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15.1.06

The New World (id., 2005)
di Terrence Malick

E' stato veramente un piacere vedere The New World, un piacere più simile a quello di fumare una pipa in poltrona, piuttosto che a quello di uscire con degli amici.
Malick è come me lo ricordavo, bello, arrogante e poetico. E questi sono contemporaneamente i migliori pregi ed i peggiori difetti del regista texano.
The New World è un'opera pienamente malickiana, fortemente estetica e filosofica che si nutre del rapporto uomo-natura, della sua integrazione e dei suoi conflitti. Un film non facile che ha uno splendido andamento lento (non noioso, lento) che in sala non tutti (com'è comprensibile) hanno apprezzato, un film che necessita una predisposizione rilassata alla contemplazione del mondo di Malick.
Sempre fedele a se stesso nel corso dei suoi 33 anni di carriera registica Malick forse è eccessivamente coerente e sconfina in molti punti nella riproposizione di roba già detta. Questo forse è il grande limite di The New World. Chi ama Malick e ha visto tutti i suoi film (cioè La Rabbia Giovane, I Giorni Del Cielo e La Sottile Linea Rossa) non troverà molto di nuovo in quest'ultimo, nulla viene aggiunto a ciò che il regista ci ha già mostrato (soprattutto in La Sottile Linea Rossa) ma tutto è narrato con una poeticità al tempo stesso classica e moderna.
E' la natura la meravigliosa ossessione di Terrence Malick, e l'uomo è parte di questa natura sullo stesso piano di tutto il resto. La prima parte, quella dell'arrivo, della conoscenza e dell'amore con Pocahontas è incredibile, dolce, delicata e profondissima. Caratteristiche meno presenti nella parte centrale, dove un surplus di trama (si comincia a sciogliere l'intreccio e vengono fuori i conflitti) e lo spostamenteo graduale dell'attenzione da Smith a Pocahontas, annacqua un po' quel procedere per sensazioni che aveva fatto grande il film fino a quel momento, cosa che però ritorna con molta forza nell'ultima parte in Inghilterra, dove alla natura incontaminata se ne contrappone una altrettanto bella, ma razionale, fredda e piegata alla volontà dell'uomo.
Altro elemento che non ho amato (ma sono i miei gusti) è la voce fuori campo eccessivamente letteraria, una cosa che mi infastidisce anche in Wong Kar Wai, e mi infastidì chiaramente anche in La Sottile Linea Rossa.
Apprezzabile la volontà di non nominare mai il nome Pocahontas (commercialmente troppo usurata), benchè si stia narrando la sua storia.





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