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13.12.05

L'Enfant (id., 2005)
Jean Pierre e Luc Dardenne

Di sicuro non si può accusare i fratelli Dardenne di incoerenza. Dei loro 4 film realizzati (due Palme d'Oro ed innumerevoli altri premi) non ce n'è uno che sia diverso dagli altri, non uno che non si occupi di tragedie quotidiane della miseria, non uno che non sia filmato con uno stile finto-documentaristico e finto-amatoriale, non uno infine che non sia un cazzotto nello stomaco.
Solitamente la struttura dei film dei Dardenne è semplice: c'è una situazione, dove un personaggio vive una vita di miseria, questa viene descritta per quasi tutta la durata del film senza enfasi e senza eventi rischiando di sfiorare la noia, fino a poco dal termine, quando un evento inaspettato esplode e negli ultimi minuti succede di tutto, in un crescendo di emozioni che si fa forte di tutta la costruzione del personaggio avvenuta fino a quel momento.
Sono il massimo dell'artifico e della tecnica cinematografica pura i fratelli Dardenne anche se si nascondono dietro uno stile apparentemente scarno, basta guardare anche le immagini qui sotto, meticolosamente costruite. Non c'è colonna sonora, non c'è neanche un effetto cinematografico (non una dissolvenza, non un'ellissi, un flashback...), ma c'è cinema: quando Bruno scippa una donna per strada (donna non certo ricca) e scappa due uomini lo inseguono per recuperare i soldi della derubata e lo seguono dovunque senza mai mollarlo in un inseguimento meraviglioso nel quale non si può non odiare quei due poveri cristi che si comportano da civilissimi cittadini, perchè perseguitano il "povero" Bruno che ha scippato una signora dopo aver venduto un bambino. Questo è cinema, mille artifici che ti fanno addirittura parteggiare con i malviventi con cui non parteggeresti mai.
L'Enfant non fa eccezione. Per me è bellissimo. Non arriva alle punte di rarefazione e sensibilità di Rosetta, ma è bellissimo. Come sempre quello che viene inquadrato è un momento della vita dei due protagonisti, si capisce chiaramente che quello è solo un momento di un'esistenza più complessa. Un momento nemmeno troppo significativo, perchè non sono gli eventi che importano ma i personaggi, la storia infatti non è sul bambino venduto come si legge in giro, la storia è su Bruno, il padre, e la sua vita disperata, il suo senso di paternità e di responsabilità. Inizia di botto e finisce di botto l'Enfant e tocca punte incredibili di sensibilità grazie anche ad una recitazione sofisticatissima che è stata giustamente premiata, milioni di piccoli gesti, sguardi e delicatezze altamente cinematografiche. E' grande cinema, capace di mettere un piccolo aspetto della realtà sotto la lente d'ingrandimento e descrivere a fondo personaggi, sentimenti e sensazioni.
Per quello che ho visto fin'ora è una Palma d'Oro meritatissima.





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