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17.10.07

Quel Treno Per Yuma (3:10 To Yuma, 2007)
di James Mangold


Come l'originale non poteva essere e non perchè "il cinema di oggi non è all'altezza di quello di una volta" o "vuoimetterel'originale?", ma perchè Quel Treno Per Yuma di Delmer Daves era quello che si definisce "un film d'altri tempi", fatto di altri ritmi rispetto a quelli moderni, altri personaggi e altre tematiche (senza contare che si era in un'altra fase dell'evoluzione del genere western).
Ma, sorpresa, Quel Treno Per Yuma di James Mangold, non è una brutta copia dell'originale, bensì una rivisitazione che non esiterei a definire interessante.
La storia è quella ma lo svolgimento, il finale, e i personaggi coinvolti sono molto differenti. Non ci si concentra più sul duello psicologico nella camera d'hotel, ma sul rapporto tra un padre, un figlio e una figura paterna alternativa che si frappone (e qui non starò a ricordare come la paternità in tutte le sue declinazioni drammatiche è ormai il filo conduttore del cinema statunitense da 20 anni a questa parte).
I personaggi proprio non sono più gli stessi. Si tratta sempre di un contadino dalla mira buona e un noto e carismatico fuorilegge, ma le loro sfumature (com'è giusto che sia) cambiano come cambia lo scenario (siamo in epoca di western decadente e realista non va dimenticato).
E poi non va trascurato di certo il finale che, non faccio spoiler, varia di quel tanto che basta da far riflettere (che il film poi sia piaciuto o meno) su cosa mostri il cinema oggi, che tipo di storie e con che tipo di morale.
Morale che si può trarre anche dalle variazioni fatte sui personaggi. Se infatti nell'originale il bandito era pericoloso ma noiristicamente disperato (vedi il meraviglioso dialogo con la donna nel saloon) e il contadino inflessibile, abile e retto tanto da affascinare la parte nobile del criminale che alla fine si ravvede conquistato dal bene, ora il criminale è sì affascinato dal contadino e dalla sua morale ma molto più sicuro di sè, e il contadino si rivela una figura verso la quale provare pietà e compatire, invece che un uomo dalla morale verso la cui tendere. Poi ognuno tragga le sue conclusioni.

La battuta migliore comunque appartiene ad un ignoto fotografo che dopo aver atteso per almeno un'ora Russel Crowe alla conferenza stampa, dal mucchio dei fotografi urla: "Aho! Doveva pià Quer Treno Pe' Roma!"

APPROFONDIMENTO: A 50 ANNI DALL'ORIGINALE
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