31.7.08

Dog Soldiers (id., 2002)
di Neil Marshall

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Non ho visto The Descent e qui gira voce sempre più insistente che io mi sia perso qualcosa. Ma in compenso ho visto Doomsday (presto nei migliori cinema). L'ho visto e ne ho riso. E non mi è sembrato molto che il film ridesse assieme a me.

Ad ogni modo Dog Soldiers è un film di Neil Marshall inedito in Italia che parla di lupi mannari. E ci vuol un bel coraggio a fare oggi un film sui lupi mannari in maniera più o meno classica, dove per più o meno classica si intende un gruppo di esseri umani cadono prede di un gruppo di lupi mannari e tentano disperatamente di sopravvivergli.

Nei film di lupi mannari c'è un problema fondamentale, più che in altri. I lupi. Come renderli senza che siano ridicoli.
Non esiste infatti un'iconografia precisa dei lupi mannari. Sono più lupi? Più uomini? Camminano eretti? A 4 zampe?
Marshall non teme il ridicolo e li raffigura come giganti con una testa di cane. Come fossero una serie di Minotauri. Ma non usa effetti speciali e nemmeno soluzioni particolari, non procede per negazione nè applica trucchi cinematografici. Veste degli esseri umani con un po' peli (neanche troppi) e gli mette un mascherone. E non è che li inquadri in modo che tutto ciò non si capisca.

E se con la rappresentazione dei lupi non teme il ridicolo lo stesso si può dire con la realizzazione. Il montaggio (sempre di Marshall) è fastidiosamente amatoriale, confuso e a tratti incomprensibile, mentre le scelte di fotografia/scenografia (cioè come rendere determinati ambienti e come illuminarli) sono para-televisive a voler essere buoni.

Eppure non posso negare che Dog Soldiers nel suo classicismo moderno (i soggetti presi di mira sono dei militari, cosa frequente solo nel cinema più moderno) ha cuore. Il suo obiettivo è principalmente dare soddisfazione all'amante dei lupi mannari e di quel tipo di horror, ce la mette tutta e in un certo senso ci riesce, dimostrandosi un impossibile film sui lupi mannari, figure totalmente dimenticate dall'immaginario horror e forse anche giustamente.

"Chi ha avrà sempre di più e chi non ha avrà sempre di meno"

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Il pubblico che più guarda contenuti televisivi in rete (anche in primissima visione, sostituendo di fatto il pc alla tv) è quello con minor tempo a disposizione e che quindi soffre la logica a palinsesto.

Sociodemograficamente il segmento è prevalentemente femminile, tra i 25 e i 44 anni di età e, come sempre, appartiene ad un livello di istruzione alto.

30.7.08

Dr. Horrible non si ferma qui

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Dr. Horrible torna a poter essere fruito gratuitamente anche se con aggiunte pubblicitarie. Avete tempo ma non troppo, si parla di un mesetto di fruizione gratuita, dunque vedetelo. Anche perchè al Comic Con Joss Whedon ha annunciato un seguito.
Io comunque ci credo poco nel seguito.

Batman potrebbe salvare gli IMax (se no ci prova il Panda)

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Il Cavaliere Oscuro viene distribuito anche in una versione speciale per sale IMax, per la cui visione si paga di più. Dei 158 milioini di incasso del primo weekend americano del film 6,2 milioni sono venuti dai soli 94 schermi IMax, un'ottima media.

Infatti non tutti sanno che delle due ore e mezza di durata di Il Cavaliere Oscuro 30 minuti sono stati girati con macchine da presa IMax, cioè adatte alla proiezione sugli schermi giganti della catena di cinema king size.

E non tutti sanno (ma possono immaginare) nemmeno che la IMax non se la passa bene. Si tratta di una catena di cinema con schermi immensi come non ne avete mai visti (roba da 22 metri per 16 su cui si proietta pellicola a 70mm) che in Italia sta solo a Riccione e Taranto e che fino qualche anno fa erano gli unici a proiettare in 3D (ma più che altro ignobili documentari) mentre oggi sono gli unici a farlo ancora in pellicola.
Sono in sostanza un residuato tecnologico del passato, una cosa che era moderna quando cominciò negli anni '70 e che cerca disperatamente di rimanere moderna anche ora, un'idea stupefacente per ambizione (sono veramente grandi gli schermi li ho provati) ma ridicola per modello di business (necessitano di una struttura dedicata e non sono in franchise).

Allora il successo di Il Cavaliere Oscuro potrebbe dare alla catena la boccata di ossigeno di cui ha bisogno per completare il passaggio al digitale che sta operando e magari anche Kung Fu Panda che sarà sempre distribuito anche nella versione IMax (ma non godrà di scene fatte apposta per sfruttare lo schermo gigante).
Come ho già detto gli schermi IMax sono modernariato tecnologico ormai, tanto che dei 160 schermi che esistono nel Nord America solo 94 sono ritenuti adeguati alle loro proiezioni dagli studios di Hollywood e lo stesso vale per 60 sui 140 schermi che stanno nel resto del mondo. Il passaggio al digitale potrebbe abbattere molti dei loro costi (passando da più di 1 milione di dollari per installazione di tutta l'attrezzatura a 150.000 dollari) e rimetterli in pista, proprio quando il treno del 3D è finalmente pronto a partire.

L'obiettivo dichiarato ora dalla compagnia è 200 nuovi schermi in due anni di cui 40 in America e 10 nel resto del mondo per la fine dell'anno (vedi mai che venissero a Roma...).
Tutto per merito del successo di cui Il Cavaliere Oscuro sta godendo e che si riflette anche sui cinema IMax, ora di nuovo (ma chissà per quanto) fintamente al centro della modernità dell'esercizio cinematografico.

29.7.08

Quello che non leggerete da nessuna parte sulla conferenza di presentazione di Venezia65

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La proiezione d'apertura (Burn After Reading dei fratelli Coen) sarà fatta in digitale con tecnologia DCP, è la prima volta in assoluto che in un festival di primo piano la proiezione d'apertura è digitale (beccati questo Cannes!).
E' stata una richiesta della casa di produzione a cui il Festival ha risposto con entusiasmo

Marco Müller, il critico cinematografico al momento più potente e importante in Italia e probabilmente tra i più importanti al mondo, si è sentito in dovere di rispondere ad una polemica con Ezio Greggio (!!) sul fatto che ai grossi festival non vanno mai commedie

In giuria c'è Johnnie To (magari già lo sapevate, io no)

Da che la conferenza stampa era sottolineata da un tappeto sonoro di battere di tasti su portatili quando Müller ha esposto il concetto di "cinema nomadico in un mondo globalizzato", che guiderà il suo secondo mandato come "rendersi porosi e essere parte di un processo osmotico che esiste da migliaia d'anni in cui le culture vivono in un rapporto simile a quello delle onde nel mare" tutti si sono zittiti e io mi sono quasi commosso

Questioni di famiglia

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Su Repubblica di sabato è andato un articolo che è anche disponibile online di Marino Niola, ordinario di Antropologia Culturale che spesso scrive per il giornale. E' di Napoli come originariamente la mia famiglia, somiglia ai miei zii e nonostante il mio cognome non sia molto diffuso non è parente, ho indagato.
Eppure quando leggo che uno che viene dal mondo accademico umanista vecchio stampo scrive cose simili sui blog, manifestando un simile odio per il passatismo, sento che il legame familiare si rinsalda:
Frequentare i blog serve, fra l'altro, a smontare molti dei luoghi comuni sugli effetti nefasti della digitalizzazione della realtà e sull'apocalisse culturale che essa comporterebbe. Fine della lettura, tramonto dell'italiano, declino dello spirito collettivo. In realtà questo sguardo luttuoso sul cambiamento lamenta sempre la scomparsa delle vecchie forme e proprio per questo fa fatica a riconoscere l'intelligenza del presente.

28.7.08

Preferisco L'Ascensore (Safety Last!, 1923)
di Fred Newmeyer e Sam Taylor

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Notissimo per tutta la parte finale caratterizzata da una folle scalata in cima ad un palazzo cittadino (non un grattacielo ma comunque un palazzo decisamente alto) realizzata dal vero e con pochissime misure di sicurezza (di cui la foto a sinistra è l'immagine più nota), Preferisco L'Ascensore è universalmente considerato il simbolo e la punta più alta del cinema di Harold Lloyd, contemporaneo di Buster Keaton e Charlie Chaplin ma meno fortunato (anche meno di Keaton che almeno oggi è totalmente rivalutato).

Meno legato di loro all'azione ma molto più focalizzato sul contrasto tra uomo e modernità Harold Lloyd non fa molto ridere, semmai più commuovere (l'abbraccio finale di questo film (foto al centro) è degno di Chaplin). Il suo personaggio, un omuncolo, indifeso e disperato non si differenzia molto dai "clown moderni" che impersonavano i comici del muto, ma senza bisogno di maschere che non siano gli occhiali tondi e il cappello di paglia.

Nonostante, come detto, in genere la sua comicità sia meno centrata sull'azione rispetto ai più illustri contemporanei, Preferisco L'Ascensore contiene la dimostrazione più eclatante di come al di là del western, il cinema delle origini materializzasse l'esigenza di un cinema di azione con le comiche.
La già citata scalata del palazzo si riassume in una ventina di minuti altamente adrenalinici che sfruttano i classici espedienti (ogni piano una situazione diversa da spiare dalle finestre e un pericolo diverso che lo assale rischiando di farlo cadere) per creare tensione e mettere in scena la follia di un uomo che per inseguire il successo cittadino (all'inizio parte dalla provincia per andare a lavorare e farsi una posizione a Los Angeles ma chiaramente non ci riesce e finisce preda di questi mezzucci per guadagnare le cifre che millanta alla sua ragazza) rischia davvero la morte in un'impresa folle guardata con passione e ammirazione dalla folla. E con passione e ammirazione anche da noi stessi che, come gli spettatori dell'epoca, rimaniamo sorpresi del rischio a cui si è sottoposto Lloyd, cosa che genera un aumento di tensione e comicità.

Non c'è pace

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Come l'anno scorso.
Manco è uscito Wall-E da noi che già girano i teaser trailer del prossimo film, Up, dal regista di Monsters & Co.. Ufficialmente primo progetto 3D della Pixar.

Il Cavaliere Oscuro (a freddo)

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Mi pento di aver scritto a caldo di Il Cavaliere Oscuro, tantissime cose emergono con il tempo (come si conviene) e quindi non possono essere ricondivise.
Una per tutte è la trasformazione di Michael Mann da regista in stile e la sua applicazione in un altro contesto (il film di supereroi), la sua rielaborazione per le masse. Cosa che si traduce sostanzialmente in un cambio nella centralità del rapporto tra personaggi e città o ancora meglio tra caratteri e paesaggi.
Dice fin troppo bene Gahan quando scrive
[...]L'immagine, pochi secondi, nella quale Heath Ledger se ne sta penzolante, sporgendosi dal finestrino di un'auto della polizia, incorpa l'intero film replicando fatuosamente dal basso la presenza dall'alto del torvo Christian Bale scrutante sulla città[...]
A questa si potrebbe aggiungere la scena del dialogo capovolto, centrale in tutti i sensi e altrettanto simbolica per come abbia il resto del mondo di sfondo ancora una volta.

Il Cavaliere Oscuro è un film prettamente di immagini questo è il punto, ed è lì che vince. Al di là di tutta la sceneggiatura e tutta l'ottima realizzazione e la loro qualità migliore sta in come ridefiniscono il rapporto che i protagonisti hanno con la città intesa come Metropoli, cioè il paesaggio che gli sta intorno, meno caratteristico che negli altri episodi di Batman eppure più importante.

Forse per questo il trailer faceva intuire un film anche migliore di questo poichè al di là di una trama di una solidità rara (e s'era già detto questo) sono le immagini di questo film ad essere devastanti e comunicative (da bravo regista britannico qual è Nolan). E quasi tutte coinvolgono il Joker, anzi il nuovo Joker barbonesco (la città), caotico (la città) e disperato (la città), simbolo perfetto di tutto quello che è Metropoli al cinema, cioè rappresentazione narrativa di Metropoli.
Davvero per rendersene conto è utile rivedere il trailer.

27.7.08

Cellulite e Celluloide - Il podcast

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Il consueto podcast settimanale della trasmissione in onda su RadioRock (106.600 FM) ogni sabato alle 17, che vede ai microfoni oltre a Prince Faster anche il sottoscritto sotto lo pseudonimo di Gabriele Vasquez.

Nell'ultima puntata prima della pausa estiva si cavalca senza ritegno il successo del film parlando in toni entusiasti di Il Cavaliere Oscuro, da lì si propone un sondaggio sui migliori cattivi del cinema.
Si passa poi alla clamorosa uscita (??) al cinema di Invincible di Werner Herzog e si demolisce Dante 01. Senza indulgenza per la tenera età si dà addosso anche a Big City mentre con l'altra mano si prova indulgenza per Grace Is Gone che un po' di perchè ce l'ha.
Parole non eccessivamente violente anche per Le Cronache di Narnia: Il Principe di Caspian, un po' di insulti a Le Morti Di Ian Stone e in chiusura tanta facile e scontata goliardia per Denti.

LA PUNTATA DEL 24/07/08

Per i file occorre ringraziare il prode Luca che pur non avendo nulla a che vedere con l'amministrazione della radio ha deciso in proprio di registrare, tagliare e mettere online i file.
Or dunque adesso anche se non siete di Roma o dintorni potete godere anche voi di queste perle radiofoniche e sottoscrivere i podcast come più vi aggrada. O consultare l'archivione.

Spero ci sia anche il "gran filone d'oro"

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di Takashi Miike

(qualcuno sa esattamente cosa significhino i caratteri che compaiono alla fine? Quelli che stavano in coda ad ogni cartone giapponese anni '70)

Update:
Nei commenti Fabio spiega che
Si pronuncia tsu-zu-ku, è scritto in hiragana e vuol dire continua.

つづく

Il kanji corrispondente è.

続く

La Paura Mangia L'Anima (Angst essen Seele auf, 1974)
di Rainer Werner Fassbinder

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La Paura Mangia L'Anima (anche noto da noi come Tutti Gli Altri Si Chiamano Alì) parte da Secondo Amore di Sirk, ne conserva l'impianto della trama e in un certo senso lo spirito, e soprattutto scopro ora che è anche alla base di Lontano Dal Paradiso il quale non solo rielabora Sirk ma lo fa attraverso l'esperienza di Fassbinder ricostruendo nel suo film un percorso evolutivo non di un genere ma di una trama. Geniale!

Ad ogni modo La Paura Mangia L'Anima è curiosamente recitato malissimo (e l'ho visto in versione originale, non oso pensare a quella doppiata!), se si esclude Brigitte Mira gli altri attori sono abbastanza monocorde e non aiuta di certo la direzione "straniante" di Fassbinder. Il film così prende immediatamente una piega molto netta.
Pochissima colonna sonora e molto ben dosata, grandi silenzi espressivi, anzi "incredibilmente espressivi" data la cattiva recitazione, o forse paradossalmente proprio per quella. La fissità dei volti, le parole pronunciate in maniera stentata (uno dei due protagonisti è un immigrato e non parla bene il tedesco) e i pochi gesti di tutti i personaggi che contornano la protagonista alla fine costruiscono senso. Lungi dall'essere difetto della pellicola diventano strumento espressivo amplificato dai silenzi.

La Paura Mangia L'Anima nonostante operi una critica sociale che oggi appare all'acqua di rose e nonostante lo faccia con un certo manicheismo, riesce lo stesso ad essere programmaticamente metaforico (la scena la bar dopo la pioggia con i tavolini gialli è emblematica) e misteriosamente comunicativo.

I personaggi spesso inquadrati attraverso la cornice che creano porte e finestre, incastrati nelle loro case (ma questo viene da Secondo Amore) si agitano pur rimanendo fermi, tutti agiti da Emmi, la protagonista, unico personaggio veramente attivo che fa ruotare il mondo intorno a sè. Un mondo cattivo e quindi immobile per contrasto al dinamismo della parte indubitabilmente buona del film (l'avevo detto che c'era un po' di manicheismo...).

Fenomenale infine la chiusura del film ottimista e pessimista al tempo stesso, moderna e antica al tempo stesso, dolce e amara al tempo stesso. Una malattia che arriva a rompere l'idillio come sempre nei melodrammi classici, causata dalla cattiva condizione degli immigrati in Germania, che non sarà curata di certo con l'amore ma questo non impedirà di tentarlo disperatamente.

25.7.08

Effetto Dr. Horrible?

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No.
Troppo stretti i tempi, tuttavia è probabile che la sola notizia di una produzione come Dr. Horrible Sing-along-Blog, a buon livello di budget indirizzata ad una distribuzione esclusiva in rete e poi il susseguente successo (server intasati nei giorni di visualizzazione libera e in testa alla classifica delle vendite di iTunes video ora) abbiano sbloccato il passaggio finale di molti progetti.

Arriva oggi notizia che la Electric Farm Entertainment (già autrice del trascurabilissimo e inutilmente ambizioso Afterworld) produrrà due serie per la rete (e per i cellulari) dal profilo alto.
Una da 50 episodi di tre minuti l'uno con protagonista Jon Heder che si chiamerà Woke Up Dead e racconterà di un ragazzo che si sveglia immerso in una vasca da bagno e pensa di essere morto. Non si sa di più ma di mezzo ci sono gli zombie, dovrebbe ad occhio e croce essere una cosa ironico/parodistica sui morti viventi, che con Heder può anche uscire carina.
E un'altra chiamata Gemini Division di carattere fantascientifico con Rosario Dawson. Di questa si sa che avrà moltissimi sfondi in 3D, il che significa ambientazioni irreali e un profilo e ambizioni moooolto diverse da dr. Horrible.

Non è purtroppo dato sapere molto altro se non che la serie con Heder è diretta da John Fasano già sceneggiatore di Universal Soldier e Al Calare Delle Tenebre mentre quella con Rosario Dawson non si sa chi siano gli autori. Cosa abbastanza importante in un settore in rapido sviluppo come quello della rete dove le cose peggiori vengono proprio dalle produzioni più costose...

Le Cronache di Narnia: Il Principe di Caspian ( The Chronicles Of Narnia: Prince Caspian, 2008)
di Andrew Adamson

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Che davvero non c'è niente da dire... Cioè il film scorre, si lascia guardare e si lascia anche dimenticare poco dopo, ma senza infamia e senza lode.
Troppo ragionevole e abilmente adatto al suo target per essere davvero criticato, troppo piatto e innocuo per essere esaltato.
Nemmeno la presenza di due italiani scatena considerazioni valevoli e mi sembra di rilevare le medesime difficoltà anche da altre parti.

E' carino Le Cronache di Narnia, un po' come il primo, un po' ti colpisce nel vivo con metodi tradizionalmente disneyani (dinamiche familiari semplici e basilari) e un po' tenta (ma blandamente) di risvegliare i valori conservatori dentro di te.
E' come il brodo della mensa delle suore. Non è che fa schifo, scende giù ma non sa di niente.

Notabile tuttavia la decisione di farlo uscire il 20 Agosto. Veramente ardita mi complimento. Vedremo se la gente ci va lo stesso.

23.7.08

Denti (Teeth, 2007)
di Mitchell Lichtenstein

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Tempo fa avevo postato il trailer di Denti invitandovi alla risata, avevo sbagliato (come mi fu prontamente fatto notare) ma in fondo non di tanto.
Denti, racconta di una ragazza con la vagina dentata (la fobia definitiva), cosa che in sè già fa ridere ma non di un riso canzonatorio, una risata causata dallo stupore che abbiano osato fare un film simile. E contrariamente rispetto a quanto succede in questi casi il film riesce anche a mettere a frutto la buona idea.

Denti non si prende mai eccessivamente sul serio e ride con te di sè stesso. Nonostante ci sia la volontà di fare un discorso sull'ossessione religiosa, sulla sessuofobia americana e più in là (ma forse esagerando) sul femminismo (o meglio sul matriarcato) e addirittura sulle paure nucleari, il film è girato con piglio divertito, il che non significa che sia una commedia ma che è conscio del tipo di fruizione e del tipo di pubblico a cui può essere diretto. Denti presta il fianco appositamente alle battutacce grevi urlate ad alta voce nella sala, rivolgendo un sorriso bonario a chi le fa..

In più occasioni Mitchell Lichtenstein si sofferma su metafore solo fintamente ingenue (l'incavo di un albero a forma di vagina, le stallattiti appuntite all'entrata di una grotta), in più occasioni spinge sull'acceleratore del gore e indugia sui particolari più splatter e infine molto spesso adotta uno stile da horror anni '50 (si nota molto soprattutto nell'uso dello score).

Tutto è eccessivo in Denti dalla figura del fratellastro della protagonista, alle sue reazioni bigotte davanti al sesso, dall'approccio "maligno" all'atto sessuale fino alle reazioni dei castrati, eppure niente è mai ridondante.
Senza riuscire sempre a centrare gli obiettivi molto alti che si pone (davvero le velleità critiche sono estese su troppi piani) di certo Denti è uno degli horror più "divertenti" in senso lato degli ultimi anni.

Non tutti forse coglieranno la raffinatezza del "posizionamento" del film rispetto allo spettatore e si limiteranno a ridere di quello che vedono sullo schermo, ma anche questo sembra essere uno degli obiettivi della pellicola che non si vergogna di cercare in ogni modo la serie B dell'horror, salvo poi nobilitarla a serie A con il solo gesto di cercarla in maniera così raffinata.

Il film uscirà il 22 agosto. Non sono mai stato bravo con il marketing cinematografico eppure per le caratteristiche goliardiche e per il tema trattato mi dà l'idea che Denti con un'uscita più favorevole avrebbe potuto raccimolare un discreta cifretta...

22.7.08

Cellulite e Celluloide - Il podcast

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Il consueto podcast settimanale della trasmissione in onda su RadioRock (106.600 FM) ogni sabato alle 17, che vede ai microfoni oltre a Prince Faster anche il sottoscritto sotto lo pseudonimo di Gabriele Vasquez.

Dopo un rocambolesco inizio metaradiofonico che nemmeno i fratelli Marx si parla dell'esperimento Funny Games U.S. interrogandosi sul senso ultimo, si dà la clamorosa notizia del recupero delle parti mancanti di Metropolis. Si infiamia giustamente Joshua e si intima chi lo chiede si non andare a vedere E venne il giorno.
Rimane poi tempo per cantare nuovamente le lodi di Hellboy 2: The Golden Army, si anticipa e si crea un po' di hype per Teeth, si deride Il mio sogno più grande e ci si diverte a raccontare di Rogue - Il solitario.

In chiusura c'è anche un po' di spazio per consigliare la visione della trilogia sui colori di Kieslowski.

LA PUNTATA DEL 17/07/08

Per i file occorre ringraziare il prode Luca che pur non avendo nulla a che vedere con l'amministrazione della radio ha deciso in proprio di registrare, tagliare e mettere online i file.
Or dunque adesso anche se non siete di Roma o dintorni potete godere anche voi di queste perle radiofoniche e sottoscrivere i podcast come più vi aggrada. O consultare l'archivione.

Il Cavaliere Oscuro (The Dark Knight, 2008)
di Christopher Nolan

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POSTATO SU
La verità, diciamocelo, è che questo film doveva venire uno schifo. Troppo il successo del precedente, troppo alto il budget per non portare con sè forti vincoli, troppe le teste che vogliono entrare nel business e partecipare al sicuro successo, troppi gli attori di primo piano coinvolti e troppo forte il bisogno di fare un film che piaccia a tutti.
Come già è capitato per buoni film quali I Pirati Dei Caraibi o Matrix, la voglia di sfruttare eccessivamente il successo si doveva risolvere in un film pessimo, fuori controllo, lungo e incomprensibile.

Invece Il Cavaliere Oscuro è grandissimo film, non un capolavoro da cineteca come poteva sembrare ad un certo punto della lunga attesa (è che 'sti trailer so' meglio dei film...), ma un'opera di certo migliore dell'episodio precedente.
Jonathan e Christopher Nolan realizzano lo script hollywoodiano perfetto, intriso di una chiara visione sia di mondo che di cinema. In due ore e mezzo non c'è un momento di stanca, i tanti attori di primo piano hanno tutti una parte consistente, c'è un cattivo formidabile e non si sente la mancanza di sangue, sconcezze e nudità (incredibile dato che c'è il Joker di mezzo).

Il film procede come ci si può attendere per opposizioni dialettiche e per figure paterne mancate (davvero volevate anche un apparato metaforico originale??). La doppiezza e il contrasto tra due facce della stessa medaglia è la cifra di tutto il film, dal più ovvio dualismo Wayne/Batman a quello più esplicito Batman/Harvey Dent per il ruolo di paladino, da quello più universale Batman/Joker (lato positivo e negativo del supereroismo) a quello finale tutto interno ad Harvey Dent/Due Facce. Dualismi che, com'è tipico della cultura occidentale, non possono giungere ad una sintesi mai ma convivono dando equilibrio e ordine al mondo (quando c'è uno ci deve sempre essere l'altro).

Lo spunto (alla lontana) è l'opera di Frank Miller Il Ritorno Del Cavaliere Oscuro, ovvero interrogarsi su quale sia il ruolo del supereroe in una società moderna e cosa accada dal momento in cui esso comincia ad esistere.
Più volte il Joker sottolinea che è Batman con il suo solo esserci ad aver dato il via alla sua opera, a giustificare la sue stessa esistenza, fino al mitico: "You changed things" pronunciato nell'unica sequenza virtuosa e autoriale del film: un dialogo tra Batman e Joker in cui il primo è in piedi e il secondo è appeso per i piedi (altra dimostrazione dell'opposizione logica di cui si diceva) ma con una lenta rotazione della macchina da presa Nolan lo inquadra come fosse anch'egli in piedi. Fantastico.

L'unico dispiacere semmai è che Nolan oltre a porre l'eterna domanda "Che ruolo per un supereroe?" dà anche una risposta nel finale del film. Una risposta sufficientemente intelligente e aperta, ma pur sempre una risposta.

Ad ogni modo lo stile invisibile del regista raggiunge nuove vette. Il Cavaliere Oscuro è girato con una leggerezza di tocco straordinaria per l'epoca moderna, considerando anche le molte, moltissime scelte estetiche che Nolan fa in ogni sequenza.
Non c'è mai nulla di banale ma nemmeno nulla di onanistico o virtuoso, solo carrelli lenti orizzontali e un montaggio da accademia (che cede il passo solo nelle scene di colluttazione).
La metafora perfetta è la scena d'apertura da quel carrello iniziale fatto con l'elicottero verso la facciata del palazzo a tutto il montaggio della rapina. Essenziale. Perfetto. Cinematografico.

Ah! Quasi dimenticavo. Ledger come si era capito è un Joker formidabile. Formidabile. Nel complesso superiore a quello più tradizionalmente pop di Nicholson/Burton.
Ma non facciamo i ridicoli. Molto del merito va all'idea di trasformare il personaggio in un barbone, in un vero freak orrido (che è un po' la linea Nolan se si considera come ha reso poi Due Facce). Inoltre il doppiaggio italiano di Adriano Giannini scimmiotta tantissimo il padre (in certi punti sembra avere i toni di Giannini/Pacino) e ricalca il doppiaggio che fu fatto del Joker di Nicholson. Dunque nel complesso, a meno che non l'abbiate visto in originale (cosa che se fossi stato più serio avrei fatto), la prestazione è ingiudicabile se non con un sommario: bravo!

21.7.08

La prossima attesa

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Sembra che i crismi ci siano tutti.
Che poi mi fa ridere come i trailer ma spesso anche le sigle (vedi Totoro) di queste autentiche opere d'arte siano così irresistibilmente ridicoli...

Domani il post, ora l'hype

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"You changed things" è già un instant classic

20.7.08

Dr. Horrible Sing-Along Blog

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Siamo agli sgoccioli, avete ancora poche ore prima della mezzanotte per vedere (se non lo avete già visto) i tre episodi della miniserie Dr. Horrible Sing-along Blog. Dopodichè probabilmente con un po' di attesa gli episodi arriveranno anche su YouTube ma in qualità decisamente inferiore.

Intanto qua li si è visti tutti e tre. E l'entusiasmo non è poco.
Joss Whedon riunisce i suoi fratelli e gira, sceneggia e soprattutto musica un mediometraggio per la rete che diventa immediatamente l'opera più importante mai tentata in materia.
Intendiamoci di musical in rete ne avevamo visti (su tutti il tristissimo Barackula), tutti però prendendo in giro il musical volevano più in generale fare un'operazione puramente internettara. Dr. Horrible invece è la quint'essenza della produzione per la rete portata al suo stadio più alto. Manca la professionalità come la intendiamo in senso canonico, tutto sembra ed è stato molto più agile e svelto nella produzione (solo 6 giorni per girare) ma lo stesso va dritto al dunque, presenta situazioni e parla direttamente al suo pubblico.

Lo si è detto tante volte che la caratteristica primaria della produzione per la rete (al momento) è la fortissima identità che c'è tra produttori e fruitori e Dr. Horrible non fa eccezione. Joss Whedon proviene dal mondo di Hollywood ma lo stesso ha una fortissima consapevolezza di cosa sia e di cosa parli la produzione per internet.
Dr. Horrible parla soprattutto al pubblico geek, e sebbene si tratti di una nicchia, questo è un punto di forza perchè lo fa in maniera nuova, forte e convincente.

17.7.08

Funny Games U.S. (id., 2008)
di Michael Haneke

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Innanzitutto un quesito: siamo di fronte ad un unicum nella storia del cinema? A me sembra di si. Non credo che nessun altro regista abbia mai rifatto un proprio film inquadratura per inquadratura, assolutamente identico all'originale. Stessi vestiti, stessi interni, stesse riprese, stessi dialoghi (nei limiti del possibile) e stesso montaggio. Identico nel senso più puro della parola.
Questo scatena subito una domanda: un film può essere rifatto e ad avere lo stesso risultato? Ovvero un film è come una ricetta per la quale aggiungendo diverse parti in dosi corrette si avrà sempre il medesimo risultato? O come ci piace tanto pensare è più della somma delle singole parti? Il risultato dell'unione di tanti elementi più lo spirito del proprio tempo e un imponderabile elemento che chiamiamo arte?

Ecco Funny Games U.S. è identico al precedente e raggiunge il medesimo risultato. Visto a qualche anno dall'originale la sensazione è che si tratti di due opere perfettamente sostituibili.
A confrontare pornograficamente le due versioni concordo con le idee espressa da Daniele Coppola: si nota un maggiore formalismo nei rapporti tra i personaggi del primo, dovuto alla provenienza europea e all'uso di una lingua (il tedesco) dotata di più sfumature formali rispetto all'inglese (su tutte l'uso del tu e del lei) e qualche piccola differenza per la scelta dei volti (meno bella di Naomi Watts la protagonista del vecchio, Susanne Lothar) cosa che alla lunga possono pesare. Ma sono inezie, dettagli da maniaci. I due film alla fine sono sostituibili.

Haneke dimostra che il suo cinema è un'operazione matematica, che un'opera può essere ripetuta e rifatta ottenendo lo stesso risultato. Dico il suo perchè sappiamo tutti che molte opere sono irripetibili, il cinema di Truffaut, Kusturica, Fellini, Coppola ecc. ecc. è un cinema realizzato con forti improvvisazioni che crede nel cogliere gli elementi che si presentano e valutare l'imponderabile percui non sarebbe possibile essere replicato identico.
Ma almeno ora sappiamo che esiste un cinema, che possiamo definire il "cinema del controllo totale" (quello degli Haneke, Hitchcock, Kubrick, Powell e via dicendo) che è tecnicamente replicabile che è la somma precisa di inquadrature, dialoghi, scene, fotografie, musica ecc. ecc. Che è una lucida follia, opere d'arte non realizzate a caldo ma a freddo. Una cosa che quasi mi spaventa.

Ma forse nemmeno questo è vero. Perchè se i film sono indubbiamente sostituibili è anche vero che un'opera non esiste mai in sè, non è un concetto astratto ma esiste solo in relazione a chi ne fruisce. In questo senso due film usciti a 10 anni di distanza non possono essere uguali poichè inevitabilmente gli spettatori e tutto il sistema cinema che gli è intorno si porrà nei loro confronti in maniere diverse, causando una ricezione e un'assimilazione diversa dei loro (medesimi) valori.

Nel caso specifico Funny Games U.S. regge ed è stato molto divertente fruirne al cinema sapendo di cosa si tratti. Avevo visto a casa il primo ed ero rimasto impressionato dal noto colpo di scena finale, come molti ero inviperito, arrabbiato e giustamente sconvolto. Non ho potuto allora, nel momento clou, non voltarmi nella sala e guardare il pubblico anzichè lo schermo, un pubblico palesemente tratto in inganno da una pubblicità che paragona il film ad Arancia Meccanica.
E le facce che hanno fatto al momento del colpo di scena sono state impagabili. C'è stato parecchio brusio e i prevedibili commenti scandalizzati, con relative frasi di disprezzo al riaccendersi delle luci.
Però anche questo è Funny Games e tutto il cinema di Haneke: fastidio, tortura per lo spettatore, incazzatura. Una vera litigata feroce tra chi mette in scena e chi è obbligato a guardare.

Per chi arrivato stoicamente in fondo a questo lungo post si stia chiedendo: "Si ma del film non ne parliamo??", rimando qui.

16.7.08

Segnalazioni imprescindibili

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Avete poco tempo per vedere Dr.Horrible Sing-a-long blog, il medio metraggio diviso in tre parti e concepito per internet di Joss Whedon (Buffy, Toy Story, Alien4 ecc. ecc.).

La prima puntata è andata ieri, la seconda domani, la terza il 19, poi dal 20 tutto quanto si potrà vedere solo a pagamento.

Qui se ne parlerà molto non appena termina, ma già posso anticipare (avendo visto il primo episodio) che per ora è il Ben-Hur della produzione video per internet. Ha dentro di sè tutto ciò che è stato, incorpora tutte le prossime evoluzioni e porta a perfezione lo "stile internet", sia per forma che per contenuto.

In più è divertentissimo e (finalmente) realizzato con grandissima competenza e professionalità.

14.7.08

"After only five days of shooting the film was two months behind schedule"

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Lui mi segnala quest'eccezionale fintomentario sulla lavorazione di Tropic Thunder girato come quello sulla lavorazione di Apocalypse Now! e probabilmente destinato al DVD.

13.7.08

Cellulite e Celluloide - Il podcast

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Il consueto podcast settimanale della trasmissione in onda su RadioRock (106.600 FM) ogni sabato alle 17, che vede ai microfoni oltre a Prince Faster anche il sottoscritto sotto lo pseudonimo di Gabriele Vasquez.

Nella puntata si parla dei risultati di Un'estate al mare, dell'imminente arrivo di Hellboy 2: The Golden Army, di quanto possa avere senso andare a vedere Ken il guerriero: la leggenda di Hokuto al cinema, si disprezza più che si può Wanted e Dr. Plonk, si fanno possibili ipotesi sul valore e l'interesse di Funny Games nella versione americana ma sempre di Haneke, si incensa La Notte Non Aspetta e si parla moderatamente bene di Agente Smart: Casino Totale. In chiusura le solite lodi per Be kind rewind.

LA PUNTATA DEL 10/07/08

Per i file occorre ringraziare il prode Luca che pur non avendo nulla a che vedere con l'amministrazione della radio ha deciso in proprio di registrare, tagliare e mettere online i file.
Or dunque adesso anche se non siete di Roma o dintorni potete godere anche voi di queste perle radiofoniche e sottoscrivere i podcast come più vi aggrada. O consultare l'archivione.

11.7.08

Non c'è niente da festeggiare

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Rondi ha presentato le novità della sua Festa Del Cinema che non si chiamerà più così, sarà il Festival Internazionale Del Film di Roma.
Ma in sintesi ecco cosa si è capito davvero:
  • Il concorso diventa centrale. E questo è bene. Ci saranno i fuori concorso ma saranno pochissimi, tutti i film, anche quelli grossi di richiamo dovranno essere in concorso.
  • Ci sarà la parte grossolana e di richiamo identificata con il concetto di red carpet (ma relativa sempre ai film in concorso)
  • I premi diventano uno assegnato dai critici (Marc'Aurelio d'Oro della critica) e uno assegnato dal pubblico. Ogni spettatore di ogni singolo spettacolo potrà votare attraverso un meccanismo che metterà a punto Lottomatica.
  • Verranno Michael Cimino e David Cronenberg per gli Incontri D'Autore
  • Ci sarà una retrospettiva su Dino Risi, Alida Valli e il 1948 (per i sessant'anni della costituzione)
  • I cambiamenti di terminologia sono molti: Premiere diventa Anteprima, Extra diventa Altro Cinema, Focus diventa Occhio Sul Mondo, Business Street diventa Mercato del Cinema. Ogni festival del mondo porta i nomi delle sezioni nella propria lingua è il massimo della normalità, semmai è il cambiarli in corsa forzatamente che è abbastanza ridicolo.
L'idea che è emersa è che sia un evento destinato al grande pubblico di qualità, quello per intenderci che ama il filmone americano impegnato con Robert Redford e non Borat, quello che ha i pregiudizi verso il cinema svedese, schifa le commedie demenziali ma apprezza il film italiano d'impegno anche se quest'impegno è da quattro soldi, quello che identifica il peggio del cinema con Boldi-Desica ma guarda con distanza anche il cinema autoriale considerandolo per schizzati.

In una parola: Screencast

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E' un po' che seguo le evoluzioni dello screencasting, cioè i video che mettono in scena immagini dal computer. Nati dai tutorial negli ultimi anni gli screencasting si sono evoluti sempre di più fino a diventare un modo di mettere in scena i contenuti più vari, dalle serie, ai videoclip, alle news ecc. ecc.
Più facile da vedere che da spiegare è un fenomeno interessantissimo possibile solo in rete e capace di creare esperimenti veramente valevoli un'occhiata perchè in qualche modo sicuramente entreranno nel linguaggio audiovisuale mainstream, da sempre incapace di rappresentare il "monitor" le schermate se non con estreme semplificazioni.

9.7.08

Perchè nessuno me l'ha detto??

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Jack Skellington mi segnala che nel 2007 Ken Russell ha partecipato al Grande Fratello inglese....

Candid Improvising

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Di ImprovEverywhere avevo già parlato tangenzialmente mostrando uno dei loro video di improvvisazioni, è un gruppo che veicola attraverso YouTube le proprie azioni di improvvisazione urbana. Si mettono tutti daccordo e fanno qualcosa di inaspettato (o antientropico) in mezzo alla città all'insaputa di tutti e solitamente mischiati alla folla.

Il punto è che tutto questo non ha alcuna motivazione specifica se non fare qualcosa di antiurbano, una performance che ha senso solo in città e solo perchè avviene una volta e in maniera fintamente casuale (anche se poi è ripresa e quindi riprodotta all'inifinto in tutto il mondo). L'esempio più famoso sono i frozen, cioè quando un gruppo di persone si coordina per andare in un posto preciso e bloccarsi come fossero congelati in mezzo alla folla per un certo periodo.

Ne parlo perchè è qualcosa che mi ha sempre interessato molto, sono manifestazioni che catturano quasi (quasi!) inconsapevolmente lo spirito urbano vero e poi le manifestazioni para-artistiche metropolitane locali (come anche i graffiti) mi piacciono moltissimo, le trovo l'unica forma artistica (seppur spesso povera e blanda) caratteristica e unica della metropoli.
Ma ora anche ImprovEverywhere sta prendendo una deriva abbastanza ridicola, non tanto per le performance, quanto per il senso dei filmati che da mera testimonianza dell'evento unico diventano una divertita ripresa delle reazioni degli astanti, tarsformando tutto in una candid camera.

L'Altra Faccia Dell'Amore (The Music Lovers, 1970)
di Ken Russell

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Ken Russell è veramente un cineasta difficile da inquadrare oggi. Eroe per una stagione, come molti altri del suo periodo, nella sua epoca ebbe grande risonanza, grandi riconoscimenti ma poi il suo cinema non è stato portato avanti da nessuno nè oggi viene guardato come si guarda ad un maestro, anzi i suoi film passano sotto silenzio. Semplicemente quel percorso non è stato più battuto e quindi oggi i suoi film appaiono inevitabilmente datati e anche a tratti ridicoli come fossero parodie (specialmente sul versante della recitazione).

Eppure non era certo un regista da poco. Dotato di una visione molto chiara di cinema debitrice in parte ad una concezione felliniana di messa in scena attraverso il feroce controllo del caos e in parte all'ossessione per il controllo kubrickiana, ma con una spiccata tendenza all'esagerazione e al sentimentalismo, Russel a tratti come già detto risulta un po' ridicolo ma in altri punti è straordinariamente efficace e comunicativo, capace di dare vita ad immagini di una potenza rara.
Come già per Tommy o I Diavoli anche in questo caso più che la trama o il carattere dei personaggi del film rimangono impresse le singole immagini, trovate metaforiche ed estetiche di rara bellezza (penso alla faccia dentro il cubo nero di Tommy o al sogno della suora gobba di I Diavoli).

Nonostante il titolo italiano induca a pensare che il cuore del film sia l'omosessualità del protagonista in realtà L'Altra Faccia Dell'Amore è un film sulla musica (come indica il titolo originale) che racconta l'intreccio tra opere e vita di Tachaikovsky. Le sequenze che mettono per immagini le principali opere del compositore russo sono infatti fenomenali e tra le migliori mai viste.
Non si tratta solo di collegare una musica ad un'immagine o una musica alla vita del protagonista ma soprattutto di collegarla alle diverse (ma comuni) sensazioni soggettive che scatena in ogni singolo ascoltatore.

Infine come la tradizione inglese vuole i film di Russell sono dotati di titaniche ricostruzioni e scenografie fenomenali e in questo caso lo dimostra a pieno la bellissima lunga sequenza iniziale e quella più delirante e sessantottina (ma comunque folgorante) del vagone letto.

8.7.08

Subito proteste dalla comunità dei fidanzati mollati

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Arriva Gmail l'arma definitiva contro i morbosi accessi indebiti agli account di posta altrui. Un sistema di monitoraggio degli accessi per il quale una volta a regime chiunque (al momento la funzione non è attiva sul 100% degli account) potrà vedere facilmente e direttamente sull'home page:
a) se qualcun altro sta accedendo al proprio account di posta in quel momento
b) gli indirizzi IP, la data, l'ora e i protocolli o i device da cui sono state fatte le ultime connessioni.

Con un minimo di impegno (i propri indirizzi IP sono quasi sempre gli stessi, riconoscibili anche a chi non ha molta dimestichezza informatica) chiunque può dunque scoprire se qualcuno che conosce la password sta accedendo ho avuto accesso alla propria casella di posta.

Lo strumento di sicurezza è talmente utile che è facile ipotizzare come diventerà presto di default su tutte le caselle di posta al pari di altri servizi come il filtro antispam.

Più 3D per tutti

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Il 2009, come noto, sarà l'anno del 3D. I film seri sono tutti previsti per quell'anno con il finale scoppiettante a dicembre, momento in cui ci vedremo finalmente Avatar e capiremo se Cameron non ha avuto remore nel fare le dichiarazioni che ha fatto o se davvero ha visto più lontano di tutti (la verità, temo, sarà nel mezzo).
Ad ogni modo le sale italiane si stanno attrezzando, al momento quelle pronte sono una quindicina ma molte di più sono destinate ad arrivare, anche se non c'è accordo sulla tecnologia di proiezione.

7.7.08

La Notte Non Aspetta (Street Kings, 2008)
di David Ayer

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POSTATO SU
Il poliziesco moderno sta cambiando e in linea evolutiva sta diventando il proseguimento del western. Per forzare un po' si può dire che dove il western è decaduto e le sue figure si sono esaurite lì il poliziesco ne ha raccolto l'eredità, cercando così i nuovi sceriffi e i nuovi criminali e trovandoli in figure ancora più perdenti degli sceriffi della fase crepuscolare del western. Certo è una forzatura ma solo a livello di tempi, perchè per le tematiche la linea di continuità è evidente.

Non mi invento nulla sia ben chiaro, già Mauro Gervasini parlando di Solo 2 Ore lo definiva "un magnifico western e poco importa che non ci siano cavalli", tuttavia è proprio il cinema come La Notte Non Aspetta che rinforza quest'idea, quella cioè che il cinema poliziesco moderno sia diventato un prodotto in serie facilmente riconoscibile, fatto di figure archetipe le cui psicologie sono di volta in volta adattate e lentamente fatte slittare, più di quanto avvenisse in passato.

Innanzitutto in tutti i prodotti medi si respira una disillusione e una generale autentica disperazione che non è usuale e poi il poliziesco si va allontanando sempre più dalla matrice noir, mantenendone solo l'idea di mondo infame in cui è facile morire.

In particolare La Notte Non Aspetta si fregia di avere Ellroy dietro (ma purtroppo ha anche altri due sceneggiatori che spesso fanno scivolare il film con battute ridicole) ed è dnque particolarmente solido, ma anche roba come Solo 2 Ore era di una secca e asciutta solidità rara.
I temi sono quelli della corruzione e della distruzione della figura del poliziotto, anzi dell'istituzione della polizia. Da Training Day, ad Harsh Times (non a caso entrambi scritti da Ayer e non a caso entrambi ambientati a Los Angeles) si respira sempre di più un cambiamento della visione della polizia che non è un cambiamento solo verso una maggiore corruzione ma soprattutto verso una maggiore complessità.

Nei polizieschi moderni i poliziotti non sono solo corrotti ma sono in conflitto con tale corruzione, non sono divisi in buoni e cattivi ma (come diceva Lang a proposito del genere umano) in cattivi e molto cattivi e noi siamo costretti ad identificarci con i protagonisti che sono "solamente" cattivi.
Il Keanu Reeves di La Notte Non Aspetta, non ha rimorsi e non si pente, ha solo delle remore nei confronti di qualcosa che sa di non aver fatto (ma che in fondo voleva fare) ed è vittima solo perchè raggirato da qualcuno migliore di lui.

Non c'è salvezza, e questa è la cosa migliore, perchè lungi dal cercare una soluzione La Notte Non Aspetta propone un cinema artigianale e fatto davvero bene che mette in scena situazioni in divenire, propone figure che continuano a convivere con la complessità delle loro scelte e non risolvono i loro conflitti. Anzi.

Per concludere il forzato paragone con il western mi sembra ovvio che il John Wayne della situazione è Bruce Willis.