22.9.11

L'alba del pianeta delle scimmie (Rise of the planet of the apes, 2011)
di Rupert Wyatt

Share |

Se è vero come è vero che Rupert Wyatt è stato scelto per la direzione di L'alba del pianeta delle scimmie in virtù del lavoro fatto in The Escapist (un film su un'evasione con poche parole e molta intesa tra i prigionieri), si capisce bene come mai in questo film, che ad un certo punto sembrava potesse essere davvero qualcosa di grosso, funzioni solo la seconda parte, quella per l'appunto della fuga. Nella prima la consueta valanga di banalità pigre, di personaggi per nulla disegnati ma solo presi e messi sul set da un catalogo di "cattivi" o "ingenui" o ancora "spietati uomini d'affari" e di situazioni abusate mostrate senza la minima voglia di fare qualcosa di nuovo, ammorba tutto e anche il più volenteroso tra gli spettatori non può che sentirsi deluso.

E' invece quando le scimmie si ritrovano insieme in una "prigione" e l'intelligenza di una comincia a contaminare e dominare quella delle altre che tutto il film cambia. Quella suggestione che doveva dominare tutta la pellicola si fa strada, il senso profondo di un film di conquista dei propri diritti (da parte delle scimmie?!?) si palesa e tutto gira per il verso giusto fino anche al finale, che proprio per la sua natura interrotta non chiude nulla e per questo conferma la suggestione.
Peccato per i sottotitoli che ad un certo punto sono usati per far capire cosa si dicano le scimmie. Si tratta di dialoghi non indispensabili che forse avremmo potuto capire anche senza sottolineatura.
Tra citazioni del primo film (molto bello il ribaltamento iniziale degli uomini che catturano le scimmie con le reti), presenze di Charlton Heston in film visti alla tv, partenze della nave Icarus e infine scimpanzè a cavallo, L'alba del pianeta delle scimmie strizza l'occhio ai suoi predecessori molto più di quel che non si potesse credere.

Ma queste sono solo minuzie, perchè il film ha tutto un altro vero fascino. E' Andy Serkis e il lavoro fatto per Cesare. Il motion capture, non è una tecnologia stabile ma in continua evoluzione e nell'ultimo anno ha fatto passi in avanti pazzeschi (sia per la cattura dei movimenti che per l'inserimento del personaggio digitale nella scena assieme agli altri) e Serkis continua a migliorare il suo rapporto con i sensori e la tecnologia. Il suo corpo si muove e risponde come deve all'apparato che indossa e che ne cattura i movimenti, il suo Cesare è perfetto. Ma non è unicamente suo il merito.
Al progressivo raddrizzare la schiena dell'attore (che dura tutto il film) corrisponde anche un lavoro sui tratti della scimmia molto accurato. E non parlo solo del classico "pelo" che sembra proprio vero, parlo della vicinanza delle sue fattezze a quelle umane (specie rispetto agli altri animali), delle sue espressioni e della fluidità dei movimenti. Ci sono delle minuzie devastanti e il rapporto stretto con James Franco è vero oltre ogni dubbio.
Per il lavoro incredibile che sta facendo Serkis merita un posto nella storia della recitazione.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Ne ho letto bene un po' ovunque, maluccio da qualche parte e benino qui da te. Devo dire che dal trailer non mi ispirava molto, anche se amo tantissimo l'originale e adoro James Franco. Quasi quasi una di queste sere lo vado a vedere al cinema sotto casa.

Ale55andra

Il bollalmanacco di cinema ha detto...

Anche a me è piaciuta molto la parte della fuga, ma anche quella prima, con un grandissimo John Litghow.
Dopo la fuga il film perde un po' smalto e si affossa nella banalità ma non per questo diventa brutto, e soprattutto, come hai detto tu, grazie ad Andy Serkis che è praticamente perfetto!!

gparker ha detto...

daccordo sulla banalità ma mi sembra che comunque sguazzi nell'usuale con una maestria superiore alla media