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20.10.05

Texas (2005)
di Fausto Paravidino

Sarò il più onesto possibile.
Texas ha un buona fotografia, dei dialoghi scritti bene (come spesso accade nei film italiani recenti), degli attori azzeccati ed in parte (bellissimi i caratteristi!) a me poi è piaciuto particolarmente Paravidino stesso che ha proprio la faccia del dramma, ha dei momenti carini come quello nell'autogrill un po' creativo, un po' teatrale e un po' significativo e l'idea di narrare tutto attraverso tre serate significative nel corso di tre mesi. E basta. Questi i pregi del film.
Per il resto ci troviamo di fronte ad un film che non aggiunge niente di nuovo sotto nessun punto di vista. Lo spunto della trama, che è anche interessante (la vita di provincia succube di modelli di vita che non ci appartengono che si snoda in un luogo dimenticato da Dio dove si consumano le tragedie individuali), è sviluppato con tutti i clichè e i luoghi comuni del nostro cinema e non solo. Ci sono le caraterizzazioni familiari e di provincia de I Vitelloni, le riprese concitate di Muccino, le ironie della commedia all'italiana, la voce fuori campo da Pieraccioni, i passaggi da un personaggio all'altro di Paul Thomas Anderson e le presentazioni dei personaggi da Amélie e tanto altro ancora.
Texas non mette e non toglie assolutamente nulla nel panorama cinematografico. Mi aspettavo moooolto di più da uno come Paravidino che viene osannato come un grande tragediografo moderno, invece mi sono trovato di fronte un'opera media.
E come al solito sono qui a denigrare il cinema italiano, ma sarebbe troppo ipocrita parlare bene di questo film solo perchè in effetti qualche bella trovata ce l'ha. Non basta! Si, questo è meglio di molto altro cinema italiano, almeno questo un po' di qualità ce l'ha, ma è l'originalità che manca e questo non è perdonabile.
Mi dispiace citare sempre e solo Mereghetti, perchè sembra che non legga altro (ma che ci posso fare se le cose più interessanti le scrive lui??), ma servirebbe proprio che i nostri registi "dimenticassero" il lato autoriale delle loro opere per concentrarsi solo ed unicamente sulle storie: trame appassionanti e personaggi affascinanti.

Siccome ho detto che sarei stato onesto lo ammetto: la sequenza finale con i due amici, distrutti dopo gli eventi dell'ultima serata che marciano verso la cascina dove si sono riunite e risolte tutte le storie, nel campo totalmente innevato in un'alba nebbiosa, con quel bianco fortissimo dominante e Paravidino con quella copertaccia sulle spalle che cammina a stento nella neve, la camera che sale ed il titolo rosso su sfondo bianco è veramente bellissima. Mi ha quasi ricordato Fargo.






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