29.4.09

Che (2008)
di Steven Soderbergh

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Il Che di Soderbergh è un film noioso. Anche se arriva diviso in due parti fa lo stesso. Sono noise entrambe le parti a modo loro. Anche perchè si tratta di un film unico che solo per esigenze di distribuzione (e solo in alcuni paesi) è stato diviso in due, certo la speranza di avere un finale tirato però c'era lo stesso.

La prima parte è centrata sulla rivoluzione cubana mentre la seconda è tutta sull'esperienza boliviana e insieme dipingono una specie di trattato esteso sul concetto di rivoluzione, su quelle riuscite e quelle fallite, quindi su come riescono e come falliscono. La cosa è resa ancor più chiara dalla grande "verbosità" del Che riguardo le sue teorie.

Che - Guerriglia come dice il titolo stesso è più centrato sulle battaglie mentre Che - L'Argentino sulla teoria ma entrambi hanno un senso "pop" che è la cifra vera dell'operazione, cioè la ripulitura di una figura oggettivamente sporca per farla entrare nei migliori salotti. Se in Italia e in gran parte del mondo infatti Ernesto Guevara è da tempo considerato da molti un mito negli Stati Uniti, anticomunisti per definizione, c'è bisogno di un'ampia opera di traduzione che lo renda accettabile. Ecco allora il Che magnanimo, il Che pover'uomo, il Che filosofo, il Che teorico e il Che filantropo.

L'intento è talmente palese da sembrare scontato. Esso non trova eco solamente nella trama, cioè nella scansione del racconto (un'epopea mitica proprio perchè fallimentare nel finale), e nei dialoghi, spesso enfatizzati dalle molto componenti patinate di messa in scena ma lo è soprattutto per l'estetica.
Proprio quella patina di glamour rende chiari gli intenti. Sono i vestiti pulitissimi e stiratissimi di tutti i miliziani, i loro volti curati e truccati, la perfezione formale della messa in scena, i colori ben abbinati e i capelli quasi sempre in piega ad urlarlo da ogni inquadratura.

Tutto questo non deve sembrare puro hollywoodianismo, si tratta di una produzione elevata e sicuramente molto curata in cui nulla è lasciato al caso. Dunque la volontà di avere un'apparenza perfetta è anch'essa significante.
E' la medesima differenza che passa tra un western pulito (e quindi "mitico") di John Ford e uno sporco (e quindi già in questo "crepuscolare") di Peckinpah.

8 commenti:

Riccardo Rudi ha detto...

il problema di questo film? è il tentativo (riuscitissimo nella sua monolitica noia) di dare un impianto da documentario di guerra al film. la presenza di interminabili piani sequenza, l'assenza di una sceneggiatura romanzata e l'interpretazione fin troppo realistica di Benicio del Toro mi hanno fatto ricordare le traumatizzanti lezioni di storia del mio prof del liceo, tra una sonnolenza ingombrante e gli obbligatori appunti da prendere. e a storia avevo massimo 6 (una capra)
non è un film per tutti, soprattutto per me.

Gokachu ha detto...

Né i film di Ford né quelli di Peckinpah sono noiosi. Oddio, forse qualche minore di Peckinpah proprio trascinante non è.

gparker ha detto...

goakchu: non ho mai voluto sostenere che lo siano. Figuriamoci! Era solo un paragone tra estetica del mito e estetica della decadenza.

el señor dionigi ha detto...

cavolo, in autunno vidi "che l'argentino" e mi piacque molto, anche se -e non lo dico per snobismo, ma come componente che incide sulla valutazione di un film- parte del fascino risiedeva nelle sfumature dello spagnolo, e nella voce in sè stessa, degli attori.

non che non sia d'accordo con quello che dici, ma forse proprio per quello che dici il film mi era piaciuto. e sicuramente, non l'avevo trovato affatto noioso. ma d'altronde, per tematica, fotografia, messa in scena, vestiti fighi, patina glamour, quiete, il film mi aveva ricordato un altro lavoro che avevo molto amato anni fa, e che all'epoca venne bistrattato, "il partigiano johnny" (magari non regge il paragone dionisi - del toro..).

e come tempi e messa in scena, non mi sembrava così distante dalla sottile linea rossa (film senz'altro superiore, d'accordo. non a caso di capolavoro trattasi).

l'unica cosa, è un falso storico e un'ingenuità dire -come ha fatto un commentatore precedente (e lo dico con rispetto)- che l'interpretazione di Benicio del Toro è "fin troppo realistica": e questo perchè non esiste un unico Che Guevara su cui operare di mimesi - chi è il Che, quello sulle magliette al concerto del primo maggio? quello della televisione? quello dei poster? quello dei diari personali? quello di gael garcia bernal? quello politico? quello di jovanotti?

ps Tanto mi era piaciuto il film, che così commentai appena dopo averlo visto (su "http://vespainparis.blogspot.com/2009/01/o-patria-o-muerte.html", che si lamentava per il troppo glamour e i troppo pochi lati oscuri):

"Ho visto il film qualche mese fa qui a Madrid e mi è sembrato un'opera meravigliosa, compiuta, ho negli occhi il verde della foresta e l'azzurro delle case di Santa Clara, ha il grande merito di raccontarti la storia di Che Guevara senza farti pensare mai a Che Guevara, alle magliette al concerto del primo maggio, a quelli un po' tonti che parlavano alle assemblee del liceo. Perchè ti racconta, superbamente, una delle migliori storie che si possano raccontare, e questo basta a riempirci la testa (i lati oscuri, per quando torniamo a casa)."

paulmacca ha detto...

nell'operazione "ri-pulizia del Che" io farei anche entrare i buonistissimi Diari della Motocicletta.

gparker ha detto...

dionigi: quello che dici e citi è assolutamente di riguardo, ma davvero io non l'ho trovato nel film.

paulmacca: quello mi manca

Noodles ha detto...

Paradossalmente ho trovato questo capitolo ancor più prolisso dell'altro, che m'aveva convinto pienamente. Del Toro è sempre bravo e il finale, benché un po' tirato - almeno nella sua risoluzione/fucilazione, ma apprezzo la volontà di non santificare l'evento - nello scorrere dei titoli mi ha comunque commosso.

Anonimo ha detto...

Parto dal presupposto che Benicio Del Toro è un attore di una bravura spropositata in tutto quello che fa, come in quetso film. Si vede, si percepisce proprio, che mette tutto se stesso nel lavoro che fà, sia nelinterpretazione che nello studio che gli dedica (uno degli ormai pochissimi e rari artisti che non si limita ad interpretare un ruolo, ma lo scruta, cerca di conoscerlo e va fin dove sono le sue radici, non a caso Benicio è un forte sostenitore e ambasciatore di Cuba). Detto ciò, ammetto che il film è forse un pò troppo concentrato sull'aspetto tattico della vicenda, ed è forse quetso a renderlo un pò lento e a tratti spento. Chi più chi meno sappiamo un pò tutti come si è svolta tutta la vicenda (ovviamente per quel che si può e ciò che la storia ci ha lasciato), quindi mi sarei aspettata un film un pò più "intimo", che mi facesse guardare al Che in quanto UOMO, non al già conosciuto rivoluzionario. E' anche vero che nel film è presente una forte indole all'elogio, marcando sull'aspetto umanitario e generoso del protagonista (come le scene in cui medica senza remore i malati, per esempio), però avrei voluto vedere un Che diverso da quello comune. Personalmente (e magari qui non tutti saranno d'accordo con me) avrei un pò "messo da parte" l'aspetto storico in sè, ma avrei esaltato quello proprio umano. Che bisogno c'era di fare un film che trascina tattiche, incursioni ecc già conosciute ai più (e qui si annulla già la curiosità verso il film), quando se ne poteva fare uno che mirava ad un Che diverso, sconosciuto e interessante. Ho visto poco interesse verso il suo pensiero, il suo tratto psicologico, le sue paure, ma più verso il guerrigliero. In conclusione credo che il film sia comunque interessante, perchè è dovere di tutti sapere cosa successe e succede, ma lo avrei preferito se avesse avuto un tocco più sincero.

Valeriè