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Antichrist (id., 2009)
di Lars von Trier
| gparker | 26.5.09 - 3:31 PM |
Ah che bello von Trier quando guarda a Sokurov che guarda a Tarkovsky! Lo dico seriamente. Antichrist è un film di quelli più espressionisti di von Trier, non somiglia a quelli "dogma" o finti "dogma" o para "dogma". E' insomma più vicino ai suoi primi come L'elemento del crimine o Europa e meno ai moderni Dogville o anche Dancer In The Dark. E' un film cioè in cui non conta tantissimo quello che succede ma come questo ci venga mostrato.
In un bosco che, per come è ripreso e per la funzione che ha, ricorda quello di Madre e Figlio di Sokurov e alcune volte la zona di Stalker, un uomo e una donna vanno per curare lei dalle paranoie causate dal senso di colpa per la morte del loro unico figlio. Lì arrivano ai ferri corti fomentati dal luogo in cui si trovano.
Di film in cui è la particolare natura dell'ambiente in cui i protagonisti sono inseriti a determinare le loro azioni e i loro cambi d'umore la storia del cinema è piena (dai più austeri come Viaggio In Italia ai più fiammeggianti come Narciso Nero), dunque non è tanto quello che stupisce in Antichrist quanto il ritorno di von Trier ad un cinema che si disinteressi della trama per dedicarsi alle immagini.
Che ci sia un figlio morto sulle spalle, che il marito sia psicologo e tutti gli altri elementi della storia importano poco, sono tutti mcGuffin per poter parlare delle ossessioni di von Trier per il ruolo che la donna può assumere (nei suoi film quasi sempre vittima ora carnefice) nel momento in cui una colpa incipiente assale la coppia (sono entrambi responsabili ma solo la donna accetta il fardello che la fa delirare).
Si può odiare von Trier, non lo metto in dubbio pur non condividendo, ma non si può negare che al di là delle molte furbizie e provocazioni ad hoc di cui il film è pieno (sesso esplicito e violenza genitale in primis) esiste anche un impianto immaginifico fortissimo. Parlo di vere idee estetiche che ci parlano sia al cervello che agli occhi, parlo delle ghiande che cadono sul tetto contrappuntando la storia di continuo, parlo della pluricitata scena dell'amplesso con i cadaveri (ripetuta anche nel finale), dei rallentatori (spesso molto brutti ma comunque efficaci) , delle lenti deformanti per "guardare" la foresta e vi dicendo.
Chiusi nella loro casetta i due protagonisti conoscono solo violenza e sesso (che poi non sono molto diversi e sembrano avere la stessa funzione), incontrano animali dal forte valore simbolico (che idea il daino eternamente partorente!) ed essi stessi si danno la caccia da bestie (fino a rintanarsi nel vero senso della parola). Antichrist non sarà il miglior film di von Trier nè è valevole una Palma D'Oro, tuttavia ci mostra qualcosa che raramente vediamo al cinema.
In un bosco che, per come è ripreso e per la funzione che ha, ricorda quello di Madre e Figlio di Sokurov e alcune volte la zona di Stalker, un uomo e una donna vanno per curare lei dalle paranoie causate dal senso di colpa per la morte del loro unico figlio. Lì arrivano ai ferri corti fomentati dal luogo in cui si trovano.
Di film in cui è la particolare natura dell'ambiente in cui i protagonisti sono inseriti a determinare le loro azioni e i loro cambi d'umore la storia del cinema è piena (dai più austeri come Viaggio In Italia ai più fiammeggianti come Narciso Nero), dunque non è tanto quello che stupisce in Antichrist quanto il ritorno di von Trier ad un cinema che si disinteressi della trama per dedicarsi alle immagini.
Che ci sia un figlio morto sulle spalle, che il marito sia psicologo e tutti gli altri elementi della storia importano poco, sono tutti mcGuffin per poter parlare delle ossessioni di von Trier per il ruolo che la donna può assumere (nei suoi film quasi sempre vittima ora carnefice) nel momento in cui una colpa incipiente assale la coppia (sono entrambi responsabili ma solo la donna accetta il fardello che la fa delirare).
Si può odiare von Trier, non lo metto in dubbio pur non condividendo, ma non si può negare che al di là delle molte furbizie e provocazioni ad hoc di cui il film è pieno (sesso esplicito e violenza genitale in primis) esiste anche un impianto immaginifico fortissimo. Parlo di vere idee estetiche che ci parlano sia al cervello che agli occhi, parlo delle ghiande che cadono sul tetto contrappuntando la storia di continuo, parlo della pluricitata scena dell'amplesso con i cadaveri (ripetuta anche nel finale), dei rallentatori (spesso molto brutti ma comunque efficaci) , delle lenti deformanti per "guardare" la foresta e vi dicendo.
Chiusi nella loro casetta i due protagonisti conoscono solo violenza e sesso (che poi non sono molto diversi e sembrano avere la stessa funzione), incontrano animali dal forte valore simbolico (che idea il daino eternamente partorente!) ed essi stessi si danno la caccia da bestie (fino a rintanarsi nel vero senso della parola). Antichrist non sarà il miglior film di von Trier nè è valevole una Palma D'Oro, tuttavia ci mostra qualcosa che raramente vediamo al cinema.

Etichette: charlotte gainsbourg, cinema, lars von trier, willem dafoe
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11 Commenti:
l'idea di andare in un bosco è folle...
4:43 PM
Molto bello visivamente.ma difficile,faticoso,snervante.infine appagante.
Le scelte registiche,dal forte impatti visivo ed estetico,si accostano perfettamente alla potenza del contenuto emozionale della pellicola,che offusca e distorce la vista di chi prova e di chi osserva il manifestarsi di tali senzazioni;scelte registiche che cambiano continuamente,di volta in volta corrispondenti alle molteplici tensioni emotive messe in scena durante la narrazione.
La divisione in capitoli rafforza poi l'idea della pretestuosità dell'impianto narrativo;in ogni capitolo viene affrontato quasi scientificamente una fase diversa di quella che è una inevitabile discesa agli inferi,compiuta da colei che genera la vita,ed è quindi anche in grado di distruggerla.
L'uomo può cercare di controllarla,la donna come la natura,potrà anche illudersi di riuscire a farlo,ma alla fine soccomberà sempre alla sua legge.
1:48 AM
Ma qualcuno sa se su YouTube si trova la scena in cui la volpe dice "il caos regna"?? Me l'hanno solo raccontata ma per me è gia MITO!
PS.Gabri, sono tornata!
Flavia
1:49 PM
A volte ritornano...
Mi sembra strano si possa già trovare su YouTube e comunque credo che avrebbe poco senso decontestualizzata. Devi vederla nel momento in cui von trier l'ha piazzata perchè è il culmine di una fase del film.
2:12 PM
secondo me i rallentatori era splendidi, più che altro perchè, oltre a essere efficaci come dici, permettono anche di godere di scene meravigliose più a lungo che non a velocità normale.
e comunque la scena della volpe è l'apice di tutto il cinema in assoluto anche decontestulizzata :-)))
2:44 PM
Eh sì, ho avuto un periodo impicciato: pensa che degli ultimi film del blog non ne ho visto neanche uno... =(
Dunque se voglio vedere la volpe mi tocca vedere The Antichrist... Ci penso, ci penso... E' una cosa che va ponderata.
Ma sei andato all'anteprima o alla proiezione "popolare"? Le reazioni della sala? Quando ci sono i film di von Trier guardare le faccie degli altri spettatori è un vero spettacolo! =)
Flavia
2:44 PM
Proiezione popolare
eravamo tipo n 4 in sala e sentivo solo mormorii infastiditi...
2:50 PM
Da me invece la sala era quasi piena.Più che mormorii si sentivano risate,nella prima parte,e "Rivogliamo i soldi del biglietto" durante l'intervallo.Tutti zitti invece nel secondo tempo(paura eh?),qualcuno se n'è andato al momento del climax amputativo.
3:40 AM
come è ovvio che sia.
4:36 PM
a me la trama non è sembrata così pretestuosa. Un pò facilona ma un minimo di attenzione al folklore tedesco, al mito della donna incarnazione del male e altri topos del genere c'era e si vedeva.
Al di là delle furbate che fanno di Von Trier il paraculo che è, forse la sua qualità maggiore è la capacità di generare ansia e angoscia nello spettatore. Da dancer in the dark a dogville fino a quest'ultimo lavoro.
Rispetto a dogville ho visto moltissime analogie e citazioni.
10:29 AM
si sono abbastanza daccordo.
Il suo modo di fare cinema ci costringe a confrontarci con esso e con la morale che mette in campo. Poi non lo trovo sempre riuscito ma non parlo di furbizia, o quantomeno non solo di quella. Perchè che von Trier sia anche un abile promotore di se stesso è indubbio.
10:35 AM
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