22.7.10

Fish Tank (id., 2009)
di Andrea Arnold

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POSTATO SU
Fish Tank ha vinto a Cannes il premio della Giuria nel 2009 (parimerito con Thirst) ed è un film fatto a forma di premio della giuria a Cannes. Sobborghi, vita difficile, sentimenti forti dietro scorza dura, protagonista femminile giovanile prevista in ogni inquadratura, il sogno di un domani migliore, camera mano e soprattutto a piedi che segue da dietro e di fianco, prime esperienze sessuali e infine la grande delusione che spezza i sogni.
Se si passa sopra ad uno stile e un'idea di cinema che da Rosetta in poi è diventata la regola, tanto da perdere qualsiasi connotato di novità, sperimentazione e innovazione che l'avevano caratterizzato in passato, Fish Tank è un buon film.

Il pregio maggiore dell'opera di Andrea Arnold è di essere spietata contenutisticamente là dove non è audace formalmente. Alla sua ragazza di periferia tutta violenza, arroganza e sconsideratezza il film non risparmia umiliazioni, difficoltà e delusioni, non cerca di carezzare lo spettatore ma lo trascina in basso con una calma che non sfocia in noia e che consente di realizzare in pieno le dimensioni del dramma vissuto.
La Fish Tank del titolo è la vaschetta dei pesci in cui la ragazza sembra imprigionata, la vita schifosa resa tale non tanto dal contesto (mica è un film italiano!) quanto dal caso, dalla situazione e dalla vita, cioè da valori più universali e meno contingenti. Non è un film politico Fish Tank, anche se chi vuole lo leggerà così, è un film umanista.

Se come detto lo stile è abbastanza ripiegato su quanto si faccia solitamente nel circolo autorial-europeo quando si approcciano tematiche simili, bisogna ammettere che Andrea Arnold, quasi avesse imparato dalle forzature allo stile invisibile di Audiard o di Masset-Depasse, in certi momenti aggiunge dei ralenti e delle inquadrature ravvicinante con poca profondità di campo (per dirigere lo sguardo solo nella parte a fuoco) che sono perfette per tempestività e utilità. Poche e ben dosate le sue sottolineature cozzano con tutte le altre scelte estetiche e morali del film (generalmente indirizzato verso il mostrare in maniera fintamente assente), ma funzionano. E come! Il rigore non è sempre necessario.

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