3.12.08

The Millionaire (id., 2008)
di Danny Boyle

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POSTATO SU
The Millionaire racconta di un ragazzo che concorre a Chi Vuol Essere Milionario? e a mano a mano che fornisce le risposte, attraverso dei flashback, ne viene raccontata la storia personale e di come sia finito in trasmissione.
La forza del film è la forza stessa del quiz televisivo, che è così popolare perchè inserisce nella drammaturgia tipica del quiz show (risponderà o no alla domanda? e io ce la farei al suo posto?) le singole storie dei concorrenti.
Nel programma si affronta un concorrente per volta e con calma, all'incedere delle domande, se ne approfondisce la storia. Rispondendo ad alcuni quesiti (da dove viene il concorrente? quanti anni ha? che aspirazioni ha? ha una fidanzata?) se ne lasciano appositamente altri insoluti, si lasciano dei buchi che lo spettatore colma da sè (perchè sa queste cose? che vita fa? come è arrivato qui? cosa farà davvero con i soldi vinti? chi risponde all'aiuto a casa? in che rapporti sono?) e proprio da tali buchi l'immaginazione dello spettatore viaggia costruendosi la figura drammaturgica che più gli piace, costruendosi un ideale eroe che combatte per il premio, scegliendo in questo modo se appassionarsi a quel concorrente o meno (ma come al cinema tutti alla fine si identificano con chi è in crisi). E' in fondo una dinamica tipica di ogni quiz, solo portata alle estreme conseguenze dal confronto diretto e prolungato tra conduttore e concorrente.

The Millionaire si inserisce in questa dinamica e compie il lavoro dello spettatore, colma quei buchi con un racconto vero, cinematografico, autenticamente drammaturgico. Danny Boyle gira un clamoroso dietro le quinte di una puntata ideale di Chi Vuol Essere Milionario? raccontando la più clamorosa delle storie possibili.

Il regista inglese ha il chiaro obiettivo di non fare mai due film dello stesso genere. Lui dice che ritiene che per ogni cineasta il primo film sia il migliore perchè tutto è nuovo e fresco e per questo tenta di ricreare ogni volta quello stato di ingenuità, ma la verità probabilmente è che le sue ossessioni non riguardano tanto un modo di filmare quanto dei personaggi da far agire in diversi contesti.

Che siano tossici, astronauti o uomini in fuga poco importa alla fine i protagonisti dei film di Danny Boyle sono sempre uomini nel senso più vero della parola e per confermarlo si macchiano sempre di almeno un'azione riprovevole, senza tuttavia sentire eccessivi sensi di colpa.
The Millionaire in un certo senso non fa eccezione, anche qui il protagonista ha una colpa (più lieve del solito) e cerca però di porvi rimedio in una cavalcata verso il grande finale romanticamente melodrammatico.

Non tragga in inganno questa prima breve e stanca sinossi The Millionaire è un film ambientato in india, che racconta una storia di indiani, con attori indiani, logico che quindi guardi molto al mercato dell'India e che si debba in un certo senso adattare allo stile di Bollywood. C'è appunto una caricatura di sentimenti basilari come l'amore eterno che non solo è inusuale per Boyle ma lo è per tutto il cinema europeo. Eppure il regista è talmente abile da non far sì che tutto questo appesantisca il film.

Guardando all'India con la mano destra e all'Inghilterra con la sinistra riesce a confezionare un film dal delicatissimo equilibrio che vive di estremi. Durissimo a tratti e morbidissimo in altri. Consolatorio da un certo punto di vista e feroce da un altro.
Ma la contrapposizione più forte e più riuscita forse è quella a tre che vede da una parte il cinema americano (lo showdown finale, il mito del successo, la dinamica delle prove da superare ecc. ecc.), da un'altra quello indiano dei sentimenti basilari tirati al massimo e su tutti il cinema europeo di Danny Boyle serrato, violento quando deve, spietato con i personaggi e ruffiano con le musiche ma dannatamente ben diretto.
Tutto questo miscuglio ben orchestrato viene al pettine al momento della domandona finale. Il modo in cui è risolta la scena (pur ovviamente venendo la sceneggiatura da un libro) è degno della miglior causa.

8 commenti:

Gabry ha detto...

Danny Boyle è proprio in gamba.

gparker ha detto...

si, si
Massima stima

Compatto 2 ha detto...

Non è un vero Chi Vuol Essere Milionario senza Gerry Scotti.

"Spero di essere mancato a voi, quanto voi siete mancati a me."

Frasi di questo tipo solo Gerry le può sfornare.

Anonimo ha detto...

ottima recensione. cmq a me somo piaciuti soprattutto i titoli di coda con la coreografia.Danny Boyle continua a essere bravo ma continua a non convincermi, ha sempre un che di forzato ALP

Thomas Morton ha detto...

I titoli di coda in effetti sono il pezzo meglio. Non solo per il balletto, che ormai Bollywood è una moda, ma anche per la grafica computerizzata.
Bella la storia, ma la regia non ha convinto troppo.
Una cosa che mi chiedo: ma gli indiani saranno contenti di vedere che nel loro paese la polizia tortura la gente per futili motivi?

gparker ha detto...

ALP: Che intendi per forzato? A me Danny Boyle piace molto anche se i suoi film no sempre, lo trovo spesso superiore ai suoi esiti, uno dei più capaci registi europei, l'incipit di 28 Settimane Dopo è tra le cose migliori mai viste.

Thomas: Mah questa è una polemica eterna. Cioè a noi non dà fastidio, anzi siamo contenti di vedere su schermo le nostre nefandezze in Gomorra, ma se la stessa cosa l'avesse fatta un francese parlando del nostro paese ci saremmo infastiditi probabilmente.
Boyle parte da un libro (cosa che in parte gli fa da schermo della serie "Ve la prendete con me e non con il libro??") e poi mostra si lo schifo ma anche quella dimensione estrema ed empatica che l'India popolare individua solitamente con il bello di se stessi.

Anonimo ha detto...

Esattamente: che lui sia bravo è indubbio. solo che lo mostra troppo, esagera con varietà di tecniche e virtuosismi, strizza l'occhio qua e là, sempre modaiolo. Ne fanno le spese la freschezza, la sincerità di sguardo ( soprattutto in questo film) e perdipiù tutto il ben di dio di talento fino a ora è stato sempre dedicato secondo me, a copioni non eccezionali.ALP

gparker ha detto...

Ma quello è lo stile inglese, l'invisibilità non fa per loro e Danny Boyle lo porta alle estreme conseguenze, una cosa che in sè secondo me non è disprezzabile, è modaiolo in un senso che ha inventato lui, sono gli altri che fanno come lui.
Pure sui copioni non sono daccordo, Trainspotting è uno dei film migliori degli anni '90, una storia spettacolare. E non dico per la visione della droga. Dico per la storia, i sottotesti, la visione di mondo, i rapporti in gioco, le risoluzioni e gli esiti.