8.2.12

Albert Nobbs (id., 2012)
di Rodrigo Garcia

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Sarà ricordato come "il film in cui Glenn Close si trucca da uomo", ribaltamento del più tipico clichè hollywoodiano, quello per il quale ogni grande attore, ad un certo punto della sua carriera, si misura con il travestitismo. Forse però Albert Nobbs sarà ricordato anche come uno dei più scialbi adattamenti da una storia breve.

Tirato, stiracchiato, allungato e mescolato all'inverosimile il film è una storia che per tutta la sua durata rimesta in un calderone più che noto, incapace di portare svolte sostanziali e (purtroppo) anche incapace di coinvolgere mai veramente con i vari drammi proposti (una donna impossibilitata ad affermare la propria femminilità, lo sprezzo delle classi superiori, l'ingiustizia delle condizioni di lavoro).
E, duole dirlo, ma molto del demerito va proprio a Glenn Close (che per il ruolo, come si conviene in questi casi, è nominata all'Oscar). L'attrice, truccata e parruccata per dare l'impressione più androgina possibile (anche il make-up è candidato), fallisce nel suo tentativo di dare profondità al carattere. Nel suo sguardo eternamente perso, sempre smarrito e costantemente timoroso, non si scorge mai il vero dramma, così Albert Nobbs rimane un pagliaccio triste dall'espressione congelata.
Certo non è semplice nemmeno destreggiarsi con i terribili dialoghi scritti dagli sceneggiatori, ma andando a guardare i loro nomi si scopre quello di uno scrittore di libri e della stessa Glenn Close...

Molto più incisiva è sembrata invece l'altra candidata dell'Academy (a miglior attrice non protagonista), Janet McTeer, nel ruolo di un'altra donna che si finge uomo per tirare avanti in tempi di crisi, ma che, a differenza della protagonista, ha una vita più risolta, è accoppiata e in pace con la propria condizione.
Nel caso della McTeer, una trasformazione fisica non eccellente (sembra avere dei cuscini sotto i vestiti) non ha influito sulla bontà della prova. Grave, seriosa ed eccessivamente virile come si conviene a qualcuno che finge, il suo personaggio è l'unico del film a portare un'idea di complessità e il fascino dell'inconsueto.

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