15.12.08

Il Bambino Con Il Pigiama A Righe (The Boy In The Striped Pajamas, 2008)
di Mark Herman

Share |

POSTATO SU
Parlo di questo film solo come pretesto per pronunciarmi contro il cinema sull'olocausto. C'è infatti un problema con i film sull'olocausto: hanno esaurito i significati.
E' un problema comune a molti film e molti generi (è anche il motivo per il quale non si riesce facilmente a fare un buon western nei tempi moderni se non cambiando ambientazione e tempo) e ha a che fare con il fatto che la moltitudine di prodotti già mandati nei cinema sul medesimo argomento hanno raccontato tutto il raccontabile, dunque se a questo punto si vuole fare un altro ennesimo film sul tema occorre avere idee nuove per fare cose nuove e dare nuove idee.

Il Bambino Con Il Pigiama a righe non fa nulla di tutto questo ed è il tipico esempio di quel cinema sull'olocausto che si potrebbe definire solo come "inutile". Ogni ennesimo film sul tema non fa che spiegare tutto da capo come se non conoscessimo la storia e come se non fossimo in grado ormai di riconoscere tutte le dinamiche di quei racconti.
La sola comparsa in scena di un uomo dai lineamenti smunti che indossa la classica divisa da campo di concentramento è un simbolo ormai fortissimo di dramma e tragedia, reso tale dalle migliaia di film visti, utilizzarlo di nuovo per parlare di quanto si vivesse male nei campi di concentramento è semplicemente privo di valore aggiunto.

Ciò che Polanski ha fatto con Il Pianista o anche più recentemente ciò che ha fatto Vicente Amorim con Good è stato qualcosa di diverso, cioè partire da tutto ciò che già sappiamo sul nazismo e sull'olocausto e prendere in considerazione come tante sensazioni e tanti sentimenti non vadano costruiti nel racconto ma siano già dentro di noi associati ad una divisa o una bandiera e usarli per altri fini. Fini che in Good erano un'attenta disamina sui meccanismi di acquiescenza e sulle conseguenze del'ignavia e in Il Pianista erano il viaggio paradossale di un uomo ai margini del suo tempo (tema tipicamente polanskiano).

40 commenti:

frankie666 ha detto...

potrebbe essere un filone? Mi spiego, se il cinema sull'olocausto diventa un "genere" da sfruttare economicamente, poichè con tutto che ormai ha detto tutto (e ammetto che io non credo mai a questa espressione: secondo me qualsiasi tema non si esaurisce mai, semplicemente c'è chi non riesce più a sfruttarlo) evidentemente ancora porta pubblico al cinema e di conseguenza è conveniente produrlo.

Volendo, secondo me, si può pure azzardare una generalizzazione i temi "sociali" (e mi scuso per la qualificazione povera) nel cinema funzionano sempre.

gparker ha detto...

io non ho detto che non si possono più fare film sull'olocausto ho detto che è quasi impossibile perchè le figure si sono esaurite ma ho poi anche citato Good che fa un buon lavoro.

Il punto è proprio che la tematica sociale (e l'olocausto è LA tematica sociale per eccellenza) nobilita tutto e quindi spesso è il pretesto per polpettoni indegni.
Con l'olocausto c'è spesso l'idea che basti raccontare una storia drammatica qualsiasi ambientata in quel momento storico infilandoci qualche rastrellamento o qualche immagine dai campi per fare un film nobile. In realtà i film in questione raccontano costantemente sempre la stessa identica storia, dunque non solo non sono film valevoli ma soprattutto non affrontano neanche la suddetta tematica in maniera valida.

Fabio ha detto...

Io ho visto il Falsario di recente. Sono andato a ripescare la tua review e ho visto che anche lì si parlava in generale dei film sull'Olocausto e della piega che hanno preso.

Ed è un discorso abbastanza vero (anche se il Falsario si salva per altre cose secondo me).

frankie666 ha detto...

io dico solo che Inglorious Bastards parla di Ebrei....

Anonimo ha detto...

Io non capisco come mai, al punto in cui siamo ora (e per me il post è giustissimo) non ci siano polemiche per lo sfruttamento di questo "filone". Insomma, tante polemiche per La Vita è Bella e poi questo non è un po' la stessa cosa, cioè la banalizzazione di una tragedia a finicommercial-lacrimevoli?
Flavia

frankie666 ha detto...

Hanno fatto polemiche su La Vita è Bella?

gparker ha detto...

il punto è che non si fanno mai polemiche su cose che non hanno successo. Se sono trascurabili nessuno si indigna, se invece diventano materia culturale da dibattito di massa (finiscono sui giornali ecc. ecc.) allora le persone prendono posizione e da che mondo è mondo c'è sempre qualcuno che prende la posizione più stupida, se non altro per andare sul giornale.

Giangidoe ha detto...

Non ho visto il film, ma sono d'accordo con il tuo ragionamento sul cinema dell'olocausto.

Anonimo ha detto...

beh, in realtà a hollywood è da un po che gira l'adagio "there's no buisinnes like shoa-buisinnes" e che produttori ogni tanto saltano fuori con un film su questo tema, ammetendo candidamente che lo fanno per rallestrare qualche premio. inoltre c'è anche un movimento (per lo più formato da ebrei ovviamente) che si oppone al fatto che vengano fatti altri film sull'argomento, perchè in definitiva, si è arrivati al fatto che l'olocausto è sfruttato come alla stregua del sesso nella pornografia sull'olocausto. questo per dire che, almeno in america, sul discorso se ne parla. probabilmente in italia ci si ricorda della questione solo quando qualche italiano fa film sull'argomento....e visto che recentemente c'è stato solo benigni...

gparker ha detto...

ma infatti non è una cosa nuova, solo che più si va avanti più simili figure si vanno esaurendo sempre di più, dunque è sempre più difficile fare film sul tema.

Anonimo ha detto...

Mentre leggevo mi è appunto venuto in mente Good, come hai giustamente detto alla fine dell'analisi. Comunque non ho visto il film, ma tutto sommato quello che dici non è sbagliato.
Ale55andra

dario ha detto...

Sai che quando ho visto ilt railer ho pensato: "Ecco l'ennesima conferma del non expedit parkeriano sull'olocausto!". Ed eccolo qua, in tutto il suo furore esasperato.
Siamo tutti con te!!

Quali altri filoni si stanno esaurendo o sono sula via dell'esaurimento, secondo te?

frankie666 ha detto...

l'action movie.

gparker ha detto...

Altri filoni sulla via dell'esaurimento..... Non saprei. Forse non ce ne sono.
Forse la fantascienza sporcata di noir stile Balde Runner, ma quello più che altro perchè non si è mai veramente evoluta da quel punto.

el señor dionigi ha detto...

Il senso di fare l'ennesimo ciclostilato film sull'Olocausto lo si puó ritrovare giusto nel desiderio subdolo e opportunista del regista di turno di ripulirsi dalle schifezze che ha fatto precedentemente e di ridare, nel modo piú semplice possibile, un tono "impegnato" alla propria carriera (e, purtroppo, senza togliere niente al film che effettivamente suscitava un certo interesse, Polansky fece lo stesso con il Pianista). Il post é sacrosanto: metti in prima scena un bambino col pigiama a righe e tocchi subiti i tasti giusti della sensibilitá del pubblico. Nessuno -tranne il critico indipendente e l'intellettuale libero- oserá dire che é un brutto film, perché, con evidente sovrapposizione dei piani estetici/contenutistici, verrebbe tacciato di negazionismo (cosí come nessuno dice mai che un nero é antipatico perché verrebbe tacciato di razzismo). Questo é il politicamente corretto al massimo livello: l'esatto rovesciamento della poetica di Oscar Wilde per cui i libri sono semplicemente belli e brutti, mentre qui i film sono semplicemente "su un argomento" bello o brutto. Ed é lo stesso motivo per cui ho paura di fare un incidente con la macchina all'Esquilino: piuttosto che tirar fuori il Cid, ho paura che mi incriminerebbero, in prima pagina e su tutti i giornali, di un odioso crimine razzista.

gparker ha detto...

per la storia di polanski secondo me c'è un doppio livello di lettura nel senso che è sicuramente vero che un film sull'olocausto di polanski attira le folle compiacenti al cinema, fieri di identificarsi nell'ideale da tutti condiviso. Ma c'è anche da considerare che poi siamo di fronte ad un film che ha davvero un suo perchè indipendentemente dal tema.
Allora se parlare di olocausto è un espediente per portare la gente al cinema e farle poi vedere un vero film, allora ben venga.

Giove87 ha detto...

Trovo veramente ridicolo tutto quello che dite. Niente escluso.
In un momento come questo, storicamente così importante è bene che nessuno dimentichi. I diritti umani da Norimberga ad oggi, continuano ad essere d' attualità. Lo saranno. Trovo molto farcita di genialità filosofico-psicologica la scena in cui il bimbo tedesco si veste da "bimbo ebreo"... Quello che dall' inizio del film ha rappresentato il NOI si fonde con il VOI del bimbo ebreo..A bruciare siamo noi con loro. Loro con noi. Per non dimenticare che quest' atrocità è stata compiuta dall' uomo sull uomo.

gparker ha detto...

I diritti umani sono d'attualità per definizione (anche in un momento storico così poco importante come quello che viviamo) ma questo non ha nulla a che vedere con il fare film fatti male, dove non ci sono significati associati all'esperienza dell'olocausto che non siano quelli che abbiamo già visto e rivisto mille volte.
Un tema importante non giustifica una pellicola nè tantomeno giustifica raccontare una storia senza aggiungere nulla di nuovo, senza farlo bene e senza farlo con originalità. Non basta raccontare ancora una volta di ebrei e nazisti, al cinema non esiste solo il contenuto.

Giove87 ha detto...

Dato che le spinte revisionistiche in questo momento, risottolineo, così importante data la grave crisi che ha colpito anch l' economia reale, un film del genere è importante. Per il resto, ti rispiego, che per la prima volta il regista assume il punto di vista NOI diverso dal punto di vista "unmesh"...Trovo molto geniale e ORIGINALE questo. Lo sbiadimento dei confini tra NOI e LORO.

gparker ha detto...

Originale?? Troppi ce ne sono di film che mettono lo spettatore nei panni del nazista e non dell'ebreo, da La Caduta a Amen a La Cospirazione e ancora ci sarebbe Schindler's List e via dicendo e se anche vogliamo pensare ai film che sfumano il confine tra chi è chi, tra nazisti e ebrei c'è Train de Vie che fa questo in maniera molto più acuta e forte di questo film che non mischia nessun loro e noi ma semplicemente alla fine infiltra il figlio di un nazista in una camera a gas.

Le spinte revisionistiche esistono dal 1946 e non sono più forti oggi di ieri, eventi simili tornano sui giornali periodicamente. Adesso, rispetto al passato, non ci sono nemmeno più regimi autocratici in Europa e la crisi economica ci riguarda solo di rimbalzo. Niente a che vedere con il passato.

dario ha detto...

Intanto trovo assurdo quando si parla di attualità come di "un momento storico" importante o meno. Notoriamente la storia si fa a posteriori, perché finché è attualità è difficile considerare tutto nella giusta ottica. E questo vale sia per chi afferma (giove87) sia per chi un po' per provocare nega (parker!! :D).

Tra l'altro la discussione ha preso un po' la piega del contenutismo VS formalismo. Che palle, sembra che qualsiasi discussione cinematografica prima o poi finisca lì.
Il cinema didattico-sussidiario è una cagata insostenibile, ma anche parker che dice che "se parlare di olocausto è un espediente per portare la gente al cinema e farle poi vedere un vero film, allora ben venga" mi sembra che rischi di finire in un'idea di cinema un tantino futile e fine a se stessa. Voglio dire: chi se ne frega se la gente va al cinema? Il "vero cinema" cos'è, di preciso? Questo livello estetico imprescindibile (e siamo d'accordo) per creare un buon film a cosa serve, se non ha in sé una forza di riflessione sulla realtà, un agire politico in senso etimologico (la polis ateniese))? Se non forma una coscienza critica? A chi serve?
C'è sempre puzza di torre d'avorio, quando ci si spinge troppo verso il formalismo.
E se il contenutismo didattico è una piaga evidente, certe posizioni quasi postmoderne di "arte per l'arte", di autosufficienza estetica, rischiano di incancrenirsi ugualmente, se non l'hanno già fatto.
Intendiamoci: io so che tu, parker, non la pensi in modo così rigidamente formalistico, ma a volte nel bel mezzo delle discussioni le tue posizioni sembrano irrigidirsi. Reazione naturale, ma che rischia di mostrare il fianco.

gparker ha detto...

Tu assimili troppo formalismo ed estetismo secondo me. Il formalismo non è necessariamente credere che la bellezza conti in un film ma semplicemente "il modo in cui è fatto" che può anche essere antiestetico per scelta.

Pià in generale credo che il cinema riesca a comunicare davvero, comunicare a tutti, più attraverso la sua forma che attraverso i suoi contenuti. Ovviamente non è una cosa esclusiva, entrambi contribuiscono ma credo che la vera differenza la faccia il modo con cui qualcosa è filmato e raccontato. Anche se lo spettatore medio non riconosce i trucchi, non si accorge di ciò che succede e pensa comunque che sia il contenuto a fare quel lavoro. Una forma curata, importante, interessante lavora anche e soprattutto a livello inconscio.

Giove87 ha detto...

la storia si fa a posteriori quando si è troppo pigri per guardare il presente. Per restare in tema, a norimberga erano consapevoli di scriverla. E ne era consapevole anche chamberlain quando aprì la porta del potere a Hitler. Quello sull' Olocausto è un "filone" che non deve assolutamente smettere di partorire...solo col ricordo costante si è certi di non dimenticare.Mai. E comunque,ti ripeto. Trovo geniale il fondersi del noi-loro...e mi dispiace che tu non lo colga a tal punto da negare che succeda,nel film...è palesemente evidente nella scena,ripeto,in cui il bambino si veste. Cioè.."infiltra il figlio di un nazista in una camera a gas."
tu che guardi sei il nazista, tu che guardi bruci, nudo, bambino, innocente, inconsapevole con gli ebrei..senza cambiare corpo riesci a provare le sensazioni di entrambi..noi e loro...passando x quel senso di rabbia,beffa, orrore...tutto questo senza cambiare corpo....io lo vedo così, e lo trovo geniale.

gparker ha detto...

la fusione noi.loro secondo me non c'è semplicemente perchè noi non siamo il bambino, nonostante sia il protagonista e nonostante siamo sempre portati ad immedesimarci con il protagonista la sua ignoranza in materia e la sua visione delle cose che non è e non può essere la nostra ci porta semmai ad identificarci di più con la madre (o con il padre ma solo nel momento di crisi quando cioè cerca disperato il figlio).

Il punto è che Il Bambino Con Il Pigiama a Righe l'ho trovato un film fatto male e con pochissimo da dire, una riproposizione del già visto e già sentito a tutti i livelli (contenutistico e formale).

Il cinema sull'olocausto ha esaurito le sue risorse e andrebbe archiviato almeno fino a che a qualcuno non vengano idee valevoli per su questo tema ancora un film che possa dire qualcosa di cinematografico. Per ricordare poi ci sono mille altre maniere, modi, eventi, ricorrenze, celebrazioni ecc. ecc. Ma il cinema non è uno strumento del ricordo, non è un cinegiornale, non è un archivio di documenti, il cinema è veicolo di significati e almeno idealmente dovrebbe tendere in ogni caso a raccontare qualcosa che ci parli con autenticità e non riprendendo il già visto e già detto facendo leva furbescamente su tematica di facile presa.

Giove87 ha detto...

Io mi sono immedesimato nel bambino. Molto onestamente. La mia posizione molto probabilmente deriva anche da questo.

Anonimo ha detto...

secondo me questi film sono comunque belli...perchè anche se parlano dello stesso filone sono interessanti e commuoventi!!perchè pensandoci bene non si potrebbero più fare film visto che i temi sono stati toccati quasi tutti!!!su ragazzi un po' di buonsenso!!io ho visto il bambino con il pigiama a righe...ed è molto bello!!parla dello stesso filone ma in maniera orginale...dagli occhi di 2 bimbi ingenui!!aprite gli occhi!!!!

gparker ha detto...

I temi sono stati trattati tutti ma il modo in cui li si tratta è in continua evoluzione perchè la società si evolve e quindi di volta in volta cambia la maniera in cui guardiamo qualcosa.
I film sull'olocausto in particolare non fanno nulla che vada più in là di mostrare vittime e carnefici, senza operare nessuna riflessione che non sia "che cosa disumana". Una cosa abbastanza sempliciotta e trita.

dario ha detto...

parker:
lo so bene che una cosa può essere antiestetica per scelta, e non voglio assimilare formalismo ed estetismo; quel che dico è, semplicemente, che usi spesso il termine "pretesto" per il livello contenutistico, un qualcosa che serve solo come spunto per l'innesco della macchina cinematografica.

Ma la macchina cinematografica, vivaddio, produce senso, e il senso è esattamente "un qualcosa di cui parlare" (non un "messaggio" però) e "una modalità con cui parlarne"; io credo che entrambe le cose siano il "contenuto" del film, anzi: è proprio non scindendo le due cose che si evitano vecchi discorsi di formalismo VS contenutismo; io mi rifaccio solo alle tue parole, parker, da cui sembra che il "modo" sia pressoché scindibile dal "cosa". Ma non è mai stato così, i due elementi sono inscindibili, si compenetrano attraverso una moltiplicazione, non una semplice addizione tra elementi slegati. E questo crea un ritorno emotivo-intellettuale sullo spettatore, facendolo riflettere su determinate cose della realtà (a qualsiasi livello); ed è questo ritorno che ha un senso reale, l'unico, e per questo non mi azzarderei mai a dire che un tale tema è da abbandonare finché non salti fuori qualcosa di nuovo; anch'io mi incazzo quando vedo sti film Holocastywood, ma io pretenderei che da qualcosa di così importante venisse fuori qualcosa di nuovo, e per questo non vorrei mai che quel tema venisse abbandonato, anche a costo di mille film orribili, mentre invece sembra che a te turbi soltanto il fatto che ti debba sorbire brutti film, e ne faresti a meno volentieri.
Che poi in questo discorso viene fuori una delle vecchie magagne dei cinefili, di cui vengo di solito accusato io stesso: il fascino per il film fatto ad arte e con intelligenza anche e soprattutto se partendo da basse pretese, con conseguente disprezzo per i film "impegnati" a livello tematico. Questo però falsa il nostro giudizio (in maniera opposta ma speculare) tanto quanto falsa il giudizio chi apprezza i film sull'olocausto per la supposta nobiltà del tema.

giove87:
tra l'altro se si evita di scindere la forma dal contenuto si evitano anche giudizi opinabili del tipo "no ma i film sull'olocausto servono a prescindere".
No, porca miseria, non servono a prescindere, perché l'olocausto sta facendo la fine del Risorgimento, una specie di carosello oleografico abbastanza stucchevole e tremendamente rassicurante, dove l'orrore è storicizzato e allontanato in uno spazio a metà tra il mito e la fiaba. Film che offrono una catarsi a poco prezzo, una sveltina con la storia senza compromettersi mai a fondo con la realtà.
Tutti hanno in bocca la "memoria", ma da ricordo bruciante e consapevole a forza di lagerpanettoni la stanno trasformando in una di quelle allegre serate di diapositive delle vacanze.
Tutti, porca miseria, tutti, sono in grado di piagnucolare per un'ora e mezza di film. Sei sicuro che la pigrizia sia quella di chi non starebbe "facendo la storia"? Non sarà invece di chi la ricorda talmente bene da averla trasformata in filastrocca?


ancora parker:
scusa un'ultima cosa: se avessi ragione tu sul potere taumaturgico a livello inconscio della forma, ci sarebbe molta più congruenza tra i giudizi tuoi e quelli del pubblico o, nello specifico, di giove87, non credi?

gparker ha detto...

Si, l'unica cosa che mi importa è vedere quanti meno film brutti è possibile e mi sembra una cosa condivisibile. E ritengo altresì che non esistano storie belle o storie brutte, ma storie raccontate bene o storie raccontate male.
Il contenuto è importante ma è nullo senza una forma che lo sorregga e viceversa, solo che il viceversa non accade mai mentre di film contenutisticamente "alti" girati malissimo siamo pieni.

Per questo ho il pregiudizio speculare per il quale disprezzo i film impegnati e ciò che differenzia a mio modo di vedere questo pregiudizio da quello inverso (cioè l'apprezzamento per il tema importante) è dato dal fatto che deriva non dalla teoria ma dalla pratica. Non è a livello ideologico che sono contro i film impegnati ma lo sono per quello che vedo. Se domani il trend cambia io cambio idea e ne sono lieto.

Sul fatto della congruenza tra pubblico critica il fatto è che molte volte film amati dalla critica non hanno una buona forma davvero (proprio perchè non racconta bene e dunque non cattura il pubblico) e molte volte è il pubblico che si fa velare gli occhi da tante cose e non accetta (come molta critica fa) un film a prescindere da chi l'ha fatto, da come l'ha fatto, da quello che dice e da chi lo dice.
Non tutti i critici sono pronti ad osannare un film pro-razzismo se fatto bene, ma di certo nessuno spettatore.

dario ha detto...

Ok, accetto quello che dici anche se ammetterai che da come metti le cose è un gioco truccato: la tua idea di buona forma è esattamente quel qualcosa che rende bello un film, senza che ad esempio possa esistere una buona forma ma un film non riuscito. Allora certo.

Però scusa, quale sarebbe il "contenuto alto" in una brutta forma? Per me un contenuto alto è tale solo in pratica, quando è riuscito: quando i personaggi, la narrazione ecc mi convincono, mi prendono. Quindi quando il contenuto ha già guadagnato una sua struttura formale. Il contenuto per me non è, ipso facto, la trama o il tema. Ma non credo lo sia neppure per il pubblico, come per altro affermi anche te.

Anche chi gli piace questo film fa un discorso di forma, solo che non è il TUO discorso di forma. Da come la metti tu sembra che esista una buona forma che sarebbe di per sé bella e comunicativa solo che magari altri critici non la apprezzano e magari il pubblico non la apprezza perché ha il prosciutto contenutistico sugli occhi. Così come invece il tuo disprezzo verso il film impegnato non è affatto un pre-giudizio ma un giudizio a posteriori, giustificato, mentre quello speculare è pregiudiziale e ingiustificato. Però cavolo, tutto questo sembra portare a una specie di "o con me o contro di me"!

Non è che magari il discorso sulla forma è un po' più complesso e riguarda anche il proprio bagaglio culturale e quella cosa così antiquata che un tempo si chiamava gusto personale? Non è che la tua buona forma è legata a questo? Non è che magari non esiste davvero questa distinzione tra contenutisti e formalisti ma che esiste solo una distinzione tra diverse idee di forma?

dario ha detto...

PS: Con tutta che se parlassi di queste cose con altre persone farei esattamente la tua parte, intendiamoci. Prendila come una specie di discussione con me stesso. Haha.

gparker ha detto...

sicuramente c'è una forte componente di gusto personale, questo non lo nego nè l'ho mai negato, non credo nell'oggettività di giudizio.
Nè tantomeno credo nell'esistenza di una buona forma ma nella maniera migliore di raccontare una data storia con un dato mezzo in un dato tempo. Tutto relativo.

Non credo possa esistere un film non riuscito in una buona forma poichè la forma stessa determina la riuscita del film che poi può essere ancora migliore per contenuti migliori. Un film girato benissimo e raccontato ancora meglio sarà per forza un buon film indipendentemente dalla trama che racconti o da quali personaggi lo animino perchè il punto del cinema a mio modo di vedere è raccontare, nel senso di prendere un qualsiasi contenuto e mostrarlo nel suo dispiegarsi, da diversi punti di vista, in modo che susciti domande, che scardini sicurezze e che offra una visione di mondo. E questo, per strano che sia, si può fare con qualsiasi racconto perchè è specchio dell'autore e non del contenuto in sè.

il contrario film fatto male su contenuto alto sono i film che sembrano fiction tratti da romanzoni o i film biografici che pretendono di tracciare racconti universali e commoventi. Mi viene in mente La Mano di Dio, il film su Maradona. Quello è un contenuto pazzesco, meraviglioso, appassionante e altissimo nel modo in cui incrocia umanità, sport, società e un personaggio bellissimo ma il film è fatto male e quindi giustamente orrendo.

dario ha detto...

Ok. Però scusa, questo relativismo del gusto che ammetti cozza un po' con l'idea di un una "maniera migliore di raccontare". Migliore implica un giudizio di valore che mira (almeno mira) all'obiettività. Non esiste un migliore relativo!

Inoltre questa cosa non risolve il problema di un gusto condiviso del pubblico molto distante, spesso, dal gusto di chi, come te, "ne sa".
Cioè, questo non sarebbe un problema in una visione totalmente relativistica, che non ammette un "modo migliore di raccontare", perché esso implica invece una qualche forma di comunicatività estesa e necessaria, che dovrebbe mettere d'accordo pubblico e critica. E' il solito discorso di quando vai a leggere una recensione di Titanic e trovi quello che scrive "l'affresco è imponente ma freddo, lo spettatore ne resta distante e poco coinvolto"; ma quando mai? A chi scrive avrà dato quell'impressione, ma è innegabile che il film abbia coinvolto uno sbotto di gente, così come è innegabile che Natale a Rio faccia ridere qualcuno. Come è altrettanto innegabile che tanta gente non apprezzi Woody Allen e non si diverta guardando i suoi film.

James Bourne ha detto...

Merry Christmas & Happy New Year.
GOD bless you and your family.

gparker ha detto...

Infatti la critica secondo me non deve cercare di sostituirsi al pubblico o dirgli se gli piacerà o meno il film, deve dargli altre informazioni in più o fornire nuovi spunti o ancora ottiche particolari da cui vedere il film.

Quanto al relativismo del concetto di migliore non sono daccordo. E' tutto lì.
Come ho detto non credo nell'oggettività del concetto di migliore, nè credo nella proprietà di un critico di leggere il film meglio di uno spettatore, solo diversamente.

Il concetto di "migliore" può essere relativo perchè un modo di raccontare non necessariamente è il migliore possibile ma solamente migliore di un altro.
Allora quando dico di credere nella maniera migliore di raccontare una storia parlo di un ideale, come quando si dice "credo nel bel cinema", ma poi so che il concetto di migliore non è netto (è migliore o non è migliore) ma continuo (o discrezionale).

Marco ha detto...

Secondo me non è tanto il solito film sull' Olocausto ma è piuttosto la storia di una forte amicizia ambientata nella seconda guerra mondiale. E' solo un' ambientazione che certamente influenza in parte gli accaduti del film ma che non vuole risultare l' argomento principale di esso. Io personalmente mi sono emozionato varie volte durante la proiezione e ci ho pensato molto, perciò che sia una trovata economica o no non mi interessa più di tanto.

Anonimo ha detto...

io nn la penso affatto così. Seondo me, queso film è uno dei pochi che possono inegnare ad un sacco di persone veri e fondamentali valori morali.

gparker ha detto...

E' proprio questo il punto.
L'idea che esistano dei valori giusti e dei valori sbagliati e che i primi vadano insegnati e diffusi dall'alto verso il basso attraverso un film come se stessimo a scuola.

Ma un film non dà risposte. Mai. Anche quando vuole darne.

dario ha detto...

No dai, l'ultimo anonimo era un troll. Vero?

Anonimo ha detto...

Olocausto eh??

Secondo me fanno bene a seguire il "filone" di cui ora tanto parlate.. perchè esso è il massimo esempio dell' errore umano verso l'uomo stesso e per questo non dovrà mai essere dimenticato anche da tutte le generazioni future... con dei film seppure ripetitivi e scarni di argomenti nuovi riescono comunque a modo loro a tener alta la memoria...