17.1.12

The Help (id., 2011)
di Tate Taylor

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Tratto dall'omonimo libro uscito pochi anni fa The Help è solo l'ultimo film in ordine di tempo ad assolvere ad uno dei ruoli di cui Hollywood si autoinveste ad intervalli regolari (soprattutto per ragioni economiche), ovvero quello di accostare alla storia effettiva degli Stati Uniti, una storia sentimentale, un racconto di piccoli eventi a margine dei grandi eventi che non ne illustrino lo svolgimento o i retroscena ma l'impatto che questi hanno avuto sugli esseri umani lontani dai palazzi dove si prendono le decisioni.
In particolare The Help racconta di alcune domestiche di colore del Mississipi (uno degli stati peggiori quanto a razzismo) negli anni '60, delle condizioni in cui versavano, come venivano trattate e del coraggio che ci volle per accettare di mettere i loro ricordi e le loro considerazioni nel primo libro a "raccontare le cose dal loro punto di vista".

Per fare la sua storia sentimentale Taylor rispetta tutte le infauste regole del genere. Una cornice idealizzata, ragioni e sentimenti polarizzati (cattivi che lo sono senza motivazioni e senza possibilità d'appello, buoni che lo sono per indole e non si pongono domande) e ben divisi in "squadre". Con una visione irrimediabilmente ottimistica e un attenuamento di qualsiasi possibile elemento di contrasto o di complessità riguardo la materia trattata, The Help cerca e trova lacrime facili e identificazione immediata con dei vessati pieni di dignità, valori, morale e furbizia.

Conscio di non poter ricevere nessun attacco, The Help si schiera con forza da quella parte da cui già sa di trovare il suo pubblico, a favore dei più deboli senza ipotizzare nemmeno una visione complessa della realtà, in cui questi abbiano dei torti.
Cinema di indubbio fascino, abile fattura, indomabile ruffianeria e incontenibile attrattiva, The Help è fatto per piacere a tutti, per tranquillizzare tutti (i torti si riparano sempre, l'uomo è il problema ma anche la soluzione) e ispirare ma senza ragioni, senza tesi o idee.
Tutto giocato su un ambiente curato, una natura forte, presente ed empatica e soprattutto sui volti dei suoi protagonisti, unica soluzione ipotizzabile per mettere a tacere qualsiasi discussione. Attori congelati in espressioni-modello, pensate per reggere tutto un film e poi deflagrare nel loro opposto durante la catarsi finale. Una lacrima, un'espressione d'intensa dignità o di dura accettazione di fronte a palesi umiliazioni, zittiscono tutto e appiattiscono qualsiasi volontà di andare al di là di quello che già pensiamo e su cui siamo già daccordo.

1 commenti:

Lokki ha detto...

che peccato..non l'ho visto ma il libro è davvero stupendo. Mentre lo leggevo (settimana scorsa) pensavo che bello che sarebbe il film..non ricordavo proprio che fosse già stato fatto.. ho visto il trailer e non ha niente a che vedere con il libro, troppo colorato ricco edulcorato..che peccato. ciao gparker è sempre un piacere passare di qui