29.4.07

Rashomon (id., 1950)
di Akira Kurosawa

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E' sempre difficilissimo parlare di un film fondamentale come lo è Rashomon, opere indiscutibili sui quali è stato scritto e detto di tutto in tutti i modi.
L'incredibile cinema di Kurosawa compie il miracolo, anche più in là di I Sette Samurai e di Ran, più in là di tutto Rashomon non solo propone una struttura narrativa innovativa e destinata a diventare parte del cinema stesso, ma si concentra in una dimensione estetica che solo il racconto relega al margine e che invece è il cuore del film.
Il rapporto panico con la natura è il vero cuore del racconto nel racconto di Rashomon, i volti dei tre protagonisti sono continuamente velati dalle ombre della foresta (foto a destra), espediente per rendere l'afa con il bianco e nero mutuato da Marocco di von Sternberg, in più i forti rumori, gli insetti, la quiete e la primavera hanno un'importanza centrale in tutta la vicenda. E' la natura a scatenare l'ignoto ed insondabile accadimento.
Ma ancora anche le scene del racconto alla polizia (foto centrale) sotto un sole cocente e i racconti attorno al fuoco durante la pioggia (foto a sinistra). Rashomon si nutre di una dimensione estetica fortissima che attinge in primis alla natura.
Un film che riconcilia con tutto ciò che c'è nel cinema (anche con Ron Howard) e che riaccende il fuoco sacro dell'arte anche nel cuore più disilluso.

28.4.07

Le Ragazze Di San Frediano (1955)
di Valerio Zurlini

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Visto per curiosità, giusto per il nome di Zurlini, il film è la prevedibile delusione che ci si immagina. Storielle di gallettismo italiano sullo sfondo di una Firenze povera, con poca fantasia e la grande maestria di un momento cinematografico virtuoso dove tutto riesce bene e dove ogni stilema estetico riporta ad un mondo di forte empatia, grazie anche ad altri capolavori che hanno saputo costruire una grammatica visuale e originale (quella per l'appunto della commedia all'italiana) capace di funzionare anche in film mediocri come questo.
Ecco la dimostrazione di cosa si intenda per circolo virtuoso della creatività. Il fatto che anche un film di questo tipo alla fine sia minimamente interessante.

27.4.07

Il mio nuovo leader d'opinione

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Non vedevo personaggi simili dai tempi di Mai Dire Tv.
Il grandissimo Pino Scotto lo si può spiegare solo come lo ha definito Comante Eginetico nel segnalarmelo: "Ecco cosa verrebbe fuori se richard benson, ozzy osbourne e luciana littizzetto scoprissero di avere un fratello in comune".
Il teorico degli "spacciatori di demenza", colui che è contro la pena di morte gratuita. Già mi ha ipnotizzato. Allego solo due dei mille suoi video tratti dalla trasmissione satellitare che si trovano su YouTube. In uno confessa le sue paure (e tira fuori il suo cavallo di battaglia: il Grande Fratello) e in un altro risponde civilmente ad una critica acuta.

26.4.07

The Number 23 (id., 2007)
di Joel Schumacher

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Eccolo il film truffa. Il raggiro ai danni dello spettatore pagante.
The Number 23 parte come un film interessante pieno di suggestioni e di possibili risvolti di trama in un ambito (quello della numerologia) che lo accosta (almeno inizialmente) a Pi Greco - Il Teorema Del Delirio. Ma di tutte queste suggestioni e nodi da sciogliere sempre di più con l'incedere se ne perde traccia e la soluzione a questo giallo psicologico numerico alla fine è altamente insoddisfacente e di molto al di sotto delle premesse psico-filosofiche.
Joel Schumacher è un regista strano che ha alternato grandi cretinate (due episodi di Batman, In Linea Con L'Assassino, Il Fantasma Dell'Opera...) a buone prove (Linea Mortale, Tigerland, Un Giorno Di Ordinaria Follia). In questo caso sembra iniziare qualcosa che non può riuscire a finire, intrappolato da una trama intricata e piena di implicazioni da risolvere sembra puntare più che altro a creare la suggestione della persecuzione numerica nello spettatore più che cercare di raccontare una storia che fili e sia interessante.
Il protagonista è ossessionato dal numero 23, lo vede ovunque e quest'ossessione cresce anche nel film stesso, all'inizio è lui a far notare i mille particolari ("L'orologio segna le 2 e 3 minuti") e andando avanti rimane poi solo il regista a suggerire l'ossessione mettendo in primo piano targhe che sommate danno 23 o cartelli con il numero 23, cercando di illudere lo spettatore di essere diventato anch'egli ossessionato da quel numero.
E intanto la trama e i personaggi diventano sempre più ridicoli...
E il povero Jim Carrey vittima della sua ossessione di essere un attore anche drammatico è sempre più ridicolo. Si tira su solo quando si concede piccoli intermezzi comici, unici momenti di respiro.

Il paese più strano del mondo

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Leggo oggi che 25 sale sul territorio italiano (dico 25 sale!) saranno attrezzate con tecnologie di proiezione digitale, proiettori in grado di ricevere e inviare dati via satellite che potranno trasmettere in alta qualità (ancora non ho letto da nessuna parte quanto sia alta questa qualità digitale).
25 sale digitali! Un trionfo! E io che credevo che non ce l'avremmo mai fatta! Devo subito vedere quali sale stanno a Roma. Nemmeno una. E nemmeno una a Milano, Firenze, Bologna, Napoli e Palermo. Delle grandi città italiane solo a Torino ne è prevista l'adozione. Le altre? Tutte in paesini di provincia. Copioincollo l'elenco dei cinema e delle relative città (o paesi):
AFRICA Riccione (RN), AGNELLI Torino, AGORA’ Robecco sul Naviglio (MI), SALA ARGENTIA Gorgonzola (MI), CAPITOL Sermide (MN), CINETEATRO MASSAIA Torino, CRISTALLO Cesano Boscone (MI), CRISTO RE Padova, DON BOSCO Gualdo Tadino (PG), DUSE Agrate Brianza (MI), EDEN Genova Pegli (GE), IL PICCOLO Santo Spirito (BA), LEONE XIII Vicenza, LUX Quistello (MN), MANZONI Maniago (PN), MARTINOVICH Bassano del Grappa (VI), MICHELANGELO Modena (MO), MPX Padova, PRIMAVERA Vicenza, SALA DELLA COMUNITA’ Vo' di Brendola (VI), SAN FILIPPO NERI Collebeato (BS), SAN LUIGI Cuggiono (MI), SAN LUIGI Concorezzo (MI), SAN MASSIMO Verona, VICTOR Cesena (FO).
Vado avanti a leggere e scopro che è un progetto cattolico (eeeeehh!?!?!) a cui aderiscono le sale del circuito ACEC (associazione cattolica esercenti cinema): "La volontà comune con l’ACEC, che è stato partner fondamentale in questa operazione è di fare cultura nelle zone dove è difficile proporre il cinema, ma non solo, creando luoghi polifunzionali".
E quale sarà il primo film ad essere mostrato nelle modernissime sale digitali? Qualche gioiellino digitale come Guerre Stellari episodio 3, Spiderman 3 o Zodiac (tra poco in uscita)? No. La diretta della prima di La Traviata di Giuseppe Verdi diretta da Franco Zeffirelli (che cooosa!?!?!?).
Non ho parole.

25.4.07

Attendendo il post su Spiderman 3

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Alla conferenza stampa c'era anche Anna Praderio, che incontro per la prima volta nella mia vita.
Che classe quella donna. Che mito. Era veramente discreta.

Adesso lo segnalo a Beppe Grillo

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Sono convinto che il computer sappia benissimo quando hai fretta.
Deve essere un particolare tipo di applicazione (magari una componente DirectX) che Bill Gates ha fatto mettere in tutti i suoi sistemi in grado di rilevare il grado di fretta e urgenza di una serie di richieste fatte al computer.
E' sicuramente così altrimenti non si spiega come mai anche i computer più nuovi quando devi inviare una mail nel minor tempo possibile o quando devi fare delle operazioni in fretta o ancora quando stai mostrando qualcosa a qualcuno si rallentano incredibilmente e alle volte si impallano anche, benchè fino a quel momento tutto fosse filato liscio.
E' chiaramente una componente nascosta dei sistemi Microsoft, è troppo preciso per essere una casualità. Sono sicuro che è un'astuta mossa di Gates (magari concordata con Ray Ozzie) per stimolare il danneggiamento privato dei computer e aumentare quindi le vendite di componenti nuove. E' sicuramente un complotto ai danni dei consumatori e della loro sanità mentale.

Ricordate quella famosa presentazione di Windows 98 in cui mentre lo stesso Bill Gates illustrava alcune parti il computer si impallò e tutti si misero a ridere? Si era dimenticato di disattivarla.

Sunshine (id., 2007)
di Danny Boyle

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Ecco un altro film rovinato dall'ossessione di Danny Boyle per i morti viventi. Non era bastato evidentemente distruggere i buoni presupposti di 28 Giorni Dopo, anche Sunshine parte benissimo e poi si perde terribilmente.
Eppure sembrava che tutto andasse per il meglio, quella fantascienza povera (ma neanche troppo) e molto intelligente, basata su un mood e sul design più che su una storia clamorosa (in effetti la catastrofe è un espediente semplice). Boyle sa bene che una delle cose fondamentali della fantascienza è la precisione, che non è come negli altri generi in cui si può essere approssimativi, la fantascienza è una cosa da precisetti, percui partiti da un assunto di fantasia (l'esaurimento del sole), comincia a raccontare con dovizia di realismo e in maniera abbastanza indiretta le reazioni sulla terra e l'idea avuta per salvarsi.
In più c'è un personaggio principale veramente interessante, insolitamente complesso, buono (perchè sta con i buoni) ma veramente egoista. E' un vigliacco, prende decisioni sbagliate e quando c'è da salvarsi in primis non esita troppo. Insomma non il classico eroe, ma una figura più umana e doppia simile al protagonista di Trainspotting (che origina il male di tutti quelli che gli sono intorno per il suo bene).
C'è un altro problema però, che si manifesta da subito, le idee. Io capisco che film come Alien e 2001: Odissea Nello Spazio sono fondamentali e non si può prescindere dalle loro trovate e da come hanno cambiato il modo di raccontare il futuro e lo spazio in particolare, tuttavia c'è un limite a quanto si può attingere. Gli interni dell'astronave Icarus sono praticamente i medesimi di Mother di Alien, addirittura anche i mobili (l'indimenticabile tavolo quadrato con luce incorporata sul quale esce l'alieno dallo stomaco (foto centrale)) e le bombe (il congegno con i cilindri che salgono)! I giochi di gravità e l'uso del bianco di 2001, la scena in cui si fanno sparare da un astronave all'altra, la visuale da dentro la tuta spaziale e il respiro nello spazio, il computer che disattivandosi parla sempre più lento ecc. ecc.
A questo proposito il momento più (cinematograficamente) interessante è quando l'equipaggio prende coscienza della presenza di un intruso a bordo della nave. A quel punto le dinamiche sono esattamente le stesse di Alien (un intruso vuole fare fuori tutti e non si è capito cosa sia ma bisogna trovarlo), Boyle cerca di applicare la regola aurea di Ridley Scott (non mostrare mai l'essere, sarà più spaventoso) ma fallisce clamorosamente perchè per non mostrarlo, sfoca, sovraespone e riprende tutto a mano, insomma non è che non lo mostri ma fa in modo che non si capisca niente. Cosa che non ottiene nessun obiettivo.
Devo ammettere però che c'è un utilizzo della colonna sonora particolarmente calzante.
Si è poi molto parlato dell'eredità di Solaris per questo film (oltre ad Alien e 2001), io sinceramente non ce l'ho vista.

Un momento triste ma terribilmente vero

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Scena: la conferenza stampa di Spiderman 3
Contesto: le stars arrivano in ritardo di un'ora e mezza, tutti sono infastiditi anche perchè s'erano fatte le 5 del pomeriggio e tutti avevamo degli impegni oltre a dover scrivere il pezzo
Momento: verso la fine della conferenza
Trama: Sono seduto accanto ad un appassionato, un giornalista appassionato, a dire il vero non so neanche se fosse giornalista, avrà avuto un po' più d'anni di me, ma a giudicare dal posto che si era aggiudicato forse lo è o comunque scrive per qualcuno, di sicuro però era appassionato, l'avevo sentito discutere durante il lungo periodo di attesa delle stars con altri sul film (ne avranno parlato per una buona mezz'ora solo dal punto di vista cinefilo/fumettistico, ero rapito). Insomma l'appassionato ad una conferenza stampa dove tutti vanno di fretta perchè abbiamo iniziato con un'ora e mezza di ritardo e alla quale c'è tutto il cast di Spiderman 3 (il film più costoso della storia che esce prima in Italia che in America) la sua domanda da appassionato la vuole fare. Ma ce l'ha scritto in fronte che è un appassionato e quando si prenota e il moderatore gli fa quella faccia che vuol dire: "Ok la prossima domanda è la tua", gli si avvicina l'addetta stampa di Sony Pictures che gli sussurra in un orecchio (ma io sento uguale perchè di voyeuristici e impiccioni come me non ce ne sono): "Qui c'è gente che deve lavorare, ci sono i quotidiani che devono mandare i pezzi percui niente domande da cinefilo che ci rompono il cazzo, chiedi cose che interessano a tutti". Mi pietrifico io per lui.
Che momento triste ma vero. In quel momento si è palesata la tristezza di queste conferenze perchè l'addetta stampa aveva ragione, non è luogo per la passione.

Ad onor della cronaca (e dell'appassionato) confermo che quell'uomo la sua domanda l'ha poi fatta come ce l'aveva in mente. Tuttavia Sam Raimi se n'è fottuto e siccome sa che queste conferenze sono tristi ma vere ha usato un bel giro di parole e non ha risposto.
Cronisti 1 - Cinefili 0

24.4.07

Tutto questo non mi farà cambiare idea

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Scorsese ha deciso di mettersi in prima linea per la presentazione e distribuzione di Nuovomondo in America. Dopo vari passaggi in festival statunitensi il film uscirà il 25 maggio e recherà il nome del grande regista italoamericano sui titoli di testa (presented by) e nel materiale di marketing. Insomma Martin ci mette la faccia.
A me il fim non è piaciuto e secondo me lo fa per motivi sentimentali.

Committente ed opera d'arte

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Viene spontaneo chiedermi se il cambiamento di pubblico al cinema dagli anni '50 ad oggi ha causato il cambiamento di strato sociale dei personaggi rappresentati nei film o viceversa.
E' il committente dell'opera che vuole vedersi rappresentato o sono gli autori che hanno altre origini e parlano del loro mondo causando una disaffezione del pubblico più popolare?

23.4.07

Disturbia (id., 2007)
di D.J. Caruso

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Nonostante il nome del regista (che tanto ricorda McG) Disturbia non è male.
Ma non è male davvero. Da noi uscirà tipo il 17 agosto con una mossa che si può criticare ("ecco! Come c'è un bel film senza grandi star lo sbattono in momenti assurdi della stagione!") o approvare ("ecco! Finalmente si tenta di valorizzare la stagione estiva"). Io la critico perchè se vuoi valorizzare la stagione estiva non ci butti i film di poco richiamo.
Comunque nonostante il poco richiamo Disturbia sono due settimane che è in testa al box office americano tenendosi dietro (e di molto) Blades Of Glory, Meet The Robinsons e Perfect Stranger, per questo ne parlo ora (prima che Spiderman 3 lo faccia cadere nel dimenticatoio).

Il film si basa su La Finestra Sul Cortile, ma non ne è il remake, infatti La Finestra Sul Cortile vanta ormai un numero tale di variazioni sul tema da essere considerabile a tutti gli effetti un genere a sè (motivo per stare in casa + vicini da spiare + vicino che sembra un omicida + pubblica accusa del vicino + scoperta che non era un omicida con figura di merda davanti alla polizia + scoperta che invece lo era + showdown finale con rischio di morte per amici/amanti/parenti). Disturbia contamina questo genere con un altro grande metagenere che è la teen comedy (ragazzi nerd in provincia conoscono un ragazza fichissima che possibilmente si è appena trasferita e ha problemi familiari e che alla fine, dopo le avventure che vivono insieme, capisce che sono meglio loro dei quaterback), ma tutto è fatto in maniera veramente convincente, tanto che anche in quei pochi momenti in cui tenta di spingere sul sentimentalismo il risultato non è affatto scadente, risulta anzi molto sincero.
La prima parte con la reclusione forzata a casa del protagonista è raccontata molto bene con rispetto delle regole dei generi (teen comedy e Finestra Sul Cortile) e un po' di originalità che non si limita alla mera traslazione delle dinamiche solite più le tecnologie moderne (anche se è piena di megaspottoni a Xbox e Apple), Shia LaBeouf è indubbiamente calzante e se il film ha un attimo di flessione nel momento di svelamento della colpevolezza del vicino si riprende alla grande nello showdown finale dove D.J. Caruso utilizza forme e stili (senza però citare) di Brian De Palma con una sorprendente proprietà di linguaggio (cinematografico).

"Non mi avrete mai come volete voi"

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Non amo questo tipo di polemiche ma sinceramente, ma perchè mi dovrei fare Twitter? No sinceramente.
Ho già 3 messenger (MSn, Skype e Gmail) e già non è facile correggere ogni volta su tutti e tre il mio "status". Tutti quelli che conosco sanno quindi che faccio o posso già far sapere a tutti quelli che conosco quello che faccio. Nessun altro se ne interesserà!
Ok, Twittervision è fichissimo. Ma io perchè me lo devo fare? Voglio una vera "reason why" per l'adozione di Twitter.

Open source per il sociale

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Uno studente di Firenze come tesi di laurea realizza un software per l'aiuto alla diagnosi della dislessia e decide di distibuirlo sotto licenza open source. Ma il primo problema per un 24enne è: quale licenza usare?

22.4.07

Cane di Paglia (Straw Dogs, 1971)
di Sam Peckinpah

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Ecco finalmente un'opera tesa e "morale" che mette a frutto l'abilità, le idee e lo stile secco e asciutto di Peckinpah.
Dotato di un ritmo molto rilassato che si infiamma nel finale (come il protagonista e come il cane di paglia che brucia molto e molto in fretta) il film dimostra tutta la grande maestria di Peckinpah capace di descrivere caratteri e sentimenti in maniera indiretta (fin dalla bellissima e già eloquente scena dei titoli di testa), giocando di rimando e fidandosi molto delle capacità dello spettatore. Tutta la prima parte in cui vengono introdotti i ruoli e le figure in gioco è molto sottile, giocata su sguardi, inadeguatezze e lunghi piani con pochi dialoghi. Il misuratissimo Dustin Hoffman si contrappone perfettamente ai rudi campagnoli inglesi, anche nei botta e risposta.
Una volta creato il clima di ansia e tensione, il regista accende la miccia con un fatto scatenante e prepara l'esplosione di violenza finale tutta fatta di penombra e stacchi rapidi, pochi movimenti di macchina e un gusto particolare per la fotografia (tutta la parte in esterno con la nebbia e le luci).
Il sangue e le efferatezze sono indispensabili così come il crudo realismo della scena dello stupro (semi consenziente). Un vero film all'insegna della complessità che rinuncia ad ogni semplificazione e non fa sconti a nessuno, specialmente agli spettatori.

21.4.07

Il giorno che ho sempre sognato

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Da sempre mi sono pronunciato a favore del graffitaggio, dei murales e dell'"imbrattamento" dei muri cittadini con scritte e dipinti di vario genere, necessari nella loro illegalità e fondamentali per lo sviluppo e la circolazione delle idee e di uno spirito metropolitano.
Da tale punto di vista non potevo che essere un fervente ammiratore di Banksy (del resto è difficile non esserlo) e delle sue installazioni illegali e metropolitane.
E' dunque motivo di grande giubilo per me leggere che nel giorno in cui una delle sue opere più note è stata cancellata dai netturbini inglesi il mondo dell'arte è insorto affermando che quel murales valeva 450mila euro.

L'Italia dei Simpson

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Mi ero sempre chiesto come mai non ci fosse mai stato un episodio dei I Simpson ambientato in Italia dopo che sono stati dovunque nel mondo. Vedo ora su cineblog che invece sono stati anche in Italia, ma l'episodio da noi non è ancora (o non è mai) andato in onda, almeno a quanto mi risulta.
Sempre cineblog allega gli spezzoni tratti da YouTube dove si sente la lingua originale, cioè l'italiano parlato dagli americani e si scopre che anche loro fanno le cose un po' a tirar via, sia nell'episodio in questione infatti che in quello dopo (quest'ultimo però visto parecchie volte in Italia) dove Milhouse fa da insegnante di italiano a Lisa (impagabile il corso di italiano per italoamericani) l'italiano parlato è molto molto molto approssimativo.
Non concordo però con le scritte in sovrimpressione nei filmati che allego che lamentano le prese in giro, è il bello dei Simpson. Mostrare un MacDonald italiano con il vino al posto della Coca Cola o la fabbrica di Lamoborghini automatizzata con i robot che gesticolano all'italiana è nello spirito. I Simpson non hanno mai mostrato il mondo (nemmeno l'America) ma lo stereotipo pop del mondo. E quello è il nostro. Che ci piaccia o meno.








Come mandare in frantumi un primato

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Dopo il grande successo della prima serie in DVD di Twin Peaks molte erano state le polemiche per la mancata pubblicazione della seconda. Tanto che quando Ghezzi aveva mandato tutta la serie completa su Fuori Orario l'avevo registrata e messa su una serie di miei DVD vantandomi in giro di essere l'unico a possedere tutto Twin Peaks in DVD.
Leggo oggi che dopo le mille proteste esce ora anche la seconda stagione di Twin Peaks in DVD. Tutta quella fatica e quei DVD sono stati inutili....

Mio Fratello E' Figlio Unico (2007)
di Daniele Lucchetti

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Ecco le cose che sappiamo fare. La commedia a sfondo storico che disegna con tratti molto amari contemporaneamente un'epoca, un periodo del paese e una storia di persone e sentimenti con sguardo bonario e indulgente. L'umorismo malincomico che contraddistingue il nostro cinema (negli exploit migliori e nei peggiori) è tutto qui, nella sceneggiatura abilissima e di ottima fattura di Rulli e Petraglia che, come siamo abituati a vedere, con dialoghi asciutti e molto realisti delinea personaggi e sentimenti senza mai scadere nel palese o nel dichiarato.
Per questo un po' Mio Fratello E' Figlio Unico lascia l'amaro in bocca, perchè dimostra come il nostro cinema stenti a fare il salto di qualità e alla fine scada nel provincialismo e nel ruffiano. Ed è un peccato. Un peccato perchè stavolta (come altri episodi) la storia è interessante, i dialoghi sono scritti benissimo e con un umorismo molto raffinato ed intelligente, gli attori sono bravissimi (solo Scamarcio ne esce un po' ridimensionato, ma Angela Finocchiaro e Zingaretti nei ruoli da comprimari tengono su il film alla grande) e la regia è invisibile quanto basta.
Tuttavia alla fine il film di Daniele Lucchetti non riesce a volare verso obiettivi personali (che non necessariamente devono essere "alti") ma cerca biecamente di accattivarsi il pubblico. Prima vuole mettere in mostra il fatto che il rosso e il nero nei loro estremismi degli anni '60/'70 erano stupidi allo stesso modo (incredibile da un autore di scuola morettiana!), ma in realtà indirettamente prende posizione mostrando gli estremisti di destra come stupidi, violenti e ignoranti mentre gli estremisti di sinistra sono solo un po' ingenui e idealisti, ma tutto sommato buoni. Poi verso la fine del film i toni della commedia spariscono e lasciano il posto al melodramma sentimentale, si cerca la soddisfazione dello spettatore a tutti i costi con una conclusione amara ma in fondo positiva e poi si chiude con un ultima inquadratura che più ruffiana non si può, al punto che io stesso, che tanto faccio il distaccato e il superiore ("Ma guarda tu questi ruffiani... Tsè!"), non ho resistito e una lacrimuccia l'ho versata dando chiaramente subito la colpa ad un bruscolino nell'occhio per giustificarmi con me stesso....

20.4.07

Chi decide cosa guardo in rete?

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Nessuno decide cosa guardo in rete, perchè in rete c'è tutto e vedo quello che voglio.
Non è vero. Anche in rete qualcuno decide cosa guardo o cosa sento, certo meno che sugli altri media, ma comunque c'è, perchè non posso guardare e sentire tutto e ho bisogno di qualcuno che classifichi per me le cose più interessanti senza farmi perdere tempo.

Già ora il cinema, più della musica, sta dando spunti e piattaforme di lancio per chi ha voglia di sperimentare e divertirsi al di fuori dei vincoli dell'industria culturale. E non parlo dello User Generated Content ma dei contenuti prodotti amatorialmente da professionisti, cioè quei video che sono fatti in fretta e in maniera casalinga da chi però nell'industria culturale ci lavora.
Parlo di Jack Black e dei suoi video promozionali di Acceptable.tv, parlo di Alanis Morissette che fa un brano in quattro e quattr'otto basandosi su un pezzo dei Balck Eyed Peas e gira anche un video molto semplice il tutto per distribuirlo in rete e parlo anche di Will Ferrel che recentemente ha messo online The Landlord un piccolo video di 4 minuti girato in 45 minuti di tempo totali da lui, il suo amico (e compagno di lavoro anche professionale) Adam McKay e la figlia di Adam di due anni, un video esilarante nella sua totale idiozia che in due giorni è stato visto da 2 milioni e mezzo di persone (dati orientativi forse sono anche di più).

Ma non sta succedendo che i contenuti passano dai produttori ai consumatori senza gatekeepers. I gatekeepers esistono sempre perchè ci vuole sempre qualcuno che dia ordine al caos informativo e ora quei gatekeeper siamo noi stessi. Siamo noi e lo dimostra bene il sito messo su da Will Ferrel e Adam McKay.
Si chiama FunnyOrDie, e già nel titolo spiega il suo funzionamento. I video inviati sono ordinati in base al gradimento degli utenti, quello che non piace finisce nel gruppo dei brutti, se no sta tra i migliori. Punto e basta. Così si seleziona e si spinge ai consumatori solo il meglio (perchè chi si va a vedere le cose peggiori?).
E così del resto avviene ovunque, su YouTube ci sono i più visti e c'è il rating, lo stesso su MySpace ecc. ecc. E anche lo stesso meccanismo di embeddare un video su un blog o segnalarlo via mail è gatekeeping, il passaparola filtra il materiale valevole dai filmati di chi si inquadra le scarpe e lo fa circolare. All'inizio lonelygirl15 era bello e appassionante ora ha decisamente, saltato lo squalo ed è noiosissimo e infatti chi ne parla più?
E tutto funziona, almeno adesso.

Perchè adesso la popolazione di internet, quella attiva che spinge le cose in giro, le vota e le classifica è minoritaria, elitaria e selezionata. Non c'è il pubblico della televisione, per parlarci chiaro, ma più che altro quello che "non si troverà mai daccordo con una maggioranza". Non dico che ci sia la creme de la creme in rete, ma c'è un pubblico coerente e ben definito. Lo si capisce, per dire, dal fatto che in televisione non si parla mai di tecnologia, neanche ai TG, in internet invece tra le cose più viste o i siti più frequentati c'è sempre qualcosa di contenuto tecnologico. Questo la dice lunga sul fatto che il pubblico di internet non è il pubblico vero.
Ma il punto è che il pubblico vero ci arriverà in rete prima o poi. Prima o poi a selezionare e spingere i contenuti saranno gli stessi che fanno fare ascolti record alle cose che gli internettari schifano dai loro blog. A quel punto i video più visti di YouTube quali saranno?
Già ora spesso ci sono gattini che suonano il piano o gente che canta in playback (che è veramente la cosa più idiota (e più di successo) di tutte), e già ora vediamo che i contenuti di portali come Corriere.it o Repubblica.it sono sempre più mainstream, perchè (per lavoro) si adattano alla composizione del pubblico. E tra 5 anni? E tra 10?

Quando l'accesso e l'uso della rete sarà sempre più mainstream chi deciderà cosa guardo in rete?

Non sto facendo una previsione apocalittica ma realista del fatto che il periodo attuale di internet è transitorio, perchè la maggioranza non è rappresentativa della maggioranza reale del pianeta. Poi è chiaro che rimarranno sempre i siti di nicchia, le piccole community, la coda lunga che a livello mondiale darà la possibilità di vedere e sentire cose interessanti, questo sarà la forza di internet, allargare le nicchie e dargli dignità (e di certo non me lo invento io).
Ma questo momento, questo di questi anni in cui le cose che più piacciono alla gente in linea di massima piacciono anche a me, questo momento in cui hanno successo solo le iniziative che piacciono anche a me mentre quelle che mi fanno schifo falliscono non me l0 ridarà più nessuno. Questo momento di tecnologia immatura ed elitaria in cui gli utilizzatori assidui di internet e la sua importanza sono in quel giusto equilibrio di popolarità e nicchia, dove Alanis Morissette pubblica un singolo solo per la rete ed è bellissimo al pari del video e non lo devo nemmeno pagare ma c'è qualcuno che me lo segnala, ecco questa contingenza storica me la ricorderò a lungo.
E io che pensavo che non avrei vissuto momenti culturalmente esaltanti...

I Racconti di Terramare (Gedo Senki, 2006)
di Goro Miyazaki

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Il primo lungometraggio d'animazione del figlio del sommo Hayao è un compendio di tutto quello che il padre ha fatto vedere nella sua lunga carriera.
C'è la ragazza in contatto con la natura, ci sono i costumi di Nausicaa Della Valle Del Vento, il protagonista è vestito come Haku di La Città Incantata, lo scenario naturale è lo stesso di La Principessa Mononoke, c'è l'ecologismo, il misterioso mago che si trasforma in uccello e vola come in Il Castello Errante di Howl ecc. ecc.
Ma tutto è esibito, sbattuto in faccia, come se i contenuti facessero la differenza! In realtà il meraviglioso cinema di Hayao Miyazaki è tale non per il buonismo che lo pervade ma per come riesce a mettere in scena i sentimenti. Non è l'ecologismo, non è il volo e non sono i costumi a rendere grandi quei film, ma il "tocco", l'incredibile sensibilità di uno sguardo disegnato mostrato al momento giusto.
Così I Racconti di Terramare risulta come fosse il rovescio della medaglia dei film di Miyazaki, il loro lato oscuro. Dove i cattivi sono cattivi e i buoni sono buoni, la cosa più sacrilega che si possa vedere in un film miyazakiano nel quale l'approccio favolistico è bandito a favore di una complessità che da sola basterebbe ad illuminare la sala.

La cosa più curiosa è che ormai, a furia di vedere i film di Hayao, il solo assistere ad una storia narrata con quei disegni e quel tratto, già scatena un riflesso pavloviano di empatia...

Non esistono più gli autori di una volta

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Il Guardian scopre che non esistono più gli autori come erano intesi nella "politica degli autori", e ricicla figure come Charlie Kaufman al loro posto, ma non vale, non c'entra nulla. La storia è più complessa...

19.4.07

L'Ombra Del Potere (The Good Shepherd, 2007)
di Robert De Niro

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Il punto, e possiamo dirlo subito, è che Robert De Niro non è un regista e se la prima volta con Bronx, le cose non erano andate malissimo (solo mediocremente) sembrava essere merito della freschezza di un soggetto che era totalmente nelle corde non solo di Bob ma anche del suo cast, una di quelle cose insomma che tutti sanno fare bene e alla fine viene bene.
Tutt'altra storia per L'Ombra Del Potere, qui si tenta il colpo grosso. De Niro vuole parlare dell'America politica e sociale in una prospettiva storica, rilanciando i soliti temi della figura paterna (presente anche in Bronx), il tutto gestendo una mole impressionante di prime donne (Turturro, Jolie, Hurt, Joe Pesci, Matt Damon, Alec Baldwin...).
Alla fine come si può immaginare il risultato è un film di attori, quei film dove il centro rimangono sempre le prestazioni attoriali, spesso anche fini a se stesse. E' il caso dello stesso De Niro che si ritaglia il ruolo di un grande vecchio e che fa mille facce e faccette delle sue, che sono dei piccoli tocchi di maestria, ma assolutamente svincolati da qualsiasi funzionalità rispetto al film nel complesso, si potrebbero anche levare non cambierebbe nulla. E lo stesso vale a tratti per molti assoli dei protagonisti.
Il film dura 2 ore e 40, e con questo la dico lunga su quanto possa reggere senza un'idea di regia alla base e con le ambizioni che si ritrova...

18.4.07

BabelGum si prende Spike Lee

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Il prode Silvio Scaglia conclude un accordo con Spike Lee per mostrare il suo cortometraggio inserito all'interno del film All The Invisible Children su BabelGum, il software paratelevisivo per la rete che il patron di Fastweb sta spingendo in giro.
Già qualche tempo fa aveva avuto modo di dichiarare come BabelGum non fosse in competizione con Joost, il rivale più accreditato, e che anzi cercasse una nicchia di utenza, proponendo contenuti alternativi. Cosa che mi aveva fatto pensare ad una deposizione delle armi.
Al momento infatti Joost ha molte più frecce al suo arco, può contare su programmi leggermente migliori per qualità e quantità. Tuttavia la programmazione dei due software in generale è abbastanza ridicola, percui c'è molto margine di miglioramento e un accordo con Spike Lee (per quanto la momento limitato) potrebbe essere l'inizio di una serie di buoni propositi.

Ce ne sarà sempre uno solo nel mio cuore

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E' previsto per Giugno 2008 un nuovo film su Hulk che non terrà conto dell'opera di Ang Lee, azzererà la trama e ricomincerà da capo con Edward Norton nel ruolo di Bruce Banner.
Così hanno gettato fango sull'unico adattamento cinematografico da fumetto che nel recente trend fumettaro si era distinto per qualità e innovazione.
Un adattamento ne quale a dare i movimenti all'Hulk in CG c'era Ang Lee stesso! Ha troppo cuore quel film...

17.4.07

Sinceramente, ma quanto poteva durare?

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Eric Schmidt avvisa che è di prossima introduzione un filtro per i contenuti inviati a YouTube, il che significa che ben presto YouTube non accetterà filmati nei quali è presente materiale coperto da diritto d'autore. Un'innovazione annunciata da tempo (dall'acquisizione di Google) e che le stesse major televisive e cinematografiche hanno cominciato a caldeggiare con crescente violenza negli ultimi tempi.
Si sa ancora poco, non è noto quanto materiale sarà legittimo uploadare e che tolleranza sarà applicata, tuttavia qualora le cose dovessero andare in questa direzione si potrà parlare di fine di un'era.
La fine dell'era del più grande archivio video del pianeta in cui trovare i gol di una partita già poche ore dopo la messa in onda, dove trovare spezzoni di film, di episodi televisivi e di show comici o anche di materiale vintage.

Finisce un'era di illegalità (perchè di questo si trattava) per una parzialmente più legale (o per una dove ci si incammina verso la legalità), dove i contenuti digitali saranno gestiti direttamente dai legittimi detentori di diritto che decideranno se lasciare mano libera agli utenti (improbabile), gestire autonomamente la messa online dei loro video (probabile) o appaltare questo a grossi contenitori come YouTube (molto probabile), ma tutto sempre con il loro ferreo controllo su cosa e quanto mettere online.

Questo non significa che ci sarà una regolamentazione della pirateria (film e serie televisive continueranno a girare in rete senza controllo) ma significa la fine della libera pubblicazione del materiale rielaborato, tagliato e collezionato dagli utenti. La fine di un certo tipo di user generated content, perchè se anche alcuni produttori consentiranno il mashup del loro materiale, sarà comunque qualcosa di inquadrato dentro dei paletti, dunque inaccetabile.

La fine di un'era non vuol dire la morte di tutto, vuol dire trasformazione, rinascita. Dispiace anche a me perdere una simile possibilità ma so che se ne aprono di molte e nuove, che in questo modo potrò avere di più e meglio anche se con meno libertà.

E tanto prima o poi doveva finire.

Il Piacere e L'Amore (Iklimer, 2006)
di Nuri Bilge Ceylan

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L'Antonioni di Turchia, così è noto Nuri Bilge Ceylan, un appellativo che da una parte può essere lusinghiero ma da un'altra sottolinea inequivocabilmente una caratteristica saliente del suo cinema che può spaventare i più: la lentezza e la fissità.
Eppure in Ceylan (contrariamente che in Antonioni) queste caratteristiche si rivelano vincenti. Ceylan è in realtà infinitamente più lento di Antonioni, ma non è assolutamente noioso. Riesce a compiere il piccolo miracolo di girare un film soffermandosi per interminabili minuti sui volti dei protagonisti in silenzio senza che scadere nella noia.
Per fare questo l'equilibrio deve essere TOTALE. Ogni elemento della messa in scena è fondamentale. Le riprese in digitale consentono di fare lunghe prove e girare senza stacchi, la fotografia alterna grande profondità di campo a riprese ravvicinatissime e c'è sempre un'attenzione maniacale alla composizione dell'immagine. Quando poi nel finale si aggiunge anche la musica, il film cresce decisamente di tono. Tutto sovrastato da una grande prova degli attori che sono continuamente chiamati ad attirare sui loro volti tutte le attenzioni degli spettatori.
In questo modo dalla semplice trama di un uomo e una donna che si lasciano Ceylan riesce a parlare di umanità, andando più a fondo di tanti altri film che sono pieni di eventi.
Il Piacere e L'Amore racconta la quotidianità di una coppia che si lascia, di un uomo solo che cerca un'altra vita e che poi si rassegna a tornare con la sua amata. Ma lo fa con una partecipazione e una capacità comunicativa rara. Mai i silenzi erano stati tanto espressivi (in occidente). E in un clima del genere anche una scena come quella del sogno sotto il sole che culmina con le sabbiature è incredibilmente forte.
Il Piacere e L'Amore sicuramente non è un film facile, sono il primo ad ammetterlo, è un film che chiede allo spettatore, che pretende che questo si metta in una posizione attiva e non passiva, ma è anche un film che ripaga di tanto sforzo.

16.4.07

L'Ultimo Inquisitore (Goya's Ghost, 2006)
di Milos Forman

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Oggetto inconsueto questo film di Milos Forman. Lontano dai toni della commedia a cui ci ha abituato e che spesso hanno fatto la fortuna dei suoi film in L'Ultimo Inquisitore analizza la vita di un uomo attraverso le vicissitudini della Spagna a cavallo della dominazione napoleonica.
Non è un film sull'inquisizione, nè un film sulla Spagna, nè tantomeno un film su Goya, mai come in questo caso si può parlare di un film di personaggi, dove lo sfondo storico è davvero uno sfondo, canovaccio utile a mostrare sfaccettature, contraddizioni e risvolti inaspettati.
Personalmente ho amato più altri lavori di Forman e mi sembra che la sua forza sia sempre risieduta nella capacità di far passare idee, concetti e sentimenti attraverso la messa in scena ironica. In questo caso rinunciando all'ironia tutto sembra più evidente e un po' forzato tuttavia ci sono delle idee interessanti e momenti degni del termine "cinema", anche per la presenza del carismaticissimo Bardem, ma rimangono colpi di coda che sembrano più che altro il frutto di una maestria soffocata dalla pigrizia.
In alcuni tratti Forman cerca di riprendere lo stile visivo di Goya (foto centrale) e applicarlo alle sue riprese, cerca di continuare il suo discorso sul potere e i potenti (in maniera non dissimile da come fa in Amadeus) e di utilizzare forme di messa in scena alternative per rendere la sordità del personaggio, ma non si va più in là del tentativo.

13.4.07

"Consegni la pistola mr. Bond.... Anche l'altra"

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Ieri ho partecipato alla presentazione speciali di 30 minuti di Transformers, una visione parziale e non finita (alcune scene mancavano di effetti speciali e il sonoro non era quello ufficiale) di 4 scene estratte da parti diverse del film (sostanzialmente erano quelle del trailer viste per intero).
Mi piacciono questi eventi esclusivi, un po' perchè ci vengo invitato (ma anche se non sono invitato, oltre a rosicare, li apprezzo uguale) e un po' perchè creano con intelligenza il giusto hype intorno a qualcosa, anche se il film poi vale poco. A mandarmi è stata Radio24 (so che la mia superiore mi legge, altrimenti avrei mentito e avrei dato il merito unicamente alla mia fama indiscutibile).

Quello che si è capito è che non ci saranno novità inaspettate dal film, è quello che pensate sia, tanta azione, zero psicologia, molti luoghi comuni e conferme sulla bontà e l'opportunità degli stili di vita e di condotta consolidati. L'unica cosa degna di meraviglia è l'umorismo, più presente del solito.

Ma la vera sorpresa, oltre che la vera cosa interessante, sono state invece le misure di sicurezza messe in atto dalla Uip. Controllo ferreo all'ingresso, servizio d'ordine con auricolari, controllo al metal detector (quello a mano che ti fanno passare anche in mezzo alle gambe), consegna di ogni apparecchio tecnologico che va spento e infilato in speciali buste di plastica schermanti. Mi è stato chiesto di spegnere il telefono e di consegnare qualsiasi apparecchio tecnologico e lì ho un po' goduto perchè ne ero pieno. Tra telefonino, iPod e chiavette USB (???) ero quello che si portava appresso il maggior numero di bustine schermate. Esibite come un trofeo questo è chiaro.

12.4.07

How did they get there?

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Come hanno fatto il lungo piano sequenza in macchina di I Figli Degli Uomini dove la telecamera sembra spostarsi impossibilmente senza un operatore?

Last Minute Marocco (2006)
di Francesco Falaschi

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Con Last Minute Marocco diamo il via all'estate cinematografica. Al cinema infatti non ci sono 4 stagioni ce ne sono due: estate e inverno (con la piccola parentesi del Natale) e nel cinema estivo ci sono: 1) film italiani sull'estate con giovani che scoprono la vita 2) film dell'orrore 3) film americani di teenagers (anche detti teen-movies) che vivono avventure piene di suspense dal giardino di casa loro.
Aaahhhhh, un bel film sul Marocco! Ci voleva proprio, di quelli con le inquadrature dalla macchina che attraversa gli splendidi paesaggi del deserto mentre i protagonisti riflettono sulla loro vita, con un po' di musica arabeggiante, un po' di giovani in vacanza di nascosto dai genitori, i furti, la tratta delle donne, il fumo, i tappeti, il matrimonio combinato, le truffe, un padre che cerca un figlio per recuperare un rapporto, la romanità che si scontra con gli usi locali, la chitarra e una festa di occidentali che finisce alle 8 del mattino.
Non è tanto la qualità ma la ripetitività la cosa fastidiosa. Anche il western era ripetitivo, ma si lavorava sui personaggi cardine, mutando le situazioni intorno a loro per mettere in crisi le convinzioni degli spettatori. Qui invece accade il contrario, le situazioni sono sempre le stesse da 20 anni (da Vacanze in America dei Vanzina) e le uniche cose che cambiano sono gli oggetti tecnologici e i vestiti.
Spero che almeno incassi un po' e che si gonfi Nicolas Vaporidis, che insomma "funzioni". Sì, che almeno funzioni a livello commerciale.