5.5.08

Mongol (id., 2007)
di Sergej Bodrov

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POSTATO SU
Se c’era un film di cui si sentiva poco il bisogno è Mongol. Già il cinema russo contemporaneo sembra regalarci sempre meno chicche, poi la sua parte più prettamente commerciale fa segnare una decisa punta verso il basso.

Mongol racconta delle traversie di Temugin, guerriero della Mongolia, nato da un condottiere di media grandezza, cresciuto tra stenti, privazioni e soprusi, innamorato da sempre della stessa donna (”perchè ha le gambe forti!”) e dotato di una determinazione fuori dal comune. Temugin corre, scappa, viene imprigionato, cerca la sua donna e alla fine rivolgerà il suo modesto esercito contro quello decisamente più grande dell’amico di una vita, in una battaglia che ne sancirà la superiorità e che spianerà la strada al suo dominio sotto il nome di Gengis Khan.

Ad essere raccontata è solo la prima parte della vita del grande condottiero, il film ci lascia quando esso diventa il padrone e il signore di tutte le diverse tribù della mongolia e lo fa perchè ciò che interessa a Bodrov è come si diventi grandi condottieri, quale sia la formazione fisica, mentale e sentimentale del più grande dominatore della storia.

Eppure la storia non solo latita di azione (le sequenze sono poche, malgirate e dotate di un’efferatezza che cozza con le caratteristiche del film), ma latita anche di una qualsiasi forma di autorialità.
Bodrov sceglie il digitale e la luce naturale per le sue riprese ma a questo non corrisponde (come in Michael Mann) una scelta estetica e morale precisa, sceglie di fare un film “di spada”, ma non si cura dell’azione, sceglie di raccontare la storia di Gengis Khan ma ne fa un ritratto bigotto e edulcorato (il romanticismo di Temugin contrasta non solo con tutto l’ambiente e la morale dell’epoca ma anche con tutti i suoi altri tratti caratteriali).

Mongol non avvince, non commuove, non fomenta, non esalta, non diverte e non intrattiene, cerca solo una forma accettabile per una storia che dovrebbe a questo punto raccontarsi da sola. Ma ovviamente non è così.

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