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2.9.09

Baaria (2009)
di Giuseppe Tornatore

CONCORSO
VENEZIA FILM FESTIVAL

Attesissimo e caricato di mille aspettative Baaria è poco di più di quello che siamo arrivati ad aspettarci: un lungo film fiume dotato dello stile tecnico, enfatico e magniloquente di Tornatore.

Si tratta di uno sforzo senza precedenti per il cinema italiano, non lo dico cifre alla mano, ma in base a quello che ho visto. Effetti speciali convincenti, ricostruzioni pazzesche, attori tutti in parte, narrazione organizzata alla grande, fotografia da grande film fiume, caratteristi eccezionali (c'è praticamente tutto il cinema siciliano) e musiche sparate a mille per tutto il film.
Ora però tocca chiedersi se tutto questo paghi. Cioè se questo racconto della storia di un paese dagli anni '20 alla fine dei '70 (che è il racconto poi dell'Italia meridionale tutta) sia valevole. Se la poesia forzata di Tornatore, le sue metafore insistite e semplici come la terra che racconta, i suoi primi piani intensi su musica rintronante di Morricone alla fine della fiera facciano un capolavoro. Perchè questo pretende di essere Baaria.

A me sembra che abbia tutti i difetti tipici del nostro cinema recente, che sia ombelicale al massimo (non c'è solo il paese di Tornatore e la sua famiglia ma anche il suo cinema con Malena, Nuovo Cinema Paradiso e via dicendo), che assolva la furbizia all'italiana e sciolga tutto nel dramma familiare annacquato. Che poi anche io mi commuovo a queste saghe familiari, ma davanti alle pretese giganti di Tornatore qualche lacrime non basta. E di fronte ad uno dei finali più brutti degli ultimi anni anche i grandi pregi delle passate 2 ore e mezza me li dimentico.
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