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30.1.06

L'Ignoto Spazio Profondo (The Wild Blue Yonder, 2005)
di Werner Herzog

Recuperato in un cinema di seconda visione, riesco a godermi il fintomentario di Herzog di cui tanto bene avevo sentito parlare, senza calcolare poi che ho adorato senza alcuna riserva Il Mio Nemico Più Caro, il documentario (questo vero, non finto) che Herzog ha fatto nel 1999 sullo scomparso Klaus Kinski, sul loro legame e su un modo di fare cinema che, almeno per lui, non c'è più.
Eppure, se non mi sento di smentire quanto affermato di buono da altri blogger, dall'altra parte non ne posso condividere il giudizio finale positivo.
In questo suo Wild Blue Yonder (tradotto come ignoto Spazio Profondo non si sa bene perchè (di certo non per fini commerciali...)) Herzog mostra qualcosa per suggerire qualcos'altro. Mi spiego: il fintomentario si basa su un'intervista ad un alieno giunto sulla terra che narra perchè lui e la sua razza siano venuti, e perchè l'uomo ora sti acercando un altro pianeta dove vivere e come questa ricerca sia terminata proprio su quel pianeta da cui lui e la sua razza sono fuggiti e infine come l'uomo l'abbia trovato quel pianeta abbandonato invitante.
Le immagini che Herzog usa sono quelle di repertorio della NASA (immagini riprese con una telecamera digitale dagli astronauti in orbita) più altre di esplorazioni marittime probabilmente ai poli (il mondo da cui viene l'alieno ha un cielo di ghiaccio e un'atmosfera di elio liquido). Immagini stupende che accompagnate alle parole dell'alieno trasmettono davvero il fascino dell'esplorazione di mondi lontani, ma in realtà si tratta sempre della Terra, sono immagini riprese sul nostro pianeta. Tutto lo splendore, la meraviglia, la bellezza e l'ignoto che c'è in quelle immagini (colori, posti, animali....) è in realtà l'ignoto terrestre.
Parlando dello spazio Herzog mostra la Terra.
Le immagini sono di una bellezza sconvolgente, l'esplorazione sotto il ghiaccio è meravigliosa e dotata di colori mai visti, alcune immagini dello spazio pure sono veramente belle.
Il brutto purtroppo è che il film è molto molto noioso. Le parti di racconto sono inframezzate da lunghissime sequenze senza parole in cui l'unico sottofondo sono cori sardi, binomio interessante all'inizio ma sfinente alla fine. Soprattutto ci sono interminabili sequenze (sempre con musica sarda o solo violoncello) della vita nella nave spaziale, che alla noia che già avanza abbinano anche delle riprese necessariamente amatoriali, che poco o anzi niente hanno di interessante. Se non altro le immagini sott'acqua hanno colori, e soggetti belli e interessanti!
Il risultato è purtroppo un film bellissimo solo sulla carta.





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