24.2.09

Giulia Non Esce La Sera (2008)
di Giuseppe Piccioni

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POSTATO SU
E' questo il cinema italiano che ci piace? La risposta per quanto mi riguarda è un no, grosso, tondo e pieno di sicurezze.
Non mi piace questo cinema italiano e anzi è il simbolo di tutto ciò che trovo "sbagliato". Sbagliato per tante ragioni, la prima delle quali è la più grossa di tutte: non raggiunge gli obiettivi che si pone, spara alto e manca inesorabilmente il bersaglio. E la seconda è la più spietata: non incassa così tanto da fare se non altro il bene del sistema cinema.

Piccioni vuole raccontare mondi interiori, contrasti emotivi, personaggi più o meno ordinari coinvolti in situazioni non eccessivamente straordinarie per scandagliare le emozioni di tutti noi e parlare allo spettatore tenendo i piedi per terra, ma non ci riesce quasi mai.
Punta continuamente sulla metafora, sul simbolismo e su immagini che vorrebbero essere poetiche ma che non riescono mai ad esserlo davvero. Si può davvero pretendere di fare queste cose senza saperle fare e senza essere mai riuscito a farle??

"Sembra di sentire la voce del regista da dietro la macchina da presa che dice <>" disse con efficacia qualcuno che non ricordo in un'occasione che non rammento per spiegare come in questi film si cerchi il massimo risultato con il minimo impiego di competenza. Non il minimo sforzo, perchè quello non lo so, ma il minimo movimento intellettuale. Dove l'unica novità è l'ambientazione. Stavolta la piscina.

Quanto ancora mi toccherà vedere lo straordinario Mastandrea preso in questi film che girano in tondo? Quanto ancora lo dovrò vedere lottare titanicamente per tenere alta un'intera pellicola invece che cavalcarne e magari guidarne la riuscita? Perchè mi devo appigliare alle stupende idee visive di Luca Bigazzi per non cadere nel sonno?

Non mi piacciono questi film che mettono in scena senza che ce ne sia un vero motivo personaggi intellettuali che fanno lavori intellettuali, personaggi che sono gli autori stessi oppure gli autori da piccoli. Non mi piacciono questi film che continuano a riflettere sulle vite di chi li fa, totalmente scollati dalla realtà, che non puntano mai sull'intreccio ma sul racconto di personaggi ed emozioni senza poi riuscire a farlo davvero.

Giulia Non Esce La Sera (titolo brutto in una maniera che solo noi potevamo concepire) poi a tre quarti diventa anche lento e noiosissimo. Se la storia non è appassionante e i personaggi non mostrano emozioni convincenti ma solo piccole schegge di sentimentalismo a buon mercato (e si tratta sempre di quelle schegge umoristiche), io come mi appassiono? Io da cosa rimango colpito? Dai silenzi di Mastandrea (porello)? Dalle scene sott'acqua in piscina che dovrebbero essere un sacco evocative? Dai personaggi immaginati dallo scrittore che lo perseguitano nella realtà? No sul serio quelle cose funzionano? A voi vi prendono?

13 commenti:

Lui ha detto...

"Non mi piacciono questi film che mettono in scena senza che ce ne sia un vero motivo personaggi intellettuali che fanno lavori intellettuali, personaggi che sono gli autori stessi oppure gli autori da piccoli"

Grazie per averlo detto. Io lo penso da una vita, questi cazzo di film non hanno la capacità di farti immedesimare o cmq di farti coinvolgere perchè, perchè sono vissuti da alienati totali che nulla hanno a che vedere con il mondo che ci circonda. Quindi piantiamola con queste masturbazioni.
ecco.

odio.

:D

gparker ha detto...

si il vero odio.
ancora a guardare a Truffaut senza esserlo...

Lui ha detto...

No all'onanismo autoriale.

gparker ha detto...

si all'onanismo personale

Lui ha detto...

poi ti chiedi perchè si degeneri sempre nei tuoi post...

gparker ha detto...

siete voi che traviate me. Sono serissimo io.
maledetti!

alp ha detto...

Praticamente hai elencato tutti i grossi difetti dell'80 per cento del cinema italiano degli anni 80 e 90..Piccioni è rimasto là, evidentemente...non ci vado manco pagato!!

gparker ha detto...

si esatto. non è nemmeno brutto a modo suo. E' brutto come tutti gli altri.

el señor dionigi ha detto...

Niente di nuovo sotto il sole del cinema italiano tre-camere-e-un-tinello:

"E certo, gli inglesi arrivano nei paesi più diversi e ci stanno fra mille avventure anche per anni, senza gemere di nostalgia per le fettuccine della nonna o per il caffè espresso. [..] Gli italiani, invece, mai avventure nè viaggi, e neanche grandi amicizie o grandi amori, grandi attaccamenti. Niente: a casa. Davvero è dal Satyricon che non si va più in giro on the road, non si ride, non si scherza, non si scopa, non si fa tardi; si mangia solo la roba preparata dalla mamma; si dorme solo nel proprio letto, e non lo si rifà perchè non è da maschietto, nè si è mai imparato su una barca o sotto una tenda. Mai un altrove interessante. Solo furbizie e drittate sotto casa. E dietro, solo il cibo. Se ci si allontana di qualche metro, subito il rimpianto dei dolcetti o il magone per i comodini... Mentre proprio in quei film americani più naifs dove sono tutti così 'butch', continuamente l'inconscio sfiora inquietudini che non riguardano il pasto in cucina e il caffè al bar e 'una persona che non dimenticherò mai: la nonna'...".

Fratelli d'Italia (1963).

gparker ha detto...

molto bella questa citazione, ma cos'è?
il film di saraceni?

el señor dionigi ha detto...

No, no, é una citazione "letteraria" tratta dall'omonimo libro di Arbasino (Adelphi, 1963). Perdona che non l'ho indicato, é che l'ho tratta pari pari da un post che ho scritto l'altra sera (http://iosonobarakaldo.blogspot.com/2009/02/le-pastarelle-della-domenica.html) e mi é venuta in mente quando leggevo la tua indovinata recensione.

Peraltro, ricordo che una sera di qualche estate fa, all'arena estiva del Nuovo Sacher, nell'ambito di quella rassegna che Nanni Moretti organizzava con le opere prime di giovani registi italiani (immagino ci sia ancora, non so), dopo la proiezione e "il dibbbattito" sull'ennesima opera prima italiana scialba e tutta girata in interni (che anche quando sono esterni é come se fossero interni..), mi avvicinai al sacro Nanni e gli chiesi se non pensava che, premessi tutti gli alibi possibili e immaginabili(immaturitá, scarsitá di mezzi, e di idee..), questo giovane cinema italiano fosse una palla, monotono, sempre diretto all'ombelico del regista o degli attori, mai oltre l'archetipo del "kitchen sink drama", senza peraltro saperlo fare bene, e se non ci fosse bisogno di osare di piú, di storie che guardassero un po' piú in lá del condominio o della provincia, che stupissero, che magari fossero girate (anche) all'estero, etc., e lui mi guardó, ci pensó un attimo, si aggiustó la giacca di lino beige, in cuor suo mi disprezzó, e mi disse che no, che non gli sembrava affatto, e che per esempio in quel momento era appena uscito il film su el alamein con favino.

el alamein.

la classica domanda giusta a la persona sbagliata?

gparker ha detto...

che poi proprio moretti faceva questi discorsi e faceva un cinema che pur seguendo molte di queste direttrici lo faceva bene, anzi benissimo. Un cinema molto esportabile (a testimonianza dell'universalità) e che soprattutto aveva cose da dire.

Anonimo ha detto...

necessita di verificare:)