La Mummia 3
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Harry Potter e Il Principe Mezzosangue (Harry Potter and The Half Blood Prince, 2009)
di David Yates
| gparker | 10.7.09 - 11:14 AM |
Purtroppo sarà lui a dirigere anche i prossimi (e ultimi due) quindi dovremo sorbirci un viraggio sul blu costante, scene tagliate con l’accetta, recitazione arrancante e un’idea del ritmo sotto le scarpe. Questo Harry Potter e Il Principe Mezzosangue in particolare dura 150 minuti, buona fortuna!
Il tema principale è il rimpianto e la necessità di riscattare il passato. Contrariamente alle altre volte è trattato in maniera meno marcata perchè più spazio viene lasciato alle avventure sentimentali dei giovani maghi, avventure che nonostante possano fregiarsi dell’uso di espedienti quali filtri d’amore risultano più mosce che mai. Bruttissimo comunque il momento in cui Harry Potter scopre che il libro che legge gli insegna cose pericolose e rinuncia a leggerlo. Rinuncia a sapere per una scelta di supposta “sicurezza”. Buttissimo.
Stavolta con un colpo di teatro l’insegnate di difesa contro le arti oscure diventa
La trama generale avanza di pochissimo continuando ad introdurre invece che affrontare e sebbene verso la fine ci sia un colpo di scena, si avverte molto come non sia successo nulla in realtà, lasciando che quelle due ore passate a guardare immagini blu e virtuosismi, che tali non sono perchè frutto di aiuti digitali, sembrino veramente sprecate.
Il problema è che Yates adatta male! Sorvola su tutte le cose davvero avvincenti (le magie, i filtri, i segreti del libro del principe mezzosangue…) fermandosi invece sugli elementi più banali, quelli che in sostanza non sono tipici della saga ma riscontrabili in qualunque altro film. E non riesce nemmeno, come gli altri registi, a svincolarsi da Il Signore Degli Anelli quando è il momento di mettere in scena le parti lotta magica.

Etichette: alan rickman, cinema, daniel radcliffe, emma watson, helena bonham carter, ian mckellen, jim broadbent
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Ghost Town (id., 2009)
di David Koepp
| gparker | 9.7.09 - 3:22 PM |
Ghost Town fortunatamente non lo fa, non è la classica commedia a sfondo matrimoniale, nè una di quelle che cerca di delineare le linee guida del corteggiamento (benchè ci vada vicino in molti momenti), dall'altra parte però non riesce nemmeno a fare un uso veramente accorto della comicità devastante di Gervais, che si intravede solo nei momenti all'interno dell'ospedale (immagine centrale). Il film infatti non si concentra troppo sul "ridere", quanto sul coinvolgimento emotivo.
David Koepp è decisamente più a suo agio con le sceneggiature che con la regia, ma è un uomo di cinema nel senso più pieno del termine e così riesce a creare più d'un momento intenso. E' quasi ammirabile la sua ferma volontà di dare vita a qualcosa che sappia essere ancora sentimentale pur all'interno di un genere altamente codificato, colmo di dinamiche che col tempo e l'utilizzo ripetuto sono state svuotate di significato.
Non che succeda nulla di veramente originale in Ghost Town: un uomo vede i fantasmi che popolano New York e aiuta uno di loro ad assicurarsi che la moglie (ancora viva) non finisca con l'uomo sbagliato. Nel farlo, neanche a dirlo, si innamora.
E' interessante però come Koepp descriva il grigiore della vita del protagonista prima che l'amore la invada e con quale approccio delicato metta in scena la consueta dinamica innamoramento reciproco/equivoco che scatena l'allontanamento/ravvedimento finale. C'è un tocco particolarmente delicato e partecipe in come incastra i personaggi negli ambienti (la tristezza della casa e dello studio, la forza delle strade di New York, la novità del museo ecc. ecc.) e anche un passo rallentato che fa respirare bene il film rendendolo, alla fine, davvero godibile.

Etichette: cinema. ricky gervais, david koepp, greg kinnear, tea leoni
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Tutti i numeri (del funerale) di Michael Jackson
| gparker | 3:19 PM |
A diffondere un feed video pensato e ottimizzato per la Rete sono stati i principali giornali e network statunitensi, ognuno contando i propri spettatori (motivo per il quale è complesso avere una cifra unica e globale). Di sicuro però c'è Facebook, il social network più scelto come partner sociale della visione, il quale ha dichiarato 759mila utenti connessi dal sito CNN e 773mila aggiornamenti di status, con un picco di 6mila aggiornamenti di stato al minuto
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Lost ovvero come si sopravvive con gli altri e si muore da soli
| gparker | 8.7.09 - 2:17 PM |

Lo show simbolo per eccellenza della "primavera della serialità statunitense" è una delle più grandi droghe mediatiche dei nostri tempi, nel senso che dà tantissima dipendenza e il suo consumo soddisfa solo momentaneamente, subito dopo ritorna la fame.
Merito di una trama e di una scrittura fuori dal comune per originalità, maestria nel raccontare e fascino. Contrariamente a quello che si pensa però J.J. Abrams, sempre indicato come "la mente dietro il progetto", non centra nulla.
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Le dieci ragioni per le quali non ci libereremo in fretta dei DVD
| gparker | 6.7.09 - 3:38 PM |
Nonostante le tante grida di successo all'alba della fine della guerra di formato con HD DVD, non sembra infatti che il formato ufficiale per l'alta definizione, il Blu-Ray, possa conquistare i cuori del pubblico nello stesso breve lasso di tempo che è servito al DVD per soppiantare il VHS.
Il perchè sta nelle seguenti 10 sintetiche ragioni.
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Tutti Intorno a Linda (2009)
di Barbara e Monica Sgambellone
| gparker | 11:10 AM |
Protagonista a parte, tutto è abbozzato, accennato e non approfondito. I personaggi sono solo "ruoli", cioè non hanno anima ma si presentano e agiscono per il ruolo e la funzione a che hanno (ex ragazzo, amica del cuore, amante ecc. ecc.). Le scene sono girate e illuminate come quelle di una serie televisiva anche se poi l'orchestrazione del racconto è da film.
Si parla di Linda che è affetta da uno strano male le cui cure sono due: avere un figlio o operarsi. E siccome Linda è anche ipocondriaca deve trovarsi e alla svelta qualcuno con cui fare un figlio. La follia e la leggerezza con cui è presa l'idea di fare un figlio alla svelta, sono anche carine, come carina (anche se di certo non nuova) è la trovata di usare un film non tanto per raccontare dei fatti o un personaggio ma per parlare di uno stile di vita. E poi il personaggio di Linda è tratteggiato bene (e Maria Victoria di Pace è splendida).
Ma appunto solo intorno a Linda le cose sono decenti, il resto del film si perde miseramente, anche perchè a fronte di pochissime battute riuscite (e sono quelle che più somigliano all'umorismo da serie tv) la commedia presenta situazioni slapstick non sfruttate fino in fondo e un gioco di incastri ed equivoci stantio.
Tutti Intorno a Linda sembra il classico caso di film che partendo da un'idea interessante poi manca di audacia realizzativa e volendo essere un film tutto dalla parte delle donne finisce per essere un prodotto che non accontenta nessuno.

Etichette: barbara sgambellone, cinema, maria victoria di pace, monica sgambellone
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Top Score Del Mese: La Mummia: Tomba dell'Imperatore Dragone
a cura di Compatto
| gparker | 10:26 AM |
La Mummia Tomba dell'Imperatore Dragone segue per la terza volta le simpatiche avventure della famiglia O'Connell, il primo film diretto da Stephen Sommers era decente, il secondo sempre diretto da Sommers era brutto, il terzo film stavolta diretto da Rob Cohen è veramente brutto, e non solo ma è anche noioso, ma davvero noioso.Non ho neanche ben capito la trama, quindi non saprei riassumere il film, a dire il vero non l'ho neanche visto tutto, mi ricordo solo che in una scena durante una sparatoria su una montagna una cinese richiama in vita 3 Yeti, allora mi sono risollevato pensando ad una bella carneficina, invece no perchè gli Yeti erano buoni e non solo, erano anche simpatici, invece di sbranare e scorticare le persone loro li allontanavano a calci nel sedere.
Tutto questo contornato da una recitazione scadente, a Brendan Fraser se vede proprio che non je va, il povero Jet Li non spiccica manco una parola ed è più imbalsamato del solito, in più gli tocca menare poco e quel poco è pure una donna e quindi se deve pure contenere, poi ce sta anche un pischello che se crede sto cazzo solo perchè gira in montagna con fucile e occhiali da sole, pure la signora O'Connell è cambiata, nei primi film era una secchiona fica che ogni tanto dava pure due sberle, nel terzo film è invece diventata un troione che cerca di dare il culo al marito in ogni scena, il marito ovviamente non se la fila perchè è troppo impegnato a salvare il mondo per la terza volta....passiamo allo score.
Se non erro questo obrobrio di film segna la sesta collaborazione tra il regista Rob Cohen e il compositore Randy Edelman.
Questo compositore viene considerato da alcuni come il Nonno dei Remote Control, questo per il suo grande uso del sintetizzatore e delle sue melodie simili a quelle del gruppo capitanato da Hans Zimmer, ma in realtà Edelman non ha nulla da spartire con i RC.
Nel corso degli anni Randy ha subito una vera e propria evoluzione, negli anni '80 componeva esclusivamente col sintetizzatore musicando tra le altre cose anche la serie tv MacGyver, ma agli inizi degli anni '90 ha cominciato a sfruttare la potenza dell'orchestra per le sue melodie, poi si è specializzato nel musicare commedie e film per famiglie, tipo Beethoven, The Mask e altri, insieme a Trevor Jones ha composto le musiche del film L'Ultimo dei Mohicani, anche se il tema famoso non è suo.
Grazie a Rob Cohen lui si è fatto conoscere al mondo con le melodie di Dragon La Storia di Bruce Lee, Daylight, Dragonheart, The Skull e xXx
Lo score de La Mummia 3 è forse uno dei suoi score migliori, nonché l'unica nota lieta del film, diretto dallo stesso Edelman e suonato da oltre 100 elementi della sempre prestigiosa London Symphony Orchestra, lo score comprende musiche epiche e anche drammatiche con passaggi d'azione molto veloci e melodici, come vuole lo stile di Edelman, come traccie posso consigliare Silently Yearning For Centuries per i pezzi drammatici, invece per l'azione consiglio Shanghai Chase e Yang Follows the O'Connells, ma anche Entering The Tomb merita attenzione.
Lo score dura in tutto 106 minuti, ma non tutto è stato composto da Randy Edelman, infatti lui ha musicato solo 74 minuti (che si trovano nel cd), i restanti 32 minuti sono stati musicati del sempre-verde John Debney, sempre pronto a dare una mano.
Etichette: top score
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La Sconosciuta (2006)
di Giuseppe Tornatore
| gparker | 5.7.09 - 3:14 PM |
Lo dico subito, a me è piaciuto abbastanza La Sconosciuta, caso cinematografico di 3 anni fa che molto fece discutere in merito alle modalità con cui fare del thriller in Italia e intorno a quale possa essere un nostro stile in merito, oggi. Ma non lo ritengo un vero thriller.
Tornatore non bada molto alla coerenza del racconto o alla "verosimiglianza", ma agisce bene per distrarre lo spettatore evitandogli di realizzare le molte implausibilità mentre mette in campo personaggi convincenti e fascinosi. Il glabro Muffa è ottimo (e anzi io lo avrei voluto un po' più presente per fare di lui il vero "cattivo" che regge il film, cazzo un pelo più di audacia e davvero me lo sognavo la notte!) e la protagonista è altrettanto rigorosa e "spietata" nel perseguire il suo obiettivo come nel thriller classico. A ragione infatti Hitchcock è stato il paragone più abusato, specialmente per il modo di "insegnare" le cose allo spettatore (dov'è la cassaforte, qual è la combinazione, quanto tempo c'è per aprirla) e poi mettere in scena momenti di suspense che sfruttino quella conoscenza maturata per scatenare la massima empatia.
Ma se è vero che ad un certo punto il film dimentica la sua natura thriller e diventa un vorticoso melodramma matarazziano (ma moderno negli intrecci e nel tema), è altrettanto vero che riesce sempre (hitchcockianamente) a portare avanti un discorso sul senso di colpa delle società del benessere nei confronti delle sconsciute che si mettono in casa le quali, spesso, sono più competenti, furbe, intelligenti, preparate, volenterose e abili delle persone per le quali sono a servizio ma che scontano i propri natali. E per questo scatenano paure ataviche.
Qui addirittura la protagonista meriterebbe la figlia più della madre ufficiale. Non solo la cerca furiosamente, la trova e ordisce un piano sofisticatissimo per riunirsi a lei ma la alleva anche, le dà un'educazione (discutibile) ma forte e amorevole al tempo stesso per superare i suoi problemi.
Per questo secondo me più che un thriller che poi fallisce La Sconosciuta è un bel melodramma tirato che si sporca le mani qua e là con il thriller, con il poliziesco e che forse sconta un finale in cui spiega troppo.
Si perchè finalmente (per il cinema italiano) c'è un film di questo genere che cura tutti i particolari senza escluderne uno (le somiglianze, il casting, la fotografia raffreddata, lenti, obiettivi, montaggio analogico...) e che ha la forza di usare volti noti in ruoli di contorno aumentandone la forza (ma quello si può fare solo con un regista di questa fama).
Insomma, a me è piaciuto.
Etichette: cinema, claudia gerini, giuseppe tornatore, ksenia rappoport, margherita buy, michele placido, piera degli esposti, pierfrancesco favino
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Buttati Bernardo! (You're a Big Boy Now!, 1966)
di Francis Ford Coppola
| gparker | 4.7.09 - 11:34 AM |
Non mi stupisce infatti che l'umorismo sia profondamente lontano da quello odierno nè che abbia una struttura quasi da Benny Hill (come moltissime commedie di quegli anni finisce con un inseguimento tra i protagonisti), mi stupisce che non riesca a parlare di sentimenti che è ciò che Coppola, anche nei momenti più infami della sua filmografia è riuscito a fare meglio.
Buttati Bernardo! poi è anche scritto dal buon Francis e dovrebbe rientrare, cronologicamente, in quel magico periodo in cui era responsabile dei propri lavori in toto, in cui faceva il cineasta indipendente e girava come gli pareva. Quel periodo pre-Padrino che lui stesso ha spesso rievocato come uno di quelli professionalmente più soddisfacenti.
Buttati Bernardo! invece è irrisolto su molti fronti. E' una commedia con velleità alte, che ha una forte componente critica nei riguardi della generazione dei genitori (opprimenti, oscurantisti, bigotti e incapaci di vero affetto) e promuove il libertarismo hippy più banale (anche in materia di droghe) senza riuscire mai a connetterlo ad un'esigenza o un'insofferenza vera. E poi con le metafore più ridicole (l'aquilone!! (a proposito qui un sito di aquiloni e cinema)).

Etichette: cinema, francis ford coppola
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Coitus Interruptus
| gparker | 3.7.09 - 5:25 PM |
Adesso mi segnala Carlito che pare che in Italia, al contrario del resto dei paesi che fanno il passaggio, le frequenze liberate andranno nuovamente alla televisione. Chi ha l'articolo nel dettaglio riportasse tutti i particolari per favore...
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Johnny Guitar (id., 1954)
di Nicholas Ray
| gparker | 11:09 AM |
Infatti Johnny Guitar sembra che sia stato scritto per essere un perfetto film western ma poi diretto per essere un noir. E probabilmente è così visto che il soggetto viene da un romanzo.
I temi messi sul piatto infatti sono classici del genere. C'è la donna contesa (c'è anche un uomo conteso), c'è la frontiera che scompare per l'arrivo della ferrovia, un accenno di fine del mito del west, c'è l'uomo solo contro tutti e c'è pure lo showdown finale. Ma poi nello svolgersi il film adotta strategie da vero noir perchè racconta di personaggi disperati che hanno un passato da lasciarsi alle spalle (che è una cosa tipica dei film di Ray), che vogliono amarsi contro tutti e soprattutto contro il destino, racconta di un mondo violento sia fisicamente che moralmente, utilizza i mutamenti di atmosfera per parlare dei mutamenti interni ai personaggi ed è anche lungamente ambientato in un locale.
Ma quest'unione non basta. Johnny Guitar infatti va ancora più in là utilizzando il colore in una maniera originalissima (anche perchè lo standard usato era lo stranissimo Trucolor) per comunicare con più forza il sottotesto del film, sulla tolleranza e l'imperante caccia alle streghe, ma anche le passioni (con tutta la metafora del fuoco che sfocia nell'incendio).
Esiste un rigore e una lucida geometria nel descrivere i sentimenti che pervade l'intera pellicola e che fa sì che i personaggi archetipi sia da western che da noir risultino credibili e veri pur nella loro programmatica poeticità (e quest'unione perfetta e godibile di due archetipi forse è l'espediente di maggior efficacia, per spiegare il quale basterebbe anche solo l'immagine di sinistra). Parlano per frasi secche, per slogan e affermano passioni che non conoscono mezze misure, eppure quando Vienna al buio della sera, illuminata da un faro solo in volto, piange confessando di aver sempre aspettato Johnny è un momento di quelli che non si scordano facilmente.

Etichette: cinema, ernest borgnine, joan crawford, nicholas ray, sterling hayden, ward bond
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L'ora delle molte chiusure
| gparker | 10:51 AM |
La vera notizia di questi giorni infatti non è tanto il passaggio di proprietà di The Pirate Bay (un sito, un marchio e un brand che sono morti già nel momento in cui hanno perso la causa milionaria e che nel loro morire non condannano il movimento pirata in sé) o la resa incondizionata di Joost, che ora fornirà tecnologia alle aziende, quanto il fatto che l'avventura di TheVideoBay continuerà. Annunciata due anni fa e ora confermata (e indirettamente rilanciata) dalla cessione del sito una volta madre, l'idea dei pirati della Baia dovrebbe diventare realtà concreta in poco meno di 5 anni. Sebbene nelle sue promesse TheVideoBay sembri pronto a scendere sul terreno di imprese come Hulu più che di altre come YouTube, il solo annuncio (dato per bene, con tanto di specifiche tecniche dei formati e delle tecnologie che saranno adottate) stimola la concorrenza, crea tendenza e smuove il mercato.
Etichette: articoli, web video
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Forse vi ricorderete di me per film come...
| gparker | 1:00 AM |

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Che cosa è successo tra mio padre e tua madre? (Avanti!, 1972)
di Billy Wilder
| gparker | 2.7.09 - 11:30 AM |
Il film neanche a dirlo è tutto girato e ambientato in Italia, a Ischia per la precisione, e mette in piedi una serie di dinamiche tipiche dei film della coppia Wilder/Diamond, ovvero una storia d'amore in divenire che costringe un meschino individuo di città a scendere a compromessi e quindi a guardare con un'altra ottica la sua vita passata. In mezzo si muove la macchina sociale che in questo caso è rappresentata dalla burocrazia kafkiana italiana e dai sistemi clientelar-mafiosi utili ad aggirarla.
E' sempre divertente vedersi prendere in giro con gusto, Wilder poi in più di un'occasione centra proprio il bersaglio dimostrando o di aver passato molto tempo in Italia o (cosa più probabile) di essersi affidato alle persone giuste. Il contrasto tra la cultura pragmatica statunitense e i tempi italiani ("Adesso non si può, è tutto chiuso! Torni dopo pranzo, verso le 4"), i rapporti di forza, i sistemi consolidati di aggiramento delle leggi ecc. ecc. costituiscono il cuore del meccanismo comico (meno efficaci infatti le parti lasciate al duo Lemmon/Mills).
Ma è solo quando alla fine entra in scena l'uomo dell'intelligence statunitense che si ride davvero e di gusto.
Si perchè Che cosa è successo tra mia madre e tuo padre? decisamente non sembra un film firmato Wilder/Diamond tanto appare adagiato su se stesso nella scrittura e conservatore nella regia. Sembra addirittura che la famosa regola wilderiana per la scansione del racconto in forma di commedia (una storia in tre atti con un finale di secondo atto molto forte) non sia per nulla rispettata, perchè è proprio a tre quarti che il film muore, arenandosi in una serie di deviazioni non divertenti e non graffianti.
Piccola parte per Pippo Franco.

Etichette: billy wiilder, cinema, jack lemmon, juliet mills
| 7 commenti |
Outlander (id., 2009)
di Howard McCain
| gparker | 1.7.09 - 5:35 PM |
Non l'avrei pubblicata perchè da un po' non posto proprio tutto tutto quello che vedo (anche perchè vedo certe cose che che le posto a fa'? Un conto è se vedo un film orrendo ma proprio orrendo che si fa notare, o uno che magari poteva essere carino invece no, un conto invece è un film inutile, che si capisce che è inutile dalla locandina, che ha attori inutili, che nessuno vedrà e soprattutto sul quale non potrei dire altro se non "inutile", tipo Beverly Hills Chihuahua).
Ecco Outlander è un film inutile. E' il Beverly Hills Chihuahua dei coatti. E lo è perchè non si fa la minima domanda. Su niente. E, cosa decisamente più grave, fa azione a basso, bassissimo livello di maestria e inventiva pretendendo che basti.
C'è un alieno (che è come noi) che arriva sulla terra durante l'età del ferro (che è l'età del ferro glielo dice il suo computer che gli dice proprio "età del ferro" come se gli alieni contassero le ere come noi oggi) vestito come gli alieni di fine anni '70 e che si porta erroneamente dietro una bestia simile ad Alien per "funzionamento" (cambia pelle e si ingrossa) da un pianeta simile a quello di Alien.
Come in Beowulf questa creatura spaventa e fa morti presso villaggio vichinghi. Ma arriva l'alieno/umano che si integra perfettamente e risolve la situazione.
Oltre ad ispirarsi senza fantasia ad Alien (da cui cita a mani basse) e Beowulf è anche montato molto male il che fa sì che nelle sequenze di azione non si capisca molto e si generi solo fastidio.
Per appassionati. Ma appassionati proprio.

Etichette: cinema, james caviezel, ron perlman
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Transformers vs. Terminator: ecco perché scelgo i robot di Skynet
| gparker | 29.6.09 - 11:32 AM |
Michael Bay si sforza in ogni modo di dirci che i Transformers sono come noi e i loro nemici sono nostri nemici solo perchè siamo alleati, non perchè si contrappongano direttamente agli umani. Al contrario quando John Connor dice per radio "...sono John Connor e se ascoltate questo messaggio siete parte della resistenza" spiega che i robot non sono noi, sono un'altra cosa, noi siamo lo spirito e loro la materia e per questo combattiamo. Questa è fantascienza!
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