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I Love Shopping (Confession Of A Shopaholic, 2009)
di P. J. Hogan
| gparker | 26.2.09 - 12:45 AM |
Attenzione perchè I Love Shopping è uno dei film migliori in circolazione. Non lasciatevi ingannare da trailer, locandine ecc. ecc. la leggerezza sbandierata c'è (e come se c'è) ma è splendidamente orchestrata in una delle commedie più intelligenti, ritmate e meglio dirette degli ultimi anni (nota: recuperare altri film di P.J. Hogan come Insieme Per Caso e Il Matrimonio Del Mio Migliore Amico).
Il film viene da una serie di libri che ignoro e che (in questa sede) non mi interessa minimamente trattare. Perchè il film ha una sua vita assolutamente autonoma, raramente in film di questo tipo infatti viene profuso talmente tanto cinema.
La trama è delle più banali e trite e l'intreccio anche (la più classica delle commedie romantiche del tipo: lui bello, ricco e pieno di ideali e lei carina ma non fatale, sentimentale e emotiva). Ma non è quello che conta. Come del resto non conta la plausibilità (siamo proprio ai livelli della plausibilità di un musical).
Conta prima di tutto il fatto che I Love Shopping ha un umorismo intelligente, contagioso, spietato senza vantarsene o sottolinearlo e ritmato benissimo ma non con le battute bensì con le soluzioni di regia (che è difficilissimo). Conta che ha uno dei personaggi principali più amorali e pessimi (nonostante guardi un attimo anche a quell'ottimismo quasi commovente di La Felicità Porta Fortuna) che ci siano nel suo genere nonostante l'OVVIA redenzione finale. Conta che è straordinariamente diretto come fosse un cartone animato (e non nel senso che i personaggi prendono botte in testa, ma nel senso che la storia è raccontata come si raccontano i cartoni). E infine conta che è il guilty pleasure per antonomasia: sufficientemente basso in apparenza da farvi vergognare di apprezzarlo e sufficientemente ben fatto per conquistarvi a livello di stomaco.
Liberiamo poi il campo anche da un'altra cosa. I Love Shopping è il primo film a mettere in scena seriamente la crisi americana e contemporaneamente a sognarne l'uscita. Neanche Sex And The City è una tale sfacciata ed esplicita apologia dello spendere, del piacere intrinseco di consumare soldi in un negozio. Tutto il film, fin dal titolo è un invito a spendere, a far girare il denaro e non tenerlo in tasca (addirittura i genitori gioiscono del non aver tenuto i risparmi in banca).
Dall'altra parte però mostra anche la crisi economica con la metafora dello shopping (che poi spiegare l'economia con metafore da shopping è il lavoro della protagonista), nel film infatti spendere follemente senza avere i soldi è ciò che manda in rovina tutto ma poi come nel classico stile americano frankcapresco, la società si fa forza intorno alle difficoltà dovute alla scarsità di soldi.
E ad un livello ancor più evidente il caporedattore del giornale di piccole risparmiatori dove lavora la protagonista, essendo il più ovvio dei belloni idealisti, si batte perchè i risparmiatori non siano ingannati da ciò che non sanno accadere nei piani alti delle società in cui investono.
Era da Dick & Jane: Operazione Furto che non vedevo un film così divertente, sagace ed amaro capace di portare a tutti non tanto la spiegazione di un fenomeno (quella la coglie chi già la conosce) ma il concetto profondo che ne è alla base e soprattutto la voglia, il desiderio e il sogno (tutto americano) di ritornare alla spesa.
Il film viene da una serie di libri che ignoro e che (in questa sede) non mi interessa minimamente trattare. Perchè il film ha una sua vita assolutamente autonoma, raramente in film di questo tipo infatti viene profuso talmente tanto cinema.
La trama è delle più banali e trite e l'intreccio anche (la più classica delle commedie romantiche del tipo: lui bello, ricco e pieno di ideali e lei carina ma non fatale, sentimentale e emotiva). Ma non è quello che conta. Come del resto non conta la plausibilità (siamo proprio ai livelli della plausibilità di un musical).
Conta prima di tutto il fatto che I Love Shopping ha un umorismo intelligente, contagioso, spietato senza vantarsene o sottolinearlo e ritmato benissimo ma non con le battute bensì con le soluzioni di regia (che è difficilissimo). Conta che ha uno dei personaggi principali più amorali e pessimi (nonostante guardi un attimo anche a quell'ottimismo quasi commovente di La Felicità Porta Fortuna) che ci siano nel suo genere nonostante l'OVVIA redenzione finale. Conta che è straordinariamente diretto come fosse un cartone animato (e non nel senso che i personaggi prendono botte in testa, ma nel senso che la storia è raccontata come si raccontano i cartoni). E infine conta che è il guilty pleasure per antonomasia: sufficientemente basso in apparenza da farvi vergognare di apprezzarlo e sufficientemente ben fatto per conquistarvi a livello di stomaco.
Liberiamo poi il campo anche da un'altra cosa. I Love Shopping è il primo film a mettere in scena seriamente la crisi americana e contemporaneamente a sognarne l'uscita. Neanche Sex And The City è una tale sfacciata ed esplicita apologia dello spendere, del piacere intrinseco di consumare soldi in un negozio. Tutto il film, fin dal titolo è un invito a spendere, a far girare il denaro e non tenerlo in tasca (addirittura i genitori gioiscono del non aver tenuto i risparmi in banca).
Dall'altra parte però mostra anche la crisi economica con la metafora dello shopping (che poi spiegare l'economia con metafore da shopping è il lavoro della protagonista), nel film infatti spendere follemente senza avere i soldi è ciò che manda in rovina tutto ma poi come nel classico stile americano frankcapresco, la società si fa forza intorno alle difficoltà dovute alla scarsità di soldi.
E ad un livello ancor più evidente il caporedattore del giornale di piccole risparmiatori dove lavora la protagonista, essendo il più ovvio dei belloni idealisti, si batte perchè i risparmiatori non siano ingannati da ciò che non sanno accadere nei piani alti delle società in cui investono.
Era da Dick & Jane: Operazione Furto che non vedevo un film così divertente, sagace ed amaro capace di portare a tutti non tanto la spiegazione di un fenomeno (quella la coglie chi già la conosce) ma il concetto profondo che ne è alla base e soprattutto la voglia, il desiderio e il sogno (tutto americano) di ritornare alla spesa.

Etichette: cinema, isla fisher, p.j. hogan
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10 Commenti:
Sia "Insieme per caso" (con l'improbabile ma fantastica coppia Kathy Bates-Rupert Everett) sia "Il matrimonio del mio migliore amico" mi erano piaciuti parecchio... quindi sicuramente mi fionderò anche su questo!
10:05 AM
e non rimarrai deluso
1:44 PM
Il classico film anti-Compatto
4:39 PM
è vero. Hanno vestiti in pelle di Lupo Mannaro
8:48 AM
Mi spieghi cosa ci trovi in Dick & Jane: Operazione Furto io francamente l'ho odiato...
10:49 PM
Non sei il primo a dirmelo e mi fa strano.
Oltre a sembrarmi ben più divertente della media dei film l'ho trovato anche in grado di parlare con una certa intelligenza del mito del successo e delle facili voragini capitaliste.
11:36 PM
Sono l'anonimo di prima...io proprio non sono d'accordo sul fatto che sia divertente anzi,il peggior difetto che gli ho trovato è proprio il fatto che non faccia ridere e francamente era la prima volta che mi capitava con un film di Jim Carrey (ultimamente si è unito l'osceno Yes Men che ho altrettanto detestato)...
A proposito già che siamo in argomento cosa ne pensi di Jim Carrey?
Io sinceramente l'ho sempre apprezzato sia come grandissimo comico sia nei ruoli più seri (in The Truman Show l'ho trovato strepitoso e mi han detto lo stesso di Man On The Moon che francamente non ho visto) ma francamente ultimamente mi sembra aver perso un po' la bussola e non sa più che fare buttandosi in progetti alquanto discutibili come Number 23 o appunto Yes Man...
12:02 AM
saranno gusti ma a me l'umorismo di Judd Apatow (in quel caso se non sbaglio produttore) mi diverte molto.
Per il resto Jim Carrey non è che mi faccia impazzire. Trovo che abbia un talento comico straordinario ma alcune volte (come appunto Yes Man) si butta via in film così brutti che non riesce a sostenere da solo e poi quando fa il serio non mi ha mai convinto.
Nemmeno in Se Mi Lasci Ti Cancello.
12:23 AM
Ecco, qui direi che mi colloco a metà tra te e caprara...leggermente piu' verso caprara :-))
11:38 AM
non so, a prescindere dall'interesse metaforico (che ad una visione istintiva e di pancia lascia il tempo che trova) l'ho anche trovata diretta, scritta e concepita meglio della media.
3:47 PM
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