28.2.07

e comunque manca il sinistro al volo con effetto a rientrare di Totti

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Vittorio Laureti mi segnala che c'è una votazione che si ammanta di un'aura supposta di ufficialità per stabilire di nuovo le 7 meraviglie del mondo tra candidati ridicoli (l'Opera House di Sidney e la Statua Della Libertà) e i soliti classici.
Chiunque può votare una volta sola.

Il Bandito Della Casbah (Pépé Le Moko, 1937)
di Julien Duvivier

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Il Bandito Della Casbah è il massimo esponente della corrente che nella seconda metà degli anni '30 portava il cinema verso il realismo attraverso il massimo della finzione. Storie che fossero reali e attuali, storie di disperati del tempo moderno, storie che anticipavano in molti sensi il noir ma che nella fattura erano profondamente influenzate dall'espressionismo.
Il realismo poetico, di cui Jean Gabin fu magistralmente attore feticcio con la sua aria disperata, dura romantica al tempo stesso (foto centrale), trova qui una cristallizazione.
Ma oltre a questo in Il Bandito Della Casbah, c'è tanto di più, soprattutto la dimostrazione di un continuo rapporto di reciproca influenza con il cinema americano (che poi avrebbe preso questa tendenza per fare il noir) e un sistema di messa in scena lodato e poi rinnegato dalla futura Nouvelle Vague.
Impagabili alcune scene volutamente fittizie come la discesa finale di Gabin attraverso la Casbah, che coniuga musica ed immagini in una maniera modernissima, specialmente considerando che Quarto Potere ancora doveva essere girato, e l'uccisione della spia che sta per avvenire al culmine della suspense ma che deve attendere ancora un piccolo frammento di dramma, la morte del suo uccisore (foto a sinistra).
Straordinarie poi le atmosfere tutte europee con ci si ricostruisce l'assolata e calda Algeri in studio, attraverso giochi di sfocati, sovraesposizioni e ombre proiettate (foto a destra) e straordinario il finale in pieno stile cinema muto.
La cosa più curiosa è come la figura della femme fatale (qui in embrione) parta dalla Francia, cresca in America e poi ritorni alla Francia con il polar....

27.2.07

Torrenti controllati

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Braham Cohen ce l'ha fatta.
Erano quasi anni che sbandierava in tutti i modi possibili il fatto che non voleva che la sua invenzione (i protocolli alla base del sistema di p2p Torrent) fosse al servizio della pirateria. In tutti i modi voleva farci dei soldi lui e finalmente dopo trattative estenuanti ora ha il suo cinema store.
BitTorrent.com da che era uno dei tanti motori di ricerca per file torrent, file che ricostruiscono il percorso per scaricare tramite p2p file molto grossi come quelli dei film, ora è un negozio online. Il sistema rimane lo stesso perchè è il cuore del successo di quel formato.
Si scarica un piccolo file, il torrent appunto, e questo fa partire il download dei contenuti a cui è abbinato. La peculiarità di questo sistema è principalmente il fatto che al crescere delle richieste su un medesimo file la velocità di trasferimento aumenta invece che diminuire. Questo perchè aumentano anche le fonti dato che si può attingere anche a porzioni di un medesimo file da chi non l'ha ancora completo e poi il torrent scaricato all'inizio sistema tutto e ricompone il file finale.

E anche se Cohen ha dichiarato che non gli piace e spera che un giorno se ne farà a meno ora anche il suo store incorpora DRM di marca Microsoft. Ora su BitTorrent.com possono comprare solo gli americani come al solito, 3$ per affittare un film (niente acquisti per i film solo un affito con 30 giorni per vedere il film e 24 da quando lo si è iniziato), 2$ per comprare un episodio di una serie televisiva e 4$ per i video musicali di concerti (sempre e solo in affitto).

Per il resto gli altri circuiti torrent illegali prosperano.

MetaWeb 2.0

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La creazione personalizzabile e web-based di social networking. Il massimo del web 2.0, un servizio che riunisce crowdsourcing con user generated content al servizio di ulteriore user generated content.
E' Ning una trovata di Marc Andreessen già creatore dello storico Mosaic e poi di Netscape per l'appunto serve a creare gratis e facilmente siti di social networking.
I siti creabili sono molto molto personalizzabili e molto gestibili come dimostra Gina Bianchini, amministratore delegato Ning, nel video allegato. C'è margine per un riutilizzo attivo di queste modalità, per innovare, cambiare, personalizzare e muoversi anche sul bordo degli utilizzi diversi da quelli standard.
Al momento ci sono un po' di social network già creati dagli utenti, anche di italiani come segnala HTML.it.

I've lost the narrative threat!

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Colgo l'occasione delle celebrazioni scorsesiane per postare questa pubblicità dell'American Express di e con Scorsese che solo ora vedo in rete ma già conoscevo e nella sua versione più lunga (che è molto migliore e sta nel documentario Scorsese On Scorsese) dove ad un certo punto Scorsese si chiede guardando il commesso "Ah ecco il protagonista... e dov'è l'antagonista?? Dov'è il dramma???".
Anche questo è il bello di essere Scorsese.

Intrigo A Berlino (The Good German, 2006)
di Steven Soderbergh

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"Cosa sarebbe successo se i realizzatori che lavoravano ad Hollywood nel 1945 avessero avuto la stessa libertà creativa che abbiamo oggi? Se non ci fosse stato il codice Hayes e avessero potuto come noi girare scene di violenza e sesso?" questa domanda se la pone Steven Soderbergh, ed è alla base del progetto di Intrigo a Berlino, un film che sia moderno ma che cerchi di recuperare le atmosfere e il modo di fare cinema degli anni '40.
Estetica, etica, narratività, recitazione e musica, tutto cerca di confluire verso il noir americano e contemporaneamente cerca di essere aggiornato là dove Soderbergh ritiene opportuno. A livello più evidente si vede come i dialoghi e il modo di mostrare sesso e violenza sono dei giorni nostri e quella rimane forse la cosa più azzeccata.
Perchè per il resto Intrigo a Berlino è un'operazione che è agli antipodi rispoetto al lavoro di Tarantino (per dire), il quale cita, cita, cita e cita finchè non modernizza contenuti vecchi. Qui si invecchiano contenuti nuovi. Perchè la storia di Intrigo a Berlino è fortemente moderna, non tanto come tematica (il soggetto potrebbe essere alla base di un qualsiasi film di quegli anni) quanto come narrazione. Una narrazione dinamica, intricata, complessa che guarda ai personaggi più che alla storia. Uno stile insomma moderno che si vede che ha risentito di tutta la rivoluzione francese degli anni '60 e oltre.
Tutto il contrario delle narrazioni basilari, semplici e asciutte di quegli anni. Non che fossero necessariamente migliori, solo profondamente diverse. Clooney fa Cary Grant e Cate Blanchett fa Marlene Dietrich, ma non ci sono quei titanici personaggi che hanno fatto il noir, non ci sono quelle figure disperate, quei vortici di perdizione che erano l'essenza del genere. Perchè negli anni sono cambiati i personaggi archetipi e l'eroe moderno (così come la sua antitesi e il mondo in cui si batte) non è più come l'eroe anni '40 e si vede.
Tecnicamente il discorso è più o meno lo stesso: anche le inqudrature solitamente partono anni '40 e diventano moderne, punti di vista non ortodossi simili a Welles che poi diventano carrelli mobili molto moderni, un bianco e nero a forte contrasto che però è sovraesposto in digitale con un risultato abbastanza straniante e delle composizioni d'immagine vecchio stile. Pure questo un po' mi ha infastidito, checchè se ne dica il film non è girato esattamente come negli anni '40 ma più come Sin City.
Ci sono poi le immagini di repertorio girate da Wyler e Wilder ai tempi della pacificazione e un uso d'altri tempi delle trasparenze.
Eppure ciò che viene meglio sono le parti più moderne come la scena nel rifugio del Good German.
A questo punto ha più senso Psycho di Gus Van Sant che dati certi elementi (la sceneggiatura) cerca di stabilire le caratteristiche della narrazione moderna.
Nello specifico posso dire che il casablanchismo finale (di cui due foto qua sotto) è inguardabile mentre è credibile e molto ben fatto il montaggio parallelo da Hitchcock della fuga (la foto al centro), solo che siccome anche questo è inevitabilmente moderno più che Hitchcock mi sembra De Palma che fa Hitchcock...

Per chi se ne frega di tutto questo, dell'operazione ricordo, delle tecniche anni '40 ecc. ecc. e vuole solo vedere il film, a costoro mi sento di dire che secondo me è un po' intricato e alla fine non ha molti motivi di interesse...

26.2.07

Ecco di cosa parlo!

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Da oggi anche io mio malgrado sono stato inseritto tra i Lynchaolics come si può leggere nei commenti al post su INLAND EMPIRE:
Ciao! Questo post è entrato a far parte dell'Inland Empire Aggregator!

Private I

I Dannati E Gli Eroi (Sergeant Rutledge, 1960)
di John Ford

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A metà tra il western e il genere "da tribunale", I Dannati E Gli Eroi sembra un Ford atipico per quasi tutta la prima metà, addirittura ad un certo punto rinuncia anche al consueto minimalismo espressivo per alcuni tocchi scenici (come la luce che si spegne durante il racconto e l'occhio di bue sull'imputato).
Oggi la critica di un razzismo così feroce fa quasi ridere, ma non c'è nulla da ridere invece se si pensa alla narrazione bellissima che Ford riesce a fare di una storia della quale accuratamente nasconde il più a lungo possibile il cuore. C'è un processo, grosso e importante, ma non ci dice qual è la terribile accusa e lascia la suspense alla narrazione degli eventi. Di racconto in racconto ci si avvicina sempre di più.
Ad un certo punto avvicendandosi i testimoni si avvicendano i vari racconti e sembra quasi di assistere ad un anti-Rashomon, in cui le diverse voci e i diversi punti di vista concordano tutti verso una medesima versione e verso una medesima visione del mondo.
E' a quel punto che ritorna il classico western fordiano, con l'elegia della cavalleria e l'onore prima di ogni cosa.

I risultati delle scommesse sugli Oscar

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Miglior attore non potagonista: Alan Arkin per Little Miss Sunshine (PREVISTO)
Migliori effetti speciali: I Pirati Dei Caraibi (PREVISTO)
Miglior regia: Scorsese (PREVISTO)
Miglior film: The Departed (SBAGLIATO)
Miglior film d'animazione: Happy Feet (SBAGLIATO)
Miglior attrice non protagonista: Jennifer Hudson (SBAGLIATO)
Miglio film straniero: La Vita Degli Altri (SBAGLIATO)
Miglior Montaggio: Thelma Schoonmaker per The Departed (SBAGLIATO)
Miglior attore: Forest Whitaker (PREVISTO)
Miglior attrice: Helen Mirren (PREVISTO)
Miglior Fotografia: Guillermo Navarro (PREVISTO)
Ho sbagliato inoltre il fatto che Dreamgirls avrebbe preso molte statuette e che Little Miss sunshine ne avrebbe presa massimo una. Ma ho azzeccato che Iwo Jima ne prendeva poche e così Babel e infine ho azzeccato lo zero spaccato per Blood Diamond.
Non è andata male.

25.2.07

Alla fine non so resistere...

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Spinto da l. nei commenti faccio qualche imprecisa e vaga previsione. Giusto per spirito di azzardo.
Direi che The Departed raccoglie molto poco (1 massimo 2 compreso chiaramente la miglior regia a Scorsese), Eastwood pure (forse gli tocca miglior film) e zero per Little Miss Sunshine. Molto per Dreamgirls (ma non credo vinca Eddie Murphy) e niente per Blood Diamond come per Babel (forse sceneggiatura). Il Labirinto del Fauno invece lo piazzo vincente su Miglior film straniero e su Miglior fotografia (giusto I Figli Degli Uomini potrebbe fare il colpaccio, ma già dovrebbe vincere Miglior montaggio...).
Vincitori quasi sicuri Cars per la miglior animazione e I Pirati dei Caraibi per gli effetti speciali.
Le categorie di impossibile previsione sono invece le 4 degli attori. Will Smith non credo ce la faccia, ha più possibilità Withtaker, DiCaprio nemmeno può aspirare. Forse Peter O'Toole...
Per le attrici dovrebbe vincere Penelope Cruz ma non ce la farà mai contro le 3 corazzate che faranno a capocciate (Streep, Mirren, Dench). Forse Cate Blanchet come non protagonista.

Blogging investigativo

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Si era detto he con tutta probabilità l'iPhone di Apple avrebbe avuto un ruolo determinante nel mercato delle suonerie per cellulari, integrando sia lettore mp3 che telefono, ma non c'era la sicurezza anche perchè Jobs aveva dichiarato subito dopo il keynote: "Non è stato ancora deciso".
In questo video si fa un'analisi da CSI del keynote con cui è stato presentato l'iPhone per carpire quanti più dettagli è possibile. Tra questi ci sono anche le prove del fatto che la Apple pare puntare seriamente sul business della vendita di suonerie via iTunes.

La nuova cerimonia degli Oscar

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Stasera la cerimonia della consegna dei premi Oscar sarà la prima nella storia ad integrare la diretta televisiva con parecchi contenuti visibili unicamente in rete. Una tendenza che la ABC promuove e che sempre di più nei prossimi anni si farà strada.
Ci sarà una telecamera speciale per i ringraziamenti dietro le quinte che trasmetterà unicamente in rete e contenuti appositi tra cui un videoblog di Ellen Degeneres che pare sarà aggiornato da lei anche durante la trasmissione (ad ogni stacco pubblicitario)....

L'alba Dei Morti Dementi (Shaun Of The Dead, 2004)
di Edgar Wright

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Mi unisco al grido di vergogna di Kekkoz riguardo la mancata distribuzione in Italia di un film che non solo è ottimo, ma soprattutto avrebbe avuto tutte le carte in regola per godere di un buon incasso.
L'Alba Dei Morti Dementi (ah! i traduttori...) infatti è innanzitutto divertentissimo, in maniera sia intelligente che non, siamo dalle parti dell'inarrestabile umorismo all'inglese, ma è anche un film dotato di un perchè che va molto più in là della presa in giro un genere usando le regole degli zombie-movies solamente come filtro per mettere in scena personaggi e vite.

Senza voler essere mai seri in alcun modo, il duo Pegg e Wright scrive una commedia pura dalla quale miracolosamente emergono anche delle volontà e delle pulsioni autentiche (le migliori delle quali sono quella di odio verso il patrigno e di legame con l'amico storico).
Senza mai scalzare la priorità del film, ovvero mettere in scena una comicità travolgente e ritmatissima che non ostacola lo svolgersi della narrazione anzi la accompagna con trovate sempre originali.

Visto su consiglio pensavo fosse una cretinata e non mi sono curato di impostare la lingua originale su Sky. Rosico. E me lo merito.

24.2.07

Pregiudizi legittimi

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Già sono sfiduciato su Transformers il film, e il motivo è semplice: Michael Bay...

E meno male che la webtv non doveva essere come la tv tradizionale...

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Anche gli episodi di My Name Is Earl, la vera nuova grande serie tv cult di quest'anno, diventano acquistabili online, ma non solo.
La NBC adotta una strategia diversa da tutti gli altri e oltre a vendere gli episodi della serie online li mette anche a disposizione gratis in streaming con un po' di pubblicità, esattamente come in televisione
Chiaramente se non si risiede in America non si può fare nulla.

Il futuro del websoftware

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Lo si diceva da tempo e ora è accaduto: Google ha lanciato l'offensiva ad Office. Ha preso tutte le sue applicazioni sviluppate nel corso di questi anni e le ha fatte convergere in un unico pacchetto, denominato Google Apps Premiere, disponibile sia gratis che a pagamento.
Nella versione a pagamento (50$ l'anno) c'è in più il supporto telefonico e non ci sono gli AdWords.

Riprendo da qui quest'interessante comparazione tra i due servizi, l'originale Office (nella sua ultima versione Live) e la versione di Google.

Microsoft Office Live Essentials:
  • domain name for use with email and website
  • website creation wizard
  • 2 GB email storage (per user)
  • 1 GB workspace storage
  • 50 email accounts (name@company.com)
  • business contact manager and workspaces for document collaboration (10 users)
  • website add-ins sold as modules (for advertising and other purposes)
  • $19.95 per month ($239.40 per year, assuming 5 active workspace users)


  • Google Apps Premier:
  • domain name for use with email and website
  • website creation wizard (Page Creator)
  • 10 GB email storage (per user)
  • no limit on document storage
  • unlimited accounts (since pricing is per user, you get what you pay for)
  • document collaboration through Google Docs & Spreadsheets
  • leverage Google API for integration with other applications
  • $50 per user, per year ($250 per year, assuming 5 active users)
  • Chiaramente l'offerta di Google è mille volte più interessante e conveniente, specialmente considerando che molto spesso programmi di Office non sono sfruttati al massimo e che la cosa più importante sta progressivamente diventando la collaborazione.
    Soprattutto Google mette a disposizione di tutti le API di questi servizi, il che vuol dire che essi sono continuamente migliorabili o integrabili con altre piccole plug-in (nello stile Google Earth) sia da chi acqista il pacchetto sia da tutti gli alti utenti del mondo. Una cosa che alla Microsoft non potrebbe essere possibile e che è un a porta gigantesca aperta verso l'innovazione e le nuove idee.
    C'è un grande però tuttavia, dato dal fatto che è difficile per un'azienda dare tutta questa fiducia alla grande G e far risiedere sui sui server le informazioni riservate...

    Il Braccio Violento Della Legge (The French Connection, 1971)
    di William Friedkin

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    Il bello di Friedkin è il suo costante tentativo di attualizzare le dinamiche di messa in scena dei film polizieschi del cinema passato.
    Lang è il suo punto di riferimento, è evidente, movimenti di macchina secchi e "inesorabili" (come direbbe Truffaut), sempre funzionali ad una narrazione che cerca come prima cosa di mostrare i fatti e da quelli fa discendere la visione del mondo.
    Un mondo, come ci si può aspettare già dal titolo italiano, disperato e amorale. Ma se oggi tutto ciò impressiona ben poco, continua ad essere apprezzabile l'asciuttezza dello stile. Tutta la lunga scena dell'inseguimento macchina/metropolitana e il pedinamento sfumato con Fernando Rey, sempre nella metro, sono emblematici di questo.
    Certo molte cose fanno riferimento alla moda di girare che andava in America all'epoca, cosa che a me personalmente non piace e che mi sembra abbia perso di stimolo ed attualità con gli anni. Specialmente come viene mostrato l'intrigo criminale....

    23.2.07

    Caro diario...

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    Oggi sono felice perchè sono stato a fare la comparsa sul set del prossimo film di Vincenzo Marra e ho incontrato Fanny Ardant. Ma soprattutto perchè sono stato diretto da Luca Bigazzi...

    22.2.07

    I primi filmati di Ratatouille

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    Ci sono poche cose che attendo spasmodicamente. Una di queste è Ratatouille, il prossimo lungometraggio Pixar, firmato da Brad Bird (che tra le altre cose ha annunciato che si dedicherà ad un film live action).
    ABS News ha messo online tre microspezzoni dal film che sono la prima cosa che lo riguardi ad essere visibile. E' già imprescindibile.
    Così ad occhio e croce la trama dovrebbe essere di un topo buongustaio a Parigi che aiuta di nascosto un cuoco poco capace.
    Spezzone 1, spezzone 2, spezzone 3

    via Badtaste

    I miracoli non si ripetono

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    E poco servirà intitolare anche questo ritorno di Stallone ad un suo vecchio personaggio semplicemente "John Rambo" da che si doveva chiamare Pearl Of Cobra.

    Google vuole trasformare il web video

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    A Google non perdono tempo fanno sul serio. Dopo la storia di Viacom (la concessionaria per la distrbuzione del materiale di molte emittenti tra le quali nche MTV) che ha chiesto la rimozione di almeno 100.000 clip a loro appartenenti da YouTube, anche in vista dell'accordo che la lega in esclusiva (per il momento) a Joost, ora è lo stesso Schmidt ad ammettere che serve a tutti i costi un software che riconosca le immagini pirata quando gli utenti le uploadano e ne impedisca il trasferimento. Ma non solo è necessario, ci stanno proprio lavorando. Solo che ci vorrà del tempo (le tecnologie antipirateria sono un calvario di sviluppo e continuo aggiornamento).
    La tecnologia dovrebbe funzionare o a watermarks o come il riconoscimento delle impronte digitali, cioè un software che ha in memoria il materiale protetto da copyright e ne riconosce l'impronta (cioè i bit) quando viene upoloadato qualcosa che ne contenga anche solo una parte.
    Intanto non si ferma di certo la strada verso la trasformazione dell'intero business del web video. Infatti Google (che possiede YouTube ma ha anche Google Video) continua a stringere alleanze con varie società (ultima il Chelsea calcio) per la distribuzione di contenuti in esclusiva.
    Di oggi la notizia che Google Video Italia incorporerà clip da Sky Cinema, Sky Sport e SkyTG24. Ecco un modo per rivitalizzare e dare senso a Google Video dopo l'acquisizione di YouTube, renderlo una divisione locale che valorizzi le trasmissioni nazionali.

    Alpha Dog (id., 2006)
    di Nick Cassavetes

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    Semplificando molto Alpha Dog è un incrocio tra City Of God e Scarface, ma con la marijuana. Cosa che, almeno al pubblico italiano, suscita una certa ilarità. Vedere ammazzamenti, sequestri, fuge, criminalità, perdizione ecc. ecc. legato alle canne..........
    Cmq ridicolaggini italo-centriche a parte il film non è male, certo Nick Cassavetes non può non guardare al cinema del padre, un cinema spontaneo, attuale e metropolitano (anche se mancano tutte altre componenti come l'attenzione agli attori e l'improvvisazione) e lo fa seguendo un po' la moda del genere, cioè colori sparati e forte contrasto (oltre a musiche in tema ecc. ecc.) senza metterci troppo di proprio ma avendo il buon gusto di non moraleggiare e non risparmiare colpi bassi quando è il momento.
    Questo per dire che non si tratta di un gioiello di originalità e maestria, ma comunque un film che si lascia guardare e che ha più d'una ragione per valere i 7€ del cinema. Ha un buon ritmo e non è stupido, anzi sa guardare senza disprezzo i protagonisti schierandosi di volta in volta su fronti diversi.
    La trama è tratta da una storia vera, con tanto di didascalie finali su cosa è successo ai protagonisti.
    Ridicolo oltre ogni dire il pezzo finale di Sharon Stone che dovrebbe essere il momento di grande recitazione. Sto cercando di dimenticarlo.

    21.2.07

    Il film perfetto

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    Ieri notte intorno a mezzanotte su Rete4. Solo l'arrivo della pubblicità mi ha salvato dall'ennesima notte in bianco.

    Aspettando gli Oscar...

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    Nel 1988 due ragazzi armati di telecamera microfono e smoking riuscirono a superare la sicurezza della notte dgli Oscar e finirono sul red carpet. Il risultato sono una serie di interviste assurde con le star dell'epoca: Patrick Swayze (post Dirty Dancing), Jon Voight e Nicholas Cage (post Arizona Junior). Lo stile è esattamente quello che almeno 10 anni dopo hanno ripreso Le Iene, solo molto più simpatico e autenticamente dal basso. I ragazzi davvero non avevano accredito e non potevano contare sul nome di una grossa emittente. E' stata una vera truffa.
    In seguito Johnny Carson li ha invitati al suo show e ha mostrato alcune clip.

    "Me ne voglio andare dall'Italia perchè cerco più professionalità"

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    Un storiella educativa di quelle che emergono nei momenti di ripresa del settore.
    Un'impresa italiana (anzi romana) costituita da 5 ragazzi che vende software alle grandi aziende americane. Niente preparazione accademica, solo una vera idea.
    Alla faccia di chi pensa che per competere a livello internazionale non si possa stare in Italia, questo dimostra che l'idea vince su tutto, anche sulla preparazione accademica.

    Saturno Contro (2006)
    di Ferzan Ozpetek

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    Ho sempre ritenuto abbastanza sopravvalutato il cinema di Ferzan Ozpetek, specialmente per quanto riguarda Le Fate Ignoranti (di La Finestra Di Fronte avevo addirittura dimenticato l'esistenza), mi sembra sempre che se ne parli molto meglio di quello che sia in realtà...
    Metto le mani avanti in questo modo per poter dare ancora più credibilità alle mie parole quando dico che invece, contro ogni previsione, Saturno Contro mi ha molto convinto e stupito.

    Sarà perchè sempre di più ci sono tratti almodovaristici nel cinema di Ozpetek e non tanto a livello di trama (sono più che altro i colori, le luci, le musiche, i carrelli lenti da sinistra verso destra...), fatto sta che questo ritratto corale che molto deve anche a Il Grande Freddo, è più che convincente. Ozpetek prende un po' da tanti fronti ma sempre con personalità, non dimenticando di filtrare tutto attraverso il proprio stile.
    Certo in più parti il film ricorda temi e idee di Le Fate Ignoranti ma i lati positivi sono molti di più. C'è una sincerità e una capacità di mettere in scena personaggi reali e interazioni convincenti che stupisce, soprattutto considerando la ruffianaggine dell'argomento (un gruppo di amici, i loro affetti, il loro sostegno reciproco e le loro disavventure). Il regista turco riesce a trattare tutto con serietà e cognizione di causa. Gli si perdonano addirittura anche le voci fuori campo un po' invadenti.

    La piccola perla è poi la scena della finlandese al telefono fuori dall'ospedale (foto a sinistra), un momento di cinema vero, una sequenza in cui gradualmente l'attenzione passa da quello che si dicono i protagonisti a quello che una ragazza sconosciuta dice al telefono in una lingua che non capiamo. Si intuisce un profondo dramma la cui gravità cresce al crescere del tono della ragazza fino a sfociare nella tragedia e nel pianto. A quel punto l'attenzione è completamente slittata su di lei, anche i protagonisti la guardano e se ne vanno distrutti essi stessi da quella scena. Un modo bellissimo di rendere il senso di tragedia della storia che si sta raccontando attraverso il parallelo con una tragedia ininfluente (a livello di trama) di un personaggio sconosciuto e che non ha alcuna economia nel racconto.

    20.2.07

    Finalmente arrivano anche un po' di contenuti

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    Ok non ho fatto in tempo a prenotarmi per testare Joost, il programma di internet tv di cui tutti parlano (pensate come mi sento, tutti ne parlano facendo intendere che sono tra i primi privilegiati beta testers e io niente! Ma secondo me molti millantano....), però sono arrivato in tempo per il cugino minore, BabelGum, il progetto simile, similissimo (è praticamente quasi la stessa cosa!!! Giuro!) di Fastweb.
    Quindi posso dire che il problema di questi test è che è inutile farli così perchè mancando contenuti seri e accattivanti (ci sono più che altro viral video, corti sfigati, podcasts e trailers) non se ne capisce l'utilità (si capisce solo che tecnicamente i video scorrono velocemente e senza intoppi). Cioè se non ho motivi per utilizzarlo che non siano il forzarmi a farlo per dovere di reporter, non capisco nemmeno se la sua funzionalità sia ottimale per i contenuti che veicolerà. Insomma niente contenuti seri = test fasullo.

    I fortunati testers di Joost tuttavia tra pochissimo potranno cominciare a godere di contenuti seri da testare grazie all'accordo che è stato siglato con Viacom per la distribuzione in esclusiva di contenuti targati Mtv.

    La guerra scatta anche da noi

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    Venerdì 23 marzo, come noto, esce anche da noi la Playstation 3.
    Per l'occasione la Sony ha deciso di farne una seconda e più seria infornata di DVD Blu-Ray nei nostri negozi (con le prime 500mila PS3 verrà dato in omaggio il DVD di Casino Royale) .
    Ne arriveranno di titoli e soprattutto ne arriveranno di novità. Infatti, nei dischi di film come Chicken Little, ci saranno anche contenuti creati con BD-J, la piattaforma Java di Blu-Ray (cosa di cui non gode il rivale), come dei giochini e un diverso tipo di accessibilità alle scene e agli extra (la cosìddetta funzione Movie Showcase).
    E' stato anche annunciato che in contemporanea con l'uscita del terzo capitolo de I Pirati Dei Caraibi uscirà anche il doppio DVD del secondo film per un totale di 75 Gb di materiale (quelle cose che vedere gli extra diventa un lavoro).
    Alla Dony dichiarano di vendere quasi il doppio dei rivali. Non è vero. E' vero tuttavia che le cose gli vadano meglio.

    Anche HDDVD farà lo stesso si intende.

    Diario Di Uno Scandalo (Notes On A Scandal, 2006)
    di Richard Eyre

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    Ecco la grande sorpresa di questa settimana (assieme a Ozpetek di cui posto domani). Mi aspettavo uno di quei film "su misura", quelli che sfruttando un meccanismo tipico (in questo caso il ricatto) costruiscono tutta la trama in funzione di un grande attore o una grande attrice che ha così l'occasione di fare una grande prestazione (su De Niro e Pacino ne hanno costruiti un'infinità), ma oltre a questo non c'è altro. Invece Diario Di Uno Scandalo parte solamente da questa impostazione. Il ricatto e la grande prova di Judi Dench sono solo lo spunto per molto di più (in primis un'ottima occasione pure per Cate Blanchett anche lei bravissima ma in tutt'altro modo).
    La storia è complessa ed articolata e soprattutto narrata in maniera scorrevole pur nei suoi continui cambi di fronte. Insomma un film veramente completo e realizzato benissimo, con un occhio particolare al simbolismo che non è mai pedante. Stupenda in questo senso una delle prime scene in cui si vede arrivare Cate Blanchett, al suo primo giorno di scuola, in bicicletta in mezzo agli studenti che entrano dal cancello. Gli studenti sono tutti in divisa blu e praticamente tutti di colore e lei di carnagione bianchissima con un vestitino chiaro la fa risaltare come l'elemento fuori dal coro.
    Se il tema non è nuovissimo sono i particolari, il contorno e lo sfondo, ad essere molto intriganti e mantenere sempre viva l'attenzione su una trama che sfocia spesso nel thriller pur mantenendosi dalle parti del melò.
    E' cinema puramente inglese, con un modo di fare austero ma costellato di piccole ironie che rischiano sempre di essere fuori luogo ma miracolosamente rimangono perfette.
    Una bella soddisfazione.
    Diverte pensare che Bill Nighy, l'austero attore inglese che interpreta il marito di Cate Blanchett, è l'uomo che si cela sotto il polipone di La Maledizione Del Forziere Fantasma.

    19.2.07

    L'atto finale

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    Come sempre alla scoperta segue il prodotto commerciale.
    A pochi giorni dalla scoperta da parte di arzenami della chiave universale per leggere i contenuti degli HDDVD ora arriva il primo software che consente la copia del contenuto di un HDDVD su disco rigido.
    Lo produce la SlySoft ed è l'evoluzione di AnyDVD, si chiama infatti AnyDVD HD.
    Non è dato sapere s sfrutta proprio quella tecnica, tuttavia il sospetto è forte. Anche perchè trattandosi di un prodotto commerciale deve rispettare la legge e in questo modo aggirerebbe la protezione senza romperla.

    Una Notte Al Museo (Night At The Museum, 2006)
    di Shawn Levy

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    Dovevo ascoltare gli altri cinebloggers e rimanere a casa, o quantomeno andare a vedere altro...
    Che Una Notte Al Museo sia un film edulcorato te ne rendi conto subito da come vengono trattate le situazioni familiari dei protagonisti e da come la ragazza del film sia vestita e truccata il più sobriamente possibile. Come insomma tutto sia levigato (per gli standard americani).
    Ma almeno speravo in qualcosa di divertente. Come mi sbagliavo... Tranne qualche pezzo autonomo di Ben Stiller (che è sempre Ben Stiller), come quello della scimmia che strappa le istruzioni o il dialogo con Attila, e le piccole parti in cui interviene Ricky Gervais, per il resto quasi non si ride.
    Costellato di partecipazioni importanti (oltre a Robin Williams e Owen Wilson ci sono anche il GRANDISSIMO Dick Van Dyke, Mickey Rooney, Bill Cobbs, Ricky Gervais (l'unico sempre in parte e sempre originale) e Pierfrancesco Favino), il film non va oltre lo spunto di trama. Di notte il museo si anima. E basta. Da qui scaturiscono un po' di avventure ma nemmeno troppe, tanto che alla fine la trama si ripiega sui vecchi custodi che vogliono rubare la tavola egizia che dona la magia al museo...
    La cosa forse più interessante da notare in questo piatto film (a parte la splendida fotografia di Guillermo Navarro che inventa una trovata intelligentissima per focalizzare l'attenzione dello spettatore su ciò che il protagonista legge all'interno di una pagina) rimane come ad un certo punto, verso la fine, il film perda quasi ogni connotato di modernità (resituitagli a tratti dal citazionismo) e ritorni una pellicola simil disneyana, proprio in coincidenza con l'aumento di importanza del personaggio di Dick Van Dyke. Quando scappa con la diligenza ridendo malignamente come i migliori cattivi anni '50-'60, in quel punto sembra che tutte le parti del film (non solo la sua recitazione) facciano un salto indietro nel tempo. Cosa che tra le altre cose dimostra che in questi decenni non è cambiato poi molto nel cinema americano di facile lettura.

    TOP SCORE a cura di Compatto
    Agli inizi del 2006 si vociferava che Stephen Sommers potesse dirigere il film Una Notte al Museo, ora il nome Stephen Sommers ha molti significati tra cui: vaccata, effetti speciali a rotella e Alan Silvestri (da 6 anni a questa parte, ovvero da quando, Jerry Goldsmith compositore de La Mummia, non volle tornare a musicare il sequel). E' un unione che favorisce entrambi: Sommers può dire che qualcosa di buono nel suo film c’è e Alan Silvestri si può scatenare/esaltare come solo lui sa. Poi per vari motivi Sommers non prese più parte al progetto e al suo posto arrivò Shawn Levy e per un pò si fece il nome di John Ottman come compositore, poi invece a sorpresa all’ultimo rispunta Alan Silvestri.
    Quando si parla di Alan Silvestri si parla di un compositore che non esito a definire uno dei migliori in circolazione, quando si scatena (come lui solo sa fare) non c’è Mark Mancina, James Horner, John Williams, Hans Zimmer che tenga (forse solo John Debney può tenergli testa). Peccato che questo non è uno di quei casi, per carità lo score è bello, ci sono musiche divertenti, musiche drammatiche, musiche d’azione (con le sue tipiche marcette), però alla fine dei 53 minuti si rimane come con un senso di vuoto, come se mancasse qualcosa, che ne è dei 101 elementi d’orchestra?

    17.2.07

    Mancano tutti i dettagli

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    Non si sa ancora nulla di chiaro ma sembra sempre più evidente che in primavera iTunes comincerà a vendere video anche in Europa.
    Intanto su NEXT SCREEN giustamente ci si interroga (riprendendo da Variety) sul prossimo grande dilemma della diffusione di contenuti in rete, la rilevazione della popolarità e del numero di spettatori di un video (o comunque di una trasmissione video) in rete.

    Kinski - Il Mio Nemico Più Caro (Kinski - Mein Liebster Feind, 1999)
    di Werner Herzog

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    9 commenti

    Dovevo solo registrarlo. L'avevo già visto un paio di volte ma non ero mai riuscito a registrarlo, tuttavia ci sono finito sotto di nuovo e l'ho rivisto all'una di notte per l'ennesima volta.
    Già Herzog è tra i più grandi artisti in attività, questo documentario poi ne è la quintessenza.
    Propugnatore di un cinema di finzione anche quando fa documentari, un cinema forte, potente, magniloquente e pazzoide, come tutti i personaggi di cui narra le gesta, Herzog approda alla sintesi di tutto questo parlando del suo attore fetticcio ma soprattutto di se stesso.
    In Kinski - Il Mio Nemico Più Caro c'è tutta la passione per il cinema, tutta la storia e il rimpianto di Herzog per un'epoca che non tornerà più, quella dei film dai grandi mezzi, i progetti folli e sconsiderati come far passare davvero una nave su e giù per una collina solo con la forza delle braccia o girare tutto un film con un pazzoide su una zattera lungo il rio delle Amazzoni.
    Tutto il documentario si riassume nella frase che Herzog racconta di aver rivolto a Kinski per dissuaderlo dai suoi propositi la prima volta che voleva mollare il loro primo film insieme (Aguirre - Il Furore di Dio): "Non puoi andartene, perchè il film è più grande e più importante anche di me e di te".
    Più forte ancora di Kinski è Herzog ad emergere. Lui, il suo cinema e le sue idee.
    Il documentario poi è accuratamente studiato: prima demolisce con ogni mezzo Kinski ritraendolo come un folle, lunatico e pericoloso e solo alla fine con due inquadrature lo salva, ne svela l'intima bellezza e sensibilità.
    "Io e Klaus ci incontrammo ad un festival in Colorado, avevamo appena finito di girare il nostro terzo film insieme. Lui fu molto affettuoso e anche io, nonostante avessi da poco accantonato l'idea di ucciderlo".
    Una volta tanto l'aggettivo capolavoro non è peregrino.
    Accade l'incredibile coincidenza che anche Delirio Cinefilo abbia visto il film in questi giorni....

    16.2.07

    L'unica vera notizia

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    Tra presentazioni di nuovi modelli di telefoni cellulari per nulla innovativi, impensabili e futuristici accordi tra provider di telefonia e fornitori di contenuti, mi sembra che l'unica vera notizia che viene dall'ormai concluso 3GSM di Barcellona sia che Microsoft ha messo a punto (e tutti ne sembrano entusiasti) un nuovo tipo di DRM interoperabile.
    Si chiama PlayReady e oltre a fornire protezione (o limitazione, che dir si voglia) a file di qualsiasi tipologia (video, audio, videogiochi ecc. ecc.) sarà platform agnostic, cioè indipendente dalla piattaforma. Funzionerà con qualsiasi sistema operativo mobile e sarà compatibile con i pc.

    Un passo avanti serio e necessario per l'inizio della diffusione commerciale di contenuti a pagamento via telefono mobile.

    Me, Wii

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    Per una serie di coincidenze sono riuscito a giocare per una sessione a Tennis e Bowling di Wii Sports.
    Finalmente.
    Devo dire che la grafica è peggio di quanto mi aspettassi, invece la giocabilità è anche superiore. Effettivamente i movimenti sono registrati con una perizia e una precisione impressionanti e come sempre Nintendo non punta a simulare ma a divertire.
    Nel tennis per esempio non è possibile muovere il giocatore, lui va automaticamente dietro la pallina, bisogna solo portare il colpo, una simulazione alquanto inefficace che lascia però tutto il divertimento nelle mani dell'utente. I colpi ci sono tutti: pallonetti, backspin, top spin ecc. ecc. (per dire della perizia della rilevazione di movimento) e il coinvolgimento è massimo.
    Mi è rimasto solo un interrogativo. Quanto senso abbia giocarci da soli... E se non ci si senta un po' ridicoli...

    Dopo questa prova comunque mi sento in diritto di esaltarmi all'idea che uscirà anche un bel gioco di boxe....

    Cincinnati Kid (id., 1965)
    di Norman Jewison

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    2 commenti

    Strano fim Cincinnati Kid... Più ci ripenso più non mi dispiace anche se all'inizio (specialmente durante la visione) non ero molto entusiasta.
    E' la storia di un bravissimo giocatore di poker che però non si è mai mosso da Cincinnati. La sua fama è tale che il campione mondiale (vecchio ed esperto) decide di venirlo a sfidare e si crea l'evento.
    Asciutto, asciuttissimo, il film procede dritto verso il suo obiettivo (lo showdown finale tra il Cincinnati Kid e il campione) trascurando a tratti le parti accessorie (forse per questo non mi era piaciuto mentre lo vedevo). La trama è divisa in maniera assolutamente canonica: presentazione del personaggio, dimostrazione delle potenzialità/caratteristiche, presentazione dell'antagonista, scontro preliminare dove l'antagonista dimostra il suo valore, showdown. Tutto intervallato da storie personali che rendono i personaggi umani. Un classico che ha come unica novità un tocco di amoralità nel protagonista.
    Però come ho detto è tutto fatto a tirar via, come fosse un obbligo, fino al finale che mi ha sorpreso e mi ha fatto riconsiderare il film. Specialmente per l'ambientazione nel sud degli Stati Uniti (il funerale iniziale)...
    Non so, ha il suo perchè...

    15.2.07

    Arizona Junior (Raising Arizona, 1987)
    di Joel Cohen

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    7 commenti

    Se c'è una cosa che caratterizza i fratelli Cohen non è tanto il grottesco e la particolare ironia che riescono a dare anche ai loro lavori più seri (come Crocevia Per La Morte) quanto l'incredibile serietà sentimentale che traspare.
    E questo è particolarmente evidente in questo grottesco e ridicolo racconto di una coppia assolutamente improbabile composta da un pluricarcerato (un disperato non dissimile dai futuri Lebowski) e una poliziotta i quali, non potendo avere figli, decidono di rubarne uno ad un facoltoso commerciante che ha appena avuto 5 gemelli.
    Postmoderni già nel 1987 (quando solo Almodovar osava!), i Cohen accumulano iconografia da cultura di massa e stereotipi pop da immaginario collettivo (scenari da cinema fordiano popolati da figure degne di Mad Max), proiettando sullo schermo figure, situazioni e scenari metabolizzati dalla cultura contemporanea per asservirli ai loro scopi.
    Obiettivi deformanti e prospettive stranianti (oltre a qualche elemento di scenografia fuori scala, come nelle scene nella stanza dei bambini) sono solo il mezzo con cui narrare con incredibile partecipazione e rispetto la comica storia di una coppia di disperati alla ricerca di figli.