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19.6.11

Cars 2 (id., 2011)
di John Lasseter e Brad Lewis

Inizia come un film di spionaggio (nettamente il momento migliore), prosegue come un intrigo internazionale in ambienti sofisticati (le corse) e finisce come un episodio televisivo autoconclusivo di un cartone seriale. Il nuovo film Pixar appare come il meno coinvolgente tra quelli realizzati, un'opera in cui lo studio di Lasseter si riconosce solo per le sue caratteristiche meno clamorose, come l'abilità nel raccontare, il linguaggio asciutto e la maestria nel disegnare i caratteri.
Non solo nel film ma anche già nella sinossi di Cars 2 non c'è traccia di spunti sentimentali, di un'idea di cinema vasta e profonda come gli oceani di Alla ricerca di Nemo o di momenti che prestino il fianco ad un coinvolgimento dello spettatore. 
Realizzato con tutta l'abilità che abbiamo sempre riconsciuto alla Pixar Cars 2 è un film senza ambizioni artistiche che mira a perpetuare e migliorare il successo del capitolo precedente.

Già Cars era evidentemente il film meno interessante, toccante ed audace della compagnia ora questo secondo capitolo perpetua l'idea commerciale dell'opera che più di tutte è stata in grado di generare indotto attraverso il merchandising e lo sfruttamento dell'immagine dei suoi personaggi. Più spazio a Cricchetto meno a Saetta McQueen, più gag fisiche, meno creatività nel dar vita al mondo della macchine (non ritroviamo chicche imbattibili come i calabroni che sono dei piccoli Maggioloni Volkswagen), più azione, meno sentimento, meno originalità, più placement di automobili note (Peugeot e nuova 500 Fiat tra le più riconoscibili), più doppiatori noti (in Italia si nota troppo Alessandro Siani, per quanto in linea con il personaggio, e praticamente non si sentono gli internazionali Sofia Loren e Franco Nero) e una storia che somiglia ad un episodio televisivo di una qualsiasi serie animata più che ad un film.
Anche l'utilizzo conservativo e poco audace del 3D stereoscopico sembra in linea con quest'idea (Toy Story 3 e Up di certo facevano un lavoro più raffinato in materia), così come il cortometraggio che precede il film, con al centro la vacanza pseudo-hawaiana di Ken e Barbie, somiglia più ai corti inseriti nei DVD (divertenti ma mai esaltanti e appoggiati su personaggi e trame già noti) che a quelli solitamente mandati in sala (produzioni dalle ambizioni alla medesima altezza dei lunghi).

Considerare Cars 2 un pessimo film e l'inizio di una crisi di idee per la Pixar significherebbe però non tenere conto dell'evoluzione, delle dimensioni e dell'impresa incredibile condotta dalla società di Lasseter. La Pixar di oggi è una casa parte della Disney che da 16 anni sforna un film l'anno con una potenza ed un'intensità creativa che non hanno eguali (solo a livello tecnico la concorrenza tiene faticosamente il passo). Dunque che tra queste perle annuali ci siano ogni tanto degli esperimenti eminentemente commerciali non deve essere sintomo di nulla. L'anomalia è portare in sala capolavori per 16 anni senza sosta. Con Cars 2 la Pixar non ha fallito il bersaglio, ha mirato da un'altra parte.
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