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I Love Radio Rock (The Boat That Rocked, 2009)
di Richard Curtis
| gparker | 3.6.09 - 2:19 PM |
Bisogna fare attenzione perchè I Love Radio Rock uscirà in poche sale e probabilmente per poco tempo. La Universal ha deciso così.
Eppure I Love Radio Rock non solo è un film molto carino ma è anche un instant classic della ruffianeria. Raccontando la storia di Radio Rock (in realtà ispirata a quella vera di Radio Carolina) che negli anni '60 trasmetteva rock da una nave al largo delle coste britanniche perchè farlo dal territorio era illegale, il film mette in scena la metafora della rivoluzione culturale di quegli anni. La lotta banalmente libertaria che si combatte nel film tra speaker hippie e fascinosi che godono del consenso di tutti gli strati della popolazione e governanti grigi e antipatici è quella dell'utopia contro il realismo. Però nel film ci piace l'utopia.
Quell'utopia poi è sostenuta da tutto il comparto mitopoietico della sua epoca. Dalle canzoni immortali degli anni '60 (c'è qualche anacronismo, qualche pezzo che nell'anno in cui è ambientato il film ancora andava scritto, ma lo si perdona), dai topoi delle groupie, del sesso libero e del vivere secondo dettami anti-borghesi. Su tutto poi regna la musica inserita come tappeto in momenti strategicamente sentimentali o di fomento.
Richard Curtis si danna l'anima per accattivarsi il pubblico, per dargli quello che sa piacergli e per confermare i suoi sogni di libertà, di fantasia al potere ecc. ecc.
Non ha nessun intento "serio" quindi il film se non quello di intrattenere con umorismo (azzeccato) e ritmo (buono) e di farlo bene, che non è mai facile. Divertimento con stile, pacche sulle spalle dello spettatore e abbracci pacificatori. Quando si esce si vuole fondare una radio indipendente.
Eppure I Love Radio Rock non solo è un film molto carino ma è anche un instant classic della ruffianeria. Raccontando la storia di Radio Rock (in realtà ispirata a quella vera di Radio Carolina) che negli anni '60 trasmetteva rock da una nave al largo delle coste britanniche perchè farlo dal territorio era illegale, il film mette in scena la metafora della rivoluzione culturale di quegli anni. La lotta banalmente libertaria che si combatte nel film tra speaker hippie e fascinosi che godono del consenso di tutti gli strati della popolazione e governanti grigi e antipatici è quella dell'utopia contro il realismo. Però nel film ci piace l'utopia.
Quell'utopia poi è sostenuta da tutto il comparto mitopoietico della sua epoca. Dalle canzoni immortali degli anni '60 (c'è qualche anacronismo, qualche pezzo che nell'anno in cui è ambientato il film ancora andava scritto, ma lo si perdona), dai topoi delle groupie, del sesso libero e del vivere secondo dettami anti-borghesi. Su tutto poi regna la musica inserita come tappeto in momenti strategicamente sentimentali o di fomento.
Richard Curtis si danna l'anima per accattivarsi il pubblico, per dargli quello che sa piacergli e per confermare i suoi sogni di libertà, di fantasia al potere ecc. ecc.
Non ha nessun intento "serio" quindi il film se non quello di intrattenere con umorismo (azzeccato) e ritmo (buono) e di farlo bene, che non è mai facile. Divertimento con stile, pacche sulle spalle dello spettatore e abbracci pacificatori. Quando si esce si vuole fondare una radio indipendente.

Etichette: bill nighy, cinema, kenneth branagh, nick frost, Philip Seymour Hoffman
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6 Commenti:
Nell'ultima frase c'è tutto GParker.
Sei un grande.
12:36 AM
ahahahahahahaha
un inguaribile sognatore.....
1:05 AM
colonna sonora?
sarà PER FORZA accattivante...
1:30 PM
vedo che hai capito
3:33 PM
sembra spettacolare sto film... Senza averlo visto mi piacerebbe fosse molto stile Paul Thomas Anderson
3:54 PM
non ci somiglia.
ma è carino.
3:58 PM
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