CONCORSO
MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA 2011
La prima cosa che risulta evidente vedendo Shame è la sua natura ibrida di film controllatissimo ed austero ma contemporaneamente anche molto sbilanciato verso temi e toni di grande appeal per il pubblico. La storia di un erotomane che nasconde traumi nel suo passato non ha uno svolgimento canonico, non passa attraverso rotture di equilibri o conquiste ma si espande orizzontalmente in tutte le direzioni come un liquido. In questo sta il pregio e il rischio maggiore del film.
La vita distaccata, fredda e colma di un sesso cercato solo se a pagamento, altrimenti accettato quasi passivamente, del protagonista contamina ogni ambito del racconto con la vergogna del titolo. L'erotomania è prima mostrata come una malattia (verso la quale si ha ben poca empatia) e successivamente come un trauma.
E' abbastanza scontato dirlo, specie dopo l'assegnazione della Coppa Volpi, ma è Fassbender il paesaggio sul quale si gioca gran parte della forza del film. McQueen lo prevede quasi in ogni inquadratura e quando non lo fa (la lunga canzone cantata dalla sorella) è solo per dare più forza alla prossimo momento in cui tornerà in scena. L'idea è di lavorare per sottrazione e con il corpo quasi per tutto il film, non solo i molti amplessi filmati, ma anche le botte o la corsa ripresa a figura intera (bellissima di una bellezza tutta misteriosa).
In ogni caso l'attore recita con espressioni che oscillano tra l'impassibile e il vagamente preoccupato. Solo nel finale ci sarà un'esplosione d'espressività che fa il paio con il tentativo di una svolta nella vita. McQueen e Fassbender scommettono che solo pochi momenti saranno sufficienti e hanno ragione. Il misto di dolore, frustrazione, rabbia, eccitazione, disperazione e solitudine che l'attore mostra nell'amplesso a tre è qualcosa di raramente visto.
La cosa meno forte di Shame invece è come per gran parte del film arranchi nel tentativo di preparare i momenti più emotivi (il rimorchio in metropolitana, uno straordinario esempio di sfacciata inibizione) che devono stridere con il tanto sesso a pagamento o disimpegnato che viene mostrato senza nessuna partecipazione, senza nessuna eccitazione. Spesso il film si perde in lungaggini, spesso manca di interesse o non riesce ad andare a fondo quanto dovrebbe, cosa evidente in particolar modo nelle interazioni tra i due fratelli. Cosa volesse fare davvero McQueen alla fine dunque non è chiarissimo, rimane solo un ritratto di un personaggio molto intenso nella sua banalità.









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