30.9.08

Burn After Reading - A Prova Di Spia (Burn After Reading, 2008)
di Joel e Ethan Coen

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Nonostante credessi il contrario mi sono reso conto subito che più che seguire la scia delle ultime commedie pure (Fratello Dove Sei, Prima Ti Sposo E Poi Ti Rovino) Burn After Reading segue direttamente l'altro filone dei Coen e più precisamente Non E' Un Paese Per Vecchi. Ne ha il medesimo impianto, la medesima visione di mondo caotica e inspiegabile e la medesima tipologia di intreccio violento, tutto focalizzato su un bene (lì i soldi qui un CD) che ad un certo punto diventa puro pretesto (il McGuffin) per mostrare le diverse reazioni umane allo sconvolgimento del proprio equilibrio. Solo che ovviamente Burn After Reading opta per una visione ironica dei medesimi fatti.

Con tutta probabilità sarebbe possibile rigirare anche Non E' Un Paese Per Vecchi in chiave comica, senza modificare in nulla la storia e i significati del film. E' solo una questione di forma.
I Coen oscillano tra le loro passioni i loro stili e probabilmente anche ciò che gli conviene (le commedie solitamente vanno meglio e attraggono di più i favori del pubblico) ma rimane invariato il momento che vivono, le cose pensano e che decidono di veicolare con il cinema.

E' sempre presente infatti la visione violenta della vita reale, che è l'unica autentica eredità lasciata dal pulp e dagli anni '90. Uccisioni molto violente mostrate in maniere esplicite ma sempre ironiche (anche nei film più seri) in contesti che solitamente non sono le sedi della violenza e spesso perpetrate con mezzi "alternativi", cioè armi non convenzionali come bastoni, chiavi inglesi, compressori ecc. ecc. Proprio nel senso di violenza del quotidiano, che avviene in fretta e con quello che si ha a disposizione come nei fatti di cronaca. In questo il massimo topos coeniano è l'uomo in calzini, ciabatte, mutande, canottiera e vestaglia che va a farsi giustizia con violenza.

Divertente infine come tendano spesso a saltare i momenti topici. Sia in Non E' Un Paese Per Vecchi che in questo film c'è una morte molto importante (tra le tante) e non è mostrata ma raccontata da qualcun altro oppure mostrata solo dopo l'avvenimento, quando solitamente l'uccisione di un personaggio tra i protagonisti è un momento di punta del climax narrativo che come tutti i momenti topici offre mille possibilità di "fare la differenza" ovvero rispettare o tradire le aspettative del pubblico, aderire o distanziarsi dal solito. I Coen invece lo fanno raccontare come nella tragedia greca dove il coro annuncia le morti.

Ah! E finalmente Brad Pitt è bravo sul serio. Ma tanto i Coen fanno recitare bene tutti...

Il valore di un contatto, questione di età

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Il sempre solerte Massimo Mantellini lunedì su Punto Informatico si è fatto delle domande legittime su Facebook, sulle sue potenzialità, sulla sua durata ai vertici dell’interesse di molti internauti e sulla sua curva di adozione.

Stranamente rispetto al solito però non mi sono trovato in quello che leggevo già dagli assunti di partenza, ovvero quando afferma che si stia registrando ora il boom di Facebook e che il social network sia in molti casi utilizzato come una internet in miniatura, una riduzione dell’ampiezza di possibilità della rete.

Non mi ritrovo in simili assunti perchè probabilmente appartengo ad un’altra fascia d’età, quella più cruciale per il social network...

29.9.08

Miracolo a Sant'Anna (Miracle At St. Anna, 2008)
di Spike Lee

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POSTATO SU
Da un po’ Spike Lee sta ampliando i suoi orizzonti. Si pensava che Inside Man fosse un lavoro alimentare, una concessione ai grandi studios per poter poi continuare a fare progetti piccoli e personali come ha sempre fatto, invece Miracolo a Sant'Anna è tutt’altro che piccolo, è un film di guerra dalle grandi ambizioni con pochi grandi nomi e tutti legati a piccoli cammei (John Turturro e John Leguizamo).

Il film non teme di essere assolutamente inaccurato, lo dice subito con un cartello che avverte che è tutto finto, ma lo stesso infastidisce il solito teatrino degli italiani tutti donne passionali, caffè e borghetti di provincia. Ma se c’è una cosa a cui Spike Lee non ci aveva abituato è fare un cinema bambinesco e falsamente illusorio, favolistico e metaforico che procede per stereotipi culturali. A salvare parzialmente il bieco trattamento riservato al popolo italiano (in termini sempre di stereotipi) sono i dialoghi evidentemente scritti da qualcuno di diverso rispetto a chi ha scritto quelli del resto del film perchè estremamente nostrani nell’ironia, nell’uso del dialetto e nella retorica (Update 30/09: e infatti è così, sono stati scritti con la consulenza di Francesco Bruni, cretino io a non controllarlo prima).

Per il resto Miracolo a Sant'Anna riprende l’azione di guerra come al solito, senza cercare una vera visione personale. Utilizza la fotografia ad alto contrasto bassa saturazione già portata ad alti livelli prima da Spielberg e poi da Clint Eastwood, mette in scena i sovraesposti che da una decina d’anni sono la sua ossessione, guarda all’immaginario collettivo dei reportage di Robert Capa e cerca un montaggio frenetico che forse è la cosa migliore. Nella sua lineare asciuttezza Inside Man aveva molta più dignità di questo polpettone da due ore e venti.

Ancora più fastidioso è poi che il regista di Fa’ La Cosa Giusta abbia perso il suo senso della problematicità. Sebbene il suo cinema viaggi sempre in equilibrio sul crinale del razzismo al contrario (cioè quello verso la maggioranza invece che la minoranza) in questo caso l’ago pende decisamente verso la comunità afroamericana. Tutti in Miracolo a Sant'Anna hanno un lato positivo, anche alcuni nazisti, tranne i bianchi americani che sono perfidi, stupidi e banalmente vessatori oltre ogni dire ed ogni ragionevolezza.

Certo rimangono alcuni colpi di coda davvero da grande maestro come ad esempio la sublime scena iniziale dei soldati che avanzano con in sottofondo la voce tedesca che li incita a tradire il loro paese per la Germania, spaziando da argomentazioni culturali ad argomentazioni economiche e sessuali (veramente una piccola chicca). Ma sono gocce in mezzo al mare.

Stranamente nessuno ha fatto notare che in realtà già esiste un film in cui alla fine della seconda guerra mondiale un soldato americano di colore si trova a dover interagire con un bambino italiano senza che i due si capiscano ma che riesce ad operare una riflessione sul tema della guerra. Spero di non dover aggiungere altro perchè riconosciate di cosa stia parlando…

27.9.08

Forse vi ricorderete di me per film come...

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Io lo ricorderò per Il Colore Dei Soldi.

26.9.08

Il Posto (1961)
di Ermanno Olmi

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Durante il fiorire della Nouvelle Vague in Italia Ermanno Olmi esordiva nel lungometraggio di finzione con un'opera che inevitabilmente portava dentro di sè la grande esperienza documentaristica del regista e in questo modo allargava il concetto stesso di cinema libero, contaminato e girato en plen air che si andava sviluppando in Francia.
Un cinema talmente libero che proprio come gli esempi migliori della Nouvelle Vague evolve il concetto di realismo non sentendosi necessariamente confinato in una rappresentazione realistica (vedi la scena finale nell'immagine a sinistra).

Uno dei primi film veramente liberi italiani dunque racconta una storia di costrizione e di frizione tra tradizione e modernità, Il Posto è chiaramente il posto di lavoro che un giovane dell'hinterland raggiunge a Milano e il film racconta il processo di selezione per l'impiego in questione con qualche accenno grottesco (anche se non si fa fatica ad immaginare che fosse tutto molto fedele al reale) e molta malinconia.

I suoni in presa diretta forse sono la cosa più sorprendente (assieme alle molte sequenze che sembrano rubate) fondamentali per creare lo spazio e disegnare una dimensione tridimensionale nella quale avviene l'azione, stimolando sensazioni ed "odori". I rumori delle tavole calde ne evocano i profumi e quelli asettici degli ambienti semivuoti spesso rappresentati ne evocano l'odore di marcio.

Uso espressionista del dialetto, volti non professionisti, senso del grottesco e (nonostante la quasi totale assenza di riprese da lontano) un grande senso di "incastro dell'uomo nella città", Il Posto è un film al 100% italiano, della miglior scuola, quella che con un piede tiene ferme le regole della tradizione e con l'altro sorpassa il confine nazionale e temporale.

La realtà che insegue il cinema

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Giusto per chi avesse un momento di smarrimento spiego che l'immagine a sinistra è un prototipo di moto marca Ferrari, notizia prese dal Corriere, mentre a destra c'è la moto di Kaneda presa da Akira (1989).

Io alla fine ho sempre pensato che il modo in cui avanziamo in certe aree della scienza sia influenzato dall'idea che abbiamo di tecnologia futura, l'idea che abbiamo già fissata di quale sia il nostro prossimo passo. In qualsiasi campo. E penso sia normale che tale idea condivisa sia in gran parte fissata dai racconti che ci facciamo a vicenda e quindi dal cinema, anche se poi tali racconti non sono fatti da scienziati.

Per la cronaca comunque la moto di Kaneda ancora è più avanzata del prototipo che tanto per iniziare non credo abbia la retromarcia.

25.9.08

Credo di essermi un po' lasciato prendere la mano

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Per i Macchianera Blog Awards 2009 se ne prevede una produzione in centinaia di migliaia di esemplari da distribuire all'uscita delle discoteche.

Per chi non capisse, qui.

Sfida Senza Regole (Righteous Kill, 2008)
di Jon Avnet

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La cosa peggiore non è la trama stupidissima e prevedibile che scimmiotta i polizieschi asiatici degli ultimi anni con un gioco di agnizioni, svelamenti e doppie identità che vorrebbe operare chissà quale riflessione, e non è nemmeno la direzione assolutamente impalpabile di Jon Avnet che non vuole essere invisibile (magari!!) bensì dare un'impronta che non si capisce quale sia risultando solo "vacante" cioè invisbile colpevolmente. La cosa peggiore è che è recitato male! Dico davvero. E forse anche il titolo italiano è la cosa peggiore (che senso ha? No davvero, razionalmente, che senso ha rispetto al film? Ma anche rispetto alla promozione? Attira? Non è una questione di fedeltà all'originale, ormai non ci crede più nessuno, ma proprio di intelligenza. è un titolo che invoglia? Che differenzia subito questo film dalla massa degli altri titoli?).

Già un film di attori hollywoodiani come è questo in Italia si trasforma in un film di doppiatori (il che...) senza nemmeno la presenza di Ferruccio Amendola e Giancarlo Giannini (il secondo per cause ignote) ad alleviare il dolore, ma poi bisogna aggiungere che è anche un film in cui le solite voci impostate e particolarmente caricate dato l'evento (le due leggende del cinema insieme per davvero!) si scontrano con le immagini di due uomini stanchi e pigri.
Uno (Pacino) fa se stesso senza cercare un minimo di deviazione dal suo solito senza un guizzo di originalità limitandosi a tirare fuori il repertorio delle peggiori occasioni, l'altro (De Niro) proprio non gli va. Ma non gli va davvero.

E' stato un supplizio. Ecco "supplizio" è la parola giusta. E' stato un supplizio.

La prima sezione del Festival Del Film di Roma in due parole

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Oggi Mario Sesti ha presentato EXTRA Altro Cinema, la sezione più interessante, nuova e vivace della Festa Del Cinema di Roma del Festival del Film di Roma.

In due parole verranno a presentare film, mostre o operette varie Al Pacino, Cronenberg, Vinterberg, Greenaway, Cimino e Olivier Assayas. Difficile che la sezione principale possa fare meglio, così anche questa volta credo che l'impressione sarà che il concorso principale stia lì per giustificare economicamente e mediaticamente questa sezione che è il vero cuore del Festival.

Vedremo finalmente JCVD, il film di finzione in cui Jean Claude Van Damme interpreta se stesso, vedremo il nuovo di Morgan Spurlock (Where In The World Is Osama Bin Laden?), Kill Gil vol. 1 e 2, una bella sezione su tutto il recente cinema brasiliano più una barca di altro materiale che vi potete spulciare da soli anche perchè come al solito le cose più interessanti saranno quelle che non conosciamo. E ce ne sono...

Segnalo infine una parte del discorso fatto da Mario Sesti nel presentare la sua sezione che non si discosta molto da quanto detto da Marco Muller alla conferenza di presentazione di Venezia.
La sezione è molto versatile e io ci credo tanto, anche se poi molti ci accusano di avere un po' di tutto senza criterio. In realtà già negli anni '60 dalle pagine dei Cahiers du Cinema si affermava che non esiste un cinema si serie A e uno di serie B, ogni tipo di cinema può darci alimenti per testa e corpo. E in questo senso è pensata la nostra sezione.

Non puoi nascondere a lungo la tua vera natura

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Del nuovo corso di Woody Allen ancora non se n'è capita la potenzialità commerciale. Si tratta come sempre di film con attori di richiamo (spesso anche più d'uno) ma con trame che più facilmente rispetto al suo solito portano spettatori in sala.
All'inizio sembrava che fosse diventato un regista dai grandi incassi ma ora a poco dall'uscita italiana del suo quarto film europeo (e terzo tra i non-alleniani) sembra che tutto sia rientrato e Woody Allen anzi sia diventato un nome che proprio è meglio non pronunciare per niente. Almeno prima era un marchio che per i distributori era garanzia di incasso perchè aveva i suoi affezionati ora è sinonimo dell'incertezza più totale e dunque nel dubbio scompare.

Match Point era stato un bel trionfo e aveva spinto tutti a vedere Scoop, che invece era molto più tradizionalmente un film di Allen con Allen. Sogni e Delitti poi è stato ancora più raffinato e complesso di Match Point, un film stupendo che però, nonostante la partenza a bomba grazie all'equazione thriller + Colin Farrel + Ewan McGregor + riferimento a Match Point, ha deluso moltissimi e in fondo è stata una delusione anche al box office.

Ora sta per uscire Vicky Cristina Barcelona che potrebbe chiamarsi qualcosa come Mezzanotte a Barcellona da noi, con Javier Bardem e Scarlett Johansson e Penelope Cruz che si baciano pure. Un cast e una scena che da soli promuovono un film e così pare che sarà.
Il trailer come per Match Point e Sogni e Delitti decisamente non sembra il trailer di un film di Woody Allen, ma stavolta rispetto al passato non c'è stato alcun riferimento agli altri film nè è stato messo in evidenza il nome del regista, se non vi sbrigate a guardare l'ultima schermata con l'elenco dei dati del film non lo scoprite nemmeno che è di Woody Allen.

24.9.08

YouTube salta lo squalo

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Riporto da Giavasan questa divertente trovata pubblicitaria della Wii che utilizza la schermata YouTube, dovete andare necessariamente a visionarla in una pagina a parte qui (attendete almeno il 15esimo secondo per cominciare a vedere cose strane che accadono).

Il motivo percui lo posto è più che altro perchè mi sembra molto significativa questa deroga di YouTube all'intoccabilità della sua interfaccia. Quello che avete visto è una totale modifica della pagina, cioè sembra solamente una pagina come le altre in realtà è tutta animata in Flash e gran parte dei suoi punti in realtà non sono cliccabili o non portano da nessuna parte. In sostanza è una pagina fasulla (benchè davvero presente presso YouTube) è un gigantesco cartellone pubblicitario animato realizzato da Google in collaborazione con la Wii.

I grandi network che vivono dei contenuti degli utenti come YouTube, MySpace, Facebook ecc. ecc. sono caratterizzati dall'intoccabilità dell'interfaccia. O dall'alto fanno un restyling del sito o altrimenti nessuno può personalizzare la pagina più di quanto possano fare gli altri. Tutti sono uguali insomma in questi network, tanto che pure su YouTube vediamo che i canali della Warner Bros e quelli dei privati non sono differenti in nulla.
Invece ora per la prima volta YouTube rompe questa regola aurea non detta e realizza una sua pagina finta, uno specchietto per le allodole a scopo pubblicitario. Mi sembra il primo passo di una tendenza annunciata per YouTube, sintomo di un problema molto forte che hanno, quello di fare cassa.

23.9.08

Ogni giorno è più imperdibile di quello precedente

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Il Foglio ha un feed a parte per la rubrica Innamorato Fisso di Maurizio Milani (da leggersi rigorosamente arrotando tutte le r)
Ieri ho conosciuto una benzinaia di trentasei anni che ha il distributore di carburanti sullo stradone per Ancona. Mi dice: “Che lavoro fa?”. Io: “Batto su Internet”. Lei: “Sei un uomo-puttana?”. Io: “Sì, per forza, mi ha costretto da ragazzo una mia morosina e adesso non ce la faccio a trovare un altro lavoro!”. Benzinaia: “Stai qui con me, ho la casa, vivo sola, mi aiuti al distributore di benzina, ti metto in regola con i bollini, ti do 1500 euro al mese, ferie, liquidazione ecc. Tutto in regola. Io: “No, amore, sono più comodo a battere”. Lei: “Sei proprio una puttana, vattene per sempre!”.
(non ricordo più chi me lo segnalò o dove lo lessi)

Se solo avessi fatto la campagna elettorale anche fuori da Roma...

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Salta fuori che sono anche andato vicino a vincere.
Ma soprattutto, io ho circa 600 lettori al mese di cui la stragrande maggioranza arrivano qui casualmente digitando parole chiave insulse su Google, digitando male altri URL o truffatida segnalazioni erronee, chi sono 'sti 930?? e perchè non vengono tutti qua regolarmente che cominciamo a mettere le pubblicità dovunque e tiriamo su un business serio!

La Mummia - La Tomba Dell'Imperatore Dragone (The Mummy: The Tomb Of The Dragon Emperor, 2008)
di Rob Cohen

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POSTATO SU
La Mummia 3 (premetto che non ho visto il 2) è Tomb Raider II, il videogioco non il film.
Non è scritto da nessuna parte e dunque deduco che non sia ufficiale ma nonostante la trama abbia molte diversità anche fondamentali l'impianto è esattamente il medesimo e soprattutto sono molto somiglianti alcune ambientazioni.
La cosa è curiosa perchè non è stato preso esattamente il plot ma sono stati rimescolati gli elementi cardinali della trama del gioco per farne una nuova (adattata alla saga) cercando di mantenerne il fascino vincente attraverso alcune suggestioni visive e alcuni elementi focali.

La cosa è evidente subito nella casa dei due avventurieri che per cimeli, costruzione e ambiente (Inghilterra) subito mi aveva ricordato quella di Lara Croft (il film era appena iniziato e non sospettavo minimamente ci potessero essere altri punti in comune con il gioco), dopodichè la storia si snoda attorno alla muraglia cinese, coinvolgendo un pugnale come oggetto magico (cioè elemento della storia in grado di determinare lo scioglimento dell'intreccio e il raggiungimento dell'obiettivo finale), i guerrieri di Xi'an e poi si va in aereo (un modello quasi uguale a quello del gioco) sull'Himalaya e c'è un drago.
Tutti elementi presenti nel gioco e mostrati secondo le medesime direttive. Non che ci sia nulla di male, anzi. L'idea di rielaborare gli elementi vincenti di un racconto per un medium e farne uno nuovo su un altro è assolutamente affascinante.

Peccato poi che nonostante la continua azione e nonostante Jet Li io ad un certo punto stessi per avere un colpo di sonno e mai mi era capitato vedendo un film d'avventura, per di più durante una sequenza d'azione.

Per gli amanti delle polemiche geopolitcocinematografiche il film è abbastanza sottilmente anticinese (nonostante la presenza di Jet Li e Michelle Yeoh) e l'unica cinese davvero buona (e bona!) ha un volto occidentalizzato.

LE TECNOLOGIE DEL FILM

22.9.08

Cellulite e Celluloide - Il podcast

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Il consueto podcast settimanale della trasmissione in onda su RadioRock (106.600 FM) ogni sabato alle 17, che vede ai microfoni oltre a Prince Faster anche il sottoscritto sotto lo pseudonimo di Gabriele Vasquez.
Riprende alla grande la stagione di Cellulite e Celluloide con un collegamento telefonico direttamente e in esclusiva dalla macchina che mi riporta a casa dall'areoporto, una cosa sensazionale!
Nel tragitto si parla poco e male di Sfida Senza Regole, si deride La Mummia 3 (che manco c'è la mummia), si descrive con aria bonaria The Rocker, si incensa Il Matrimonio di Lorna (anche se me lo stavo dimenticando non fosse stato che nel tragitto ho visto un cartellone pubblicitario), si fa un acuto ragionamento intorno a Tropic Thunder e ci si bulla dell'insuccesso di Miracolo a S.Anna dopo che Spike Lee ha preferito Toronto a Venezia.

LA PUNTATA DEL 20/09/08

Per i file occorre ringraziare il prode Luca che pur non avendo nulla a che vedere con l'amministrazione della radio ha deciso in proprio di registrare, tagliare e mettere online i file.
Ordunque adesso anche se non siete di Roma o dintorni potete godere anche voi di queste perle radiofoniche e sottoscrivere i podcast come più vi aggrada. O consultare l'archivione.

Figli - Hijos (2001)
di Marco Bechis

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Impossibile non cercare di recuperare tutta la filmografia di Marco Bechis dopo la visione di La Terra Degli Uomini Rossi.
E Figli - Hijos (il titolo non è doppio per la doppia nazionalità del film ma per la dualità della trama) è assolutamente un precedente all'altezza sebbene non concluso con la durezza e la secchezza dell'ultimo veneziano.

Curiosamente La Terra Degli Uomini Rossi si chiude con un urlo fenomenale e Figli - Hijos si apre con un urlo altrettanto straziante e disumano. Entrambi i film poi si chiudono con un'ambigua morte che non è chiaro se sia tale o meno.

Ma soprattutto i due film hanno in comune un approccio assolutamente finzionale, e quindi assolutamente cinematografico, ai temi sociali sottesi dalla trama. Lungi dal voler fare un racconto cronachistico o (ancora peggio) documentaristico Bechis insegue le sue idee con un ventaglio di invenzioni incredibili e un controllo della messa in scena pazzesco.
Ogni dettaglio è studiatissimo, i comparti sonori, di fotografia e di montaggio interagiscono in perfetta armonia come dimostrato dalla perfetta sequenza del ritorno a casa sotto la pioggia visto da fuori l'abitazione (una sequenza poi imitatissima ma solo qui veramente funzionale).
Ma anche i piccoli elementi contribuiscono a creare senso tanto che Bechis è capace di radicare certe convinzioni nello spettatore anche al di là dell'evidenza di trama, anche quando viene rivelato il contrario di quello che si crede comunque si continua a credere al proprio istinto, generando uno dei colpi di scena più riusciti che mi sia mai capitato di vedere su schermo.

E' veramente un cineasta potente e arrogante che non teme di scadere nel ridicolo mostrando i due ragazzi che cercano prove della propria fratellanza scrutandosi completamente nudi e che operando così riusce a confezionare un gioiello di complessità.
Come al solito il regista parteggia indubitabilmente e dichiaratamente per i figli dei desaparecidos (anche perchè sarebbe difficile fare altrimenti) ma alla fine il film va miracolosamente oltre il punto di vista parziale (come già in La Terra Degli Uomini Rossi) descrivendo un universo veramente complesso e scatenando i dubbi delle migliori occasioni.

Sembrava bello...

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Ricordate che vi avevo detto di segnarvi la data di uscita di Totoro? Ecco potete anche farci un segno sopra, è stata rimandata a data da destinarsi, probabilmente a seguito dell'uscita di Ponyo.

19.9.08

Il Matrimonio di Lorna (Le Silence de Lorna, 2008)
di Jean Pierre e Luc Dardenne

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POSTATO SU

Lo dico subito: a me lo stile molto marcato e radicale dei Dardenne piace, il loro modo minimale eppur estremamente complesso e raffinato di mettere sullo schermo storie di uomini e donne per un motivo o per l'altro ai margini e alle prese con qualche piega legale che si abbatte sulla loro vita già derelitta mi avvince e i loro film che raccontano di esseri umani più che di fatti mi affascina.

Dunque dovrei suonare abbastanza veritiero quando dico che Il Matrimonio di Lorna, che rispetto al passato è molto più parlato e che ha un intreccio e una scrittura decisamente più complessi, è solo leggermente inferiore al resto della produzione.

Il silenzio di Lorna del titolo originale è quello delle cose che Lorna sa e non dice, è quello che pensa di fare e non dichiara ed è quello che nasconde a se stessa. In mezzo ci sono una serie di colpi di scena non inusuali a chi conosce i fratelli belga e la solita dose di melanconia mascherata da vita quotidiana. In più però c'è Lorna (impossibile non pensare a Russ Meyer ogni volta che la si nomina...) che, come in Rosetta, è il film. La seguiamo ovunque, stiamo indubitabilmente con lei e anzi cerchiamo di capirla.

Si potrebbe infatti dire che tutto il film non segue la protagonista ma cerca di capirla nelle sue scelte e nei suoi repentini cambi di opinione e di obiettivo. Ed è questa la principale differenza zon il passato. I Dardenne sembrano sorpresi quanto gli spettatori quando la loro protagonista presentata con fiera freddezza mostra (senza cambiare mai espressione del volto (che è il vero marchio dardenniano)) di essere invece insospettabilmente preda dei sentimenti come gli altri, (tanto da mentire anche a se stessa) e questa volta decidono di cercare di capire come mai, cosa le si agiti dentro.

Da antologia il cammero di Olivier Gourmet. La definizione stessa di immancabile.

L'eterno dilemma del miglior Bond

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Che poi mi fa ridere che qui si continua a parlare dei film di 007, discutendo su quale è meglio di quale altro e non si fa che dire: "Ah ma il Bond di Connery era più autentico" - "No però il Bond di Roger Moore ha portato a film più ironici" - "Sono meglio i film con Brosnan di quelli con Timothy Dalton...".

Ma quando mai un attore della saga di Bond ha fatto il film? Neanche Sean Connery, i cui film senza Terence Young (eccetto a tratti Goldfinger) valgono pochissimo, poteva fare molto senza una regia illuminata.
I migliori 007 a mio avviso sono appunto quelli di Terence Young (aiutati di certo dall'essere tratti dai libri e avere Sean Connery), seguiti dai due di Martin Campbell (Goldeneye e Casino Royale). Ma quello che regna su tutti è Al Servizio Segreto Di Sua Maestà, con lo scialbo George Lazenby ad interpretare Bond. Quello è decisamente il più autoriale della serie, solo la sequenza iniziale prima dei titoli di testa è una cosa mai vista nè prima nè dopo, la rissa in riva al mare al tramonto che si chiude con Lazenby che guarda in camera e dice al pubblico "Questo non è mai capitato a quello di prima!".

18.9.08

Quantum Of Solace Junket - Day 2

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La prima prova del secondo giorno mi butta subito nel vivo, le interviste a Daniel Craig e Marc Forster sono palesemente un espediente per misurare la nostra capacità di estorcere informazioni solo con l'arte della retorica.

Marc Forster non sembra il classico regista di film d'azione e infatti non lo è, si presenta con una tenuta radical chic, giacca jeans e sciarpetta leggera al collo. Ha decisamente un'aria facilmente intellettuale da salotto buono, sembra leggermente intimorito dalla presenza di tanti giornalisti e dei microfoni.
Certo non sempre la personalità di un regista si riflette nel mood dei film che fa, tuttavia se dovesse essere così Quantum Of Solace avrebbe un Bond romantico, disperato e straziante.

Di tutt'altro tono l'incontro con Daniel Craig il quale si presenta con un tutore al braccio causa una slogatura della spalla. Per intimorire i miei avversari nella corsa al ruolo di miglior giornalista/agente segreto spargo la voce che gli ho provocato io quella slogatura in un incontro/scontro al bagno. La cosa fa effetto.
Contrariamente a quanto tutti ci aspettavamo Craig è veramente un tipo divertente e alla mano, scherza di continuo, ride ad alta voce ed è molto autoironico. Mi stupisce come si percepisca un forte attaccamento al ruolo di Bond.

Il pranzo è ai mitici Pinewood studios dove sono stati girati tutti i Bond più metà dei film britannici e alcuni film americani (Superman, Eyes Wide Shut, Batman...), mangiamo in un grande ambiente che ricorda la clubhouse di un circolo di Golf con interni in legno e poltrone che sembrano usciti da Match Point. Al tavolo con noi il produttore esecutivo degli ultimi 007 e storico assistente alla regia (tra gli altri anche di Lynch per Elephant Man), il quale ci riempie di aneddoti.
Sembra proprio una di quelle scene di transizione dei film di Bond quelle nelle quali l'agente segreto ancora non è riconosciuto dai suoi nemici come tale e si reca a queste occasioni mondane per raccogliere informazioni.

Segue il tour dei Pinewood Studios assieme alla guida. Visitamo i luoghi cult dei precedenti film di 007 e la mostra For Your Eyes Only in cui io capisco che è il momento di scoprire che una delle ragazze del tour è in realtà del controspionaggio e soprattutto di sedurla con modi raffinati e cosmopoliti attraverso giochi di sguardi tra i cimeli.

Sorvolando sull'esito della prova e i danni fisici riportati mi dico che non tutto è perduto, domani c'è il test alla guida dell'Aston Martin.

Pa Ra Da (2008)
di Marco Pontecorvo

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POSTATO SU
Si parla di una storia vera (e già...) nella Romania dei primi anni '90 (e già...), storie di bambini barboni che vivono nelle condutture e delle associazioni umanitarie che si prefiggono di salvarli attraverso l'arte circense. Insomma un soggetto terribile. E proprio per questo il film ha qualche merito.

Marco Pontecorvo filma questa storia che da ogni riga trasuda filmaccio con uno stile molto distaccato, nonostante ci siano molti climax emotivi (non sempre riusciti) e in diversi punti i personaggi si lascino andare ad eccessi, lui, il regista, rimane sempre distante, inquadra tutto con macchina a mano (che fa metropolitano) ma con grandi zoom. Non si immerge nella realtà ma preferisce esserne narratore onniscente.
Spesso è molto lontano dall'azione e raramente si sofferma su chiari primi piani prediligendo la confusione. Fa insomma delle chiare scelte espressive che donano al film non solo coerenza ma anche una certa personalità.

Insomma filma bene un soggetto che in ogni momento sembra pronto per cadere nel baratro del qualunquismo e del pietismo facile. Invece nonostante racconti di bambini sfruttati, violentati, che si drogano, si prostituiscono e partoriscono a 14 anni, lo stesso riesce a non essere patetico e a ritrarre delle piccole figure complesse (che non è mai facile).

Più ridicola la parte di critica delle istituzioni (le ONG) e il dipinto della società di sfondo, banalmente corrotta ma mai veramente in grado di interagire con i personaggi. Cioè nonostante sia un film che si propone di raccontare quella realtà della Romania del 1992, lo stesso non riesce a mettere in un rapporto virtuoso personaggi e paesaggio, non riesce ad incorniciare quei bambini e quegli adulti in un sistema più ampio che non siano ONG vigliacche, ambasciate politicizzate e polizia senz'anima.

17.9.08

Quantum Of Solace Junket - day 1

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POSTATO SU
Quando sono entrato nell'incredibile stanza dell'hotel che mi è stata prenotata (una stanza che ha più stanze al suo interno tra cui un piccolo studiolo con delle riviste e un televisore al plasma (il secondo della stanza) che sembra fatto apposta per comporre poesie alla sera) e ho visto il lusso e lo sfarzo cui siamo sottoposti ho subito capito perchè è stato organizzato tutto questo è qual è lo scopo ultimo: misurare la nostra propensione ad uno stile di vita da James Bond.

Oggi si è cominciato con un thè con pasticcini con la signora Fleming (nipote di) che secondo me ci ha valutato per portamento, stile e capacità di stare in società. Poi c'è stata una sessione di bevute pesanti con cocktail a tema Bond preparati espressamente dal bar dell'hotel più antico di Londra dove lo stesso Fleming soggiornava, ovviamente utile a misurare la resistenza all'alcol. Per non sfigurare sono andato in bagno a rinfrescarmi e lì ero sicuro che avrei trovato qualcuno con cui fare a mazzate imitando la prima scena di Casino Royale ma non c'era.
Infine abbiamo visto 20 minuti di Quantum Of Solace in un sotterraneo, roba interessantissima della quale assolutamente non posso parlare finchè non mi danno l'autorizzazione. Cosa che ovviamente misura la mia capacità di mantenere i segreti e la mia fedeltà all'organizzazione.

Mi sono distinto nella prova con la signora Fleming e in quella alla screening room, meno con i cocktail dove l'esponente della Germania e quello russo hanno dominato.

Nei pullman durante gli spostamenti guardavo gli altri parlare e ho capito anche che secondo me tra di noi c'è un infiltrato da beccare, qualcuno che o si tradirà ad un certo punto o cercherà di portare qualcun'altro dalla sua parte...

Domani si intervista Craig: il confronto diretto.

Ad uso interno

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Mi scuseranno i lettori che non si sporcano le mani nei commenti per questa breve parentesi da community ma data la mia assenza dal 17 al 20 causa viaggio per evento promozionale 007 a Londra (comprese interviste), ci sono delle cose che vanno fissate.

In mi assenza i post verranno pubblicati con regolarità (sono già stati scritti e messi in pubblicazione programmata) e in più qualcosa da Londra farò. quando e se potrò Mi è proibito categoricamente parlare di quanto accadrà se non nei tempi stabiliti da Sony e sulla testata che gentilmente mi invia ovvero ScreenWEEK.it, dunque si tratterà di notazioni di colore (se ce ne saranno).

Per il periodo della mia assenza non potrò controllare con regolarità i commenti nè operare da moderatore, nonostante se potrò parteciperò alle discussioni saltuariamente. Dunque fino al mio ritorno nomino per motivi di anzianità Frankie666 nuovo gparker, Mariolone nuovo Frankie666, Compatto nuovo Mariolone, Fabio nuovo Compatto, Lui nuovo Fabio e ho programmato un bot automatico per fare le veci di Lui.

Attenzione! Non ho nominato Frankie666 nuovo tenutario, ma nuovo gparker ovvero incaricato di fare quello che farei io e non quello che farebbe lui. Compito molto semplice che in buona sostanza si riduce a fare accoglienza ad eventuali nuovi, rispondere agli insulti argomentando civilmente, gestire eventuali diatribe omofobiche e fomentare il ritorno del cinema autorial-lento.

Per il resto imperverserò di quando in quando avrò una connessione.

Tropic Thunder (id., 2008)
di Ben Stiller

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POSTATO SU
Difficile pensare ad un altro film dopo Zoolander, uno dei più grandi cult dell'era moderna. Film comico che è diventato punto di riferimento per un'infinità di persone fino anche a (e sono informazioni di prima mano) gente come Terrence Malick.
Ci sono voluti 7 anni per replicare a quel film che fu un insuccesso al box office ma un clamoroso boom in DVD. Eppure Tropic Thunder, pur non potendo aspirare al mito, non delude.

Ben Stiller è sicuramente uno dei più grandi talenti comici della sua generazione e con questo intendo che ad oggi in America è tra i più raffinati corpi comici che esistano, uno dei più personali ed innovativi.
Tropic Thunder, sceneggiato anche da Etan Cohen, è un rarissimo esempio di film comico (e non commedia) scritto bene, raccontato bene e dotato di una trama che fila e di riferimenti molti precisi e raffinati. Non parlo certo delle mille citazioni (che invero un po' hanno stufato) principalmente da Apocalypse Now!, Platoon, Predator e Full Metal Jacket (ma c'è di tutto dentro), quanto del fatto che in molti momenti Tropic Thunder sappia fare dei discorsi interessanti sull'industria del cinema (il discorso sull'esigenza di interpretare malati mentali parziali e anche tutto il circuito di film brutti che finiscono in oriente in VHS) in maniere poco convenzionali.

Al di là di tutti questi indubbi meriti che rendono Tropic Thunder innanzitutto un film altamente godibile (cioè che non cede dopo la prima parte come quasi tutti i film comici), c'è poi l'ordinaria straordinaria comicità stilleriana, che ancora una volta ruota attorno allo stupido che ce la fa (come suggerisce di fare il personaggio di Robert Downey Jr.) e riesce a stupire per ritmo e raffinatezza formale. Ci sono gag, fondate sul politicamente scorretto come impone la sua scuola (violenze ad animali e bambini) e gag sessualmente esplicite ma stavolta anche un po' gore e poi ci sono i giochi di parole e l'umorismo di situazione. Il tutto sorretto da un regia illuminata e mai scontata.

Molte delle gag se decontestualizzate non farebbero ridere, potrebbero essere pezzi di film seri ma è il mood che Stiller è capace di creare a rendere tutto anarchicamente esilarante. Ne è prova il trailer di Satan's Alley contenuto nel film, assolutamente serio e per questo esilarante.

16.9.08

Cosa significa lynchano e perchè è così importante

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Riporto anche io qui un fenomenale pezzo di David Foster Wallace che Alberto di Felice traduce e riporta e che originariamente è comparso su Premiere nel 1996 in occasione dell'uscita di Strade Perdute.
Una definizione accademica di “lynchiano” potrebbe essere che il termine «si riferisce a un particolare tipo d’ironia in cui il molto macabro e il molto mondano si combinano in modo tale da rivelare il perpetuo contenimento del primo all’interno del secondo». Ma come postmoderno o pornografico, lynchiano è una di quelle parole in stile Porter Stewart che sono in definitiva definibili solo per come appaiono—ossia, lo si conosce quando lo si vede.

Segnatelo sul calendario

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Il 14 novembre esce al cinema Il Mio Vicino Totoro. Con solo 20 anni di ritardo.

Star Wars: The Clone Wars (id., 2008)
di Dave Filoni

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POSTATO SU
Lungometraggio pilota di una serie di 22 episodi per la tv già girati Star Wars: The Clone Wars si svolge tra episodio II e episodio III potendo spaziare in una dimensione della saga di Guerre Stellari spesso evocata (già nel primo film (cioè episodio IV) Obi Wan Kenobi ne accennava a Luke Skywalker menzionando per la prima volta suo padre Anakin) ma mai effettivamente raccontata e che lascia spazio a mille possibilità di gioco con i pupazzi di Star Wars.

Perchè è più o meno questa l'impressione, cioè che Lucas abbia in casa tutti gli action figure della saga e li faccia interagire a piacimento, decidendo di volta in volta le avventure, rispettandone i caratteri e aggiungendo se lo vuole anche nuovi personaggi. E' il caso di Ahsoka Tano, 14enne apprendista Jedi che diventa il (o la) Padawan di Anakin Skywalker, personaggio abbastanza stereotipico dell'impulsività giovanile che serve più che altro a dare un'altra luce al vero protagonista (Anakin) che a questo punto non è più identificabile come il giovane impulsivo contrapposto al più saggio Obi-Wan ma deve giostrare il suo emergente lato oscuro con la responsabilità di insegnare ad un Padawan ancor più impulsivo.

Ad ogni modo se si parte dal presupposto che è il pilota di una serie animata per la tv basata su Guerre Stellari, Star Wars: The Clone Wars non è male. Non stupisce certo per originalità dell'orchestrazione dei personaggi ma una serie animata (e lo sappiamo bene dopo l'epica serie animata di Batman di inizio anni '90) non deve necessariamente brillare da quel punto di vista quanto stupire con le strategie di messa in scena e mostrare le solite cose con un'ottica diverse, deve parlare davvero con le immagini e non con i personaggi.
Invece il film sembra diretto ad un pubblico decisamente più adulto di quello di una serie animata per la televisione, è molto parlato, contiene intrighi e continui riferimenti alle lotte intestine tra la Repubblica e chi vuole prendere il potere e non separa nettamente buoni da cattivi. Sembra insomma prevedere un pubblico (molto) ben edotto sull'universo di Guerre Stellari.

E Star Wars: The Clone Wars lo fa? Pare di no.
Almeno in questo lungo pilota che tuttavia porta alla luce delle curiose idiosincrasie. Le sequenze nello spazio sono davvero molto simili a quelle realizzate per i film della seconda trilogia e il fatto che siano inserite in un contesto dove anche il resto del film è animazione sembra quasi stonare, come se davvero quelle scene lì fossero in grado di superare la vallata dell'incredulità ed essere il nostro referente reale per una realtà che non conosciamo. E poi lo stile del disegno che viene sbandierato come all'insegna di un netto rifiuto del realismo in realtà non è tale. La stilizzazione è concentrata più che altro sui capelli perchè per il resto del volto (che è l'elemento cruciale) si cerca il realismo e decisamente non lo si trova, incontrando anche (per quanto mi riguarda) un certo fastidio.