28.1.10

Panique Au Village (id., 2009)
di Stéphane Aubier e Vincent Patar

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FUTURE FILM FESTIVAL 2010
CONCORSO

Difficilissimo descrivere Panique au village, lavoro europeo nel midollo, fuori da ogni schema e realizzato interamente in stop motion plastilinosa che cerca di ricalcare l'andamento anarchico, folle e demenziale dei giochi dei bambini.

L'azione si svolge tutta in un villaggio di 4 case abitato da un cavallo, un cowboy, un indiano, un poliziotto, un contadino e un postino più i relativi animali delle fattorie. Ogni personaggio è in realtà un action figure, con tanto di piedi attaccati alla propria base per non cadere, ognuno è costretto in una posa determinata ma non disdegna di muoversi quando l'occasione lo richiede (quasi sempre).
La storia è più difficile da raccontare. Cowboy e Indiano (i personaggi si chiamano ognuno con la propria definizione) per fare un regalo a Cavallo comprano troppi mattoni, li nascondono sopra il tetto della casa che crolla. Quando i tre si mettono a ricostruire l'edificio arrivano degli uomini pesce che gli rubano i muri. Li inseguono per recuperare il maltolto e finiscono prima al centro della terra poi sotto il mare, poi infine di nuovo in superficie fino a che non troveranno un equilibrio per aggiungere la parte sotto il mare al loro villaggio.

L'andamento demenziale come detto è quello dei giochi dei bambini, le voci sono palesemente appiccicate male come se la desse chi sta giocando (infatti i doppiatori sono gli stessi realizzatori e fanno più di un personaggio), l'animazione è invece frenetica, non a scatti ma dotata di un ritmo e un andamento che è costante nella sua incostanza, cioè vive di accelerazioni, urla, corse e via dicendo.
Il risultato è abbastanza stralunato ma salva tutto con la capacità di contaminare questi viaggi senza senso apparente con uno humor spesso davvero divertente e soprattutto con un accuratissimo lavoro di sonoro che colma le molte lacune di un'animazione originale e fantasiosa ma non sempre impeccabile.

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