23.1.08

Lo Scafandro E La Farfalla (Le scaphandre et le papillon, 2007)
di Julian Schnabel

Share |


POSTATO SU
Ammetto di aver avuto paura dopo i primi venti minuti di Lo Scafandro E La Farfalla, un po' perchè è un film tratto da una storia vera (AAAAAH!!!) di un uomo che in seguito ad un ictus si è trovato con il corpo totalmente paralizzato tranne la palpebra destra, un po' perchè fino a quel momento il film era tutto in soggettiva del paziente con immagini, si intelligentemente calibrate, ma anche faticosissime e dopo un po' poco interessanti.
Invece no! I miei pregiudizi mi stavano annebbiando la vista, Lo Scafandro E La Farfalla, si tira su molto bene, prende spunti interessanti, racconta in maniera molto partecipata gli stati d'animo del paziente, la malattia e i tentativi di riprendersi. Senza retorica o noia ma con il gusto dell'introspezione Schnabel fa ricorso ad immagini molto curate ma non troppo.
Quando dico non troppo intendo che solitamente questo tipo di cinema essendo debole di storia (o meglio di intreccio) finisce col ripiegarsi onanisticamente su un fotografia curatissima e fine a se stessa, costituendo più un documentario realizzato a posteriori che un film.
Non è questo il caso, le immagini sono curate ma mai fini a se stesse così il focus rimane sulla storia e sullo svolgimento degli eventi, di modo che il racconto della vita noiosa, ripetitiva e malata del paziente non risulta per niente prolisso, anzi.
Attraverso la storia di Jean-Dominique Bauby, ex direttore di Elle, e della sua paralisi Schnabel riesce a parlare (e con raffinatezza) anche di impulsi, del fascino del concetto di racconto e non tanto dell'abusato e troppo scontato tema vita/morte, con grande stima dello spettatore e con idee di regia e un linguaggio che non è tanto quello delle parole o quello della recitazione (tanto per cambiare) ma finalmente quello delle immagini.

C'è una difficilissima e nascosta citazione di I 400 Colpi che credo potevo beccare solo io che ho visto il film 8-9 volte. Alla fine quando si mostra il flashback in cui il protagonista è colpito dall'ictus la musica sotto è la stessa del finale del film di Truffaut e mentre la camera allarga per mostrare un totale si vede bene il luogo in cui avviene il fatto e non so se sia il medesimo della fuga di Antoine tuttavia lo ricorda veramente tantissimo. Se avete amato il capolavoro truffautiano vi commuoverete, anche se non riconoscerete la musica avrete un riflesso pavloviano.

Ad ogni modo fossi stato nei panni del protagonista io mi sarei organizzato diversamente (e meglio) per comunicare...

4 commenti:

udo kier ha detto...

COMMENTO 1
Ma lei nella terza foto è la moglie di Polanski!

COMMENTO 2
GParker, io non ho visto il film anche se chiaramente ne ho capito il soggetto e il senso, ma qualsiasi sia la tua soluzione alla questione "se io fossi nella situazione del protagonista mi comporterei deversamente e meglio" mi sembra un insulto alla tua intelligenza e non me l'aspettavo certamente come postilla alla fine di un tuo post.

gparker ha detto...

Mi sa che mi sono spiegato male, quella frase si comprende meglio avendo visto il film.
La gente dell'ospedale inizialmente e lui poi elaborano un sistema di comunicazione basato sul fatto che può solo sbattere una palpebra, non te lo sto a spiegare, ma è un sistema complesso che gli consente comunque di comunicare e addirittura scrivere (cioè dettare) un libro.
Però secondo me, almeno per quanto viene mostrato nel film, si poteva fare di meglio, ci sono un sacco di cose utili da comunicare che non si possono esprimere con quel sistema ma che si potrebbero fare.

Anonimo ha detto...

no, tanto per sapere, che tu ti saresti organizzato diversamente per comunicare lo dici tanto per ironizzare?

gparker ha detto...

si certo che ironizzo, è un discorso assurdo.
Ma un fondo di verità c'è, nel senso che vedendo il film mi veniva da pensare che in quel modo riusciva a comunicare parole e non intenzioni, ci voleva almeno un sistema anche per la punteggiatura, altrimenti non può dire cose ironiche per dire...