16.4.06

Narciso Nero (Black Narcissus, 1947)
di Michael Powell e Emerich Pressburger

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L'ho detto ormai tantissime volte ma non mi stanco di ripetermi. Michael Powell (specialmente per quanto riguarda il lungo ciclo di film fatti in coppia con Emerich Pressburger) è uno dei più grandi cineasti misconosciuti. Meriterebbe un posto d'onore al fianco di Alfred Hitchcock nell'Olimpo dei grandi registi acclamati (affianco sempre questi due autori perchè trovo che abbiano la medesima arroganza intellettuale, la medesima passione per la tecnica ed il virtuosismo e la medesima infallibilità) (Ah! E poi sono entrambi inglesi!), invece è un'altra di quelle personalità da cineforum, figure venerati da appassionati, registi da rai3 alle 2.20 del mattino o da Rai Sat Cinema World.
Narciso Nero è l'ennesimo capolavoro del duo, un tesissimo melodramma con venature di thriller che vede in un manipolo di suore spedite in un monastero nell'himalaya tornare a contatto con la natura e con una dimensione panica della vita che suscita in loro ricordi e nosalgie della loro vita premonacale.
Michael Powell ricostruisce tutto in studio, e lo fa con una verosimiglianza incredibile (se non l'avessi letto che era tutto ricostruito non l'avrei mai detto, guardare la foto a sinistra per credere), per poter tenere sempre sottocontrollo ogni elemento, e di fatto così è. In questo modo è libero di spingere il pedale espressionista (cosa che sarà anche più evidente nel seguente e meraviglioso Scarpette Rosse) in ogni modo ed in ogni scena controllando i colori dei tramonti e ogni taglio di luce fintamente naturale.
Ma tutto è fatto in funzione delle protagoniste, lo stato esteriore, la natura e la fotografia sono lo specchio del loro crollo interiore. E quando si apre la porta della cella della novizia e questa è vestita e truccata in abiti civili l'impatto è come quello di un colpo di fucile.





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