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3.10.07

Cemento Armato (2007) di Marco Martani


Mi auguro che i cinebloggers (o chiunque altro sia poi desideroso di commentare online) vadano a vedere in massa il film in questione (lo dico perchè solitamente, e con buone ragioni, evitano questo tipo di produzioni) perchè vorrei (e auspico) una stroncatura di massa, una mobilitazione seria.
Lo dico perchè nella conferenza stampa a seguito del film sono state spese molte belle parole per descrivere il film, molti elogi alla sceneggiatura, all'originalità, alla recitazione e all'audacia di proporre un western metropolitano in Italia. Una cosa che sinceramente mi stava facendo rantolare sulla sedia.
Certo la colpa è mia, non dovrei dare troppo valore ai commentucoli non richiesti dei cronisti di cinema (ben altre pesanti stroncature mi aspetto invece dalla critica), eppure non posso fare a meno di chiedermi come sia possibile che gente che ha visto i film internazionali che vengono girati su questi temi l'abbia giudicato anche solo decente.

Cemento Armato parte da un soggetto molto molto buono (lo dico senza ironia) che questa volta racconto solo per far capire come ritenga che è il risultato che è un disastro e non le premesse.
E' la storia di due ragazzi della periferia di Roma immersi in un ambiente appunto di speculazione edilizia e quindi di cemento armato (che poi non si sa perchè nel film diventa la parte più carina di Garbatella, senza parlare degli interni borghesissimi come le facce degli attori), ambientazione che già da sola non è male. Uno dei due nei suoi scoattamenti da bulletto rompe lo specchietto della macchina sbagliata, quella di un palazzinaro che traffica fa impicci e tiene le redini di molta malavita, il quale non accetta che non ci sia timore nei suoi confronti nella sua città. Così senza che il ragazzo lo sappia lui comincia a cercarlo furiosamente (cosa resa difficile dal fatto che il ragazzo compie piccoli furti e altre stupidaggini che impediscono di risalire a lui da motorini, telefonini e altre proprietà).
Senza dire come finisce (comunque anche l'idea per il finale in teoria non era male) si capisce che è un buono spunto per una storia metropolitana cattiva e dura che invece sullo schermo è diventata una storiella all'acqua di rose, dove tutto è falsato da una ricerca esasperata della sensazione e di una banale emotività.
Ogni scena è una scena madre, ogni furto è un dramma incredibile, ogni morto una cosa pazzesca (quando invece nei film metropolitani e duri (come in Scorsese) la cosa che stupisce è proprio che la gente muoia senza che ci sia enfasi, con la massima normalità e rapidità), ogni atto dei protagonisti (che dovrebbero essere al centro di un turbine di eventi durante due giorni di inconsapevole caccia) è seguito da immagini di smarrimento, sguardi persi nel vuoto, pianti esistenziali ecc. ecc. ecc.
Ma soprattutto è la scrittura a far accapponare la pelle, le frasi e le parole messe in bocca agli attori (che recitano tutti peggio del loro solito) sono da manette immediate! E questo fa il paio con la pochissima fiducia che si ripone negli spettatori ai quali vengono spiegate e mostrate pedissequamente anche le cose più ovvie, come quando un poliziotto vede una targa su una scena di un crimine e la confronta con un'altra in suo possesso, si tratta di un numero di targa che ci ha ossessionato tutto il film e intorno al quale è imperniato lo snodo di trama e che per di più sappiamo già che corrisponderà (diamine ce l'avete fatto già vedere voi!!!) e il poliziotto che fa? Le guarda una accanto all'altra e dice stupitissimo: "Ma sono uguali!".

L'esempio era per far capire il mood del film, lontano anni luce dalla resa arguta e sagace dei migliori exploit del genere. Però, come ho detto subito, ha delle cose buone, ha idee interessanti (moooolto alla base proprio).

Fortunatamente origliando le discussioni dei presenti alla proiezione dopo il film mi sono imbattuto anche in Marco Giusti il quale non l'ha sopportato (e me ne sono stupito perchè solitamente non concordiamo) e sottolineava giustamente come tra le altre cose questo film guardi molto al cinema di Hong Kong stile Johnny To ma poi si soffermi stupidamente su cose all'italiana del tipo i ragazzetti che si vogliono bene, il rapporto con la mamma a casa ecc. ecc. E in effetti io lì ho ripensato con un sorrisino che ad un certo punto c'è la tipica scena di lui che sa che sta per avvenire un omicidio a qualcuno che conosce e corre disperato per salvarlo (con montaggio alternato dell'approssimarsi dell'assassino alla vittima), ma non si tratta della ragazza o di un amico, bensì più italicamente ad essere in pericolo è la mamma....

Ammetto infine che una sequenza (ma una sola!) è veramente bella, ma bella sul serio. Quella che riprende per la prima volta il protagonista che gira per Roma in motorino. L'intento è rendere il fatto che vive in una zona oppressa dal cemento armato e ci riesce benissimo mostrando con colori desaturati (come tutto il film del resto) e con telecamera che lo prende dall'alto la marcia sulle sopraelevate delle città. Veramente bella.
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