3.3.12

Henry (2010)
di Alessandro Piva

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Passato nel 2010 al Festival di Torino e arrivato al cinema ora (in una versione che pare essere stata rimontata), Henry si propone apertamente come un film metropolitano ambientato in una Roma "inusuale" (per citare il pressbook). Un film dunque duro e senza pietà, che guarda la realtà senza il filtro dell'accondiscendenza verso lo spettatore ma con quello della drammaturgia più attaccata al cinema cittadino, cioè quella noir.

Inutile dire che non è nulla di tutto questo. Attorno ad una storia di ricerca di una partita di droga (chiamata per l'appunto Henry) girano le vite di tossici, spacciatori piccoli e grandi, mafia campana e africana e infine di poliziotti più o meno retti.
A dover mettere sul piatto la caratteristica principale che rende Henry un prodotto non convincente sarebbe l'autocompiacimento che porta alla mancanza di audacia. Per essere un film che (per caratteristiche produttive e ambizioni) dovrebbe essere girato come se non ci fosse nulla da perdere, Henry indugia tantissimo su quelli che ritiene i propri elementi di fascino, abusa di ruffianeria e manca sempre di dare la stoccata fatale allo spettatore. Anche le morti più improvvise non hanno la forza che dovrebbero, figuriamoci le scene di vita dura dei tossici che risultano invariabilmente comiche a furia di abuso di ralenti, di scene topiche che non sono tali e di una recitazione che oscilla tra l'eccessivamente caricata e l'eccessivamente amatoriale (unico a salvarsi Paolo Sassanelli, il più grande attore incompreso del cinema italiano).

Da questo ne discende che Henry manca di quell'autentica disperazione che dovrebbe essere la base di un film in cui è facile morire e difficile amare. A differenza degli esperimenti migliori in materia (sia quelli con un budget anche inferiore che quelli con budget molto maggiore) Henry in sostanza sembra scritto da lontano, senza partecipazione, e diretto con i guanti, senza mai andare a sporcarsi davvero le mani noncurante di dove si possa finire. Si ha sempre l'idea che tutto vada bene e che nulla di brutto possa succedere, quando il risultato auspicabile sarebbe il contrario.

2 commenti:

Frank77 ha detto...

Assolutamente d'accordo su Sassanelli che seguo dai tempi di "Classe di ferro".

Dal trailer il film mi è sembrato un trashone non da poco.
Resta il mistero su come abbia fatto a vincere il premio del pubblico a Torino.

gparker ha detto...

Non credo nei premi del pubblico. Raramente vanno a film seri e quando capito secondo me è solo serendipity. Non che non creda nello spettatore, non credo nella massa di spettatori (come direbbe Moretti).