare la ricerca dalla barra in alto a destra per "ipod rosa" o "donne tecnologia"....

Beato qualunquismo

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BeppeGrillo.it spara l'ennesima tirata qualunquista e non documentata.
Sto pensando di raccogliere un pool di persone e mettere su un blog che corregga, riveda e metta a posto le idiozie dette da BeppeGrillo.it. Un servizio di pubblica utilità.
Lo potrei chiamare "Perchè io valgo".

Apri Gli Occhi (Abre Los Ojos, 1997)
di Alejandro Amenabar

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E' partita al Filmstudio di Roma una rassegna sul cinema postmoderno spagnolo che comprende l'intera filmografia di Almodovar più i vari Amenabar, de la Iglesia, Del Toro ecc. ecc.
Ieri sera ero pronto per Labirinto di Passioni, ma la copia non è arrivata e già che ero lì ho ripiegato su Apri Gli Occhi che già avevo visto anni fa (ai tempi di Vanilla Sky).
E devo dire che non me lo ricordavo così bello. Non mi ricordavo l'abilità di Amenabar (maggiore che in Tesis e anche maggiore che in The Others) e no mi ricordavo la molteplicità di sottotesti, sottointesi e intenti. Il discorso sulle illusioni e sui sogni è chiaramente in primo piano, ma più sottile c'è tutta la paura ancestrale delle persone che abbiamo accanto (cose non dissimili da Il Sospetto di Hitchcock) e le fobie interiori. La resa dei sogni pure non è male.
Non menzionerò nemmeno Vanilla Sky, uno dei peggiori remake che si siano mai visti.
Tra le altre cose non mi ricordavo nemmeno come la scena finale e la soluzione degli enigmi del film fosse così simile a Matrix che è di due anni posteriore.

L'IPTV su binari diversi rispetto al digitale terrestre e al satellite

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Il Ministro Delle Comunicazioni Paolo Gentiloni è intervenuto in trasmissione a RaiUtile durante le celebrazioni per il compleanno della rete e ha parlato di digitale terrestre e poi ha risposto a qualche domanda sull'emergere dell'IPTV e sul suo sviluppo come possibile concorrente del digitale terrestre.
Il ministro ha ammesso che la televisione via internet, è in grado di garantire un'offerta che supera di molto quella delle altre tv digitali (satellitari e terrestri), ma ha anche precisato che queste avranno scopi differenziati...

... continua su Punto Informatico

25.10.06

Questo blog è quasi un mese avanti...

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Oggi si parla moltissimo sui giornali italiani e internazionali dell'annuncio di DVDJon (l'uomo che a 15 anni ruppe le protezioni dei DVD, creando di fatto la possibilità per tutti in tutto il mondo di copiare i DVD originali), di aver rotto anche le protezioni che legano i file comprati su iTunes ad iTunes stesso ed all'iPod e che quindi impediscono a questi di essere riprodotti su qualsiasi altro device.

Questo blog ne aveva parlato quasi un mese fa, riportando anche dell'incontro tra DVDJon e Steve Jobs.

Avanguardie

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Due pezzi da MyMovies.it per mettere a confronto due esperimenti di animazione non tradizionale: Un Oscuro Scrutare e Renaissance. Due film dal valore cinematografico forse agli antipodi ma che al momento stanno entrambi cercando strade nuove, linguaggi nuovi che fondano cinema tradizionale e animazione.

Un Oscuro Scrutare - MyMovies.it
Renaissance - MyMovies.it

Ben più in là del motion capture tradizionale usato per gli effetti speciali nei film live action questi due esperimenti tentano una fusione diversa, usano il motion capture uno e il rotoscoping l'altro per creare un'animazione diversa, che incorpori elementi cinematografici tradizionali, con l'obiettivo di fare un discorso completamente diverso da quello dell'animazione in 3D stile Pixar, che facendo animazione tradizionale grazie alle rinnovate potenzialità della tecnologia digitale può incorporare elementi cinematografici classici ma al servizio dell'animazione.
In questo caso invece non si cerca con il cinema di riscoprire il cuore dell'animazione, si cerca una terza via per l'immaginario cinematografico.

The Eye - Lo Sguardo (Eye Of The Beholder, 1999)
di Stephan Elliot

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Film inglese innanzitutto e non americano, e già, data la tematica, siamo in un altro mondo. E' la storia di un agente, un uomo che ha perso la famiglia per la sua dedizione al lavoro e che rimasto solo si dedica al suo lavoro di spiare e pedinare persone, finchè non si innamora di una donna che spia e pedina di continuo e che scopre aver avuto una vita terribile. Si trasforma così in una specie di suo angelo custode spiando tutto di lei e riuscendo sempre ad essere un passo avanti alle sue disgrazie ma anche alle sue felicità.
Film decisamente amorale, fuori quindi dagli schemi di una possibile Hollywood a cui però il film fa riferimento stilisticamente. Il protagonista segue, insgue e si innamora di una donna che in linea di massima uccide deliberatamente e senza motivi precisi i suoi partner, decide di diventare il suo angelo custode ma per l'attrazione morbosa che lo lega a lei le nega anche un possibile matrimonio e una possibile felicità finale.
Il sottotesto di analisi della funzione del guardare (analisi che per forza si confronta con la visione filmica) è abbastanza chiaro, Ewan McGregor spia, controlla e supervisiona in maniera quasi divina la vita della giovane in questione e più che un angelo custode sembra prendere il posto del suo creatore. Ma entrambi i personaggi sono forzatamente soli e disperati, c'è una programmatica volontà di portare tutto su un piano che è fuori dalla realtà (vedi il finale "alla fine del mondo" tra le nevi) che quasi annulla tutte le velleità di discorsi metafilmici sullo sguardo.
Già non ho mai amato L'Occhio Che Uccide, difficilmente poteva convincermi questo forzato ritorno su quelle tematiche.

24.10.06

Distribuzione cinematografica in rete

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Il bello di internet è che come pensi che una cosa sia necessaria c'è sempre una moltitudine che l'ha pensato come te prima di te e in quella moltiduine c'è sempre qualcuno che la fa.

La notizia di questi giorni è che AOL ha stretto un accordo per vendere online i film della Paramount. Ora, in America, anzi nella rete americana, ci sono molti cinemastore, molti siti che vendono film. Sono fioriti tutti quanti in meno di un anno e ogni giorno esce un accordo nuovo, ogni giorno una casa di produzione firma un accordo con uno di loro per la distribuzione dei loro film. Tanto che avevo ampiamente perso il conto di chi stia con chi, così TechCrunch non solo ha messo online un prospetto riassuntivo delle caratteristiche dei vari cinemastore al momento, ma ha anche messo online una griglia riassuntiva di quali studio hanno accordi con quali siti.
Sostanzialmente per farvi un riassunto iTunes è il cinemastore con l'archivio minore (solo Disney), Movielink quello con l'archivio maggiore e Guba quello con i prezzi milgiori, gli altri stanno nel mezzo e non brillano per nessuna dote particolare.
iTunes è l'unico che vende file leggibili da computer Mac, gli altri vendono solo per pc ognuno con DRM differenti (di quello si attende un prospetto) e molti richiedono esplicitamente l'uso di Internet Explorer per scaricare e Windows Media Player per vedere.

In Italia c'è solo FilmIsNow che ha aperto da poco e che mi sto studiando a fondo. Tra poco i risultati.

La cosa più fastidiosa dell'entrata seria del commercio in rete è che si creano confini nazionali a cose che non dovrebbero averne. Un fastidio pazzesco...

Il Diavolo Veste Prada (The Devil Wears Prada, 2006)
di David Frenkel

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Che gli americani questi film li sappiano fareè indubbio. Non desta meraviglia allora l'incredibile ritmo cinematografico che anche un semisconosciuto come David Frenkel, proveniente dalla televisione (Sex And The City) riesce ad imprimere al film. Il sistema produttivo industriale hollywoodiano non fallisce (quasi) mai e qualche volta regala delle chicchette. Come in questo caso.
Il Diavolo Veste Prada è tutto quello che vi aspettate e un po' di più, perchè è anche fatto bene. Ci sono gli attoroni che fanno le loro prestazioni, ci sta la formazione e la passione della giovane protagonista (principessina-piena-di-sogni) che da questa storia imparerà tanto e troverà amore e indipendenza ecc. ecc.
In più c'è un modo di narrare di certo non originale ma di grande maestria, le sequenze musicali sono belle e originali, i personaggi sono tratteggiati con pochi tocchi ma abilmente (vedi la segretaria) ed è lasciato il giusto spazio alle tirate di Stanley Tucci e Meryl Streep confinandoli in scene già pronte per l'annuncio del loro nome alle nomination degli Academy Awards.
Del film rimane l'intrigante seduzione del maligno, di quella redazione infernale ma ambitssima, il fascino del successo (quello sì reso bene) e del potere. Sono sempre le solite cose, ma la confezione questa volta è davvero impeccabile.
Impossibile infine non notare l'uso dell'inquadratura di New York dall'alto con lento avanzamento come insegna Michael Mann in Collateral. Ecco perchè Michael Mann è Michael Mann, ecco perchè c'è gente più avanti di altra.

23.10.06

La Playstation 3 credo non uscirà mai...

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Mentre con una mano presenta il suo nuovo portale online per il gaming in rete della PS3, con l'altra è costretta ad ammettere terribili ritardi nella consegna delle nuove console che forse faranno slittare ancora la data di release ufficiale, sempre a causa dei lettori Blu-Ray.
Nelle parole di Sony il nuovo portale consentirà parecchie cose anche se somiglia molto all'equivalente già funzionante X-Box Live:
"Sony said its service will allow PS3 users to compete and chat with other gamers on the network; download game content like weapons or maps; store and view pictures and video; download and listen to music; browse the Web; and shop at the online PlayStation Store."

Intanto in America si decide del futuro delle sale...

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Sempre più in America le case di produzione si dedicano a film di carattere cristiano. Più in là di un mero trend questa dei film cristiani è una vera e propria exploitation di cui qui già si era parlato quasi 6 mesi fa.
Per exploitation intendo lo sfruttamento selvaggio di un filone cinematografico che fa riferimento ad un pubblico preciso che fino a quel momento era poco sfruttato (cioè che vedeva pochi film).
Il cinema cristiano in più riduce anche di molto i costi di promozione. Basti penare che One Night With The King, tratto da un racconto biblico, senza avere attori di primo piano (solo Omar Sharif e Peter O'Toole ma in ruoli molto marginali) ha raggiunto il 9 posto nella top ten del box office settimanale. E tra poco esce in DVD. Questo senza spendere soldi in promozione ma semplicemente facendo vedere il film a preti, pastori e predicatori per avere la loro approvazione.
Ci pensano questi poi a diffondere il verbo.

Ma questo fenomeno non si ferma solamente a film marginali che fanno l'exploit della vita, anche prodotti dichiaratamente cristiani come La Passione di Cristo e meno come Le Cronache di Narnia hanno fatto risultati stupefacenti al box office in virtù del sottotesto cristiano e dell'approvazione delle chiese locali.
Questa tendenza è chiaramente un effetto collaterale della guerra di religione che l'America sta combattendo e che in pochi anni ha visto il radicalizzarsi delle posizioni di chi si sente minacciato.

The next big thing

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Noi il problema ancora non ce lo poniamo mentre in America infuria il dibattito ed esce una novtà a settimana in materia. Tutti i giornali e le principali riviste di cinema ne parlano con regolarità e fioriscono le iniziative in materia.
Si tratta del problema delle sale digitali.
L'ammodernamento delle sale cinematografiche è il prossimo grande dubbio. E' il rovescio della medaglia della distribuzione alternativa. Ma mentre questa per sua natura è globale, dunque le novità in materia si diffondono con più rapidità, il problema delle sale digitali è ben lontano dal nostro paese.

Secondo molti è la risposta alla crisi delle sale e secondo altri (me compreso) cambierà ben poco dello scenario anche se non è in dubbio la novità e il miglioramento della visione con un proiettore digitale. Ma sbaglia chi limita il concetto di proiettore digitale ad una mera miglioria visiva perchè la sala digitale vuol dire anche adattarsi a diversi tipi di distribuzione.
La sala digitale non proietta pizze ma file, dunque non solo può averne uno stock infinitamente maggiore (e quindi come molti in America propongono dedicare certi spettacoli come quelli del primo pomeriggio o una sera a settimana a film che non siano i più richiesti) ma non deve nemmeno sottostare ai giochi di distribuzione. Non deve nemmeno riceverlo il file, può proiettarlo in streaming. In questo modo si azzerano i costi di distribuzione e teoricamente (ma attenzione solo teoricamente) Il Codice Da Vinci non è avvantaggiato nella distribuzione rispetto ad una produzione indipendente.
Dico teoricamente perchè poi ci sono comunque discorsi di interesse (Il Codice Da Vinci incasserà di più) e di influenza delle case produttrici, ma sicuramente una distribuzione di questo tipo favorirebbe quei film meno noti ma che cominciano a riscuotere successo nelle piccole sale e consente l'invio di copie del film a costo zero.

In Italia dicevo tutto questo dibattito è lontano anni luce ma guardando a quello che succede in America (i quali ritengono comunque di essere in ritardo sulla tabella di marcia delle conversioni al digitale delle sale) si può avere un'idea di cosa sarà e se siamo fortunati salteremo lo stadio di sperimentazione della tecnologia.

22.10.06

"Si, ma questa festa del cinema è seria o no?"

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Questa la domanda che mi sono fatto, mi hanno fatto e ho fatto lungo tutta la settimana festosa cinematografica romana.
Difficile trovare una risposta.
Di sicuro mi sento di poter dire che è andata meglio di come ci si aspettava. La polemica con Venezia non ha mai avuto a che fare con i film ma semmai con il mercato legato alla presentazione e distribuzione dei film che a Roma può attecchire meglio. E infatti così pare sia andata.
Dal punto di vista puramente cinematografico la manifestazione non è certamente un festival vero e proprio, è qualcosa di ibrido (come si è voluto) che per l'appunto tenta di essere popolare pur mantenendo la vocazione dei festival cioè di mostrare i migliori film.
In sostanza si può dire che (se continua in questo segno) l'obiettivo della Festa Del Cinema è di mostrare il miglior cinema popolare dell'anno. E in un certo senso ci è riuscito.
The Departed, The Prestige, Cages e qualche altro film (per quelli visti da me) sono stati effettivamente stimolanti e di certo possono fare incasso. Ma per quanto riguarda la gara è tutto abbastanza ridicolo, il film che ha vinto non è nulla di che e This Is England (il vincitore del premio della giuria) è la classica ruffianata. Se già è difficile mettere daccordo 10-15 giurati figuriamoci 50. Chiaro che poi si trova accordo su un film che non è il preferito di quasi nessuno.

Di certo l'affluenza è stata buona, le strutture funzionali, l'organizzazione buona (per essere la prima edizione) e interessanti anche gli eventi. Ottima poi l'idea di distribuire i film su vari cinema di Roma, che se ha complicato la vita di chi come me ne seguiva parecchi ha fatto però sì che ci fosse anche un altro tipo di pubblico, ha fatto sì che molta gente abbia partecipato senza mettere piede all'Auditorium.
L'unica cosa che veramente non mi è andata giù sono state le retrospettive. L'omaggio a Sean Connery e la storia del lavoro dell'attore erano quanto di meno stimolante si potesse fare.

Non è che se facciamo fucili rosa se li comprano!

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Va bene che il rapporto delle donne con la tecnologia è la chiave di volta del mercato tecnologico contemporaneo, va bene che uno dei possibili grimaldelli è utilizzare il colore rosa per rendere i device più appetibili come ha fatto la Apple con l'iPod per prima però non è una regola che si può applicare a tutto!

Il music store di frontiera

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AllOfMp3, è il music store di frontiera, decisamente. In lotta con tutto e con tutti e sostenuto solo dai suoi consumatori ha recentemente perso il suo account con Visa, dunque non può più accettare pagamenti di quel tipo, ma solo con carte provenienti da altri circuiti.
Per rimediare ha approntato un software chiamato Music For The Masses che distribuisce musica gratuitamente ma dotandola di DRM. In pratica con Music For The Masses si può scaricare musica senza pagare, ma la si può ascoltare solo sul proprio pc (e non sui Mac).
In una press conference i tenutari del sito hanno dato il proprio punto di vista. AllOfMp3 sarebbe al centro delle trattative tra USA e Russia per l'entrata di quest'ultimo nel WTO, secondo chi gestisce AllOfMp3 l'America sta usando la storia dei diritti d'autore per ottenere sempre di più dalla Russia.
Inoltre hanno precisato che loro versano i contributi che sono tenuti a versare a ROMS, l'associazione locale per i diritti d'autore, se poi questa non li versi a chi di dovere non li riguarda, se questa non ha accordi per la distribuzione internazionale, sostengono, non è cosa che interessi loro.
Di sicuro la IFPI (associazione fonografica internazionale) ha citato loro in giudizio.

21.10.06

Una cosa che centra esattamente il punto

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Leonardo, nel suo blog che non conoscevo ma che non mancherò di consultare spesso, ha parlato della questione Google-YouTube dal punto di vista dei blogger. Non i blogger professionisti ma i blogger che lo sono dall'inizio, chi lo fa per sè, per passione e per volontà di espressione e centra il punto sia su questo concetto che sull'evoluzione della rete.
I passi fondamentali:
"È successo nel 2001. I portali erano in crisi – dietro le grafiche colorate, c’erano solo contenuti miserrimi spremuti da stagisti ingenui. L'Internet italiana era una palla. Ma era una palla molto interessante, per me, perché – a parte qualche .gif o .jpeg ancora molto lente da visualizzare – era al 100% testuale. Una palla da leggere. Ergo, serviva qualcuno che la scrivesse.
Ora, si dà il caso che scrivere sia quello che io so fare. Non ho una bella voce né una bellissima presenza. Sono timido e ho i riflessi scarsi. Ma in quel momento non servivano volti né voci. Serviva scrittura. Ci avete mai pensato? Per un attimo breve, una fortuita circostanza, una rete telematica ancora in via di consolidamento ha rimesso indietro le lancette della Storia. Niente immagini in movimento, niente audio: scrittura, come ai vecchi tempi di Gutenberg. Improvvisamente, verso la fine del Novecento, la scrittura è tornata di moda. Sono nati i blog."

"Internet non è ancora così [un medium prevalentemente video]. Ma non c’è nessuna ragione perché non lo diventi. Il destino di uno schermo è mostrare immagini in movimento: se finora si è abbassato ad essere un medium testuale, era unicamente per ragioni di banda. Ma la banda si allarga, si allarga."

"[...]a un certo punto ci sarà la famosa scrematura, e quelli che si salveranno non saranno i migliori produttori di contenuti (ma quando mai?), bensì quelli che li sanno esibire con immagini più professionali. Per allora, le finestrelle di YouTube si saranno allargate ai 21 pollici: i blog non saranno più blog. Saranno quella nuova televisione ‘popolare’ che i profeti spelacchiati delle telestreet sognavano[...]"

"[...]Di fronte a questa prospettiva, io non ho molto da dire. Non sono particolarmente telegenico, non ho una voce sicura, sono impacciato e distratto. Il mio mar Rosso si è richiuso da un pezzo.
Per un attimo internet ha dato un’opportunità a chi sapeva scrivere; era compito nostro sfruttarla. Chi ne ha approfittato per buttar giù un libro e piazzarlo ha fatto benissimo: sono occasioni che si presentano una volta sola.
Il Blog testuale non è più l’avanguardia, ma nessuno ci impedisce di spassarcela nelle retroguardie, o no? I blog si possono scrivere e leggere ancora (la tv non ha ucciso la radio, dopotutto).
Del resto, di che dovrei lamentarmi? La priorità era trovare una ragazza: missione compiuta. Il resto è grasso che cola. [...]"

Allora forse è un vero festival

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"Playing the Victim di Kirill Serebrennikov miglior film, Ariane Ascaride (Le Voyage en Armenie) miglior attrice, Giorgio Colangeli (L' aria salata) miglior attore, 'This is England' di Shane Meadows premio speciale della Giuria. Questi i verdetti alla Festa di Roma."
Verdetto inspiegabile come nella migliore tradizione dei festival. Comprensibile solo il premio a This Is England, dotato di tutta la ruffianeria necessaria a vincere un premio della giuria.

20.10.06

Borat (Borat: Cultural Learnings of America for Make Benefit Glorious Nation of Kazakhstan, 2006)
di Larry Charles

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EVENTI SPECIALI
FESTA DEL CINEMA DI ROMA 2006

Uno dei pochi comici a fare un umorismo diverso, nuovo per certi versi e sicuramente interessante è Sascha Baron Cohen, inventore del personaggio Borat, e prima ancora di Ali G.
Il film in questione è un curiosissimo esperimento di comicità a metà tra il documentario e la candid camera. La trama è che Borat, reporter per la tv del Kazakistan va a fare un documentario in America per imaparare da loro cose che siano utili al suo paese, arrivato in America si innamora di Pamela Anderson e la va a cercare.
Il film è girato parte in maniera tradizionale e parte con telecamera nascosta o comunque senza comunicare alle persone che si tratta di un film o uno scherzo, ma spesso ingendo che sia un vero documentario della televisione del Kazakistan. Sascha Baron Cohen fa cose come entrare in un negozio d'antiquario e spaccare tutto, storpiare l'inno americano cantandolo ad un rodeo nel sud degli Stati Uniti, fa discorsi sessisti e antisemiti e corre nudo inseguendo un altro uomo nudo in un hotel e molto altro e le reazioni dei presenti non sono sempre quelle che ci si aspetterebbe. L'attore ha rischiato seriamente di essere menato più di una volta (ha tentato di mettere in un sacco Pamela Anderson) ed stato più volte denunciato, girava in alcuni stati anche un mandato di cattura a suo carico perchè era ritenuto da molti un terrorista.
Si vede così per l'ennesima volta un'America fatta di esaltati, conservatori, isterici, integralisti e ipocriti. Borat mette la gente di fronte a discorsi o atti assolutamente assurdi che ai loro occhi si giustificano con il fatto che è uno straniero anzi uno slavo.
In più c'è un autentico divertimento. Poche volte ho riso così tanto.

Renaissance (id., 2006)
di Christian Volckman

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EXTRA
FESTA DEL CINEMA DI ROMA 2006

Visivamente è impressionante. Veramente impressionante. Bello, moderno eppur classico, delirante, colmo di riferimenti all'arte classica e contemporanea e innovativo. Un cartone animato in 3D che sembra in 2D a causa della scelta (azzeccatissima) monocromatica. Un film interamente solarizzato che rivela la sua essenza tridimensionale solo in determinati momenti (solitamente quelli in cui l'animazione tridimensionale riesce peggio) ma che per il resto sfrutta la tecnica del motion capture per dare vita ad una pellicola animata che è ripresa come un film.
Una tecnica che messa accanto a quella di A Scanner Darkly rivela come questo momento di sperimentazione non facile (i due film in questione hanno richiesto tempi di lavorazione e sforzi produttivi che difficilemente si possono ripetere) delle nuove tecniche digitali stia finalmente dando i frutti. Si affacciano prodotti nuovi che ibridano diversi linguaggi (animati e filmici) per crearne di nuovi, un'animazione che mutando nella tecnica muta nei contenuti (decisamente più adulti non solo nelle tematiche ma anche nella forma).

Peccato che Renaissance faccia schifo. Al di là di tutto questo splendore formale e innovazione tecnica Renaissance ha una trama ridicola ed è narrato malissimo. Noioso già dalla seconda sequenza (la liberazione del bambino), il flim si dibatte come un pesce nella rete per distendere la trama che come in molti film di fantascienza è un misto di thriller e spionaggio.
Come se non bastasse Renaissance è colmo di scene prese da altri film, non citazioni proprio saccheggio. Volckman ha un intuito artistico non indifferente, ma non è un regista e si vede, il suo film fa acqua da tutte le parti benchè imiti in ogni momento i suoi referenti americani (questi francesi che hanno venduto l'anima all'America...) senza aver capito le motivazioni di quelle determinate scelte stilitiche o soluzioni visive.

Ciò che imane dunque è l'innovatività e le meravigliose vedute di una Parigi futuristica stupenda, a metà tra futuro e passato, tra disperazione e luce.

19.10.06

Quando leggo queste cose penso che non ce la faremo mai....

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Si è appena svolto in America il Digimart, la conferenza sul mercato del cinema digitale. Conferenza dall'appeal modernissimo che però sembra anch'essa ancora indietro rispetto alla vera innovatività, cioè internet.
Al Digimart a quanto pare aziende, filmakers ed esperti erano ancora concentrati sul modello di distribuzione classico, senza calcolare le nuove modalità dirette (senza intermediari) di internet.

Playing The Victim (Izobrajaya Zhertvy, 2006)
di Kirill Serebrennikov

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IN CONCORSO
FESTA DEL CINEMA DI ROMA 2006

Il film inizia con il protagonista che guarda in camera, una camera amatoriale tenuta in mano (si capisce) da un'altro dei personaggi del film, e dice che il cinema russo non esiste, il cinema russo fa schifo ed è morto, dopodichè fa il nome dell'unico autore contemporaneo da salvare che francamente non ricordo, potrebbe addirittura trattarsi dello stesso Serebrennikov e non lo saprei. Tanto basta però. Un inizio che subito mi conquista perchè fa così tanto cineasta arrogante stile Nouvelle Vague....
Peccato che il resto del film non sia all'altezza della promessa.

Per carità Serebrennikov ce la mette tutta: un soggetto molto originale e narrato con un misto interessante di ironia, gusto e intelligenza, dei personaggi soli e disperati come il cinema moderno impone e molti espedienti di regia che suggeriscono un'idea più ampia del solito di messa in scena. Eppure Playing The Victim non mi ha convinto, l'universo grottesco che dipinge e l'ide di "cinema rivelatore", come i sogni del protagonista, che vuole comunicare attraverso le riprese della polizia delle scene del crimine non mi ha mai affascinato più di tanto.
Quello che rimane è la forza di una volontà di fare cinema moderno, una volontà di fare cinema nel senso più ampio della parola, anche se poi non si concretizza.

Il Viaggio Segreto (2006)
di Roberto Andò

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EVENTI SPECIALI
FESTA DEL CINEMA DI ROMA 2006

C'è un cinema che non mi piace. Ma non nel senso che è lontano dai miei gusti, più nel senso che è lontano dalla mia idea di cinema. Si tratta sempre di opinioni personali ma un certo cinema (specialmente italiano, ma credo sia perchè ne vedo di più di film italiani) lo cancellerei, lo eliminerei proprio, lo ritengo dannoso per la veicolazione di un'immagine artistica del cinema. Non che il termine artistico debba cozzare con il popolare di cui si fregia la Festa Del Cinema, cozza semplicemente con l'idea di un cinema che suggerisce, emoziona e parla a tutti.

Ecco Il Viaggio Segreto è un ottimo esempio di questo cinema, nel quale non esito a mettere anche Antonioni. Un cinema che pretende la fiducia dello spettatore nel trasmettere emozioni, che non le mostra, non le mette in scena ma assicura che queste ci siano. Un pianto, una scena di rabbia, qualche urlo e lo spettatore si deve fidare. Non ci sono artifici narrativi, non sono neanche mal narrati, non sono proprio narrati. Si tratta di quei film in cui i dialoghi sono ridotti all'essenziale, sono magari molti ma essenziali. I personaggi parlano senza spiegarsi, distribuendo tutti sentenze, parole suggestive che rimandano a chissà quale profondità di significati.
E' un cinema dalla poeticità programmatica che non sopporto al pari del cinema della superficialità che non ha l'orgoglio e il coraggio di riconoscersi come tale (perchè in esso comunque ci sarebbe un'immensa dignità) di cui Ron Howard è solo l'ultimo alfiere.

Nello specifico Andò gioca a fare Bellocchio, cosa che già nella maggior parte dei casi viene male allo stesso Bellocchio, figuriamoci a lui, che fa muovere Alessio Boni (che già recita male, figuriamoci con queste battute in bocca) con un fantasma, leggero enigmatico ed etereo, avvertendoci che nel film ci sono tantissimi significati nascosti da cogliere e che ci dobbiamo dare da fare.
Semplicemente non credo in questo cinema.

18.10.06

Mentos e coca

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Comante Eginetico è partito con una nuova serie di strip sul celebre esperimento che coinvolge mentos e coca cola.
Potrei riempire righe e righe di blogger sul profondo valore socioantropologico delle striscie comiche di Comante e su come siano uno specchio del nostro tempo, capaci di ritrarre con raro acume i caratteri dell'era moderna grazie ai suoi personaggi in cerca di un'identità che non sia quella con la quale gli altri li etichettano ma che in fondo sembra calzare così bene. Potrei insomma riempirvi di queste cazzate ma preferisco segnalare direttamente la striscia iniziale della serie di Mentos e Coca (le altre ve le vedete da soli) sul blog di Comante.

This Is England (id., 2006)
di Shane Meadows

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IN CONCORSO
FESTA DEL CINEMA DI ROMA 2006

Il punto è che i film inglesi sono sempre molto fascinosi. Dico sul serio, il modo di fare cinema inglese è intrigante, un po' ruffiano (ma non è un difetto in questo caso, più un tratto della personalità) e coinvolgente, percui spesso capita che anche film un po' banali risultino piacevoli, capita che riescano a farti sembrare originali storie e trame viste e riviste.
In This Is England c'è anche l'ambientazione anni '80 punk/tatcheriana che è ancora più intrigante, ma il succo è sempre lo stesso.

La formazione di un bambino (12 anni) che sfottuto da tutte le parti trova riparo e amicizia in un gruppo di skinheads più grandi di lui che lo prendono in benevolenza. Tutto benissimo fino a che non esce di prigione uno di loro dopo aver scontato tre anni. Il rientro del soggetto in questione porterà ad una spaccatura che è sintomatica della spaccatura che tutto il movimento subì sotto la spinta delle pressioni nazionaliste.
L'esito del film non è difficilmente prevedibile così come il processo che ci avvicinerà ad esso e come del resto il mood generale del film, tutto in bilico tra la desolazione dei sobborghi della provincia inglese, lo humor e la tragedia che aleggia di continuo come un avvoltoio fino a che non si abbatte con violenza.

Mi chiedo seriamente se sia possibile un film sui neonazisti (ma potrebbe essere anche essere su altra categorie universalmente in cattiva luce come, chessò, terroristi) che ne ritragga il lato umano. Non un'apologia dei loro ideali, ma un film che li metta questi da parte per un momento, che non li consideri e si concentri sulle persone dietro la mentalità. Una sorta di "sono uomini anche loro, soffrono anche loro". Un film dove non ci siano conversioni finali, dove non si dia la colpa alla società e dove queste figure sono ritratte come persone e non come pupazzi bidimensionali. Un film che semplicemente mostri i sentimenti che si celano anche dietro le idee più disprezzabili.

The Prestige (id., 2006)
di Christopher Nolan

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PREMIERE
FESTA DEL CINEMA DI ROMA 2006

Personalmente attendevo con impazienza questa nuova prova di Christopher Nolan che dopo il prevedibilmente fiacco film che ha seguito l'esordio folgorante (Insomnia che ha seguito Memento) si era confermato regista abile e invisibile quanto basta per Hollywood in Batman Begins.
Adesso, sempre in coppia con Christian Bale (bravissimo) e con le aggiunte di Michael Caine più la collaudata coppia Hugh Jackman/Scarlett Johansson (che nelle sale già vanno a letto insieme in Scoop), Nolan si dedica alla fantascienza steampunk adattando per lo schermo un libro di grande successo con intelligenza e la solita abilità.
Si, fore è proprio "abilità" la parola più adatta a descrivere Christopher Nolan, che nei suoi film non teme una narrazione non lineare che incrocia diversi piani narratvi e temporali, riuscendo però a tenere sempre vivi l'interesse e la comprensione dello spettatore.
E questo film americano, dove nessun attore è madrelingua americano (come fa notare Frankie666), non fa eccezione. Inizia con tre linee temporali sfalzate che lentamente convergono fino ad un finale che, come succede spesso nello steampunk, è delirante ed esagerato.
Il tema, la sfida tra illusionisti, è già fascinoso in sè e fortunatamente mancano le prevedibili somiglianze con I Duellanti, in più Nolan riesce anche a parlare di cinema, cioè dello spettacolo, dell'arte della messa in scena e di quello che in fondo è il principio di ogni film cioè una struttura che imbrigli l'attenzione dello spettatore cercando di focalizzarla in determinati punti con il fine di stimolare una reazione.
Insomma, The Prestige ci sta. La tecnica e la sottile discrezione di Nolan impediscono al film di sfociare nella buffonata tenendolo sempre nel delicato equilibrio tra suspense e intrattenimento, dando al pubblico quello che si aspetta quanto basta e sorprese quanto è sufficiente. Per questo l'ho apprezzato così tanto. Perchè riece a fare puro entertainment di qualità.

17.10.06

Cages (id., 2006)
di Olivier Masset-Depasse

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IN CONCORSO
FESTA DEL CINEMA DI ROMA 2006

Finalmente qualcosa di soddisfacente.
Cages finora è l'unico film di quelli in concorso (ma purtroppo ancor non ho visto After This Our Exile del maestro Patrick Tam di cui si parla granchè bene) che mi sembra degno di un festival.
Bello, intelligente e pretenzioso quanto basta, questo film francese fino al midollo esplora senza paura i terreni dell'emotività femminile attraverso la guerra personale di una donna contro un semimutismo datole dallo shock ricevuto in seguito ad un incidente (quindi un blocco psicologico da superare) per riconquistare la sua vita e il suo uomo.
Una lotta che ha i caratteri del film di suspense, se non d'azione a tratti e contemporaneamente sa regalare momenti di incredibile delicatezza (come l'immagine di lei riflessa nello specchio che ad un annuncio terribile sviene senza che svenga l'omologa reale).
Girato con profondità di campo azzerata in modo da focalizzare solo i particolari e i dettagli che interessano al regista e con un gusto particolare per l'illuminazione e i colori Cages è un film che forse non vincerà ma sicuramente pone la protagonista Anne Coesens in lizza per il premio alla miglior attrice.
E se verso al fine sembra perdersi nel ruffianismo il finale tira fuori tristeza e orgoglio, sincerità e originalità rivendicando una scelta di cinema autoriale che regala soddisfazione (o meglio relief) allo spettatore regalandogli un ritratto di donna che difficilmente si dimentica.