6.9.09

Accident (Yi ngoy, 2009)
di Pou-Soi Cheang

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CONCORSO
FESTIVAL DI VENEZIA 2009

Controllare l'incontrollabile, imbrigliare la realtà in schemi fissi e tramite una maniacale pianificazione riuscire a piegare alla propria volontà una catena di eventi talmente lunga da generare in tutti la percezione che non sia preordinata, questo il compito del Cervello. Per farlo si appoggia a 4 fidati collaboratori che eseguono i suoi ordini come parte di un piano più grande, ma come spesso capita nelle piccole gang o gruppi che agiscono al di fuori della legge i sospetti sono all'ordine del giorno.

Con l'asciuttezza e il rigore che caratterizzano i thriller asiatici moderni Pou-Soi Cheang confeziona un film prodotto dal maestro del genere Johnnie To che si muove con intelligenza nei confini della metropoli. Palazzi, strade affollate, macchine, discariche e via dicendo sono gli sfondi prediletti mentre per gli interni la scelta ricade su piccoli appartamenti o grandi capannoni. Tutto suscita un senso di stritolamente dell'individuo tra le maglie della grande città, dominata da quello stesso caos che finisce per instillare dubbi anche nei maestri dell'incidente.

Così la gang che uccide "facendolo sembrare un incidente" finisce per apparire come un gruppo sovversivo che si muove controcorrente nel regno caotico per eccellenza (le metropoli asiatiche), tentando l'impossibile impresa di controllare tutto, sebbene solo per qualche minuto. Il realismo chiaramente non è una priorità, la cosa più importante infatti non è che sia effettivamente possibile creare ad arte degli incidenti quanto quali siano le conseguenze di un tale tentativo di controllo dell'incontrollabile.

Nonostante l'autore l'abbia negato a più riprese è impossibile non pensare a La conversazione di Francis Ford Coppola, che con il film di Pou-Soi Cheang ha in comune l'ossessione per la scoperta della realtà sotto una patina di inganni, un'ossessione tale da portare il protagonisa a mettere in dubbio qualsiasi cosa. Se però il film di Coppola parlava di uno scenario dove le intercettazioni e le registrazioni creavano insicurezza, qui a generare il senso di costante precarietà sono le maglie cittadine, il sospetto del vicino di casa e l'impossibilità di conoscere ogni cosa anche per chi ha fatto della previsione dei fatti un mestiere. Il turbine di follia in cui il Cervello (nome emblematico più a fine film che ad inizio) viene condotto è simile a quello che prendeva Gene Hackman e traccia un filo sottile nell'evoluzione dei generi cinematografici tra il thriller politico americano degli anni '70 e quello meno schierato della modernità cinese.

1 commenti:

frankie666 ha detto...

'mmazza solo le prime tre righe della recensione mi hanno strafomentato... Vale???