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26.8.09

Piede di Dio (2009)
di Luigi Sardiello

Spesso davanti a certi film viene da chiedersi cosa abbia spinto il regista a girarli, ci si chiede perchè raccontare questo tipo di storia o perchè farlo in questa maniera, in sostanza quale fosse l'idea primigenia che ha fornito un impulso così forte da portare un uomo ad imbarcarsi nella folle impresa di girare un lungometraggio. E questo è vero specialmente se si tratta del primo lungometraggio di un non-giovane.

Davanti a Piede di Dio questa domanda torna spesso in mente. Come mai un professore universitario (docente di scrittura per la precisione), già sceneggiatore e direttore di una rivista di settore (Filmaker's Magazine) come Luigi Sardiello decide di imbarcarsi nella sua prima pellicola da regista? Davvero l'idea era di raccontare l'Italia di oggi attraverso la metafora del marcio mondo del calcio, opponendo un personaggio che simboleggia la futilità del vivere moderno ad uno rappresentante gli autentici valori della semplicità?
Un discorso come questo, tra i più abusati e ricorrenti nei baretti di periferia o tra gli anziani della bocciofila, è quello che ha spinto a fare un film?

Piede di Dio è un film in cui l'inadeguatezza a vivere in città secondo ritmi moderni è mostrata da scene di sogni di volo sopra le macchine come un uccello in mezzo al traffico, da spaventi davanti alla televisione o dai cibi surgelati rigettati a favore delle cose semplici ma buone. Un film in cui la futulità delle sovrastrutture è mostrata da oggetti come l'auricolare bluetooth, i rolex, gli abiti, le auto sportive e via dicendo. Se si esclude anche un discorso sul calcio stesso (il film è ambientato nell'estate 2006 tra scandalo Moggi e vittoria dei Mondiali) il film finisce qua.

Sardiello non è vero regista, lo dice lui in primis e si vede, non ha idee visive, non partorisce immagini, non usa il sonoro e via elencando elementi della messa in scena trascurati. Scrive un film in cui le intenzioni (comunque banali) non trovano l'esito sperato perchè mancano immagini che davvero colpiscano. Tanto che le uniche sequenze davvero emotive sono quelle in cui si cerca di dare corpo all'autenticità di Elia attraverso i filmati di repertorio di Garrincha, Maradona, Roberto Baggio ecc. ecc.
Quelle sì che sono immagini.
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