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9.10.08

Wall-E (id., 2008)
di Andrew Stanton

Come parlare ancora e di nuovo dell'ennesimo film Pixar? E per dire cosa poi? Che è l'ennesimo capolavoro? Si lo è. Wall-E è stupendo. Si può anche tranquillamente avere gli occhi lucidi dall'inizio alla fine, e per le cose più banali.

Come sempre succede la Pixar ci riconcilia con i fondamentali del cinema dal concetto di primo piano alla comicità slapstick. Solo lo studio di Lasseter riesce a restituire valore a cose basilari e abusatissime come l'abbraccio (come anche in Ratatouille aveva fatto con un semplice e banale flashback), solo la Pixar riesce ad emozionare autenticamente con il più scontato dei lieto fine, come fosse un film degli anni '30.

Wall-E è un robot piccolo e alienato come il vagabondo di Tempi Moderni e come lui è un portatore sano ed inconsapevole di anarchia, l'elemento involontariamente disturbatore di un sistema che incasella uomini e robot (perchè i robot sono trattati alla pari degli uomini dalla Pixar e questo è geniale!). Lui come tutti gli altri modelli "difettosi", che equivalgono ai pesci "pazzi" da acquario di Nemo, sono i devianti della società.
Come Chaplin Wall-E praticamente si fa capire, e bene, a gesti e ha un campionario di suoni con i quali si aiuta in maniera simile a R2-D2 di Guerre Stellari.
Non è un robot umanizzato ma un robot che si comporta come un animale antropomorfo (il vero grande classico dell'animazione statunitense) e più precisamente come una tartaruga.

Di diverso rispetto al solito c'è lo scenario fantascientifico, Wall-E è ufficialmente un film di fantascienza distopico grato con in mente unicamente un referente: 2001: Odissea Nello Spazio. E' un'altra "odissea d'amore" raccontata da Andrew Stanton dopo quella straordinaria (e davvero inarrivabile) di Alla Ricerca di Nemo, solo che stavolta invece che lo sterminato oceano c'è lo spazio infinito e la forma non è quella del road movie.
Come si è detto è un film di fantascienza distopica, forse l'unico di tutta storia del cinema nel quale sono i robot a salvare la razza umana da se stessa, l'unico in cui i robot hanno tutta una loro storia, con i buoni e i cattivi, i loro obiettivi e i loro valori e gli umani fanno da sfondo, da trama secondaria.

Alla Pixar credono nella tecnologia (e come potrebbero non farlo) e lo dimostrano con un film che è un inno al romanticismo tecnologico, in cui Wall-E recita la parte del mondo analogico (anche se si basa su circuiti quindi su tecnologia digitale) e Eve è la controparte digitale, sono loro i due poli opposti che si attraggono come nel più classico film romantico.

E la cosa più bella è il modo in cui per tutta la pellicola è il video (ossia il cinema) l'unico propagatore di conoscenza, il sistema principale per raccontare e conoscere il mondo, anche se spesso menzognero. E' attraverso un video che Eve rivede i suoi ricordi e vive in diretta un flashback che le mostra la realtà delle cose, è attraverso un VHS di Hello, Dolly! (e un iPod) che Wall-E conosce l'affetto, è attraverso un video che il capitano della nave conosce la terra e prende la decisione cardine del film e sempre attraverso un video, con effetti speciali da cinema anni '20, truffa i computer.

Wall-E è cinema puro ancora una volta. Film sul quale si potrebbero dire milioni di cose (e milioni se ne diranno), perfetto in ogni dove che riesce ad azzeccare (cosa non scontata) una sequenza da cineteca: quella della danza spaziale con Eve e l'estintore. Si può piangere anche per giorni.

A chiunque sostenga che il cinema di una volta non esiste più possiamo rispondere con un film Pixar. Ogni anno.
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