31.8.10

Se non è cinema questo....

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Il motivo per il quale Sylvester Stallone è un uomo di cinema estremamente interessante, nonostante i suoi film abbiano spesso scarsissimi valori di linguaggio cinematografico, è che esiste una forte sovrapposizione tra l'uomo-Stallone e i personaggi da lui interpretati. Come pochi (e come i migliori) Stallone vive il mondo della produzione cinematografica con una sincerità e un'immediatezza che non sempre emergono ma che, quando risultano evidenti, trasformano un'opera d'intrattenimento magari mediocre in un film toccante. Rocky Balboa (il film) ci ha mostrato con chiarezza quanta identificazione esista tra persona e personaggio e come Stallone abbia subìto il percorso di sconfitta e ritorno vittorioso più volte nella sua carriera, sempre fondando tutto sul corpo ma trionfando grazie ad un superamento dei suoi limiti e all'audacia del cuore.
E un'impresa impossibile era anche I mercenari: un film all-star proveniente da un'epoca passata, totalmente anacronistico, diretto e orchestrato da una star ormai in declino e distante decenni da un vero successo al botteghino. Ancora una volta inoltre Stallone ha dovuto superare i limiti del suo di corpo, non usando quasi per nulla le controfigure e tornando in forma all'età 65 anni.
In una bella e recente intervista ad Empire, Stallone stesso ha confessato di aver toccato il fondo arrivando ad un livello in cui gli venivano proposte solo produzioni straight-to-DVD, cioè l'ultima spiaggia. Questo lo ha spinto a tentare, ancora una volta, il tutto per tutto con un film d'altri tempi che poteva anche essere il suo ultimo fosse andato male ma se non altro sarebbe stato qualcosa in cui credeva. E come Rocky, ancora una volta dopo la batosta, Stallone ha puntato tutto su se stesso, si è rialzato, ha osato e ha vinto.


Karate Kid - La leggenda continua (id., 2010)
di Harald Zwart

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POSTATO SU
E' un brutto film. Diciamolo subito. Brutto e lungo (che è peggio!). Ma la cosa più importante è che Karate Kid - La leggenda continua non ha davvero nulla a che vedere con Karate Kid - Per vincere domani, se non per una macroorganizzazione della storia. Si racconta di una persona che arrivata in un posto nuovo, incontra una ragazza di diversa estrazione, ha difficoltà con i bulli, incontra un maestro di arti marziali che lo aiuta, si iscrive ad un torneo per dimostrare ai bulli quello che vale, si allena e alla fine vince.

Il punto però è che Karate Kid con Noriyuki "Pat" Morita e Ralph Macchio era uno dei moltissimi film sul disagio adolescenziale che si facevano negli anni '80 e si differenziava dagli altri giusto per la scelta di risolvere quel disagio attraverso una blanda riproposizione della filosofia di vita nipponica. A fare da intrattenimento poi c'erano l'allenamento e la scalata al successo (e alla rivincita) di un perdente.
La sua forza stava nel modo in cui il disagio adolescenziale era messo in scena, Daniel era uno dei tanti personaggi del cinema giovanile anni '80 che funzionava (e benissimo) grazie ad una scrittura molto abile (il suo contesto di provenienza a partire dalla madre e la sua macchina era perfetto) e una regia invisibile e funzionale del maestro del cinema sportivo John G. Avildsen (quello a cui fu affidato Rocky, per dire). Il karate alla fine, contava poco ed era più che altro un McGuffin abilmente mascherato da Pat Morita.

Qui manca tutto. Karate Kid - La leggenda continua non si cura del fatto di essere un film con al centro il kung fu e avere nel titolo la parola "karate", abbassa l'età del protagonista e pretende di parlare (senza convinzione) del disagio di un bambino di 10 anni, introduce personaggi che non sviluppa, fa accadere cose che non spiega e pretende che una musichetta generi un sentimento per riflesso condizionato! In più nelle sue più di due ore di durata vuole anche essere un modo di illustrare la Cina moderna, dalla muraglia cinese (sulla quale si allenano. Rendiamoci conto!) agli stadi delle Olimpiadi.
C'è poi un che di puramente cinese nel mostrare bambini di 10 anni che si prendono a pugni e calci in faccia, anche ripetutamente, e poi piangono dal dolore senza che nessuno li consoli ma anzi considerandolo parte della manifestazione sportiva.

Infine Jackie Chan, persona che qui si stima oltre ogni dire, e che regala una sequenza delle sue (ma in versione edulcorata, facilitata e mal diretta, quindi inutile), tenta qualche risvolto drammatico (triste solo se si pensa alla sua carriera) e anche un minuscolo barlume di metacinema quando, insegnando al bambino i primi rudimenti, sembra insegnargli le "sue" arti marziali, quelle del mondo dello spettacolo nelle quali alla mossa si accompagna l'espressione. Poca roba.

30.8.10

Top Score: I mercenari
a cura di Compatto

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Sono cresciuto a pane, tegolini e film d'azione.
The Expendables narra le vicende di un gruppo di mercenari che vengono contattati da Bruce Willis per uccidere un dittatore in Sud Africa. E' solo un pretesto per poter menare a più non posso, lo sappiamo noi e lo sa Stallone.
Questo è un film d'azione come si deve, dove le persone prima si menano e poi forse parlano, dove Jet Li e Dolph Lundgren non fanno altro che riempirsi di pizze e poi dopo manco parlano.
Questo è quello che volevamo noi e Stallone lo sapeva benissimo e ci ha fatto contenti a tutti noi, fan dei film d'azione, io sono una di quelle persone che se non vede almeno un'esplosione a film (non importa che genere) si incazza e ne ho il diritto.

Il testosterone domina il film e se vede, ci sono solo due donne nel film e la loro parte sta nell'essere fiche, essere in pericolo, sollazzare l'uomo e stare zitte e poi via a casa a rammendare.
Perchè a noi le fiche ci piacciono così: zitte e in pericolo, ma soprattutto zitte.
E poi c'è quella scena che da sola vale il prezzo del biglietto, dove le tre icone dell'azione sono riunite, oguna di loro ci ha insegnato qualcosa.
Schwarzengger ci ha insegnato come uccidere un alieno a torso nudo.
Willis ci ha insegnato che l'ironia nei film d'azione ci sta bene e che con un pugno ben assestato sul naso puoi uccidere una persona.
Stallone ci ha insegnato come uccidere i russi. Perchè per lui la Guerra Fredda non è mai finita.
E poi ci sono le sparatorie, c'è un negro enorme che ha un fucile che fa lo stesso rumore del Cannone del Gianicolo, le risse dove Stallone si rende umile e le prende da Steve Austin e infine le esplosioni, mai viste così tante in vita mia. Si dice che Spielberg dopo aver visto il film ha chiamato Michael Bay urlando qualcosa come: "E tu quelle le chiami esplosioni?!"
Noi volevamo questo e Stallone ci ha dato questo, grazie.

Passiamo allo score, siccome non ve ne frega niente cercherò di essere pratico, veloce e semplice come piace a voi.
Non ci vuole un genio per capire che in un film d'azione adrenalinico ci vuole un compositore adrenalinico, così Stallone ha confermato Brian Tyler, uno dei pochi compositori che riesce a dire qualcosa di nuovo con le sue musiche. Stallone e Tyler avevano già lavorato insieme in Rambo e il risultato fu buono, ma Expendables è meglio.
Facciamola breve, la maggior parte sono pezzi d'azione e sicuramente il migliore è Massive (che titolo meraviglioso), seguito da Royal Rumble e Time to Leave.
Non mancano i momenti drammatici, anche se dire drammatici è esagerato, chiamiamoli "momenti non d'azione" e sicuramente Confession è il brano migliore, ma se la batte con Lee and Lacy.
Brian Tyler ci piace, col tempo ha trovato un suo stile che sta portando avanti con convinzione e a noi questo piace molto.

IL DOWNLOAD

27.8.10

Amore a mille... miglia (Going the distance, 2010)
di Nanette Burstein

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Ecco la perla di fine estate. Avendo il coraggio di ignorare un titolo mirabolante per sintassi e punteggiatura ed evitando la normale (e comprensibile!) ritrosia per una commedia sentimentale che sembra essere uguale a tutte le altre con un selling point che dovrebbe essere "l'amore a distanza dei giovani d'oggi", si può assistere a qualcosa di davvero ben scritto, ben interpretato, ben girato ma soprattutto ben concepito!

Se dovessimo suddividere i meriti la pacca sulla spalla più sonora probabilmente andrebbe a Geoff LaTulippe, esordiente (almeno secondo imdb) sceneggiatore, responsabile di uno script anticonvenzionale (sebbene rispondente ai molti canoni hollywoodiani del genere), guitto, sapido e arguto, che non mette il pubblico di fronte ad una storia rocambolesca ma racconta con modi interessanti una paradigmatica normalità.

La seconda pacca va senza dubbio a Nanette Burstein, regista ignota ai più ma cara a chi ha avuto la fortuna di vedere American Teen (straordinario documentario sui ragazzi americani, segnalato a suo tempo con gran acume da Kekkoz). E' lei che amalgama una storia semplice puntando sui tempi, su poche (ma forti) trovate comiche e su un understatement che mette in secondo piano la fronte impronta hip/alternativa/intellettual-disimpegnato/giovanile del tutto, rendendola quasi un pregio. E' lei che dirige come nessun altro avevo visto fare prima Drew Barrymore e mitiga qualsiasi banalità, attenuando anche la risoluzione inevitabilmente positiva della storia togliendole l'enfasi stucchevole che solitamente le caratterizza.

Amore a mille.... miglia è uno dei pochi casi in cui si ha la netta percezione che la situazione americana moderna, sia sociale che economica, e i cambiamenti degli ultimi anni introdotti dalle nuove tecnologie e dalla riduzione del costo della mobilità, non sia mutata in maniera diversa da quanto non abbia fatto quella europea (per non dire italiana).
Sarebbe stupido definirla "una storia universale", specie date le professioni intellettuali e i gusti di nicchia dei protagonisti, sicuramente però Amore a mille... miglia racconta qualcosa di puramente americano con uno spirito e un sentimentalismo identici a quelli europei.

26.8.10

I Mercenari (The Expendables, 2010)
di Sylvester Stallone

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Una delle prime recensioni americane che sono uscite diceva (cito a memoria perchè non ritrovo più la fonte): "Stallone ha dimostrato negli anni di essere capace di interpretare e girare film di insospettabile sincerità e toccante dolcezza. Questo non è uno di quei casi". C'è un po' tutto quello che penso anche io, ovvero che il modo di fare film di Stallone, da attore come da sceneggiatore o da regista, sia fondato su una semplicità e un buonismo particolare e tutto suo (per il quale ad esempio spessissimo i cattivi si convertono e diventano buoni) che lo differenziano da qualsiasi coevo action hero anni '80, nella maggior parte dei casi questo sfocia in una disarmante superficialità (ma quasi sempre divertente), in altri più sparuti casi porta a film estremamente sinceri e immediati come pochi altri. I Mercenari in questo senso non sembra un film di Stallone.

I Mercenari ti dà tutto quello che vuoi e te lo dà immediatamente in 90 minuti circa di botte, spari, sangue in CG, fuoco in CG, demolizioni in CG e un buon numero di veri stunt (comunque meno di quello che ci aveva fatto credere Stallone nella lunga promozione del film). Insomma un film effettivamente divertente, colmo di umorismo maschilista e alla buona ma efficace, si ride più di loro che con loro ma lo si fa con il gusto della coolness americana.
Ci sono sicuramente le più nostalgiche sequenze d'azione degli ultimi 15 anni (vapore e passerelle d'acciaio, salto verso l'obiettivo con esplosione di fuoco dietro e via dicendo) più una veramente fenomenale, quella della fuga in idrovolante dal molo con annesso ritorno di fuoco della quale sono girate molte foto promozionali, forse l'unico momento in cui alla nostalgia per quel cinema si unisce anche quella sincerità stallonesca tutto cuore e irrazionalità ben rappresentata dall'esultanza di Statham a strage ultimata. Ma per il resto la matrice sembra quel capolavoro di Commando: c'è un dittatore su un'isoletta, gente che non vuole combatterlo, tuttavia causa rapimento di un ostaggio a cui tengono ci si arma e si va (in idrovolante e con uno spirito solo lontanamente da Mucchio Selvaggio) a far saltare in aria la terra per liberare quell'ostaggio.

I veri protagonisti sono Stallone e Statham, agli altri rimangono una serie di cammei più o meno lunghi, i più ampi dei quali sono per Jet Li e Mickey Rourke, i più corti per Willis e Schwarzenegger (protagonista di una scena girata e scritta probabilmente in 5 secondi per quanto è trascurata).
Forse anche per questo manca la solita idea di cinema di Stallone, cioè il fatto che per i suoi personaggi il primo nemico siano essi stessi, le loro paure, i loro traumi e le loro indecisioni, da superarsi individuando un altro nemico più grande e manicheo. Qui il nemico è un ex della CIA ribellatosi al sistema e determinato a prendere il controllo di un isolotto sudamericano comandato da un generale (Angel di Dexter "Ma che ci fai lì??").
Certo I mercenari è veramente diretto con i piedi, Stallone tenta di essere sempre sopra le righe con piani ravvicinati degli occhi, inquadrature sghembe e mille variazioni superflue e "autoriali" decisamente fuori luogo. Ci voleva un bel mestierante invisibile anni '80 per la regia, ma come pensi che tutto questo ti stia infastidendo arriva uno sparo esagerato o una ginocchiata fortissima di qualcuno a qualcun altro che ti fa tornare il buonumore. E alla fine si chiude con Creedence e Thin Lizzy.

25.8.10

Indovina chi sposa Sally? (Happy Ever Afters, 2009)
di Stephen Burke

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L'annata ricomincia alla grande! Con una porcata di quelle che ricorderemo a lungo. Mi sono sentito subito a casa mentre guardavo incessantemente l'orologio nella sala buia.
Toccava insospettirsi subito al sentire che la protagonista del film non si chiama Sally come promesso dal titolo, quello è il nome dell'attrice che la interpreta, Sally Hawkins, la cui notorietà è cavalcata per dare al film un minimo di appeal. Poi qualcuno dovrebbe fare un'intervista lunga al titolatore per scoprire se sia vero che Sally Hawkins (nota principalmente per La Felicità Porta Fortuna) sia davvero così famosa da fare da richiamo. E per quale pubblico poi??
Certo anche il titolo originale si appoggia al film di Mike Leigh, ma se non altro sempre di pubblico anglofono di parla...

Ad ogni modo Indovina chi sposa Sally? (che dopo aver visto il film capisco essere anche un perverso modo di ricalcare Indovina chi viene a cena?) è un prodotto dalla qualità simil-televisiva, ma televisiva tipo Rete4 il martedì pomeriggio alle 15.20 con un TG in mezzo.
Sono quei prodotti che se vedi gratis e per lavoro ti tirano su il morale. Perchè ti ricordano che non è che solo noi abbiamo un fondo di barile disperato e insulso, una categoria di opere dall'imperscrutabile senso produttivo fatte senza nessuna maestria e con un gusto da pre-adolescente senza personalità.

Al centro di tutto c'è per l'appunto Sally Hawkins, motore comico del tutto in un ruolo molto simile a quello di La Felicità Porta Fortuna (caotica e per questo fascinosa, sempre sorridente e portatrice di un anarchismo catartico). Il confronto però mostra come abbiamo tutti sbagliato a valutare l'attrice all'epoca, il lavoro che Mike Leigh fa con gli attori è una categoria a parte e segue processi e percorsi diversi da chiunque altro.
Sally Hawkins che ripete se stessa in Indovina chi sposa Sally? si confonde nel mucchio delle altre interpreti (alcune anche più navigate) e il suo personaggio manca totalmente di quel fascino incredibile che aveva nel film di Leigh. Del resto con un'idea di cinema che sembra uscire dagli sketch scartati di un varietà d'avanspettacolo anni '50......

3.8.10

Cattivissimo Me (Despicable Me, 2010)
di Pierre Coffin e Chris Renaud

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Anche la Universal pretende il suo posto al sole nel mondo dell'animazione e per farlo commissiona il suo primo lungometraggio animato in CG ad uno studio francese, così come era già successo con Planet 51 (commissione americana, realizzazione spagnola). E come per il precedente non può che risultare evidente che la fusione tra denaro (e soprattutto metodo) statunitense e creatività europea porta ad un risultato nettamente inferiore alla media per originalità e voglia di stupire.

In particolare Cattivissimo Me ce la mette tutta per essere il più innocuo possibile, operare una trasgressione da tinello e mettere in scena della cattiveria da oratorio. Non è infatti la morale buonista e smielata di un super villain che diventa padre amorevole a infastidire (ci sono piaciuti per anni i film Disney!), quanto come questa mutazione sia subitanea e immotivata e come venga spacciata per chissà quale evoluzione.

Di cattivissimo nel film davvero non c'è nulla, come del resto non c'è praticamente nulla di divertente (se si esclude una battuta esilarante su Lehman Brothers) o di originale. I minion, aiutanti praticamente muti e buffi del protagonista, sono un'accozzaglia di mille cose già viste, realizzati per generare la reazione comica con un meccanismo stimolo-risposta talmente scontato da fare quasi pena.

Il modello appare in tutto e per tutto la peggior Dreamworks, cioè quella che ancor più della Disney di un tempo, vede nel suo pubblico di riferimento una preda da cacciare attraverso esche di cui si sa essere ghiotto e non persone da conquistare.
A margine dovrebbe poi esserci la "straordinaria creatività europea" per tutto quello che riguarda la concezione di mezzi, scene ed immagini originali che si traduce in un po' di macchinari meccanici dal design vagamente interessante e poi un mare di ricicli, specie quando si tratta di dare vita e corpo al rivale del protagonista, un Bill Gates che vive in un mondo Apple (?!?!).
Il vecchio continente si dimostra vecchio in tutto e per tutto con l'ennesimo racconto di affetti familiari che vincono tutto (senza un motivo, uno spunto, una contraddizione da risolvere...) e un sottotesto di mondo meccanico pieno di cuore contro l'arida e fredda tecnologia.