31.1.07

"Vista launched this week, and it's already broken"

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Lapidario il post di Cory Doctorow su Boing Boing nel aquale annuncia che Alex Ionesco, cracker canadese, ha già bypassato di DRM di Vista.
Per chi non lo sapesse il nuovo Windows è dotato di DRM che impediscono l'utilizzo di periferiche non approvate. Cioè se provate ad utilizzare sistemi o componenti non approvate da Microsoft non ve le accetta. Questo per evitare il proliferare di sistemi pirati e proteggere la sicurezza ecc. ecc. ecc.
Ionesco non ha tuttavia reso pubblico il suo hack, lo ha semplicemente spiegato. Questo perchè teme ritorsioni legali (che però in Canada non dovrebbero colpirlo) ma è comunque il concetto ad importare. Windows Vista è stato rilasciato da pochissimi giorni e già viene aggirato e in più con un sistema che, stando a Ionesco, è anche invisibile ai controlli di sicurezza Micorosoft.

Dunque Blu-Ray crackati, HDDVD crackati, iTunes crackato e Vista crackato. I principali sistemi di protezione dei diritti digitali sono saltati a poco tempo dalla loro immissione sul mercato. Giusto per riassumere.

Uomini Forti (2006)
di Steve Della Casa

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Si era parlato proprio poco tempo fa su Pellicole Rovinate della rivalutazione, di tutta quella corrente di critica cinematografica che ha fortemente rivalutato il cinema di serie B degli anni '60-'70. Nel furore della discussione si era arrivati ad una necessaria distinzione (che io colpevolmente all'inizio avevo dato per scontata) tra il cinema di genere e il pecoreccio (Alvaro Vitali & co.) che giustamente hanno storie, evoluzioni e dignità diverse. Ma ci eravamo dimenticati del cinema mitologico!
Steve Della Casa (critico e già direttore del fetival di Torino) realizza su questo argomento un bellisimo documentario di 50 minuti che esce direttamente in DVD. Una vera chicchetta sia di regia (niente voce off tutto è narrato attraverso interviste a gente come Enrico Lucherini, Carlo Verdone, Carlo Lizzani, più protagonisti di quei film e le immagini dei cinegiornali Luce dell'epoca) che di contenuti.
Fortunatamente non c'è nessuna vera riconsiderazione critica ma uno sguardo divertito e interessato ad un cinema (quello per l'appunto degli Uomini Forti che va dai film della saga di Ercole a quelli di Maciste e Ursus) che incassava tantissimo sia in Italia che all'estero e che era semplice e bonario. Alcuni trucchi sono di una bruttezza e povertà rara, e così molte scene recitate, molti intrecci e molte ricostruzioni, ma per gli appassionati di "storie di cinema" è un capitolo interessantissimo.
Della Casa si diverte a tirare fuori i lati più ironici di questo mondo di forzuti americani in gita in Italia e di ricosruzioni storiche da 4 soldi e soprattutto si diverte a mostrare il disprezzo che all'epoca la stampa ufficiale (i cinegiornali) riservava a queste produzioni che tuttavia erano una manna dal cielo che (questo ci ha tenuto a precisarlo lo stesso Della Casa) con i loro incassi consentivano la produzione dei film di Antonioni (Antonioni che ha lavorato gli inizi della sua carriera in alcune di queste produzioni al pari di Gian Maria Volontè, Enrico Maria Salerno ed altri insospettabili).
Un'autentica indusria cinematografica con sede chiaramente a Cinecittà che non per niente funzionava e molto a livello economico, ottimizzando i costi e massimizzando gli incassi.
Forse però la cosa più interessante del documentario è il contributo di Carlo Verdone che spiega come fosse la fruizione al cinema di questi film, proiezioni chiassose dove il pubblico andava per prendere in giro gli attorie le trame a voce alta e farsi grosse risate, cosa assolutamente impensabile oggi.

30.1.07

Ecco un buon posto per il quale inviare curricula...

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La Svezia dichiara di voler aprire una sua ambasciata dentro Second Life. Sarà dunque il primo paese al mondo ad aver investito soldi pubblici per qualcosa nel mondo virtuale. Dovrà acquistare un isoletta, costruire un edificio e farci lavorare degli avatar (non è che poi io mi reco lì e non trovo nessuno....).
Mi chiedo come sarà andata la discussione di questa proposta all'interno del parlamento e quali indicazioni abbiano dato i capi dei partiti ai loro mebri per la votazione della proposta...

Miss Potter (id., 2006)
di Chris Noonan

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Già all'epoca di Ray mi posi la domanda se potesse esistere un buon film biografico, se cioè i cosìdetti biopic fossero necessariamente dei film scadenti.
L'osservazione viene dalla pratica, non ho mai visto un biopic che fosse un film valido. Non ho amato nemmeno Toro Scatenato e con tutta probabilità è il miglior biopic che sia mai stato girato. L'unico che ho trovato ragionevole è Dragon: La Storia di Bruce Lee, perchè riesce a trasfigurare la figura realmente esistita in mito puro e in questo modo si svincola dagli obblighi dell'agiografia e riesce ad essere anche un film normale. E bello.
Miss Potter è la vita di Beatrix Potter l'illustratrice inglese di libri per bambini, i suoi sono i libri per bambini più venduti di tutti i tempi.
Ambientato dunque nella perbenista Inghilterra di fine ottocento il film, oltre a parlare della vita di Beatrx Potter, è anche un saggio sull'esigenza di vivere la propria vita come si vuole (contro le rigide regole e le imposizioni materne) e l'esaltazione di quella dimensione domestica e rurale che poi si ritrova nei libri della Potter c'è anche un po' analisi intro-psicologica). tutte tematiche familiari a Chris Noonan che già le aveva esplorato in Babe - Maialino Coraggioso.
Non che sia mal narrato o messo in scena, alcune cose sono davvero carine, specialmente la fotografia virata sul baige e i colori caldi, ma poi non va più in là di ciò che si vede, è un'opera sterile che probabilmente domani avrò già dimenticato. Un film che parla di e mette in scena (anche bene) tutte tematiche già viste e riviste. Un film che piacerebbe tanto a mia nonna, calmo e pacato, decente e introspettivo, morale e pieno di soddisfazione.

29.1.07

"Soldato bisogna lottare perchè dentro ognuno di questi musi gialli c'è un uomo che sogna di diventare americano!"

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Finalmente testo la XBox360, la prima console di nuova generazione ad essere approdata sul mercato, e per il momento l'unica di rinnovata potenza presente in Italia.
L'occasione per provarla me la dà Gears Of War, gioco di guerra futuristico a metà tra il classico sparatutto e la modalità "Tomb Raider" con visuale del personaggio da sopra la testa. Il gioco non è nulla di innovativo, un miscuglio di trovate e innovazioni di molti altri giochi, unisce le caratteristiche migliori di giochi innovativi come Tomb Raider per l'appunto, Zelda, Halo, Mario64 ecc. ecc.
Ma è fatto veramente bene sia a livello tecnico che di giocabilità, soprattutto perchè è volutamente molto molto cinematografico, cioè molto narrativo.

Lo dico perchè una delle caratteristiche fondanti del cinema è la narrazione e qualsiasi cosa ci ricordi vagamente il cinema si ricollega inevitabilmente al concetto di narrazione per immagini e quando vedo certe cose non posso fare a a meno di notare i particolari presi dai film.

Quando dico questo riferendomi a Gears Of War (che chiaramente è uno dei molti esempi) lo faccio perchè ho notato come si faccia esplicito riferimento alla narrazione filmica non tanto nelle sequenze narrative (quelle in cui non si gioca ma la storia viene fatta andare avanti in automatico narrata come si fosse in un film), quelle sono scontatamente cinematografiche e anche in maniera banale, quanto proprio nelle sequenze di gioco. Perchè è nel gioco che si mette in scena l'emozione ed è nel gioco che l'utente deve trovare soddisfazione.

Sempre più la videoludica moderna diventa consapevole della propria vocazione a mettere in scena e per lo scopo si attrezza di colonne sonore composte per l'occasione (spesso molto apprezzate) e inquadrature che non sono più l'occhio virtuale di un protagonista o di uno spettatore onnipotente (com'è la visuale "ortogonale" dei giochi di piattaforma o la visuale dal cielo dei giochi stile Sim City), ma che sembrano sempre più inquadrature cinematografiche. Si vedono telecamere che tremano come fossero tenute a mano per dare sensazione di precarietà, carrelli che illustrano e riprese prese in prestito da grandi film (in particolare in Gears Of War la visuale della corsa è presa pari pari da Full Metal Jacket (nel filmato sta al minuto 1:57) e alcuni spunti di trama del gioco ricordano Pitch Black).
Questo accade probabilmente perchè alcuni modi di mettere in scena entrano nell'immaginario collettivo a furia di essere usati e diventano paradigmatici. Allora la telecamera a mano diventa simbolo di precarietà e concitazione dell'azione e le fasi di movimento si riprendono mosse.
Così la vera narrazione si sposta e il focus non è più sulla trama del gioco (esilissima in questo caso) ma sulle singole scene dove agisce il giocatore.

Professione: Reporter (1975)
di Michelangelo Antonioni

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Girato tutto in lunghi piani sequenza e basato interamente sulla storia di un reporter che per una casualità della vita si trova ad avere l'occasione di cambiare identità (inscenando la sua morte e assumendo l'identità del vero morto) e quindi vita, Professione: Reporter è lunga divagazione sul tema dell'alterità e dell'impossibilità di conoscere il reale.
Dopo la trilogia sull'incomunicabilità arriva quella americana (questo film assieme a Blow Up e Zabriskie Point) dove il cinema si fonde alle istanze di fine anni '60 di liberazione dalla realtà, superamento della materialità e quindi corrispettiva impossibilità di scandagliare di capire ciò che ci circonda.
Il reporter che cambia identità e si ritrova ad un certo punto a sua insaputa ad essere un mercante d'armi, è una figura ancora una volta metaforica, ancora una volta simbolo, ancora una volta emblema.
Il già per me molto fastidioso cinema di Antonioni fatto di silenzi, lungaggini e "grande profondità d'intenti" si arricchisce di un ennesimo capitolo, senza che nulla di diverso possa arrivare. Tutto è ancora affidato alle allegorie e ai rimandi simbolici. Come nel lungo piano sequenza finale.
La forma del film stesso nega la conoscibilità, sono presenti molti trucchi che spiazzano lo spettatore, si passa molto spesso in una medesima inquadratura (senza stacchi) da un piano temporale all'altro (Nicholson è inquadrato, la macchina da presa si sposta portandolo fuoriscena, voce fuoricampo che racconta e di nuovo Nicholson entra nell'inquadratura ma con altri vestiti perchè si sta mostrando un evento avvenuto in un tempo diverso).
Insomma forma e contenuto contribuiscono a portare i simboli del film verso un medesimo punto l'incomprensibilità. Ma dove ci aspetterebbe empatia c'è solo simbologia, dove si vorrebbe compartecipazione c'è didascalismo. Il cinema di Antonioni impone un punto di vista dimostra e non mostra, è per questo mi risulta indigesto.

28.1.07

Broadway Danny Rose (id., 1984)
di Woody Allen

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E' sempre sorprendente il modo in cui Allen riesca a parlare per rimbalzi. Narra la storia di un agente sgangherato, di buon cuore e un po' sfortunato di Broadway e riesce a parlare di colpe e redenzioni. Gira un film sulle illusioni e i retroscena del mondo dello spettacolo e riesce a compiere una parabola religiosa, ma senza mostrare nulla esplicitamente. Tenendosi fedele ad una trama lineare e ad un argomento (il mondo dello spettacolo) le sue storie rispecchiano altri temi, di rimbalzo figurano altri scenari rispetto a quelli messi in mostra.
Oltre a questo c'è sempre una parte di sperimentazione visiva che procede di pari passo con la narrazione. In questo caso per la parabola semi-religiosa di un disperato "benefattore" (a modo suo) Allen sceglie un bianco e nero poco contrastato, diverso da quello a tinte forti di Manhattan, molto più soffice e smussato, abbinato, come sempre, alla profondità di campo e come sempre le lunghe sequenze dominano su segmenti più dinamici e frammentati.
In aggiunta infine spesso (e questo è uno di quei casi) Allen non si fa mancare una sperimentazione narrativa. In Broadway Danny Rose, ci sono alcuni comici che si ritrovano e ricordano i vecchi tempi di Broadway e qualcuno ad un certo punto fa il nome di Danny Rose. Partono alcuni brevi aneddoti preparatori e poi uno di loro inizia il lungo racconto che occupa tutto il film, la storia più strana tra quelle legate a questo mitico personaggio. Una struttura stranissima, prima piccoli aneddoti preparatori e poi il corpo del racconto, un modo particolare di introdurre la figura, far prendere confidenza allo spettatore con il carattere in gioco e poi procedere con il grosso.
Non ci sono possibili dubbi sul fatto che vedendo un film di Woody Allen, anche il suo peggiore, ci si trovi davanti al miglior cinema possibile.

27.1.07

Un Amore Su Misura (2006)
di Renato Pozzetto

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Eccolo il film più brutto del 2007, pronto per vincere su tutti si spera. Si spera perchè se verò qualcosa di peggio di questo sarà una tragedia.
Il grande ritorno di Renato Pozzetto al cinema dopo una pausa di riflessione (non sono parole mie ma le sue dette in conferenza stampa) è quanto di più idota si sia mai visto.
Partendo da un romanzo d Vittorino Andreoli, a cui ho dato un'occhiata perchè l'hanno distribuito a tutti e che almeno ha il merito di insistere molto sulla componente sessuale, trattando il tema dell'amore su misura da un punto di vista più psicologico come soddisfazione quasi autoerotica, Pozzetto addirittura dirige un film che non ha senso.
Dico che non ha senso perchè è vuoto. Il film parla di un uomo mollato dalla moglie che viene contattato da una multinazionale tecnologica giapponese (tanto per stare alla larga dai luoghi comuni) che lo segue da tempo per essere cavia del loro nuovo prodotto, una donna su misura costruita a partire da una speciale molecola di loro invenzione. La donna è come la vuole lui perfetta, stupenda e innamorata al massimo, ma le mancano i difetti cosa che impedisce unpieno coinvolgimento del protagonista che allora la fa modificare con qualche imperfezione ma a quel punto non è più soddisfatto e alla fine in un impeto di rabbia e gelosia la distrugge e torna con la moglie.
Quando dico che non c'è niente nel film intendo che non c'è nessuna idea, non c'è nessuna velleità nessuna comicità e nessuna drammaticità, nessuna arroganza e nessuna esagerazione. Non c'è niente, solo una sequenza di luoghi comuni uno dopo l'altro (i gay raffinati, i giapponesi freddi, il dipendente della multinazionale con problemi in famiglia, lo spietato mondo della moda...).
Mi duole sottolineare che questo film ha ricevuto i finanziamenti del Ministero dei Beni Culturali. E' possibile sapere chi è che stanzia questi finanziamenti? C'è un nome? Un responsabile? Ci sarà una figura che decide "Si, questo film lo finanziamo" o "No questo non si merita i nosti soldi"... Ci deve essere...

L'insanabile bisogno di certezze mediatiche della mia generazione

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Quando anche quelle poche e granitiche certezze che avevamo scompaiono, ci rimane solo la nostra routine.

Quanto influisce al momento il controllo (o meno) sulla pirateria?

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Le EMI dice che deve pensare sopra ai diritti digitali e per il momento sospende lo sviluppo di applicazioni in questa direzione.
Contemporaneamente la Universal decide di immettere sul mercato almeno un centinaio di titoli in formato HDDVD. Titoli grossi, per aumentare le speranze di successo del formato che ora è standard anche per l'industria del porno (nonostante Sony abbia ritrattato dicendo che non hanno nulla contro i film porno).
Non importa alla Universal che siano già state crackate le protezioni del suo formato di DVD e che alcuni esempi già girino sui circuiti P2P. Non gli importa e in un certo senso fa bene.
Fa bene perchè in questo momento dell'evolzione tecnologica i film in HD sono duri da scambiare online (roba da 19 GB) e i DVD ad alta definzione vergine costano. Insomma comprare rimane più comodo che piratare (stessa ragione per la quale la gente continua a comprare i DVD normali). Quindi forse è più conveniente immettere molti titoli per vincere la battaglia con Blu-Ray anche perchè ad un'analisi più accorta queste protezioni non sono state davvero rotte.
Il sistema AACS infatti è ancora integro e nessuno è capace di espugnarlo, ad essere espugnati sono stati i software di riproduzione che mettono troppo (troppo???) in evidenza la chiave di registro necessarie a superare le protezioni. Muslix64, il cracker che ha compiuto l'hack continua a pensare che comunque il sistema è espugnato "People say I have not broken AACS, but players. But players are part of this system! And a system is only as strong as his weakest link. Even if players become more secure, key extraction will always be possible", ma di fatto non è esatto. Dunque il problema per il momento non è nei DVD ma nei software che li leggono e dunque è un problema relativo.
E soprattutto fa bene per questo motivo:
Perchè le vendite dei 10 DVD più richiesti in Blu-Ray (nel grafico in blu) sono salite vertiginosamente rispetto alle corrispettive vendite dei 10 DVD più richiesti in HDDVD, nonostante il prezzo leggermente più alto e nonostante molti titoli (come il più richiesto The Departed) siano disponibili in entrambi i formati.
Certo il grafico non riporta quanto incida il mercato a luci rosse.

La diaspora dei diversi fruitori di Lost

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Ieri sera in un'affollata serata esce l'argomento Lost e subito spuntano i diversi livelli di consapevolezza.
In breve c'è chi segue come me Lost sulla Rai ed è rimasto alla fine della prima serie, chi lo segue su Sky che ha già visto la seconda e infine chi lo segue da internet scaricando le puntate americane chesta vedendo (o forse ha anche gà finito di vedere) la terza serie.
Io appartengo alla schiera di inguaribili romanticoni che preferisce fruirne in gruppo, preferisco cioè aspettare la messa in onda della Rai perchè calcolo che la maggior parte delle persone (almeno tra quelli che conosco) fa così e quindi partecipo di più allo spirito di suspence e incertezza generale.
Così da che si sta parlando in gruppo di Lost quasi subito i fruitori Rai sono costretti ad andarsene per evitare di ascoltare cosa hanno da dirsi le altre due categorie, dopo poco raggiunti dai fruitori di Sky che non vogliono sentire i dubbi e le ansie dei fruitori di internet.

26.1.07

Le 25 celebrità della rete

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Da grandi amanti delle classifiche quali sono a Forbes.com, pubblicano una lista delle 25 celebrità della rete di quest'anno.
Al primo posto, in una lista dove dominano blogger, imprenditori e leader d'opinione di varia foggia, si colloca Jessica Lee Rose, l'attrice che interpreta Bree nell'ormai nota fiction lonelygirl15.

La vera definizione di innovatività

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Mentre tutti pensano al gaming online e alla fruizione di contenuti multimediali di intrattenimento (settori di tutto rispetto, intendiamoci) Nintendo va ancora una volta da un'altra parte.
Nintendo Wii, in virtù di un accordo con Associated Press, metterà in piedi un suo canale All News, raggiungibile con il browser Opera incluso nella console.
Wii News Channel partirà fornendo contenuti in inglese, francese, spagnolo e tedesco.

Pee Wee's Big Adventure (id., 1985)
di Tim Burton

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Il primo lungometraggio di Tim Burton, immediatamente seguente al corto Frankenweenie, è necessariamente un film su commissione, ma stranamente un'opera che già sulla carta è nelle sue corde.
Si tratta di un improbabile tentativo di lanciare come personaggio per il grande schermo Pee Wee Herman, intrattenitore per bambini, una specie di stupido geniale in stile Forrest Gump. Nelle mani di Tim Burton però Pee Wee diventa uno dei suoi classici mostri fuori dalla società ancora più diabolico, follettesco, misogino e kitsch dei suoi successivi epigoni.
Pee Wee Herman si muove e si comporta più o meno come Mr. Bean (incredibile quanto Rowan Atkinson si sia ispirato) in un universo che porta al 100% il marchio Burton. Quella commistione tra reale e cartoonesco che in futuro troverà miglior sfogo forse solo in Edward Mani di Forbice.
Stranamente infatti nel suo primo lungometraggio c'è già tutto Burton, tutto ciò che diventerà (la raffinatezza formale, lo stop motion, il mondo infantile, le mancanti figure paterne...).
Il film, probabilmente inizialmente inirizzanto ad un pubblico di bambini, ammicca emolto al pubblico degli adulti e trova in qualche istante dei momenti di vera comicità. Impagabile il film che alla fine viene fatto sulle avventure che Pee Wee ha vissuto. Una vera chicca.
Non so che effetto potesse fare vederlo all'epoca, ignorando chi fosse Burton, ma visto ora è un'opera assolutamente fondamentale per chi lo ama.

25.1.07

Finalmente c'è una data

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Preparatevi. Dal 23 marzo non avrete più scuse.

Blood Diamond - Diamanti Di Sangue (id., 2006)
di Edward Zwick

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Da Edward Zwick, regista, tra gli altri, di Vento di Passioni, Attacco Al Potere e L'Ultimo Samurai, non ci si poteva aspettare di più del resto....
Blood Diamond rientra in quel filone di film americani "impegnati sui grandi temi", finte inchieste che svelano ciò che tutti già sanno.
Questa volta la lente d'ingrandimento è posta sul traffico di diamanti in Africa e sul potere delle grandi multinazionali che comprano le pietre preziose per poi nasconderle in modo da mantenere alto il prezzo delle poche in commercio. In mezzo chiaramente c'è una storia di un padre a cui il fronte di ribellione ha strappato il figlio e che farà di tutto per ritrovarlo, quella di un contrabbandiere di diamanti spietato ma in fondo (ma no!) dal cuore d'oro e di un'intraprendente, affascinante, idealista oltre ogni dire e coraggiosa giornalista, disposta a tutto per arrivare alla verità.
Partendo da questi personaggi assolutamente inediti per la storia del cinema americano Zwick innesta un intreccio innovativissimo. Tutto gira intorno ad un diamante particolarmente grosso che tutti cercano ma che solo il buon padre sa dove sia e che potrebbe far avverare i sogni di tutti (chi lo vuole per lavoro, chi per potere, chi per fuggire dall'Africa e chi per ritrovare il figlio).

Alle scene in Africa sono spesso alternate quelle nei palazzi delle Nazioni Unite, quelle dei congressi e quelle dell'alta società che commercia in diamanti, con un effetto di contrasto che più banale non si può.
I personaggi sono trattati con il massimo disprezzo per lo spettatore. Il fronte per la libertà della Sierra Leone è malvagio oltre ogni dire, agisce senza logica apparente e solo per fare del male mentre ascolta con le radio portatili musica rap e sghignazza delle proprie atrocità (come i cattivi di Ken Il Guerriero), i bambini (perchè i bambini soldato sono un altro tema-denuncia del film) sono esseri senza volontà, riprogrammabili a piacimento in pochi minuti, diventano tutto quello che qualsiasi adulto gli dice di diventare.

A salvarsi come al solito è la tecnica. Alcune belle sequenze di guerra e un bella fotografia fatta di colori forti e molto contrasto (un must dopo che Spielberg l'ha fatto in Salvate Il Soldato Ryan (anche se lui usava colori desaturati)). Ma per il resto 2 ore e 30 minuti di film già visti.

24.1.07

Dreamgirls (Dreamgirls, 2006)
di Bill Condon

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Eccolo il film pronto per gli Oscar.
Tecnicamente impeccabile, grande intrattenimento, un'ottima colonna sonora (peraltro originale), grandi attori, qualche intensa interpretazione, una storia di passione e riscatto dove buoni e cattivi sono facilmente individuabili, facili sentimenti a poco prezzo e un po' di finto impegno. In più un comico che dà prova di essere un grande attore per vincere l'Oscar come miglior attore non protagonista.
In Dreamgirls c'è tutta la Hollywood dei neri addomesticati dai bianchi. Questa è un'espressione bruttissima ma tremendamente vera. Se c'è ancora una certa forma di razzismo questo film lo dimostra. Non amo parlare di questioni extrafilmiche ma questa volta due parole le spendo volentieri non per condannare o puntare il dito, assolutamente no, ma per far notare che questo è un perfetto esempio di quel cinema che altri come Spike Lee, Denzel Washington (a tratti), Mario Van Peebles, Wesley Snipes ecc. ecc. disprezzano e condannano, perchè è il cinema che utilizza gli stereotipi della cultura nera mutandoli, cambiandoli e adattandoli alla cultura bianca mainstream e finendo quindi per impoverirli veicolandone un'immagine errata, superficiale e quindi inevitabilmente razzista.
Gli americani tuttavia non sono nuovi a questa forma di appiattimento, lo fanno con tutto. Con i libri (Codice Da Vinci, Signore Degli Anelli...), con la musica (i vari biopic), con la storia (Le Crociate, Il Gladiatore ecc. ecc.), percui nulla di particolarmente eccezionale, solo che in questo caso i diretti interessati si potrebbero ribellare, questa volta chi viene svilito è parte dei meccanismi di svilimento stesso.

Il film per il resto, come ho detto, è tecnicamente perfetto ed esattamente quello che ci si aspetta.
E' la storia della Motown, casa di produzione di Detroit (poi spostata a Los Angeles) che negli anni '60-'70 ha cambiato il mondo della musica nera, espandendola e mutandola per renderla accettabile e fruibile anche dai bianchi (la medesima operazione del film) fino a che non è implosa sotto varie spinte tra cui la fine di quel tipo di musica e l'impossibilità di portare avanti il suo inconfondibile modus operandi cioè la strutturazione di una family che cura tutti gli aspetti dei suoi protetti.
In Dreamgirls i nomi sono tutti diversi ma si capisce che i personaggi in questione sono Diana Ross e le Supremes, i Jackson Five ecc. ecc. Anche se non ho ben capito chi sia Eddie Murphy, forse Little Richard anche se a tratti sembra più Marvin Gaye.
Dal punto di vista dello stile e della storia dei musical è interessante perchè, penso proprio per la prima volta, si uniscono due maniere di fare i film musicali, quella classica di Broadway dove i personaggi parlano e mandano avanti la storia cantando (qui accade a tratti) e quella invece dei film rock e dei biopic, dove la musica entra quando è eseguita all'interno della trama del film. Qui ci sono tutte e due le modalità e i due tipi di musiche sono diverse, quelle in stile Broadway sono orrende mentre quelle che i personaggi cantano quando si esibiscono molto carine.
Unico elemento di vero grande fastidio è la messa in cattiva luce del personaggio di Jamie Foxx, che non fa veramente nulla di male ma passa per il lupo della situazione. Che qualcuno mi dica qual è stato il suo peccato!

23.1.07

Ogni genere ha i suoi problemi

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Si segue molto in questo periodo ogni decisione o annuncio dell'industria del porno, non tanto perchè decideranno le sorti della guerra per i formati ad alta definizione, quanto perchè saranno un tassello importante sia per questa guerra che soprattutto per l'adozione del formato.
Al momento infatti il porno per primo sta adottando in maniera massiccia questo tipo di tecnologia per la realizzazione di film ed è normale che per primi si scontrino con i problemi più comuni, calcolando anche che non hanno i budget per permettersi continui ritocchi al computer.

Accade così che gran parte delle star del porno, molte delle quali anche registe (ma se recitano e dirigono stanno dietro la macchina da presa nude?) si lamentano e non poco della troppa definizione (cosa che suona un po' come un veicolo promozionale).
Se gli uomini sostengono che è una grande innovazione che butta lo spettatore dentro il film, le donne si lamentano perchè tutte le piccole imperfezioni del corpo non sono nascondibili, cosa che le costringe nei casi più maniacali a ritocchi chirurgici e in quelli più ordinari a decidere le inquadrature in funzione dell'attenuamento dei difetti.
Il porno è infatti fatto di inquadrature di particolari e sequenze ravvicinate e anche per questo risente particolarmente dell'alta definizione.

Tuttavia in un mercato che è indirizzato prevalentemente agli uomini sentire che la parte maschile inneggia al grande progresso tecnologico perchè è più coinvolgente (e immagino che mentre lo dicono strizzano anche l'occhio verso la telecamera) mentre quella femminile si lamenta della troppa definizione sul loro corpo mi sa proprio di espediente commerciale.

Fatto sta che dall'entusiasmo generale pare che si sia passati alla fase dubbiosa.

Sono uscite le nomination agli oscar

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Senza che vi elenco tutto tanto sul sito dell'academy c'è tutto fa già un ottimo lavoro.

La notizie sono che Il Labrinto Del Fauno ne ha rimediate 6, cosa mai facile per un film in lingua straniera.
Poi che Scorsese avrà come unico principale rivale nella categoria miglior regista Clint Eastwood, e che nella categoria miglior film se la vedrà sempre con Letters From Iwo Jima e con Babel.

Will Smith ha una nomination come miglior attore per La Ricerca Della Felicità e se la vede contro Forest Withtaker. Due attori di colore a contendersi una statuetta non credo fosse mai capitato...

Penelope Cruz se la dovrà vedere contro Helen Mirren e Meryl Streep nella categoria miglior attrice (unica nomination per Volver e già qui potevo chiudere questo post).

Nella categoria dei non protagonisti ci sono Eddie Murphy e Helen Hudson per Dreamgirls e manca clamorosamente Jack Nicholson, evidentemente la prestazione sopra le righe non è piaciuta all'Academy.

Bello pure lo scontro nelle sceneggiature originali dove credo sarà una questione tra Babel e Il Labirinto Del Fauno.

La categoria animazione vedrà, neanche a dirlo, il facile trionfo di Cars su Monster House e Happy Feet.

Facile anche la vittoria di I Pirati Dei Caraibi nella categoria Effetti Speciali contro i più modesti Poseidon e Superman Returns.

Bella lotta per la fotografia dove I Figli Degli Uomini se la batterà con Il Labirinto Del Fauno, The Prestige, Black Dahlia e The Illusionist.

Il prossimo Pixar

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Indiscrezioni vogliono che il prossimo flm della Pixar, in uscita a Giugno 2008, sia WALL-E, un cartone su un robot in cerca di una casa nello spazio.
Il regista sarà Andrew Stanton già noto per il mitico Nemo.
Questa è la prima immagine disponibile online.

Fabio nei commenti mi fa notare giustamente come somigli a Numero 5 di Corto Circuito

Radio Days (id., 1987)
di Woody Allen

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Se qualche giorno fa avevo detto che godersi un film di Hitchcock mai visto è sempre un piacere perchè per me sono ormai sempre più una risorsa limitata, lo stesso si può dire per un film di Woody Allen. Sono sempre meno i film che non ho visto e ognuno che vedo accorcia la distanza con il giorno in cui non ne potrò vedere più di nuovi.
Radio Days è forse l'unico film di Woody Allen in cui lui è presente ma non in video. Tutto è infatti narrato dalla sua voce fuori campo, sono le sue memorie, o comunque le memorie di un ragazzo ebreo cresciuto con i miti della radio anni '30-'40. Racconti di vita dura, nelle periferie, alternati a racconti della gran vita degli eroi radiofonici di quegli anni.
Piano della realtà e piano della fantasia che si incrociano con un gusto per il racconto, per l'aneddotica che è meraviglioso. Se sul piano della forma narrativa Allen si diverte ad anticipare hitchcockianamente eventi che narrerà per bene solo in seguito, su quello della forma è impossibile non notare quanto tutto il film risenta di Amarcord e di quel tipo di messa in scena felliniana. Iperboli casalinghe, ambientazioni esageratamente fumose, maestre procaci ecc. ecc. Tutti i ricordi sono esagerati e lo stesso Allen lo ammette all'inizio, dicendo che forse esagera a ricordare il suo quartiere in quel modo, non era sempre umido, nebbioso e piovoso ma non ci può fare niente quella è l'immagine migliore che ha in testa.
Rimane assolutamente sbalorditiva la capacità di produrre storie di Woody Allen, piccole trame autoconclusive (come gli improbabili spasimanti della zia) e gioielli di paradossalità (l'intera storia di Sally che voleva entrare a tutti i costi nel mondo della radio) si alternano con le solite battute fulminanti, accompagnati dal consueto swing in sottofondo e dalla fotografia secca e magistrale di Carlo Di Palma, tutta giocata sui medesimi toni di colore. Gli appassionati non possono non godere di come Allen attinga a forme narrative non sue (Hitchcock, Fellini...) adattandole perfettamente al suo stile.

22.1.07

Anche Blu-Ray crackato

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L'autore del crack ai DVD HD ora ha crackato anche un film in Blu-Ray.
Del resto lo si era detto che Blu-Ray era anch'esso basato sul medesimo sistema di protezione AACS. Dunque crackato uno....
Da notare che Muslix (il cracker in questione) non aveva un lettore Blu-Ray a sua disposizione e ha fatto tutto solamente con i file che gli sono stati inviati. Cioè qualcuno si è copiato su disco rigido tutto il contenuto di un dvd Blu-Ray e l'ha inviato a Muslix così com'era per tentare di leggerlo con un normale lettore multimediale.
In più gli ha mandato anche la fotografia della memoria del computer nel momento dell'apertura (regolare) del file da parte dei lettori preposti. Il sistema di Muslix infatti è tutto basato sulla lettura delle chiavi contenute nei DVD e che devono essere confermate dai lettori. Una volta che si ha in mano la chiave contenuta nel DVD lo si è crackato. Ogni DVD (chiaramente) ha una chiave diversa.

Punto Informatico fa cmq notare che il DVD Blu-Ray in questione, Lords Of War, non faceva uso di un tipo di protezione aggiuntiva denominata BD+ che invece dovrebbe essere presente sulla maggior parte dei Blu-Ray discs. Ma sinceramente quanto ci vorrà per crackare anche BD+?

Vi sfido a fare di meglio

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89.300 punti al Simpson Trivia del sito di Jumpy. Mi raccomando ogni eventuale nuovo record fa confermato con un'immagine della schermata finale.

sgnalato da Frankie666

Le Luci Della Sera (Laitakaupungin Valot, 2006)
di Aki Kaurismäki

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Come tutti i film di Kaurismaki anche questo non è un film facile. Decisamente.
Certo l'obiettivo che si pone è alto altissimo ma per quanto mi sembra più che altro di carattere cinematografico e poco di carattere contenutistico.
Kaurismaki racconta storie dove il motore di ogni azione dei personaggi in gioco sono i sentimenti, dove ognuno ha delle forti pulsioni, aspirazioni e alle volte delusioni, ma tutto senza la minima partecipazione, tutto visto nella maniera più fredda e minimale possibile.
A fronte di una messa in scena splendida che più splendida non si può e pulitissima, dove trionfano i colori, i tagli di luce e i rumori (tutti, anche i più piccoli), c'è poi una recitazione che sottrae ogni sentimentalismo e una regia che nega ogni momento catartico.
Non c'è violenza esibita come non c'è erotismo, ma non c'è nemmeno empatia. Ogni qualvolta la trama prevederebbe uno slancio in qualche direzione questo viene negato. Ne risulta una narrazione assolutamente non ortodossa anche nei casi di intrecci ortodossi (come è questo) che rifugge l'empatia per concentrarsi sui personaggi e sulla scena nella quale sono agiti.

In Le Luci Della Sera poi stupisce particolarmente il finale che arriva inaspettato e improvviso, dando nuovo significato al film, incorniciando una storia semplicissima e lineare che non prende alcuna evoluzione, nessuna redenzione, purificazione, vendetta, palingenesi ecc. ecc. Nulla di nulla, dopo i fatti della trama null'altro succede e il protagonista viene lasciato solo al suo destino senz apossibilità di replica. Destino che a questo punto non è ben chiaro quale sarà ma probabilmente non si tratterà di nulla di diverso da quello che abbiamo visto fino a quel momento.

Dunque non conta la trama (è un pretesto), non contano i sentimenti in gioco (sono accuratamente nascosti) e cosa conta? L'unica cosa veramente esibita è la messa in scena. Immagine splendida, colori sgargianti, ambienti anche troppo curati, e un tripudio infinito di sigarette ed alcolici, in una città del nord anonima. Per Kaurismaki conta raccontare di uomini e donne normali, di storie di ordinaria disperazione ma con i mezzi di un cinema diverso, minimale e depurato da ogni enfasi. Anche fino all'eccesso.
Si impone la revisione di L'Uomo Senza Passato.

Commento geniale di chi mi era seduto davanti a film finito, rivolto alla ragazza che era con lui: "Mamma mia che cagata! Meglio Porta A Porta de Bruno Vespa... (pausa) E nun t'azzarda a trovacce qualcosa de intelliggente!!"

21.1.07

Delitto Per Delitto - L'Altro Uomo (Strangers On A Train, 1951)
di Alfred Hitchcock

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E' sempre un vero piacere da dosare con il contagocce la visione di un film di Hitchcock, specialmente quando ti sei reso conto di aver visto quasi tutti quelli facilmente reperibili (poi ce n'è un mare di introvabili) e quindi i rimanenti trovabili diventano una risorsa limitata.
Delitto Per Delitto (anche noto con il titolo alternativo di L'Altro Uomo) poi vede il maestro inglese davvero in forma. Dopo un paio di flop commerciali come Paura In Palcoscenico e Il Peccato Di Lady Considine aveva bisogno di un sicuro successo e si è affidato al romanzo di Patricia Highsmith (il suo primo) adattandolo alle sue ossessioni (l'impossiblità di fidarsi e conoscere a fondo di chi abbiamo accanto, realizzare il delitto perfetto...).
Molte le sequenze magistrali, dalla partita di tennis, al montaggio parallelo con la perdita dell'accendino, dalla giostra impazzita all'inizio sui piedi dei protagonisti.
Ma più di ogni cosa come sempre a meravigliare ed esaltare lo speranzoso ed ammaliato spettatore sono i mille stratagemmi con cui Hitchcock cattura l'attenzione assieme alla sua sapiente capacità di prevedere le reazioni dello spettatore.
In questo senso è emblematica, non solo del film ma di tutto il modus operandi del regista, la scena in cui uno dei protagonisti entra in una casa non sua dove forse commetterà un omicidio. La suspense è già alta per il probabile crimine ma come se non bastasse per dilatare ancora di più la scena e per impedire allo spettatore di fare previsioni su ciò che accadrà quando il protagonista sarà di fronte all'eventuale vittima (con il fine di aumentare la sorpresa), Hitchcock aggiunge un altro microframmento di suspense da vero maestro: nel camminare di soppiatto in casa l'uomo incontra in cima alle scale un grosso cane che lo guarda fisso e lui dovrà necessariamente passargli accanto. A questo punto c'è un nuovo elemento di tensione (cosa farà il cane? Morderà? Abbaierà?) a tenere sulle spine lo spettatore che si dimentica che superato il cane c'è il piatto principale di questa sequenza.
Sublime.

BarCamp romano

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Ieri si è svolto il BarCamp romano.
Sinceramente mi ha un po' deluso. Non credo molto nel concetto di autoreferenzialità dei blog, quantomeno credo siano autoreferenziali quanto le altre forme di espressione (che il cinema non lo è?) ma in questa (s)conferenza romana ho visto quasi solo autoreferenzialità e discorsi già visti e sentiti. Un peccato.
E' come se il bello dei blog, la possibilità di leggere e venire a conoscenza di opinioni interessanti, idee mai sentite e punti di vista inusuali si fosse perso a favore del lato oscuro di questa comunità, quello che continua a parlare e dire sempre le stesse cose sui medesimi argomenti.

Cert non c'erano solo i blogger e sarebbe sbagliato ridurre il BarCamp a un convegno di blogger, ma l'aria dominante a me è sembrata proprio quella.
A tratti mi dava l'impressione della comunità hippie, non certo per quello che si faceva, ma per quell'attitudine (implicitamente decadente e fallimentare) a "nuovomondo" che tutti quanti sembravano esprimere. Al BarCamp ho visto una comunità autoposizionarsi sulla frontiera, autoproclamarsi "il nuovo che avanza".

Errata Corrige

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Nei commenti al post scorso sulla presunta liberalizzazione del download grazie ad una sentenza della corte di Cassazione, Loska precisa:
In realtà non serve a nulla, poichè la Cassazione, che comunque si riferiva ad un fatto avvenuto prima della Legge Urbani, si limita a depenalizzare il download. Ma non è libero comunque: nell'arti 174 ter della 633/41 (come modificato dalla legge urbani), è prevista una multa amministrativa per chi scarica, a prescindere dal fine (lucro, profitto, etc).
In sostanza rimane la multa minima di 154€ e la possibile confisca del materiale per chiunque "abusivamente utilizza, anche via etere o via cavo, duplica, riproduce, in tutto o in parte, con qualsiasi procedimento, anche avvalendosi di strumenti atti ad eludere le misure tecnologiche di protezione, opere o materiali protetti, oppure acquista o noleggia supporti audiovisivi, fonografici, informatici o multimediali non conformi alle prescrizioni della presente legge, ovvero attrezzature, prodotti o componenti atti ad eludere misure di protezione tecnologiche".

20.1.07

Uno apre un attimo Repubblica.it

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E in fondo trova scritto che è lecito scaricare materiale coperto da copyright basta che non lo si faccia a scopo di lucro.

L'ha stabilito la Cassazione accogliendo il ricorso di due torinesi che erano stati accusati di violazione di copyright per aver messo a disposizione software e spazi per lo scambio di software e videogiochi.
I due ragazzi non subiranno alcuna condanna poichè non hanno tratto alcun beneficio economico sostanziale dall'operazione.

Non so.
Io lo segnalo, giusto perchè si sappia, poi ho l'impressione che continueranno tutti a fare finta di niente e a parlare dei reati di pirateria.

Babbo Bastardo (Bad Santa, 2003)
di Terry Zwigoff

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Babbo Bastardo ovvero come rovinare una buona idea.
Per quasi tutto il film Babbo Bastardo, oltre ad essere divertente, è veramente e crudamente cattivo, la figura di perdente senza se e senza ma di Billy Bob Thornton è delineata magari non benissimo ma con un gusto e una perizia nell'eccesso che non possono che essere ammirevoli.
Se è vero che vedere Babbo Natale che si comporta male e maltratta i bambini (e specialmente un nano) è un espediente comico quasi matematico, nel senso che fa ridere in sè, come l'uomo che scivola sulla buccia di banana, altre cose come il comportamento di Thornton in casa o l'autentica spietatezza nel suo concetto di famiglia sono davvero convincenti.
Tutto benissimo fino a che non arriva con tutta la sua potenza distruttiva il lieto fine che ammorbidisce i caratteri e gli leva subito quell'umanità verace che gli derivava dall'essere finalmente cattivo, dall'essere finalmente autentico.
Il Babbo Natale cattivo si redime, si commuove e questo cambia tutta la visione della sua vita passata. Non è più il terribile inferno di un uomo disperato in una società nella quale non si riconosce ma in cui è irrimediabilmente incastrato, dopo il lieto fine la sua vita diventa il lungo purgatorio di chi deve scontare ingiustamente il retaggio dei peccati terni in attesa di un evento che lo purifichi. E l'incontro con una donna che insospettabilmente gli vuole bene per quello che è e quello con una strana famiglia e un bambino in grado di risvegliare la voglia di affetto paterno che la sua infanzia gli aveva negato serviranno per l'occasione.
Insomma una terribile e nauseabonda storia di normalità conquistata invece di una possibile e sicuramente più vera storia di cronica diversità.

Redford sta avanti

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Senza precedenti la copertura ufficiale online del Sundance Film Festival.
Hanno aperto un loro canale su YouTube dal quale Arin Crumley e Susan Buice ogni giorno intervistano persone, commentano e mostano prime, party e manifestazioni.
Poi si sono fatti una loro zona su Second Life dalla quale si possono seguire ampi tratti del festival e eventi creati per l'occasione; molti dei corti sono in vendite su iTunes; molti blog tematici; alcuni accordi con AOL moviephone per lo streaming di eventi in antemprima.

Sensazionalismi a parte smbra un po' un'accozzaglia di tutto quello che fa modernità e internet, applicato senza criterio. Tuttavia non si può ammirare la volontà indefessa di cercare nuove strade anche se per accumulo...

19.1.07

Macchè Tarzan e Tarzan!

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Non capiscono che la storia della donna ritrovata nella giungla è L'Enfant Sauvage di Truffaut!

Tocca segnalarlo

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Vasco Rossi distribuisce il suo nuovo singolo unicamente in rete (attraverso iTunes e Musicshop) e dichiara che è stufo di fare album, meglio fare solo singoli.
Sono un po' stanco di fare degli album vorrei fare una canzone alla volta. Che magari ti scarichi da iTunes e la inserisci nella tua playlist. Chissà quante playlist hai tu? Da ora in avanti te lo costruisci tu un album.

Niagara (id., 1956)
di Henry Hathaway

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Noto unicamente per la presenza di Marilyn Monroe al suo primo ruolo drammatico il film giustamente non sarebbe stato ricordato altrimenti.
Niagara è il tipico esempio di fallimento, di realizzazione al di sotto delle aspettative.
C'è tutto un tentativo di imbastire una trama a carattere hitchcockiano dove non è tanto l'intreccio o il mistero su quali siano i ruoli nella trama a costituire la sorpresa, ma dove sono lo svolgimento e le aspettative dei peronaggi a dare la suspense. Come diceva il maestro la suspense si crea quando lo spettatore ne sa più del protagonista. E così avviene, o almeno dovrebbe avvenire in Niagara.
Tutto è incentrato su una coppia allo sbando in vacanza sulle cascate del Niagara, lei donna fatale, lui irrimediabilmente segnato psichicamente dalla guerra. La trama incede e sempre di più si capisce che c'è un piano della donna per far fuori l'uomo, complice un amante. Ma l'uomo non muore e la sua presenza vendicativa ossessiona un'altra donna che con il marito è anch'essa in vacanza sulle cascate ed è involontaria testimone di tutta la faccenda, costituendo di fatto la personificazione dell'occhio dello spettatore.
Così si risolverà tutto in una rocambolesca fuga sul fiume e relativo rischio di finire preda della cascata.
Neanche a dirlo la cascata con la sua potenza e la sua umida atmosfera rievoca la terribile passione che si dovrebbe percepire tra i protagonisti.........

(pre)Visioni di score futuri

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Compatto prova a fare una previsione sullo score di Steve Jablonsky che accompagnerà Transformers sul blog tematico dedicato al film di Michael Bay.

18.1.07

Più musica per i nostri cellulari

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Due facce di una stessa medaglia.
Nel 2006 sono cresciute le vendite di musica digitale via internet. Almeno il doppio rispetto al 2005. Da che il mercato in rete costituiva il 6% del totale ora costituisce il 10%, quasi il doppio.

Eppure non bastano a colmare le perdite dalla mancata vendita dei CD a causa pirateria (o almeno supposta causa pirateria) e i fonografici non sono contenti nonostante abbiano investiti parecchio (ma non abbastanza evidentemente) aumentando di almeno il doppio il catalogo online dei brani disponibili (ma non spandendo per bene il mercato nei vari paesi).

Le tracce più vendute? Anche quest'anno suonerie e musica per cellulari. Questo sì che è il vero segno del fatto che il mercato delle tracce musicali ancora non è decollato...

L'Arte Del Sogno (La Science Des Rêves, 2006)
di Michel Gondry

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Terzo lungometraggio per il francese Gondry che finalmente ha modo di dare libero sfogo alle sue ossessioni tra sogno e la realtà. Si era dovuto accontentare di un misto di ricordi e sogni in Eternal Sunshine Of A Spotless Mind ma ora getta la maschera e qualsiasi filtro per raccontare una storia presa dalla sua vita e nella quale parla del suo mondo, del suo modo di confondere vita e sogni, del suo modo di vivere l'amore, il lavoro e la creatività. Insomma un film che pienamente ripecchi il mondo di Gondry.
Per la prima volta gli effetti artigianali per i quali è immediatamente riconoscibile non sono al servizio di una trama ma sono il centro del film ed è la trama a ruotare intorno a queste invenzioni.
Il problema sta tutto qui. Eternal Sunshine aveva l'appoggio e la scrittura del grandissimo Charlie Kaufman, era un'opera a tratti discutibile ma sicuramente ispirante, autentica e dotata di una sincera volontà di cogliere le cose nella loro complessità. L'Arte Del Sogno è autoindulgente, fine a se stesso e mira più lontano di dove realmente riesca ad arrivare.
Divertente, intrigante a tratti ispirato ma mai veramente autentico. Forse la cosa che più sa di falso è la programmatica poeticità. Peccato perchè di pregi chiaramente ne ha molti a partire dal tipo di storia d'amore che cerca di raccontare, una storia non convenzionale e leggeremente più realistica del solito (non per niente è tratta dalla vita vera), però alla fine non rimane nulla.

Una curiosità: ho visto il film in lingua originale e mi chiedo come verrà adattato in Italia. Si parlano molte lingue e questo è parte fondante della trama. Il cattivo francese del protagonista è indispensabile. Come verrà doppiato? Solo le parti inglesi saranno doppiate e il resto in originale? Sarebbe la scelta più sensata ma come è noto la ragionevolezza non è parte del mondo degli adattatori.

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