26.2.08

Rec (id., 2007)
di Jaume Balaguerò e Paco Plaza

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POSTATO SU

Devo dire che non mi piace mai quando un film ha un titolo metafilmico, cioè quando non fa riferimento alla storia ma alla realizzazione stessa del film come appunto è REC o come Pianosequenza di Louis Nero (lo so esiste anche 8 e mezzo, ma lì tutto è metafilmico e paradossalmente quindi il titolo fa riferimento alla trama del film, e comunque le eccezioni ci sono in ogni campo), la trovo sempre una cosa abbastanza indicativa.
E così è per REC, nel senso che molta dell'attenzione è sulla trovata formale, cioè che il film finga di essere un vero reportage accidentale di una troupè televisiva casualmente coinvolta in un evento terrificante.

Un film dell'orrore per essere bello non deve fare solo paura o farne molta, ma cercare comunque di fare cinema al pari degli altri generi e REC di cinema non ne fa moltissimo. Di paura invece tanta. E in questo ammetto che Balaguerò e Plaza sono stati bravi. Ci sono delle trovate, dei momenti di suspense e delle idee di terrore che funzionano davvero.
Invece che negare la visione dell'orrore (come spesso accade con più o meno cognizione di causa) loro la rendono esplicita non temendo il doppio taglio dell'immagine ma sapendo di poter creare cose spaventose anche solo a vedersi.
Molte trovate sono scontate e prevedibili (in fondo l'horror è anche questo) ma è comunque apprezzabile come la trama viene dispiegata e come è mostrata la lenta eliminazione dei personaggi.

Tutt'altro discorso va fatto invece per come il film è girato, cioè in quella pseudo soggettiva vista anche in film come Cloverfield o The Blair Witch Project (dico "pseudo" perchè non si guarda con gli occhi del protagonista ma con gli occhi della videocamera tenuta da un protagonista).
In questo caso siamo lontanissimi da Cloverfield e vicini a The Blair Witch Project, perchè l'arma del finto realismo è solo un gancio per attirare pubblico e non una vera forma di linguaggio.
Nel film prodotto da J.J. Abrams infatti la pseudo soggettiva serve a tenere tutti gli eventi principali fuori dal campo visivo, inquadrando di volta in volta altre cose che stringono un certo rapporto con l'evento tenuto nascosto (la faccia di qualcuno che guarda ciò che sta accadendo per esempio). Si tratta di altre immagini che a modo loro spiegano quelle che non ci vengono mostrate.
In REC come in The Blair Witch Project invece viene inquadrato ciò che si vedrebbe anche se il film fosse girato normalmente, solo da un altro punto di vista. E se già ci sono molte possibili polemiche intorno al fatto se la soggettiva pura sia un mezzo di immedesimazione o il suo contrario, figuriamoci queste pseudo soggettive mediate...

10 commenti:

SVVV ha detto...

puoi pure togliermi il saluto (e ne avresti motivo) ma io di 8 e mezzo non lo sapevo
...
mioddio.

gparker ha detto...

Oddio in che senso?
Non sapevi che sia chiama così perchè è l'ottavo film e mezzo di Fellini (mezzo perchè il primo l'ha codiretto)?
Madò sirviè.....

Mariolone ha detto...

io ho visto solo il trailer ed ho avuto paura per una settimana...non sopporto questi film con bamibini-mostro mi terrorizzano

gahan ha detto...

Cioè TBWP non rifletterebbe sul linguaggio?!?! Ahia come siamo in disaccordo-- Attendo REC anche se Balaguero ha fatto sempre piuttosto schifo.

gparker ha detto...

eh si siamo in disaccordo.
E' Cloverfield che riflette, TBWP fa le stesse cose che si fanno solitamente solo fingendo la soggettiva.
L'unico colpo di coda lo ha con l'idea che chiude il film, possibile unicamente con quel tipo di messa in scena, ma non basta.

SVVV ha detto...

alt, nonono aspè.
che era l'ottavo film e mezzo lo sapevo, temevo ci fosse qualche altro genere di riferimento alla modalità con la quale è stato girato.
so di non essermi salvata ma quantomeno preciso la mia posizione...

gparker ha detto...

no allora direi che ti sei salvata

SVVV ha detto...

fiuuuu!

frankie666 ha detto...

comuinque diciamo anche che se otto e mezzo si fosse chiamato "zuzzurellando nei meandri della simpatia occidentale", non credo che la qualità del film ne avrebbe risentito.
E paradossalmente se questo film si fosse chiamato "children of the damned" (mio dio che citazione), sarebbe stato comunque una porcheria...



No era per dire una banalità...

leghein ha detto...

Provateci voi a fare un film così, capace di di emozionare la paura a tal punto di non riuscire ad andare avanti oltre i primi 30 minuti...