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4.9.10

Lo Scapolo (1955)
di Antonio Pietrangeli

RETROSPETTIVA
MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA 2010

Quando Pietrangeli non era ancora Pietrangeli (aveva girato il primo folgorante Il Sole Negli Occhi e solamente un segmento di un film ad episodi) e girava opere meno dettate da istanze personali e più da idee degli studi (Sordi era reduce dal successo di Il Seduttore e qualche anno dopo avrebbe girato Il Marito e il mitico Il Vedovo), ha dato vita a questo film assolutamente inusuali per lui e per Sordi.

Lo Scapolo è una commedia con al centro Alberto Sordi ma totalmente priva di quegli accenti tra il grottesco e il surreale che all'epoca erano la cifra dei film imperniati sull'attore, è anzi molto realistica e malinconica in una maniera leggera e accennata, senza forzature (cosa inusuale per la commedia italiana degli anni '50 che per operare il classico contrasto forzava molto sul melodrammatico o sul patetico).
Dall'altra parte è anche un film inusuale per un regista che si è quasi sempre adoperato su figure femminili. Qui non solo il protagonista assoluto è un uomo ma anche le molte donne di contorno alle avventure dello scapolo del titolo non sembrano interessargli, sono figure impalpabili, sfuggenti e dal carattere stereotipico utile unicamente a generare la reazione del protagonista.

Siamo più dalla parte di un perverso e misogino L'uomo che amava le donne, la struttura infatti procede di avventura in avventura (riuscita o meno che sia), accumulando tensione emotiva e incertezza sull'opportunità o meno per un uomo di quasi quarant'anni degli anni '50, solo e restio al matrimonio di mettere la testa a posto.
A completare il circolo delle stranezze del film (e a costituire la parte migliore) c'è un finale estremamente enigmatico, in cui la risoluzione del dubbio non coincide con una certezza e figuriamoci con una morale. Tutto sembra avvenire per noia, per caso o per vera e propria vigliaccheria e misoginia sordiana ("Ma te pare che me sposo? E che so scemo che me metto n'estranea in casa?") .
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