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9.1.09

W. (id., 2008)
di Oliver Stone

POSTATO SU
Il cinema semplifica la realtà per indagarla, gli americani semplificano il cinema per proporre la propria realtà. Per questo un film che legga il presente realizzato ad Hollywood è quasi sempre una delusione.
W. tenta un'impresa incredibilmente difficile (molto più audace e dichiarata del nostro Caimano ma non ai livelli di semidocumentarismo di Aprile) con uno spirito che in fondo non è troppo lontano dal Divo. La lettura della contemporaneità anche per Stone passa spesso attraverso il grottesco (qui infinitamente meno sottolineato che nel film di Sorrentino) e chi non ama George W. Bush troverà un ritratto in linea con le proprie aspettative condito di ironia e molta plausibilità.

Ma se il realismo dell'esito è un punto interrogativo vero (dipingere il presidente degli Stati Uniti come il compagno delle medie coglione e fascistello è un po' semplicistico ma se si pensa a cosa farebbe quel compagno se fosse presidente...) non lo è l'idea di cinema di Oliver Stone, qui più forte che mai.
In W. realizza il ritratto di un vivente, un uomo importante e influente, scegliendo la strada della partecipazione smaccata. Pur non approvando, Stone si cala forzatamente nei suoi panni per generare compassione prima che disapprovazione. Il suo Bush Jr. è un uomo che crede nel cinema, crede che ciò che ha visto al cinema per una vita sia vero, è un uomo in buonissima fede seriamente convinto che il bene trionfi sul male. Ed ovviamente è convinto di essere il bene.

Stone non si nasconde dietro un dito e distribuisce le colpe. Bush è da compatire ed è solo assurdo che sia finito lì, Dick Cheney è il male, Colin Powell è un povero Cristo che aveva capito quando fermarsi, Donald Rumsfeld è un invasato e Karl Rove un abile manipolatore. Tutti gli girano intorno e lo usano facendogli intendere di essere il capo che fa il bene della nazione.
E' semplicistico. Ma il modo con cui Stone filma tutto questo: il già detto grottesco, l'amore per i dettagli in grado di spiegare un mondo (pannocchie schiacciate, fibbie giganti...) e le continue deviazioni oniriche (un po' pesanti a dire il vero) sono alla fine convincenti se non a livello di contenuto a livello di forma.
Può non essere il ritratto effettivo dell'ormai ex-presidente degli USA, ma è uno splendido ritratto.
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