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27.10.09

Amore 14 (2009)
di Federico Moccia

POSTATO SU
Pronto per essere demolito dagli snob e amato dai ragazzini il nuovo lavoro di Federico Moccia conferma tutte le tendenze dei precedenti exploit estremizzandole. C'è una storia d'amore fatta di un colpo di fulmine e poi di una forzata separazione fino a che il "destino" non ci mette lo zampino, ci sono protagonisti mai apparsi sullo schermo e un giro di parenti e fratelli maggiori a fare da contorno (stavolta un contorno decisamente più importante), c'è Roma Nord contrapposta al resto dei quartieri, c'è un certo modo di intendere la vita mascherato (senza nessun problema e senza nessun interesse fingendo che ce ne siano), ci sono le feste e le scappatelle notturne e si parla molto di più di sesso.

Ecco il sesso, diciamo che Amore 14 si differenzia più che altro per questo elemento. Per quanto se ne parli e quanti si affronti il tema. Che forse è anche l'unica cosa che ci può stare del film, l'unico elemento reale di una parabola altrimenti fuori dal mondo per almeno il 90% della popolazione.
Come sempre infatti Moccia parla di una minoranza che stavolta è ancora più ristretta. Se in passato infatti che si trattasse di una minoranza lo capivano in pochi (poichè le figure diventavano quasi subito archetipe e che si fosse a Roma Nord lo notavano solo quelli di Roma Nord), adesso invece la metafora è più stretta e meno sognante. Come del resto il protagonista maschile è meno incisivo, motivo per il quale il film potrebbe andare male al botteghino (il segreto di questi racconti è infatti il maschio e non la femmina).

Moccia cerca di elevare con un romanticismo esasperato non solo se stesso (la figura del fratello romanziere a cui nessuno vuole pubblicare il primo libro è abbastanza diretta) ma anche tutto un mondo che non avrebbe altri modi per essere elevato. Un mondo che non è Roma Nord ma solo quella piccola parte che genericamente si identifica con quei luoghi e che appunto, non fosse per l'indicazione geografica, non avrebbe altro modo per essere riconosciuta.
Non è tanto come mostri con totale indulgenza cose che altrove sarebbero da condannare (in fondo ognuno dà le valutazioni che crede) quanto il fatto che per elevare l'oggetto del suo racconto lo contrapponga a realtà degeneri totalmente non rappresentative. L'unico contraltare al mondo delle protagoniste è infatti quella dei coattoni figli dei benzinai che si divertono a menare e hanno l'alito puzzolente perchè mangiano il Kebab con troppa cipolla. Non che non esistano queste categorie umane, ma usarle per innalzare la propria è troppo facile.
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