31.7.07

Vi ricorderete di me per film come

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Io, pur non avendolo mai amato, lo ricorderò per L'Avventura.

Quel Maledetto Treno Blindato (1978)
di Enzo G. Castellari

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La cosa divertente di Quentin Tarantino è che quando si fissa con un film riesce a far entrare in fissa per lo stesso film tutto il mondo.
Dopo i polizieschi italiani, dopo il cinema di arti marziali cinese e quello di serie B automobilistico è il turno dei film di guerra italiani. E' prevista per il 2008 l'uscita di Inglorious Bastards, il remake di Quel Maledetto Treno Blindato, film da lui osannato, con Michael Madsen e Tim Roth.
E allora Sky comincia a trasmettere a ripetizione il film e tu che fai? Non te lo vedi?
Beh Quel Maledetto Treno Blindato non vale molto. E' il classico film di genere all'italiana, realizzato con perizia e molta inventiva, appoggiandosi alle figure di riferimento americane (in questo addirittura tutti i personaggi sono americani) e a quel tipo di cinematografia, ma rifacendola per i nostri palati.
In sostanza non c'è la tipica scansione del racconto all'americana e non ci sono quel tipo di figure ma si procede per obiettivi e situazioni, all'europea e i personaggi sono ideali sociali (il razzista, l'altruista, il delinquentello, l'arraffone ecc. ecc.). Il modello di riferimento è esplicitamente Quella Sporca Dozzina (un manipolo di delinquenti che durante la guerra si trovano a dover compiere una missione da eroi), però il ritmo e le trovate sono più fiacche, soprattutto il racconto non è a livello.
Non dubito tuttavia che Tarantino saprà utilizzare questo materiale per i suoi fini, allargandolo, ingrandendolo, allontanandosene e trovando il modo di adattare il film e quel respiro non tanto al tempo moderno quanto a sè.

TOP GAME SCORE: Lost Planet: Extreme Condition (VG)
a cura di Compatto

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Lost Planet è ambientato in un futuro lontano, dove la razza umana ha lasciato la Terra per la colonizzazione di nuovi pianeti. Stabilitasi su un pianeta sempre avvolto dal ghiaccio, chiamato E.D.N. III, tutto sembrava andare per il meglio, nonostante le condizioni climatiche non certo favorevoli, ma qualcosa va storto. Il pianeta è difatti già abitato da creature aliene chiamate Akrid che nel loro corpo contengono una strana energia di calore che garantirebbe una vita più agevole nel pianeta. Il personaggio che il giocatore interpreta si chiama Wayne che per colpa di uno scontro contro l’enorme Akrid chiamato “Occhio Verde” perde la memoria, quindi TU giocatore hai lo scopo di dover far ritrovare a Wayne la memoria, questo ovviamente affrontanto varie missioni.
Il punto forza di questo gioco sta nell’ambientazione, il paesaggio è tutto ricoperto di neve (eccetto gli interni, ovviamente) dove Wayne riesce a muoversi abbastanza bene, la grafica è bellissima (ma non è al suo massimo) anche perchè la neve, graficamente parlando, non è facile da rappresentare, ma qui è stato fatto un ottimo lavoro.
Per chiudere Lost Planet è un ottimo gioco d’azione, con solo due problemi: è un pò corto tanto che un buon giocatore accanito lo può finire in meno di un giorno, e c’è poca originalità col design degli Akrid se guardati bene alcuni possono ricordare Starship Troopers.
LO SCORE
Lo score è composto da Jamie Christopherson, compositore che si divide tra film di serie B (Boa Vs. Python, Maximum Velocity, SS Doomtroopers ecc.) e videogiochi (Lord of the Rings: Battle for Middle-Earth II, Bladestorm, Surf’s Up….).
Come al solito Jamie ha fatto un buon lavoro, si dice che abbia impiegato 2 mesi per trovare un tipo di sound futuristico giusto per questo gioco. Il tema principale del gioco e quello di Wayne sono più o meno lo stesso, l’unica differenza è che sono arrangiati diversamente, per musicare gli Akrid Jamie usa solo i timpani fatti al sintetizzatore con sotto un atmosfera cupa (sempre col sintetizzatore), per renderli più inquietanti (decisione discutibile). Molti compositori oltre a musicare le scene animate sono soliti musicare anche il resto, da questo punto di vista Jamie è stato un pò tirchiaccio regalandoci poco materiale da sentire mentre si è in azione, magari mentre si è impegnati ad evitare qualche missile lanciato dai robot della NEVEC (non ho parlato di questo lato “governativo” del gioco per non dire troppo). Parlando di NEVEC il tema affibbiato a questa società governativa è cupo, anche perchè non sono proprio dei simpaticoni loro.

Alcune tracce:
Main Theme
Graves Theme

PAGELLA
Per farla corta e per farla breve:
Gioco: 8 e mezzo
Score: 7 e mezzo (bei temi ma poco materiale)

30.7.07

L'Alba Dei Morti Viventi (Dawn Of The Dead, 2004)
di Zack Snyder

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Comincia bene, benissimo il remake di Zack Snyder dell'omonimo film di Romero.
Comincia con dinamismo, coscienza di causa, trovate intelligenti e moderne, continua in maniera ordinaria e finisce in vaccata.
Peccato perchè dalle premesse sembrava potesse essere davvero una rilettura interessante del classico di Romero, più incentrata sul sociale, sui personaggi particolari e meno sul contesto in generale.
Invece L'Alba Dei Morti Viventi diventa dopo poco un classico film di zombie dove il fulcro di tutto è lo spavento e non tanto gli spunti che possono venire da una situazione paradossale.
Le figure coinvolte nella lotta per la sopravvivenza non vanno da nessuna parte: non sono archetipi narrativi da usare come strumenti nè sono figure nuove e originali in grado di parlare d'altro, di una nuova dimensione del catastrofico (perchè stringendo di questo si tratta).
Nemmeno visivamente si riesce ad andare più in là del classico stile moderno fatto di colori sgargianti, filtri polarizzatori, sovraesposizioni e grande presenza del bianco...
Eppure dopo i validissimi remake di Le Colline Hanno Gli Occhi e di Non Aprite Quella Porta sembrava si fosse creato un filone virtuoso di remake contemporanei di classici dell'horror, in grado di parlare del presente con trame che vengono dal passato...

L'assenza del vero cinema dalla rete

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La morte di Ingmar Bergman è un evento grosso, molto grosso. Di quelli che si guadagnano le prime pagine dei quotidiani. Un evento di cinema come non se ne verificano da anni (imparagonabili le morti di Comencini, Sordi e via dicendo) che ha messo in luce come in rete in Italia non esista una risorsa seria di cinema.

Io vengo a sapere della morte ora perchè apro Yahoo e subito vado sul sito di Repubblica per maggior informazioni (cosa già indicativa), trovo un coccodrillo stile Wikipedia, mi pento della mia scelta e corro sul Corriere sperando nel tempestivo intervento di Mereghetti e così è (che serietà). In collegamento telefonico (probabilmente dal mare) e con abbinate alcune immagini hanno realizzato 2 minuti e 30 secondi nel quale il grande Paolo ricorda con una punta di ironia il carattere dei film di Bergman e ne dà una visione intelligente e affettuosa ("l'incubo dei cineforum e il caposaldo del cinema da dibattito"). Buono, ma chiaramente nulla di eccezzionale nè di soddisfacente.
A questo punto non so più dove andare, mi accorgo di essere smarrito.
Si comincia a fare strada in me la consapevolezza che non esiste un posto serio in rete dove leggere di cinema. Sentieri Selvaggi non ne parliamo, i vari Mymovies.it, filmup.it, screenweek.it, 35mm.it, cinemazone.it si occupano prevalentemente di uscite in sala, non è materia loro, alcuni accennano alla notizia con pezzi wikipediani e altri nemmeno ne parlano.
Le riviste più serie di cinema sono tutte cartacee e hanno siti vetrina non aggiornati in tempo reale e spesso privi di veri contenuti.
Non c'è niente.
I blog di cinema nemmeno li nomino. Mal coordinati, poco aggiornati (e questa però è caratteristica intrinseca del mezzo), poco autorevoli (nella maggior parte dei casi), incapaci per lo più di dare una visione originale e un parere interessante sul cinema andato (e spesso pure su quello presente) non sono purtroppo una risorsa affidabile. Quantomeno non nell'immediato.
Chiaramente quando parlo di blog ci metto in mezo anche questo. Credo che cercherò di scrivere qualcosa su Bergman e poi magari lo linkerò qui, fatto che (a prescindere assolutamente dalla discutibilissima qualità del risultato) sarà comunque intempestivo.

Io un'idea ce l'ho su chi abbia la colpa, chi può essere additato, chi doveva essere in rete e non c'è.
Ciak.
Ciak non è certo la rivista più criticamente e intellettualmente autorevole, è più un mensile di cronaca cinematografica, glamour, fashion ecc. ecc. Che fa bene il suo lavoro, che non è il medesimo di I Duellanti, Noturno, FilmTV e tutti gli altri.
Ma Ciak è l'unica testata italiana di cinema dotata della forza di essere presente in rete in maniera seria e autoritaria (e invece non lo è) e di poter usufruire di firme importanti in casi come questi. Ciak è l'unica testata che può costituire un portale multifunzionale sul cinema che parli di cosa è in sala, di DVD, e di cinema andato, magari dal punto di vista della cronaca come fa sul cartaceo ma integrando anche quando è il caso approfondimenti che diano un minimo di soddisfazione.
E invece no.

La mosca bianca del cinema

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Luci D'Inverno mi ha cambiato la vita.

29.7.07

Un Mondo Perfetto (A Perfect World, 1993)
di Clint Eastwood

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Un Mondo Perfetto si può definire tranquillamente la madre di tutti i film sulla paternità e sulla seconda occasione, cioè le due colonne portanti della narrativa cinematografica americana degli ultimi 30 anni.
Senza simbolismi, metafore o allusioni Eastwood va dritto al dunque e racconta di un evaso che rapisce un bambino con il quale sviluppa immediatamente un rapporto paterno. Uno ha avuto un rapporto burrascoso con il suo di padre e l'altro non l'ha più e vive con la madre e le sorelle.
In un mondo perfetto il loro rapporto sarebbe l'ideale ma evidentemente questo non lo è.
La loro fuga si trasforma in un viaggio attraverso i diversi tipi di paternità poichè a mano a mano che vanno avanti incontrano famiglie diverse con atteggiamenti diversi nei confronti dei figli.
Parallelamente uno sceriffo gli dà la caccia. Tutto culminerà nella necessaria morte finale.
Il pregio migliore di Un Mondo Perfetto, come spesso accade nei film di Eastwood, è la narrazione, il modo cioè con cui il regista riesce a dispiegare una trama e far succedere gli eventi uno dopo l'altro lasciando a questa successione e alle scelte di montaggio e di racconto il gravoso compito di far emergere considerazioni, emozioni e messaggi.
E' lo stile classico hollywoodiano, lo si è detto mille volte, stile di cui Eastwood rimane l'unico grande interprete e che è un dei modi più raffinati di raccontare, come diceva Billy Wilder: "Più sai essere sottile più sei efficace". Tutto si misura in piccoli espedienti che si ripetono come il caricamento di alcune situazioni o alcuni particolari volutamente tenuti nascosti e poi esibiti nel momento giusto (il fatto che in realtà l'evaso avesse ucciso solo due volte, una per salvare la madre e una all'inizio del film per salvare il bambino, quando sembrava che fosse un pluriomicida).
Un Mondo Perfetto non è la vetta del cinema eastwoodiano eppure ne contiene tutte le caratteristiche tipiche e conferma indubitabilmente come anche in questi exploit medi ci si trovi di fronte al miglior cinema possibile, anche se assolutamente non moderno.

Una delle cose che apprezzo di più del vecchio Clint è la sua ragionevolezza nel comprendere sè stesso in quanto attore, cioè che personaggio sia nell'immaginario collettivo, e l'usare questo a suo favore, cavalcando il ruolo come in questo film o negandolo come in I Ponti Di Madison County, per ottenere un rafforzamento dell'effetto desiderato.
Sa bene che alle volte basta una sua inquadratura del viso per far capire mille cose, e non perchè sia un grande attore, ma perchè quella faccia ormai è un carattere, una figura archetipa.

28.7.07

Quando a Hollywood decidono di sfruttare un filone

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gparker in concorso a Venezia

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L'Ora Di Punta, il film di Marra in concorso a Venezia quest'anno è quel film con Fanny Ardant e fotografato da Luca Bigazzi per il quale avevo fatto la comparsa.
Se al montaggio non hanno levato la fondamentale scena in cui Fanny Ardant mi cammina davanti mentre mi ingozzo al buffet sarò anche io in concorso.

Per una descrizione sapiente e accurata degli altri film in concorso come ogni anno rimando a Ohdaesu.

27.7.07

E' triste Venezia....

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Finalmente un programma degno di questo nome. Lo leggo solo oggi in colpevole e consapevole ritardo e anche stavolta ci rimango malissimo per il fatto che non ci sarò.
Tra concorso e fuori concorso ci sono nomi spettacolari Kitano, De Palma, Anderson, Miike (col western con Tarantino), Greenaway, Haggis, Ang Lee... E su tutti l'attesissimo (da me) Cassandra's Dream di Woody Allen. La curiosità di vedere se riesce a bissare Match Point è furiosa.
Poi ci sarà la proiezione 3D (deo gratias anche da noi!) di Nightmare Before Christmas e Nascita Di Una Nazione tutto restaurato.
In più come ogni anno mi aspetto le sorprese dei meno noti.

Qualora ve lo stiate chiedendo per motivi di lavoro e di campanilismo spicciolo, nonostante l'ammirazione per Venezia, si continuava e si continua a tifare per la Festa Del Cinema di Roma.

Rapsodia Per Un Killer (Fingers, 1978)
di James Toback

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Se c'è un film che negli ultimi messi mi ha ossessionato è Tutti I Battiti Del Mio Cuore, da quando l'ho visto ci ripenso molto spesso, tanto che ho dovuto recuperare Rapsodia Per Un Killer, l'originale da cui Audiard è partito per il suo remake.
Va subito detto che i film non sono identici (e meno male), divergono in molti punti anche fondamentali, su tutti il fatto che il film americano del 1978 si concentra sulla sfera sessuale del protagonista mentre quello francese del 2005 si concentra su quella personale usando il sesso come grimaldello occasionale.
Rapsodia Per Un Killer è girato con uno stile che guarda alle prime cose di De Palma (tipo Ciao America!) e contemporaneamente allo Scorsese dell'epoca (data anche la presenza di Keitel). Il film manca di un intreccio vero e proprio ed è più l'incursione nella vita di un uomo che vive a stretto contatto con la musica, si porta sempre appresso un rumoroso stereo che gli causa non pochi litigi ed è alla ricerca di una impossibile stabilità sentimentale.
La sua ricerca di libertà e in fondo di felicità è però mal diretta, specialmente a causa del rapporto con il padre che continua a chiedergli favori di microcriminalità e lo spinge nella direzione del sottobosco pseudo mafioso. Lui invece vorrebbe altro, pensa alla classica, cerca di fare un'audizione e cerca una donna. Ma tutto è fatto con rabbia e foga che nascondono una grossa fragilità che emerge con potenza nell'ultima inquadratura.
Eppure rispetto al suo remake sembra (so che è paradossale dirlo) che Toback non abbia capito il suo personaggio o meglio che Audiard sia riuscito a mettere a fuoco meglio le difficoltà di un animo contrastato anche passando attraverso una trama un po' diversa.

26.7.07

Quanta pellicola ha ancora a casa sua Ridley Scott?

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Non pago del suo director's cut Ridely Scott farà uscirà un'altra versione di Blade Runner denominata Blade Runner - The Final Cut, che rispetto alla precedente seconda edizione ha delle scene inedite e una versione estesa di alcune già viste oltre ad una totale rimasterizzazione e nuovi effetti speciali (un po' come accadde con il mega restauro dei capitoli 4, 5 e 6 di Guerre Stellari prima dell'uscita dei primi 3).
Già non avevo adorato il director's cut, non per motivi intrinsechi alle modifiche che anzi mi sembrano assolutamente opportune, quanto perchè è un intervento a posteriori su un'opera che era già finita, con i suoi difetti (che comunque facevano parte della sua storia) ma finita, ora questa versione estesa mi infastidirà ancora di più già lo so.
L'unica cosa buona potrebbe essere il fatto che nonostante la versione sia destinata alle nuove edizioni in DVD in America (ma solo a Los Angeles e New York) ripasserà brevemente al cinema. Speriamo anche da noi.

Blades Of Glory (id., 2007)
di Josh Gordon e Will Speck

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Arriva in Italia a pochi mesi dall'uscita americana Blades Of Glory che presenta al pubblico italiano Jon Heder, dopo che Napoleon Dynamite è passato praticamente inosservato nelle sale e School Of Scoundrels non è mai uscito.
Il film lo vede in coppia con Will Ferrell che rappresenta, dopo il tristissimo tramonto di Adam Sandler e il passaggio ad un cinema leggermente diverso del vate Ben Stiller, il top nel cinema demenziale americano, insieme danno vita ad un duo di pattinatori che si odiano ma che sono costretti a gareggiare in coppia.
Assurdo, stupido e demenziale Blades Of Glory è più nelle corde di Ferrell che in quelle di Heder che si adatta con un ruolo più in linea con la sua comicità mimica e scoordinata.
Ad essere preso di mira, in maniera assolutamente benstilleriana (che ad ogni modo produce la pellicola) , è il mondo del pattinaggio su ghiaccio sia singolare che in coppia.
La sceneggiatura è abbastanza stanca e sa convincere solo in alcuni punti (la mossa speciale provata solo in Corea Del Nord) e la regia assolutamente ordinaria, percui tutto il divertimento è sorretto dai due attori, in particolare da Will Ferrell capace di essere divertente anche in assenza di battute memorabili.
Interessantissimi gli effetti speciali in grado di rendere convincenti le impossibili evoluzioni sui pattini dei due attori.

LE TECNOLOGIE DEL FILM

Lo stato dell'arte

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Scopro solo oggi l'impressionante trailer di Beowulf, di Robert Zemeckis, film di cui si parla da un po' di tempo. Girato tutto quanto in motion capture come fu Polar Express e molti film d'animazione dopo di lui.
Impressionante il livello di realismo raggiunto, non tanto nelle sequenze d'azione, quanto nei dettagli umani.
Non sono molto a favore di questo tipo di utilizzo del motion capture e dell'animazione e credo che sia un po' inutile utilizzarla per imitare la realtà, meglio farne lo strumento di deviazioni irreali. Ma comunque rimango impressionato dai risultati ottenuti...

Diamine roba da vederlo in una sala digitale...

La rivincita dei nerd

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In America c'è Facebook, social network stile MySpace ma open source e più orientato ai college e ai segmenti socioeconomici più alti della popolazione, che negli ultimi mesi ha fatto il botto ed è ora sotto gli occhi di tutti.
Si sono fatti quindi subiti vivi due ex compagni di Harvard del fondatore di Facebook che gli hanno fatto causa sostenendo che quando questo lavorava per loro (ad un loro social network) gli ha rubato le idee con le quali poi ha fatto Facebook.
La causa andava avanti da 3 anni, ma ora che Facebook sta facendo i numeri i due si sono fatti sotto con insistenza.

Salta oggi fuori però un particolare fin'ora sempre omesso: i due ex studenti querelanti avevano all'epoca assunto Zuckerberg (il fondatore di Facebook) perchè non sapendo programmare gli serviva un programmatore per realizzare la propria idea (che poi non è mai decollata). I due al momento sono canoisti che si allenano per le Olimpiadi.
Andando quindi alla sostanza delle cose è l'ennesima storia dei bulli palestrati e ignoranti che tentano di fregare il nerd.
Eh ma a 'sto giro cascano male perchè pare che non ce la fanno a strappargli dei soldi...
Ancora di più, sembra che il giudice non dia loro ragione non perchè il plagio non ci sia (questo non viene mai affermato) ma perchè non ci sono accordi scritti e "le chiacchiere da dormitorio non sono vincolanti".
Dunque al momento è ufficiale che il nerd ha fregato i bulli.

25.7.07

Aspettative...

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Contro ogni aspettativa pare che il film dei Simpsons non sia una stupidaggine. Ma si tratta pur sempre di review americane...

TOP GAME SCORE: Metal Gear Solid: Portable OPS
a cura di
Compatto

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IL GIOCO
Per tutti gli appassionati torna MGS ma questa volta su piattaforma PSP.
Il gioco si svolge negli anni ’70 dove Solid Snake (Big Boss) si trova a Cuba per dissinnescare una nuova (minaccia) arma nucleare, ad aiutarlo ci sarà un giovanissimo colonnello Campbell che guiderà Snake passo passo alla scoperta della verità.
Non posso dire di più sulla trama che come in ogni gioco firmato MGS è di primissimo livello.
La Konami ha fatto un ottimo lavoro con questo capitolo della saga MGS, perchè il fatto che il gioco sia solo per PSP non vuol dire che non valga quanto i capitoli precedenti. Infatti la grafica anche se ci si trova su una piattaforma con minori potenzialità, è ottima. Ci sono molte novità riguardanti il sistema di gioco, una delle più apprezzate è il fatto che si possono catturare dei “nemici” e usare le loro conoscenze a nostro favore, oppure l’opportunità di catturare dei soldati per poi convertirli al bene per farli far parte della nostra squadra.
La categoria dei soldati non è la sola che possiamo controllare, quelle che utilizzeremo più volte nel corso del gioco riguardano i dottori, utilissimi per creare nuove medicine e razioni per la cura della nostra squadra e poi ci sono i Colonnelli, utili in particolar modo per scovare informazioni segrete.
Da Spazio-Games.net
La Konami sperava in un grande successo di MGS: Portable Ops e così è stato, tanto da essere stato nominato miglior gioco su piattaforma PSP.
La sigla OPS non è l’esclamazione che viene fuori quando una persona inciampa o fa cadere qualcosa, effettivamente, non so bene cosa significhi.........

LO SCORE
.....bè ora parliamo dello score musicato dal giovane compositore asiatico Norihiko Hibino che questa volta ha dovuto fare a meno di Harry Gregson-Williams, che tornerà per musicare MGS4: Guns of the Patriot.
Lo score è tutto composto col sintetizzatore, sinceramente a me non dispiace, l’unica pecca è che la musica invece di terminare, sfuma e questa terribile caratteristica delle composizioni asiatiche può dare fastidio.
Hibino non fa che seguire lo stile delle composizioni precedenti, e il ragazzo se la cava bene, e così ci fa capire di sapere mettere a frutto le due precedenti collaborazioni con Harry Gregson-Williams, emulando un pò il suo stile, il risultato è buono, nel pieno stile MGS.
Se parliamo di sola esperienza d’ascolto dello score, troviamo una pecca in tracce come The Legacy che sono in stile ambient, fastidiose da sentire ma necessarie nel gioco per creare atmosfera.
Bisogna ancora elogiare il marketing asiatico per questo sostanzioso cd, sono 70 minuti di score se escludiamo la canzone Calling to the Night (allora diventano 73 minuti) che non è manco tanto brutta.

Alcune tracce:
Opening Title
In The Wilderness
Dynamite
Show Time

PAGELLA
Per farla corta e per farla breve:
Gioco: 9
Score: 8 e mezzo

Crank (id., 2007)
di Mark Neveldine e Brian Taylor

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Il divertimento al cinema non solo è molto soggettivo ma dipende anche dalle aspettative che si nutrono nei confronti del film. Se dunque amate l'azione e non vi aspettate molto da Crank vi divertirete sicuramente come mi sono divertito io.
E non intendo solo che si ride abbastanza (è una commedia d'azione in stile Arma Letale) ma intendo dire che ci si diverte perchè è un film forsennato dall'inizio alla fine con un protagonista non originale ma sicuramente carismatico (anche perchè Jason Statham è indubbiamente bravo) e un ritmo per davvero indiavolato.
Per spiegare cosa intendo basta raccontare i primi 3 minuti del film: un uomo (un sicario della mafia) si sveglia una mattina e non si regge in piedi, arranca fino al salotto dove trova un DVD, lo inserisce e scopre che un suo nemico lo ha tramortito e gli ha iniettato un veleno letale che in un'ora lo ucciderà. La prima cosa che fa è cercare una dose di cocaina, ripresosi contatta il suo medico di fiducia che gli spiega che non c'è antidoto, ormai è morto, può solo rallentare l'effetto del veleno tenendo alta l'adrenalina. Da quel momento in poi non si ferma più per tutto il film, perchè se si ferma muore.
Un film 100% maschilista con uomini duri e donne a cui si rompono i tacchi e che raccolgono gli oggetti che cascano dalla borsetta.
Verrebbe quasi da rammaricarsi che il duo Neveldine/Taylor non abbia una visione cinematografica particolarmente raffinata, poichè un film del genere, proprio per l'esilità della trama (un forsennato rincorrere obiettivi), si doveva nutrire di estetica, di un modo di rappresentare il ritmo continuo, una dimensione visiva innovativa che doveva fare la personalità del film (come accadde per Lola Corre). La visione di Neveldine e Taylor invece è banalmente videoclippara, fatta di ralenti e accelerazioni con punti di inquadratura tra i più banali nella categoria "non ortodossi". Dirigono in sostanza come si trattasse di una lunga scenza d'azione ordinaria e non con un piglio diverso.
In assenza di questo dunque a fare la personalità del film ci pensa Statham che attinge all'archetipo del duro in difficoltà e arrancante ma comunque indistruttibile ("Ancora non sei morto?" gli dicono continuamente), cioè Bruce Willis.
Impressionante davvero la sequenza sull'elicottero (foto centrale) girata senza controfigure e senza effetti speciali, quella sì degna del miglior cinema d'azione serio.

Per inciso, nessuno lo dice e nessuno lo rimarca in nessuna recensione letta finora, nemmeno nel press book ne viene fatta menzione, nè ho trovato dichiarazioni dei registi/sceneggiatori in merito, ma ve lo dò per ufficiale io: Crank è Grand Theft Auto 3.
Dal momento in cui comincia la corsa disperata le dinamiche sono identiche. Furti di macchina in mezzo alla strada tirando fuori l'autista, furti di moto, arrivo costante della polizia ad ogni malefatta con sempre più uomini (alla fine arriva anche lo Swat), visuali dall'alto della piantina della città (prese da Google Earth), una struttura per obiettivi che ricorda quella per missioni e un modo criminale e sconsiderato di girare per la città facendo di tutto che è figlio del videogioco della Rockstar (che viene tra le altre cose citata quando il protagonista beve una bibita con quel nome).

24.7.07

Il Grande Match (La Gran Final, 2006)
di Gerardo Olivares

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Ho i miei pregiudizi. Il che non vuol dire che certi film non li vedo o li valuto a prescindere, ma semplicemente che prima di entrare in sala mi faccio sempre un'idea di come sarà il film in questione e tra i miei pregiudizi ci sono i film africani, quasi sempre figli minori del cinema autoriale europeo (parlo chiaramente per quella minoranza che arriva sui nostri schermi). Assoggettati al nostro modo di mettere in scena e quasi sempre molto prolissi, non ne ho mai visto uno che fosse veramente convincente dall'inizio alla fine.
Dunque avevo i miei pregiudizi anche prima di Il Grande Match che, per quanto diretto da uno spagnolo, ha in locandina il deserto e da subito si propone con un'estetica nordafricana. Invece mi sbagliavo (del resto poi scopro che non è africano...).
Il Grande Match è molto intelligente e molto divertente, sfrutta (non con troppa abilità) dei non-attori per raccontare con il necessario realismo tre paradossali odissee che vengono compiute nello stesso momento in tre posti sperduti del mondo per vedere la finale della coppa del mondo del 2002.
Il centro non è tanto la passione per il calcio che contagia tutti, quanto il bisogno di emozioni e di riconoscersi in qualcosa. Gli aborigeni brasiliani che vanno a caccia con la lancia e la maglia di Ronaldo (geniale quello che ha sulla schiena tatuato il numero 9) come i tuareg disposti a tutto per vedere la partita, anche in condizioni proibitive (e quasi commovente quello che ha la possibilità di andare a fare un provino per il Newcastle).
Ma al di là di tutto mi ha sorpreso come Il Grande Match sia sinceramente divertente, non potendo nemmeno contare su bravi attori, ma semplicemente sfruttando il ridicolo intrinseco di certe situazioni con un umorismo tipicamente europeo.

HellHoles

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HellHoles è una serie in 4 episodi partorita per internet dal sito AtomFilms. Molto vicino allo stile del Sam Raimi di L'Armata Delle Tenebre la storia è quella di un ragazzo che va a vivere in una roulotte che si scopre essere un portale per l'inferno dal quale non è possibile uscire.
Umorismo intelligente, budget abbastanza alto da garantire degli effetti speciali non eccessivamente ridicoli e poca cura per la strutturazione della trama caratterizzano i quattro episodi che se non altro hanno il pregio di avere un buon ritmo e bravi attori (che per le produzioni in rete è quasi una novità).
Siamo però lontani dallo specifico di internet e più vicino ad ibridi tra le produzioni televisive e quelle per la rete, di cui rimane solo la risoluzione video.

23.7.07

Portiamo la civiltà nel terzo mondo

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Pare che appena abbiano ricevuto i loro portatili a manovella i bambini del terzo mondo abbiano cominciato immediatamente ad utilizzarli per visualizzare materiale porno. Non esattamente l'uso che pensavano Negroponte e gli altri della One Laptop Per Child....
Segno di qual è la vera killer application della rete.

Il punto è però che ora vogliono impostare i nuovi laptop da 100$ che verranno distribuiti con dei filtri antipornografia. Cosa ingiustissima.
Perchè imporre delle limitazioni e delle forme di censura? Perchè vanno sicuramente in mano ai bambini? Perchè ci devono fare altre cose?
Ma l'accesso alla società dell'informazione non passa anche per questo?

Fearless (id., 2007)
di Ronny Yu

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Il film lo si potrebbe liquidare semplicemente dicendo che dirige Ronny Yu (Freddy contro Jason) e che nemmeno le sequenze di arti marziali sono belle, invece un minimo più di battute se le merita.
Perchè il tema del film, la storia di Huo Yuanjia combattente d'arti marziali realmente esistito, in sè era molto interessante e dunque il film, almeno inzialmente, sembra pronto a creare il mito, cioè ritrarre una figura archetipa indimenticabile.
Si tratta di un combattente cinese di inizio '900 che, attraverso varie vicissitudini personali, arrivò ad incarnare l'ideale stesso delle arti marziali e dell'etica del combattimento, diventando simbolo di una nazione e delle sue potenzialità di riscatto rispetto all'apparentemente superiore occidente dell'epoca. Huo Yuanjia salì agli onori della cronaca quando sfidò qualunque combattente di qualunque nazione per dimostrare la potenza delle arti marziali cinesi. Arrivò anche a sfidarne 4 in sequenza, ognuno con armi diverse.
Insomma partendo da questo materiale mi aspettavo molto di più della semplice storiella di vita insegnamenti da 4 soldi e combattimenti acrobatici e irreali su sfondo realista. Accetto di vedere le incredibili e impossibili evoluzioni nelle arti marziali quando c'è un motivo, nei wuxiapan ci sono profonde e innegabili motivazioni estetiche, ma qui non solo manca la bellezza, ma c'è anche una dimensione storica e realistica del film che cozza con qualsiasi stilizzazione dei combattimenti.
Aggiungiamo poi che mi sarebbe piaciuto molto vedere effettivamente e realisticamente come combatte un vero maestro d'arti marziali, cosa che poteva costituire tranquillamente il cuore del film.
L'unico motivo di interesse rimasto è vedere, in versione manichea, come i cinesi vedono gli occidentali, dopo anni che abbiamo visto la maniera manichea in cui gli americani vedono i cinesi.
Gira voce che sia l'ultimo film di arti marziali di Jet Li.

22.7.07

Informazioni di pubblica utilità

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C'è nessuno che sa a Roma dove vadano buttati i rifiuti tecnologici?
Sul sito AMA ci sono informazioni contrastanti e onde non dover fare viaggi a vuoto vorrei sapere se qualcuno già ha dovuto buttare cose come computer o monitor e l'ha fatto negli appositi centri di riciclo o isole ecologiche.

I Grandi Magazzini (1939)
di Mario Camerini

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Grandissimo successo commerciale dell'epoca I Grandi Magazzini ha rappresentato un ideale nel quale identificarsi per moltissimi spettatori, la storia in forma di commedia di amori, soprusi e giustizia finale conquistò il paese.
Scevro da qualsiasi allusione politica o condanna morale il film si fa portatore della classica visione dell'Italia come di un paese moderno e giusto, dove l'amore e i sani valori familiari trionfano non senza l'aiuto di un po' di scaltrezza individuale. La medesima visione di mondo che contemporaneamente proponeva hollywood, il mito dell'individualismo incastonato in una società che consente a chiunque lo voglia e ne sia capace di realizzare i propri sogni. Propaganda di regime sottilissima e rassicurante.
Ma al di là di tutto questo come sempre Camerini propone una visione di cinema modernissima e sperimentatrice, personale e piena di idee, dove le inquadrature non sono mai scontate e dove si fa un uso fisso delle carrellate.
Il grande magazzino è ripreso da mille diverse angolature per esaltarne la grandezza e l'architettura (impagabile la ripresa iniziale), bellissime le riprese particolarmente ravvicinate come quelle iniziali nell'ascensore o quelle in macchina o ancora quella della colluttazione finale.
In alcuni momenti sembra di assistere ad un film americano tanto è precisa la messa in scena di Camerini, in altri invece (come la sequenza muta del pensiero di suicidio) le soluzioni visive comunicano da sole senza bisogno di parole ricordando il miglior cinema europeo. Tutto però fatto con uno stile fortemente italiano (dell'epoca).

Solo vedendo questo cinema (di cui comunque i film di Camerini fin'ora sono gli unici veramente interessanti) si può capire a fondo la profonda rivoluzione portata dalla commedia all'italiana degli anni '50 (rivoluzione della quale portiamo ancora i segni perchè non abbiamo poi saputo andare oltre), quanto e come quei registi (e Monicelli in particolare) abbiano saputo staccarsi da un modo di fare cinema diametralmente opposto, fatto di una forte presenza della regia e di sceneggiature lontane da ogni campanilismo, da ogni regionalismo e da qualsiasi visione critica dell'italianità.
E poi mi è sempre sembrato altamente significativo che la grande star di questo cinema fosse proprio Vittorio De Sica, il ponte ideale di quei due mondi pre e post guerra. Un uomo che ha messo la sua firma in maniera decisiva sul cinema dei telefoni bianchi, sul cinema della liberazione, sulla commedia all'italiana, sul neorealismo rosa e infine anche sul cinema degli anni '70.

21.7.07

Addio Al Re (Farewell To The King, 1989)
di John Milius

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John Milius è uno che centellina i suoi lavori, non solo gira pochi pochissimi film (questo il suo ultimo) ma ne sceneggia anche pochi. Sarà questo o sarà che i temi a lui cari non trovano spesso possibili sbocchi, fatto sta che il suo cinema classico, conservatore e virilmente romantico è una delle cose più convincenti che ci siano.
Personalmente rimango sempre affascinato dal modo in cui Milius ritrae il rapporto tra uomo natura, empatico, silenzioso e profondo. In Milius i sentimenti non sono mai esibiti ma sempre sottointesi e manifestati con i fatti e non con le parole.
Anche Addio Al Re, sicuramente non uno dei suoi exploit migliori, nè tantomeno un film da ricordare per sempre, contiene una forza esplosiva rara.
A fronte di alcuni momenti di stanca ce ne sono altri in cui il racconto vola altissimo. E proprio la scrittura è il cuore (come in ogni opera di Milius) del film, capace di suggerire senza strepiti e insinuare i sentimenti negli spettatori a tal punto che in certe scene basta uno sguardo o la presenza di un uomo civilizzato vestito da indigeno a suscitare emozioni. E questo non grazie alla forza delle immagini o altro, ma perchè la costruzione drammaturgica del racconto è stata perfetta e ci è arrivata a quel punto come alla fine di un percorso.
Abilissimo nel creare un mood Milius riesce ad accumulare sentimenti non detti e sensazioni che attendono di essere espresse ad un punto tale che alla fine la liberazione del re, il suo tuffo e poi l'impossibile saluto dalla nave all'isola (da una distanza di chilometri) non possono non commuovere davvero.

20.7.07

Ma da quando in qua le massaie fruiscono dei contenuti ondemand?

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Leggo su NEXT SCREEN che Mediaset ha messo online una piattaforma (tecnologicamente scadente) per la visione ondemand delle principali ficiton.
Vado sul sito e vedo uno spottino pubblicitario/informativo/esplicativo da far accapponare la pelle, una cosa degna delle televendite mattutine e mi chiedo allora quale sia il target...
Non credo che abbiano fatto una cosa fatta male o al risparmio, credo che la scelta di ricalcare gli spot televisivi sia voluta.
Le fiction in questione sono molto viste e per molto viste intendo anche che sono viste da categorie diverse di pubblico, ma su internet a vederle ondemand teoricamente ci dovrebbe essere una categoria sola: i più tecnologicamente avanzati, i cosìdetti leader d'opinione. Invece questi spot mi fanno tanto pensare alle massaie...

E la chiamano estate

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La storia dell'allungamento della stagione cinematografica italiana anche all'estate è un tema che negli ultimi anni ha preso molto piede, ma solo recentemente in effetti si è cominciato a fare qualcosa.
In America d'estate escono i film migliori perchè è un periodo particolarmente redditizio. Questo ha a che vedere con la mentalità americana e la scansione delle loro vacanze nell'anno.
Da noi ha sempre funzionato che quando fa caldo la gente non va al cinema perchè:
1) sta meno in città (anche se negli ultimi anni è meno vero)
2) preferisce non chiudersi da qualche parte ma stare all'aria aperta
banalizzando queste sarebbero le due motivazioni principali e non banalizzando si può dire che c'è una certa tendenza verso altre forme di intrattenimento serale più caratteristiche della stagione (anche perchè si amplia l'offerta di alternative in tal senso) e un progressivo allontanamento dalle città verso le località di villeggiatura (dove ci sono meno cinema che programmano ancora molto le repliche dell'anno passato).
Negli ultimi due anni però possiamo dire che ufficialmente qualcosa ha cominciato a muoversi nel senso che sempre di più l'uscita di film importanti non viene necessariamente posticipata a settembre ma avviene a luglio o fine agosto (Cars uscì a fine agosto).
Nella mia discussione con il direttore commerciale della Universal Pictures è emerso che loro sono molto entusiasti di come stiano andando le cose, sono molto entusiasti degli incassi e sostengono che la stagione si è già allungata occorre rendersene conto.
Di altro parere è invece De Santis della 20th Century Fox che ritiene che le cose vadano meglio ma non bene e che far uscire i filmoni in periodi come luglio e fine agosto (per tutti il cuore di agosto è un tabù) continua ad essere controproducente.
Ognuno dei due a sostegno delle sue tesi porta i numeri degli incassi (segno che ognuno li legge come vuole).
Il punto è però che obiettivamente (e lo vediamo) in città c'è meno gente e si va meno al cinema, è una cosa che si tocca con mano. Allora cosa fa sì che Harry Potter e L'Ordine Della Fenice abbia realizzato l'incasso record (per periodi non festivi) nei primi due giorni di programmazione?
Sì sta in molte sale, ma come altri blockbuster stagionali, e non ha molti concorrenti (c'è comunque Transformers e moltissimi altri film che stanno uscendo), ma se davvero fosse un brutto periodo non potrebbe fare il record.
Il fatto secondo me è che i grossi film, quelli che godono del grande battage pubblicitario e della grande attesa (per questo Transformers è svantaggiato rispetto ad Harry Potter) non perdono nulla d'estate, perchè la gente comunque li và a vedere, anche nei luoghi di vacanza. Sono i restanti film, quelli meno promossi, che ci perdono, perchè contrariamente al resto dell'anno d'estate non si va al cinema due volte in due settimane.

Comunque mi sento di poter essere daccordo con la direzione commerciale della Universal e sostenere che l'ultima settimana di agosto è sdoganata, la stagione è già ripresa.

La rete come nuovo veicolo promozionale

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Indiana Jones IV, I Pirati Dei Caraibi 3, Ratatouille, Die Hard IV, Dark Knight Returns, I Simpson e tutta una lunga serie di film molto attesi sono quelli che più di tutti stanno sfruttando internet per creare aspettativa intorno a se stessi, fin da almeno un anno prima dell'uscita (vedi Wall-E).
Finalmente qualcuno capisce che la pubblicità in rete ha un suo specifico diverso dagli altri mezzi. Per ora questo è il coinvolgimento dei leader d'opinione nel lento disvelamento di piccoli particolari dei film (trailer, foto, immagini, brandelli di trama) in modo da non saziare mai la sete e creare uno stato di costante acquolina.

Vacancy (id., 2007)
di Nimròd Antal

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Se cercate la dimostrazione che il cinema secco e veloce, dall'impianto fortemente classico e americano e dall'aria europea esiste ancora Vacancy ve lo confermerà.
Sicuramente il migliore dei film di serie B visti quest'anno (meglio anche del già apprezzato Turistas) Vacancy è anche uno dei migliori serie B degli ultimi anni (meglio anche del già apprezzato Undisputed), frutto dell'unione di macchina hollywoodiana e mentalità europea, il regista Nimoròd Antal è infatti di origine ungherese e lì ha lavorato anche per un certo periodo.
Il pregio di Vacancy è innanzitutto di inquadrare una vicenda classica da film horror/thriller in maniera molto circoscritta. La storia è quella di una coppia sull'orlo della separazione che viaggia di notte, ha un problema alla macchina e si ferma in un motel nel quale si scopre succedono turpi omicidi ad opera dei proprietari e dal quale la coppia cercherà di scappare disperatamente per tutto il film.
La storia parte con il guasto alla macchina e finisce con la risoluzione (per un verso o per l'altro) dell'avventura nel motel. Non ci sono spiegazioni, epiloghi o prologhi, è il vero incubo immotivato in cui sono coinvolte le classiche figure archetipe di persone di città che all'improvviso devono lottare per la propria sopravvivenza.
Tutto concentrato sui fatti e sull'azione senza lasciare nessuno spazio esplicito all'approfondimento dei personaggi, che però avviene (e come) a partire dalle loro azioni e dai piccoli particolari. E' la quint'essenza del buon film fatto con personaggi funzionali all'azione.
Vacancy fa un uso degli spazi (tutta la zona del motel) ottimo, come raramente si è visto, e ancora di più fa un uso della fotografia eccellente. Non solo le immagini sono funzionalissime alla suspense ma esse stesse creano il senso di oppressione. Il film si svolge tutto di notte, una notte senza luci forti ma solo tagli che illuminano le cose parzialmente, intorno il buio pesto. In questo modo sono claustrofobici anche gli esterni nei quali i personaggi sono circondati dall'oscurità totale. Non per nulla alla fotografia c'è Andrzej Sekula (altro europeo, per la precisione polacco) il direttore di fiducia di Tarantino.
Vacancy si candida all'Olimpo dei migliori film dell'anno senza dubbio, se non altro perchè questo è il cinema che vorrei vedere un po' di più, fatto di pochissima arroganza, grande tecnica e grande voglia di raccontare storie che non devono necessariamente essere il massimo dell'originalità ma che sono ben narrate.

L'APPROFONDIMENTO SU MYMOVIES.IT

19.7.07

Smokin' Aces (id., 2007)
di Joe Carnahan

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Coproduzione franco-inglese-americana di stampo però più americano che altro (oltre che di ambientazione americana) e di stile fortemente inglese (anche se il regista è americano).
Smokin' Aces parte benissimo con una trama ad incastro che promette molto. C'è un illusionista che si diletta di mafia, coltiva amicizie mafiose e fa piccoli furti e colpi per entrare nel giro. Una volta che ci è riuscito però il suo carattere arrogante gli fa perdere la testa e pesta i piedi troppo in alto, così a quanto pare lo vogliono morto. Lo vuole morto la mafia, lo vuole vivo l'FBI perchè testimoni e lo vogliono morto alcune bande di killer che sono venuti a sapere che c'è una forte taglia sulla sua testa. Tutti vengono a sapere che in un certo giorno sarà in un certo hotel e lì si svolge la gran parte del film, cioè durante l'assalto che inconsapevolmente tutti quanti portano contemporaneamente a Buddy Aces.
Insomma sembra uno di quei film svelti, veloci ed ironici capaci di dire molto e soprattutto di intrattenere molto se ben fatti, invece Smokin' Aces a fronte di un prima parte che regge, svacca nella seconda. Incapace di reggere la complessità di una trama che esagera in colpi di scena e delude per le semplici risoluzioni.
Così se la risoluzione finale delude, i singoli personaggi non sono abbastanza forti/interessanti/ben delineati per prendere sulle spalle tutto il film, i caratteri sono i soliti e nemmeno utilizzati con dovizia di particolari.
A fronte di una buona sceneggiatura (per la prima parte almeno) manca totalmente una mano registica capace di dare corpo e sensibilità alle parti in gioco, capace di rendere davvero intensi i momenti che vorrebbero mettere a nudo i sentimenti dei protagonisti e veramente delicati i momenti delicati.