29.6.07

gparker from Springfield

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Sul sito del film dei Simpson si può creare la propria immagine in versione Simpson. Attenzione che ci buttate i giorni interi.

Arizona Dream (id., 1993)
di Emir Kusturica

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L'incursione americana di Kusturica (apprezzata tanto quanto disprezzata) convince solo a tratti. Se in un certo modo non vuole (giustamente) tradurre necessariamente tutto il suo universo simbolico e semantico in America, dall'altra parte va alla ricerca di un romanticismo e di un'esasperazione dei sentimenti e delle velleità poetiche che non solo non gli appartengono in questi termini ma che soprattutto appiattiscono tutto.
Molte cose sono veramente belle, tutto il contrappunto del sogno con il pesce egli eschimesi e le mille piccole irrealtà di cui Kusturica dissemina la sua realtà non sono solo l'ennesima riproposizione di un modus operandi ma hanno un ruolo effettivo, sono utili oltre che belle. Ma è poi la storia d'amore, la diatriba tra le due donne e i sogni di volo (!!!) che rendono melenso e molto lento (inutilmente) il film.
Anche i continui rimandi al cinema, epliciti e palesi, risultano più pedanti del solito, anche se non posso non ammettere che l'ossessione del personaggio di Vincent Gallo per Intrigo Internazionale è una delle cose in assoluto più riuscite.
Ecco forse Arizona Dream convince di più quando devia dal tracciato principali e tratta i personaggi di contorno (anche lo zio interpretato da Jerry Lewis è un personaggio non stupido nè banale) che quando si concentra sulla storia tra i due protagonisti, noiosa e trita.
Peccato che alla fine rimanga poco esplorato tutto il rapporto del protagonista con la metropoli che mi aveva interessato da morire.

"Ah se non ci fossero i francesi...."

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Sono passate un po' di settimane dall'arrivo dei brani EMI su iTunes liberi da DRM e finalmente arriva l'anonimizzatore.
Infatti i brani EMI sono liberi per modo di dire, perchè si tratta di file mp3 normali (copiabili, convertibili, masterizzabili, editabili ecc. ecc.) ma che conservano sempre un watermark (cioè un marchio digitale) con nome, cognome, user ID e indirizzo mail dell'utente iTunes che li ha comprati.
Per questo arriva dal sito francese Ratiatum, Privatunes, applicazione di poco più di un mega che cancella ogni traccia dagli mp3 EMI.

Questi sono proprio quei meccanismi che mi sfuggono...

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Non si era fatto in tempo a gridare al ritorno di Tarantino e alla sua svolta finalmente autoriale, per un cinema definitivamente e totalmente personale che ora arriva la notizia che girerà Kill Bill 3 e 4.
La cosa sembra confermata da più testate, pare che il 3 sarà ambientato in Cina mentre il 4 prevederà le vendette della figlia della sposa.
Non si può che sperare per il meglio come al solito, anche se....

28.6.07

Transformers (id., 2007)
di Michael Bay

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Partendo con ogni pregiudizio possibile immaginabile sul film, sui personaggi e su Michael Bay devo ammettere che il film è stato meglio di quello che credevo. Forse il miglior Michael Bay fino ad oggi (non che ci volesse molto).
Contrariamente al solito infatti Bay si prende molto poco sul serio e nonostante anche le opere precedenti fossero spesso fondate sull'umorismo (vedi i due Bad Boys) questo era sempre accessorio o comunque esterno al film, cioè si ride per ridere e non per il film in sè. Transformers invece ride di se stesso in un fare compiaciuto che palesa la sua essenza di giocattolone, di gigantesco blockbuster traboccante di ralenti, esplosioni e belle facce. E' sostanzialmente più onesto del solito con lo spettatore e ride con lui di se stesso (vedi la parte di Turturro).
Mi sembra che finalmente in Transformers ci sia un po' di consapevolezza di quello che si sta facendo, senza aspirazioni di chissà che tipo ma con l'intenzione di fare puro entertainment.
Certo di idee di regia ce ne sono come sempre ben poche e sono comunque sempre le stesse 4 (rotazione circolare della macchina da presa, accelerazioni e ralenti e colori forti)...

Notavo però una cosa nel processo di (parziale, parzialisssssima) rivalutazione di Michael Bay, che in fondo questo modo di mettere in scena così "americano", nel senso più commerciale del termine, in fondo disegna quasi un'ideale di mondo, un'astrazione. Un mondo in cui tutti sono bellissimi, perfettissimi e ricchi, dove anche l'hacker che ha passato la vita a decifrare codici è una specie di modella con delle gambe incredibili, dove anche gli sfigati in fondo non sono veramente brutti e dove i problemi economici non esistono.
Certo se poi questo "stile" fosse personale di Michael Bay sarebbe anche meglio, ma in realtà è una tendenza comune di un po' tutti i blockbuster che nel caso dei film di Bay si esaspera oltre ogni limite possibile... Quasi che lo trovo in fondo ragionevole...

LE TECNOLOGIE DEL FILM

27.6.07

I.Channel

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I.Channel è una serie ospitata da YouTube ma chiaramente dotata anche di un suo blog autonomo.
Si tratta di una produzione indipendente, a basso budget ed elevato tasso di idee e competenza che parte da un assunto molto semplice e in fondo banale: i creatori hanno dato vita ad una serie interessante, intelligente e veramente in grado di sfruttare la rete come mezzo di comunicazione al meglio.

La serie parte con un ragazzo inquadrato da una webcam che si accorge di essere guardato, non si sa come ma si accorge di essere visto da qualcuno attraverso la webcam, ma non solo, si accorge anche quando la camera stacca e prende un'altra inquadratura, come fosse in grado di vedere le videocamere che lo inquadrano. A vederlo ci siamo noi, il pubblico effettivo.
Quasi subito riceve un telefono cellulare con il quale interagisce con il pubblico via SMS, i quali vengono scritti come fossero sottotitoli. Inizialmente è tutta sceneggiatura, anche i messaggi degli utenti sono in realtà parto degli sceneggiatori. Il protagonista si rassegna e vive spiato anche perchè quasi subito si entra nel vivo, cioè bussa a casa sua una ragazza per un appuntamento preso in precedenza.
Con il procedere degli episodi (già intorno al quarto) gli SMS che arrivano nella serie sono in realtà i commenti al post precedente, integrati dagli autori in modo da far sembrare che siano commenti in tempo reale a ciò che accade al protagonista. Quando sono scritti in corsivo sono venuti dagli utenti e quando sono scritti normalmente sono idee degli autori.
Il protagonista diventa sempre più dipendente dai consigli del pubblico che giustamente (come ha scritto un utente) grazie all'intelligenza collettiva sarà in grado di prendere la decisione migliore e aiutarlo effettivamente.

Tutto è fatto benissimo, recitato e scritto molto bene e con intelligenza. E' forse il prodotto più interessante di tutti quelli fin'ora visti in rete, l'unico in grado di tirare fuori qualcosa di originale utilizzando la forma di internet, cioè quello stile di direzione molto sobrio che si sta stabilendo sempre più come uno standard nelle produzioni specifiche della rete.
Più in là del popolarissimo e ormai in calo Lonelygirl15 e molto più "internet" di produzioni come PromQueen, I.Channel dimostra che forse lo spazio per una creatività vera c'è e fa sperare per il meglio.

The Messengers (id., 2007)
di Danny e Oxide Pang

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Tornano i fratelli Pang, già responsabili del terribile The Eye, e tornano con il loro primo film americano, fatto cioè all'interno di Hollywood.
Solitamente il primo exploit americano di un regista che ha raccolto consensi in patria e a livello internazionale è una riproposizione condensata del suo stile, una sorta di compendio degli elementi che lo hanno reso famoso, con The Messengers questo accade ma fino ad un certo punto.
Se è infatti vero che il film propone i soliti fantasmi in pieno stile j-horror, ed è (per farla breve) un lungo susseguirsi di spaventi col botto (quando cioè una lunga scena di silenzio e tensione è interrotta da un evento molto rumoroso che si scatena di botto e fa necessariamente saltare sulla sedia anche se lo si è previsto), è anche vero che si propone di fare qualcosa di veramente inusuale: mettere paura di giorno.
Con l'aiuto di un ottimo direttore della fotografia, lo sconosciuto David Geddes (qualche B-movie e molta televisione) i fratelli Pang barano un po' e creano un'atmosfera simil notturna (vale a dire oscura) in casa e molto solare e calda fuori (si tratta di un casolare di campagna in mezzo a campi coltivati). Se dunque in effetti la paura è instillata di giorno, è anche vero che le tenebre fanno comunque il loro ruolo.
Eppure quando nelle scene di maggior tensione la protagonista scappa, esce fuori dalla casa e tutto è calmissimo e assolato l'inquietudine in effetti cresce e in alcuni punti quando i fantasmi compaiono in camera da letto in pieno giorno si respira un certo senso di mancanza di via d'uscita.
Certo alla fine il bello non è tanto il film ma lo studio sui sistemi di paura umana, perchè per il resto, a parte una trama svelata con abilità, il film è abbastanza terra terra e un po' pieno di tutti i luoghi comuni dell'horror fissati da altri registi in un altro tempo...
Non ricordo se l'idea di far muovere la creatura diabolica in stop motion sia originale di questo film o venga da qualche altro j-horror, comunque non è male.

Indiana Jones è già in rete

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Spielberg è di nuovo sul set di Indiana Jones 4. E subito arriva la prima foto di Harrison Ford in costume e il primo video (chi becca la citazione alla fine del discorso di Spielberg? Dai questa volta è di una facilità mostruosa) dal set. Certo che è di un bello Spielberg sulla macchina con Lucas.....





Non è una cosa da trascurare. Sempre di più la promozione dei film si fa creando l'hype, cioè caricando di aspettative gli spettatori attraverso piccole anteprime, teaser trailer, foto di scena ecc. ecc. distribuiti in rete. Ma mai era capitato fino ad ora di avere già i video dal primo giorno.
Non si sa se Indiana Jones 4 farà un uso massiccio della promozione in rete durante la lavorazione o se questo sia solo un episodio isolato ma comunque non può passare sotto silenzio il fatto che il cinema dei blockbuster (specialmente dei più attesi) finalmente cominci ad usare la rete a proprio vantaggio.

26.6.07

Desiderio (Sehnsucht, 2006)
Valeska Grisebach

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Desiderio è un'opera prima, un esordio alla regia che come spesso accade è pieno di buone intenzioni sviluppate però in fretta e con poca coerenza.
Dietro si intuisce un'idea di cinema precisa fin nel minimo dettaglio, ma il film altro non è che la riproposizione di uno stereotipo del nuovo cinema autoriale europeo post-Dogma. A questo punto sono quasi meglio le recenti opere tedesche sul periodo nazista come Le Vite Degli Altri (che se non altro applicano uno stile classico).
Desiderio vuole affondare nel micro disinteressandosi del macro (cosa che a me piace pure), trattare della storia di un vigile del fuoco (part-time) che dopo molto tempo che vive felicemente con la sua ragazza ha un'avventura con un'altra donna, cosa che incrina il primo rapporto e lo getta in depressione fino al suicidio. Una storia che sembra uscita dalla cronaca di provincia, ripresa con uno stile come detto post-Dogma, cioè telecamera a mano ma non troppo esibita e una fotografia molto molto realista (attori poco truccati se non per nulla) e scene anticinematografiche.
Tuttavia alla fine questa storia micro non ha la forza della tragedia nè le aspirazioni del dramma universale è semplicemente una storia, nemmeno raccontata bene perchè procede con difficoltà, incede tra mille digressioni e lungaggini che non sono utili a definire meglio i caratteri (magari!!) bensì appesantiscono il racconto di particolari e personaggi secondari.
E alla fine il desiderio del titolo sembra quasi una perversa morale cattolica...
Poi è pure doppiato malissimo....

22.6.07

Come L'Ombra (2007)
di Marina Spada

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Come L'Ombra è l'ennesimo film intimista e silenzioso, dall'incedere lento e dai grandi intenti. Attraverso la storia di un insegnante di russo e di un'allieva che accetta di aiutarlo dopo esserne diventata amante, Marina Spada parla di solitudine, marcando tutti i toni possibili (nonostante l'apparente minimalismo).
Inquadrature sempre zoommate che giocano sugli equilibri tra sfuocato e a fuoco, inquadrando da vicino volti e oggetti, un cinema che non fa percepire i luoghi ma mira a cogliere i dettagli di una vita sola. Sola e disperata.
Ma invece di fare male, invece di colpire secco e duro Come L'Ombra lascia con un senso di vuoto involontario, dato dall'inconcludenza del film, che a furia di puntare in alto non si capisce bene dove voglia andare a parare (come del resto rimangono oscure le parole citate all'inizio e alla fine).
Marina Spada tenta il cinema più difficile possibile, quello che parli di sentimenti universali senza l'immedesimazione ma attraverso la contemplazione di uno stato e di un mondo (la città di Milano).
Senza dare spiegazioni di nulla (e questo lo apprezzo) la regista sembra procedere dritta come una spada sui suoi binari disinteressandosi se gli spettatori le stiano dietro o meno. E così i tanti temi sfiorati non sono riusciti alla fine a darmi il senso globale di smarrimento (o qualunque altro senso fosse voluto) che probabilmente era intenzione dell'autrice.

21.6.07

Prom Queen - la prima produzione ad alto budget per internet

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Certo che con questo titolo ho un po' esagerato... Alto budget è una parola forte....
Quello che conta comunque è che Prom Queen, per chi non ne avesse ma i sentito parlare, è una serie prodotta appositamente per internet nella quale ogni episodio dura 2 minuti e che veniva aggiornata quotidianamente fino a ieri. E' frutto della Vuguru, la compagnia di produzione fondata da Michael Eisner, l'uomo che è stato per decenni alla guida della Disney e che ora ha deciso di buttarsi su internet.
80 episodi per 80 giorni, una trama ben decisa (un gruppo di ragazzi diversi si preparano al ballo di fine anno e tra loro c'è un omicida) e la volontà di segnare lo stato delle cose sia a livello commerciale che filmico.

Dal primo punto di vista l'impresa è riuscita, la serie è stata seguita e gli sponsor sono arrivati (inizialmente era solo il film di prossima uscita Hairspray ma altri sono comparsi verso la fine) tanto che ci sarà un seguito (come anche l'ultimo episodio lascia intuire). Dal punto di vista della forma invece mi sento di dire che il tonfo è totale.
PromQueen sbaglia tutto secondo me. Recitazione inadatta al mezzo, trama inadatta, formato inadatto e modo di presentarlo inadatto.
Come per le serie televisive americane si sono alternati diversi registi per ogni episodio, questo ha dato poca continuità, ognuno sapeva di dover in 2 minuti creare suspense per l'episodio successivo (cosa che ha portato ad eccessi ridicoli) e soprattutto nessuno di questi registi aveva confidenza con le dinamiche del cinema in rete.
Il cinema in rete (che sia seriale o meno) sta assumendo infatti una sua forma, delle sue caratteristiche e dei temi prediletti. Prom Queen era fuori da tutto questo. Non c'era la suspense che ci doveva essere ed era molto banale, pensato per un pubblico che non è esattamente quello che al momento è lo zoccolo duro della rete, ma più quello della televisione.
Inoltre seguire un episodio nuovo al giorno è una fatica. E in 2 minuti non c'è soddisfazione, per questo io seguivo la serie con il riassunto settimanale (un file unico che mostra i sette episodi di filato).

La qualità delle riprese e della recitazione era tutto molto accettabile, del resto si trattava di una produzione con i soldi, ma era lo specifico della rete a mancare si vede proprio che era un prodotto di un colosso dei vecchi media.

Questi si che sono nerd seri

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Zorflick mi consiglia Miguel Mesas che sul suo sito pubblicizza i trailer di due sue opere (anche se potrebbe essere che ha girato solo i trailer), una è Batman: Arkham Asylum (tratta dall'omonima graphic novel) e l'altra è Capitan Harlock.
Sono produzioni indipendenti i cosìddetti fan film, cioè film fatti da fan organizzati. Certo che organizzazione...

Vivere Un Sogno (Goal 2: Living The Dream, 2007)
Jaume Collet-Serra

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Gira la leggenda che il calcio sia infilmabile, che non sia cioè possibile fare un film in cui il calcio è l'elemento fondamentale. Con l'autorevole eccezione di Fuga Per La Vittoria (che comunque è un film di calcio sui generis) infatti mai si è riusciti a fare qualcosa di convincente che ruotasse attorno al calcio giocato ai massimi livelli.
Molte le difficoltà di ordine pratico (dal riempire uno stadio, al riunire diversi campioni e farli interagire, dal mobilitare gli sponsor ad ottenere i diritti per sfruttare immagini e marchi di squadre diverse) e molte anche quelle di ordine cinematografico (una partita di calcio è oggettivamente difficile da coreografare).
A tutto questo ha tentato di porre soluzione la trilogia Goal, di cui Vivere Un Sogno costituisce il secondo capitolo. La soluzione della produzione inglese è fondere riprese (non televisive ma girate da troupe ad hoc) di partite vere con immagini girate separatamente degli attori, in modo che con un grande lavoro di fotografia e montaggio si riesca a non far notare mai che il personaggio di fantasia che gioca nel Real Madrid di Bekcham, Raul e Zidane in realtà non compare mai inquadrato con loro. E devo ammettere che a tratti il trucco riesce, anche se spesso c'è un uso veramente terribile degli effetti speciali che addirittura aumentano l'effetto di un tiro sul pallone, come fossimo in Holly e Benji.
A parte questo è comunque vero che le sequenze del film che si svolgono sul campo sono molte e a tratti ben fatte, ma non solo tecnicamente, anche e soprattutto dal punto di vista del racconto calcistico. Mentre infatti tutta la parte fuori dal campo (le crisi con la fidanzata, la crisi con il procuratore, i soldi e le donne e una improbabile famiglia che ritorna) è veramente ridicola, le dinamiche calcistiche convincono davvero.
La partita sotto la neve (dura e a tratti incomprensibile), la figura di Rutger Hauer (che funziona anche se un minimo di più si poteva impegnare) e infine il momento in cui la punta che non segna da troppo si sblocca sono momenti di calcio veri. Peccato non ci sia stata la volontà di puntare unicamente sul calcio e farne la trama, mostrare le dinamiche da spogliatoio le difficoltà della vita a contatto continuo con lo sport e le occasioni di crisi e rinascita che questo offre.

Esilarante l'eccessivo product placement e le comparsate dei calciatori reali che per lo più si sono limitati a concedere i diritti per l'uso di riprese dal vero e solo verso la fine hanno "recitato" senza pronunciare una parola ma almeno essendo presenti nelle medesime inquadrature con il protagonista.
Ridicola oltre ogni dire l'importanza data a David Beckham (presente anche nella locandina con gli attori benchè non abbia alcun ruolo nella trama) continuamente inquadrato durante le partite di calcio per ogni fesseria e nominato o indicato in ogni quando. Addirittura il momento topico del film (il gol all'ultimo minuto che fa vincere tutto) è affidato a lui e non al protagonista (che segna il gol del pareggio).

20.6.07

Surface computing all'italiana

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Progetto nostrano, precedente a quello del computer da tavolo di Microsoft, indipendente e più orientato al business immediato. Un computer da tavolo per pizzerie, pub e ristoranti (come quello inventato da Bushnell) per fare ordinazioni e intrattenere, un esperimento che prova le possibilità di una superficie con integrato un computer anche se non si avvale dell'interfaccia multitocco di Milan.

TMNT (id., 2007)
di Kevin Munroe

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Dopo anni di silenzio e un certo revival televisivo (dovuto anche ad una nuova serie animata) esce un nuovo film delle tartarughe ninja, personaggi di culto del fumetto underground degli anni '80, poi in seguito grande successo televisivo-commerciale per i bambini degli anni '90, subito esportato al cinema con 3 film che in parte rispettavano lo spirito underground metropolitano delle storie originali (la vita nelle fogne, l'inquinamento, l'amico con il camion della monnezza, le battaglie in luoghi improbabili e dimenticati ai margini delle grandi città ecc. ecc.).
Ora il quarto film della serie torna in animazione computerizzata e torna in una maniera assolutamente anti-cinematografica, TMNT è infatti un episodio della serie animata allungato, non c'è assolutamente nessuna visione cinematografica nè nessuna velleità di fare un "film", ma semplicemente proporre una lunga avventura delle tartarughe ninja, per altro propedeutica a fare da ponte tra i film precedenti (c'è una certa continuità) e possibili seguiti (il finale è molto aperto).
Anche l'animazione in tre dimensioni non è delle migliori, più adatta alla televisione che al cinema. Più che altro si fa il terribile errore di voler andare oltre le proprie potenzialità, mentre infatti le tartarughe sono animate decentemente, gli umani sono terribili.
Dal punto di vista della trama nulla da dire: un episodio tv.

19.6.07

Michael Moore e la pirateria digitale - parte II

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Ormai distrutti dalla notizia che una copia in qualità DVD del film Sicko (in uscita in america tra un po' più di una settimana) gira liberamente in rete la produzione si è rivolta ad una società anti-pirateria che sta invadendo i circuiti P2P di copie fasulle del film, file della medesima dimensione con il medesimo titolo ma che non contengono il film, in modo da rendere più difficile il download del file giusto e scoraggiare gli scaricatori.

Moore sostiene che non perseguirebbe mai uno che ha scaricato un suo film (ma la produzione lo farà volentieri) e che al tempo stesso è un'opera concepita per il grande schermo e non si parla di una persona che ha fatto una ripresa in un cinema ma di qualcuno che con manovre di corridoio ha rubato una copia DVD ad alta qualità.

Sono insomma tutti convinti che questo inficerà l'incasso del primo weekend. Ma nessuno ricorda che una cosa simile accadde già per Farenheit 9/11 senza che ci fossero problemi al box office.

XXY (id., 2007)
Lucia Puenzo

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A Cesare quel che è di Cesare, la Teodora Film è riuscita a portare in tempi record questo film dal festival di Cannes, dove ha vinto il gran premio della (settimana della) critica, alle nostre sale (chissà quante poi...).
Si tratta di un film in pieno stile europeo (pur essendo argentino), sommesso e minimale con telecamera a mano e fotografia garbata, tutto centrato sulla protagonista affetta da una rara patologia (se così si può chiamare) cioè la presenza simultanea di gameti maschili e femminili, in sostanza la ragazza (quindicenne nel film) è dotata sia di attributi sessuali maschili che femminili, cosa che la rende immediatamente un freak agli occhi dei coetanei.
Le decisioni da prendere, quale sesso scegliere, le cure da fare, la volontà della ragazza, l'impotenza dei genitori e il mondo che li circonda sono l'obiettivo del film che mostra alcuni giorni in cui nella casa della famiglia in questione viene a stare un'altra famiglia di un chirurgo plastico, il cui figlio intratterrà una strana relazione con la ragazza traumatizzata da un non precisato avvenimento accaduto con un altro ragazzo (anche se si capisce che lei non le deve aver detto nulla e lui non ha reagito bene alla sorpresa).
Apprezzabilissimo lo stile pacato (è sufficientemente forte l'argomento) e l'effettiva delicatezza con cui viene affrontato (una volta tanto non è un luogo comune ma una cosa vera), con cui vengono filmate anche le scene di sesso e di pubblica umiliazione.
Quello che mi è piaciuto di meno tuttavia è il modo in cui un po' si perde e si annacqua la storia seguendo anche altri personaggi, interessanti a tratti anche più della protagonista (che non è che sia il massimo dell'interesse). In particolare mi ero affezionato molto al ragazzo che entra in contatto con lei e che si scopre omosessuale vedendola dotata anche di attributi maschili e anche abbastanza ai suoi genitori...
Ancora non ho deciso se questo stile europeo-autoriale-moderno (rifiuto della profondità di campo, che una volta era la firma dell'autore, e telecamere incollati ai volti ma sempre con pochi stacchi di montaggio e più movimenti di macchina) mi piace o no....

A margine mi sento in dovere di manifestare il mio stupore nello scoprire che la regista Lucia Puenzo, arrivata alla direzione dopo una certa gavetta nel mondo della sceneggiatura, e obiettivamente dotata di doti registiche e di un certo senso personale del racconto, è bellissima. Sarà pure una valutazione beceramente maschilista ma a me vedere le sue foto (1, 2 e 3) mi ha veramente stupito e mi ha fatto pensare che, a parte l'altro caso della pianista jazz Diana Krall (1 e 2), in effetti raramente avevo visto donne così belle essere esponenti di spicco della loro categorie.

18.6.07

Cresce l'attesa

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Dopo essere stato ospitato in tutti i principali festival minori il prossimo film (di nuovo una pellicola di fiction) di Herzog, Rescue Dawn finalmente esce (almeno in America per il resto ancora non ci sono date) il 4 luglio.
E già è stata messa in rete un clip del film che non fa capire molto se non che siamo lontanissimi dallo stile herzoghiano, cioè europeo e molto più dalle parti di chi commissiona il film (gli americani). Sarà proprio l'evento dell'anno prossimo...

Tra un anno esatto

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Con un po' di boria la Pixar annuncia il suo nuovo cartone già ponendolo a livello dei precedenti (e ponendo questi in automatico su un piedistallo). Wall-e sarà nei cinema di tutto il mondo ad agosto del 2008.
La Pixar è nota (tra le altre cose) per essere la prima casa di cartoni animati a fare del cinema "guardandosi indietro", tenendo cioè sempre presente il cinema che c'è stato prima di loro, e già questo teaser contiene una gigantesca citazione sebbene mezza nascosta...

Usiamolo come esca

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E' ormai di dominio pubblico il fatto che Sicko, il nuovo (e per certi versi atteso) documentario di Michael Moore sullo stato della sanità americana, a seguito di incidenti che non stiamo qui a precisare è finito su circuiti P2P ben prima dell'uscita regolare.
Abbiamo ora occasione di vedere quanto possa incidere il popolo della rete, o quantomeno se inciderà o no.
Io non credo. Credo che nonostante la presenza in rete a quasi due settimane dall'uscita americana il box office non sarà intaccato assolutamente. Sono pubblici diversi.
Anzi potrei azzardare che se il film non è male (come non era male Bowling A Columbine) potrebbe giovare da questa sorta di anteprima per la massa di leader d'opinone in erba.

Le Regole Del Gioco (Lucky You, 2007)
di Curtis Hanson

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Non c'è nulla di più tipico dei film sullo sport e/o sui giochi e Le Regole Del Gioco (titolo italiano come al solito inspiegabile) per il poker le rispetta tutte.
Un lui bravissimo, bello e tormentato da un cattivo rapporto con il padre (ma no!?!) o comunque con una figura pseudo-paterna che applica anche alla sua vita le dinamiche che gli danno successo nello sport/gioco in questione, intrattenendo solo fugaci rapporti sentimentali. Una lei idealista e leggiadra che gli si oppone ma in fondo lo capisce e lo completa e gli farà capire che nella vita c'è anche l'amore. Una storia d'amore che parte, si infrange e si ricompone nel grande finale che è anche una finale di un campionato della disciplina in questione in cui l'eroe solitamente vince se è parte di una squadra, se no perde ma perdendo impara più che vincendo. Tutto inframezzato da riprese di pezzi di abilità dello sport/gioco in questione.
Rispetto a questo rigido schema al quale nessuno si può sottrarre (ne è vittima anche Scorsese in Il Colore Dei Soldi) Le Regole Del Gioco non innova in nulla ma si adatta bene. Hanson fa una scelta fondamentale e azzeccata, cioè ambientare il film nel 2003 quando le World Series di Poker (l'avvenimento intorno al quale ruota tutto il film) furono vinte per la prima volta da un giocatore che non aveva mai giocato un torneo dal vivo e si era qualificato via internet, in modo da incentrare tutto sullo scontro vecchio mondo/nuovo mondo (grande classico), cosa che dà modo di spiegare con efficacia l'universo del poker (poi magari se faceva il film un po' meno conservatore era pure meglio...).

Quello che conta comunque in questi film è il modo in cui si riprende lo sport/gioco e devo dire che apprezzo la scelta di occupare gran parte del film con le partite di poker, riprese in maniera secca e poco fantasiosa ma non televisiva (che era un rischio) e commentate da Caressa (che è il commentatore italiano dei campionati di poker).
Certo va anche ammesso che però in certi punti sembrano le partite a Chemin de fer di Bond dove uno gira una carta già alta e Bond regolarmente ha l'unica carta più alta di quella.

17.6.07

Cannibal Holocaust (1980)
di Ruggero Deodato

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Film che ha assunto l'aura di grande cult più che altro per la sua introvabilità (anche se da quando esiste il file sharing....) Cannibal Holocaust non viene trasmesso da nessuna televisione nè venduto da nessun negozio di DVD (anche se si mormora che finalmente stia per uscire anche in Italia) perchè può vantare censure in 32 diversi paesi del mondo.
Ho avuto la fortuna di vederne una versione integrale in DVD originale comprato a San Marino e con mia grandissima sorpresa mi sono trovato di fronte ad un film fortissimo non tanto nei termini delle immagini (sicuramente impressionanti) ma soprattutto nei termini dei contenuti. Un vero capolavoro di cinismo e disillusione, capace di mostrare crudeltà e insensibilità (temi affrontati mille volte al cinema) con occhio disincantato e semidocumentarista evitando sistematicamente ogni spettacolarizzazione.
Cannibal Holocaust già si presenta con una trama sui generis: è la storia di una troupe che va in Amazzonia per capire che fine ha fatto un'altra troupe inviata lì per un reportage su una tribù indigena di cannibali. Arrivati in loco si trovano in uno scenario terribile di violenza e cannibalismo dal quale escono non senza qualche fatica. Trovano i corpi mangiati della troupe precedente ma riescono, entrando in buoni rapporti con la tribù (in fondo ragionevole), a recuperare il girato. Rientrati a New York visionano il materiale discutendo di una possibile messa in onda (che chiaramente non avverrà mai).
Dunque gran parte della trama è occupata dal reportage sulla ricerca dei dispersi e sulla visione del materiale da loro girato (che spiegherà le cause e le dinamiche della loro morte). Nonostante la mancanza di intreccio il film è molto avvincente e soprattutto colpisce per il modo in cui Deodato prima presenta dei protagonisti umani da contrapporre ai cannibali e poi ne mostra il lato oscuro, riuscendo a scendere in abissi morali indicibili prima ancora che in vortici di sangue e violenza esplicita.
Ma sia la violenza che il sesso (anch'esso molto presente) per quanto espliciti e forti non sono davvero mai gratuiti.
Girato in maniera molto secca e semplice, con profondità di campo, alcune scelte essenziali (prime fra tutte quelle su come mostrare la violenza) e telecamera fissa, tranne nei casi in cui si tratta della cinepresa degli operatori nella giungla (in quei momenti si adatta ad un tipo di ripresa da battaglia come anni dopo farà The Blair Witch Project), Cannibal Holocaust parla in primis di cinema, di visione, dell'ossessione del riprendere e documentare la realtà piegandola alla propria volontà, di come la macchina da presa in realtà menta sempre. In seconda battuta parla di cinismo e brutalità umana (forte la contrapposizione tra i grattacieli e la giungla i due luoghi della brutalità) e infine parla di violenza (e questo era facile) ma in modo anticonvenzionale, molto umano, parla di come ci si abitui alla violenza, di come le soglie varino da soggetto a soggetto e di come abbattute queste soglie emergono le vere differenze tra un uomo civilizzato e uno che non lo è.
Da sottolineare anche le bellissime musiche di Ritz Ortolani usate a volte come sottolineatura a volte come contrappunto o per contrasto in modi veramente convincenti come non mi capitava di vedere da tempo.

Tutto il film forse sta nella sensazionale scena della scoperta della donna impalata (foto al centro e a destra) e nel cambio di espressione da esaltato a schifato di uno dei protagonisti quando è avvertito di essere inquadrato.

16.6.07

Ho visto una cosa....

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4 commenti

L'altro giorno mentre vedevo gli Extra di Nosferatu di Werner Herzog, durante il documentario girato durante la realizzazione del film ad un certo punto sono stato folgorato da una scena bellissima.
Va anticipato che a me tutta la storia del rapporto Herzog-Kinski (che culmina con il documentario Il Mio Nemico Più Caro) mi fa impazzire.
E' un momento in cui Herzog sta dirigendo Kinski che recita molto vicino alla macchina presa e Herzog guarda nell'obiettivo, ad un certo punto Kinski esce dalla ripresa e sta accanto alla macchina e il regista tedesco gli prende la mano, come due innamorati e Kinski non se ne meraviglia affatto. Rimangono così fermi tenendosi per mano uno accanto all'altro con Kinski vestito da Nosferatu e Herzog che guarda nell'obiettivo.

Minority Report (id., 2002)
di Steve Spielberg

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Per un motivo o per l'altro per 5 anni non sono mai riuscito a vedere Minority Report, nemmeno in televisione ma ora finalmente ho posto rimedio.
La voce era che fosse un film terribile, inguardabile, una caduta di stile pazzesca di Spielberg. Beh forse è stato che ero preparato al peggio, ma devo dire che Minority Report non è niente male...
Iniziamo subito col dire che è vero che la trama subisce dei cali vistosi, delle forti semplificazioni e ha un finale un po' frettoloso ed è a tratti (ma piccoli) un po' ridicola, specialmente rispetto allo spunto dickiano che come sempre è la cosa migliore.
Ma non può essere ignorata la splendida visione del futuro di Spielberg, che sceglie colori desaturati e una dominante blu per girare da maestro (alcune sequenze sono veramente da urlo) un film tiratissimo, dal ritmo perfettamente equilibrato e di una bellezza impressionante. Le luci sempre provenienti dal set, la lieve e continua sovraesposizione, l'utilizzo funzionale della camera a mano sono tutti elementi impossibili da trascurare.
Per esempio anche la sequenza dei ragni che cercano Tom Cruise, girata con un lungo piano sequenza dall'alto è magistrale per come fosse effettivamente il modo migliore di mostrare la caccia dei ragni. E non è nemmeno che il film è un collage di pezzi di bravura scollati, è invece un tutt'uno perfettamente unito.
Insomma il film avrà anche qualche scivolone a livello di sceneggiatura, ma non si sono mai visti scivoloni meglio messi in scena. Anche la scena dell'inseguimento nella catena di montaggio è un po' forzata, ma fatta in un modo che gli passeresti qualsiasi cosa...
A tratti un po' Akira, a tratti (ovviamente) Blade Runner, ma sempre con una personalità invidiabile, il futuro desaturato (e bagnato) e neanche troppo pessimista (per essere comunque distopico) di Spielberg convince veramente.

15.6.07

La Signora di Shanghai (The Lady From Shanghai, 1947)
di Orson Welles

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La Signora Di Shanghai è l'ultimo film di Orson Welles fatto ad Hollywood, quello che ha scatenato la gigantesca frattura con i grandi studi, dopo la quale è cominciato il periodo di vagabondaggio europeo del regista alla continua cerca di fondi per realizzare altre opere.
Come tutti i film del post-Quarto Potere anche La Signora di Shanghai non è come Welles l'avrebbe voluto, ha una colonna sonora differente, scene realizzate in maniera diversa da come le avrebbe volute lui e tagli di montaggio che non gli appartengono. Tuttavia come spesso è accaduto il film rimane gigantesco comunque, specialmente nel finale con la famosissima sequenza nella casa degli specchi al Luna Park.
Noir sui generis (come già Lo Straniero) dove le figure sono annebbiate, la perdizione non è mai totale (solo accennata da una voce fuori campo ma mai realizzata concretamente) e dove la dark lady non è così dark, La Signora di Shanghai, è come spesso nel cinema di Welles, un film di intrighi di palazzo senza i palazzi, un dramma shakespeariano nella modernità.
Memorabili come sempre alcune soluzioni visive, come il lentissimo avanzamento dell'inquadratura durante la conversazione in tribunale e per l'appunto i giochi di specchi finali, un po' meno memorabile invece il moralismo finale.

13.6.07

Dal call center al personal assistant

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C'è una società italiana, la Kallideas, leader nella progettazione di avatar per l'interazione tra utente e azienda.
Si tratta di progetti di intelligenza artificiali, virtual assistant in grado di interagire con l'utente come farebbe un umano, senza rispondere a pattern predefiniti ma adattandosi di continuo al linguaggio naturale e riconoscendo l'utente e i suoi bisogni.

12.6.07

Il prossimo Disney

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Nonostante la delusione di I Robinson non mi arrendo e guardo avanti. Il prossimo Disney (2D) uscirà nel 2009 quindi dopo Wall-E, il prossimo elaborato Pixar, e si chiamerà Up. Il trailer esce tra poco e comunque starà nei cinema prima di Ratatouille (di cui si continua a parlare in toni sempre più entusiastici).
Questa è la prima foto ufficiale, niente di che, ma serve a creare un po' d'hype. Secondo Variety sarà la storia di un anziano che viaggia il mondo con un boyscout.
A confortarmi c'è il fatto che dietro la macchina da presa ci saranno Bob Peterson (co-scenggiatore di Alla Ricerca di Nemo) e Pete Docter (regista di Monsters Inc.).

Il Sole Nero (2006)
di Krzysztof Zanussi

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Quando pensi che Ghost Rider e Un Amore Su Misura siano due exploit imbattibili, che già li hai trovati i film peggiori della stagione vai a vedere un film come Il Sole Nero, un vero e proprio supplizio per lo spettatore.
Già la presentazione si è svolta in un luogo poco ortodosso, una specie di sala riunioni ecclesiastica (non saprei come definirla meglio) con affreschi michelangioleschi (anche se di certo non era Michelangelo) alle pareti e un proiettore ed uno schermo di fortuna. Una specie di sala parrocchiale di lusso, con sedie di legno spezza colonna vertebrale che hanno messo a serio rischio la mia capacità di deambulare e un caldo afoso dato dalla mancanza di spiragli che rendeva il film l'unica possibile fuga da una realtà da incubo.
Solo che la fuga dalla realtà era peggio dell'incubo. Il Sole Nero è un film presuntuosissimo e noioso oltre ogni dire, basato su un'opera teatrale senza che sia stata in nessun modo applicata una lettura cinematografica, con dei dialoghi incredibili che fortunatamente hanno scatenato il riso di tutti i presenti e non solo il mio (che altrimenti sarebbe rimbombato nelle prestigiose pareti), una serie di personaggi da fiction della peggior specie, privi di motivazioni che non siano mediocri ideologie ed aspirazioni d'ispirazione cattolica, ma di bassa lega. Un film programmaticamente poetico nella maniera più facile e terra terra possibile che dura 104 minuti, quasi due ore che però sembrano un'eternità, verso tre quarti avevo anche maturato la convinzione che al termine della proiezione avrei occupato la sala in pieno stile fantozziano urlando: "Ora nessuno esce di qui finchè non si trovano i colpevoli!" e costringendo il regista Krzystof Zanussi a vedere per intero tutta la serie de Il Decalogo di Kieslowski.
Per inciso nonostante il regista sia polacco la produzione è italiana, no perchè quando c'è da navigare a vista nello schifo noi non ci tiriamo mai indietro. Incredibilmente c'è anche Valeria Golino che di solito invece non sbaglia un film, probabilmente avrà dovuto qualche favore imprescindibile a qualcuno nella produzione. Lo dico perchè un film simile anche sulla carta è terribile, non c'è possibilità di errore, qui c'è il dolo!