15.11.11

Breaking Dawn - parte I (Breaking Dawn - part I, 2011)
di Bill Condon

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Un primato questa saga di Twilight lo avrà di certo e si spera a lungo: tra tutte quelle passate da libro a grande schermo è quella trasposta nella maniera più scriteriata, confusa e sciatta.
Breaking Dawn parte I conferma il trend calante intrapreso dalla produzione dopo il diligente inizio di Catherine Hardwicke. Sempre di più la storia e la narrazione si fanno assenti e nei pochi momenti in cui ritornano sono pretestuose. Gran parte delle dinamiche fondamentali accadono fuori scena o dentro i protagonisti (senza gesti, immagini, metafore, allegorie, simbologie, azioni, relazioni o anche solo suggerimenti che lascino intendere la loro presenza, tutto va creduto sulla fiducia) e il film sembra un lungo elenco di “quadri”, momenti iconici che suggeriscono uno stato d’animo in accordo o per contrasto alla colonna sonora, levata la quale diventa difficile comprendere il tono dei diversi momenti del film.

In questo capitolo diretto da Bill Condon (quello di Dreamgirls) sembra che nulla succeda anche quando succede. Come nelle migliori soap opera televisive il racconto (che pure ci sarebbe perchè di cambiamenti e svolte ne arrivano) è tutto continuamente rimandato a favore di momenti empatici e sentimentali solo a parole. Una confessione è rimandata o annullata per far spazio ad un confronto tra lupi ringhianti, il racconto di una svolta è rimpicciolito per far posto a sequenze musicali con paesaggi e anche il lento scoprire quello che l’elemento centrale del film (che succede dopo la prima notte di nozze?) non è per nulla lento, anzi arriva subitaneo e nella stessa maniera se ne va, per far spazio a lunghi primi piani enfatici.
Tanto il film è diretto con sciatteria e trascuratezza che in questa produzioni milionaria ci sono green screen evidenti, ritocchi ai volti dei personaggi che li fanno sembrare manichini, momenti di umorismo che non si comprende se sia voluto o solo ridicolo e trucchi dalla falsità evidente.

Per questo Breaking Dawn parte I, mancando di tutti i rudimenti principali della narrazione (l’arte del rilascio graduale di informazioni) è uno dei film più noiosi dell’intera saga (e dopo Eclipse ce ne voleva!). Anche il momento topico dell’agognatissimo accoppiamento (ciò che è stato al centro dei tre precedenti film) viene liquidato con poco per passare agli sguardi dubbiosi.
L’impressione è che la saga (cinematografica, s’intende!), stia mangiando se stessa, cioè si stia nutrendo di quelli che sembrano gli elementi di apparente successo, moltiplicandoli all’infinito. Di capitolo in capitolo, registi sempre meno capaci insistono sempre di più sulle attese, sulle agonie e sui primi piani intensi, radicalizzando di film in film il proprio pubblico (se il primo Twilight era solo “orientato” al pubblico femminile, questo è irricevibile da un’audience maschile) e smettendo di fornire elementi di interesse per ripetere quelli più consueti.

Tutto quello che aveva di buono l’esordio cinematografico dei libri di Stephenie Meyer (dalla narrazione svelta, ad una sostanziale e genuina ingenuità di fondo, dal racconto di un sentimento che si forma fino al disvelamento del mondo dei vampiri) sembra sempre di più un miraggio.
Quasi 120 minuti di film forniscono una sola informazione nuova, ripetendo tutte le dinamiche ad oltranza (Bella ama Edward ma si sente legata a Jacob, Edward ama Bella ma teme di farle male e tollera Jacob per lei, Jacob ama Bella e non tollera il rivale in amore ma farà di tutto per difenderli).
Avere astio nei confronti della saga di Twilight ha poco senso, è un racconto adolescenziale come molti altri, molto adeguato all’epoca emo (per la continua metafora del sangue come fonte di sentimento), fondato su un amore contrastato da ogni parte e sul continuo rimando del desiderio (sebbene con più d’una strizzata d’occhio alla religione). Mentre avercela con i film invece ha molto senso, perchè da tutto questo materiale non traggono niente, si appoggiano al fanatismo generato altrove e ripetono ad oltranza i medesimi stereotipi sentimentali, senza avere la buona creanza di creargli intorno un racconto che gli dia senso e li carichi di significato.

3 commenti:

Massimo ha detto...

a me sembrò una porcata recitata da cani anche il primo.
lo trovai di un ridicolo raro... sinceramente non mi spiego la sua fama, conosco persone adulte e vaccinate (di sesso rigorosamente femminile) che attendono con ansia le anteprime.
davvero, pensare a twilight mi irrita!

Il bollalmanacco di cinema ha detto...

Non ho mai visto nemmeno il primo e credo che mai lo vedrò.
D'altronde, se la qualità cala esponenzialmente non posso immaginare cosa dev'essere.... o__O

gparker ha detto...

Io del primo e quasi del secondo ho avuto una certa stima. Non è chiaramente un prodotto pensato per me ma ne apprezzavo l'ingenuità, cioè quelle caratteristiche che solitamente fanno la fortuna dei film adolescenziali. Poi è chiaro che c'è sempre di meglio, anche se si pensa al solo target adolescenziale.
Ma se partiamo dall'assunto che i prodotti di larghissimo successo sono quasi sempre brutti (per piacere a molti si annacquano le estremità) questa era se non altro carino e "tipico", cioè un riciclo emo di dinamiche eterne che sono solo leggermente diverse dai classici Harmony. In sostanza ne apprezzavo la costruzione e il mascheramento on quel tocco di ingenuità.

Del resto io che mi esalto per Fast & Furious o per qualche testosteronata qualsiasi, non mi sento di far troppe prediche...