Soderbergh nella sua carriera sembra voler alternare film commerciali a opere più personali secondo una logica spiegata abbondantemente (e anche praticata) già da altri registi hollywoodiani come Scorsese.
The Informant dovrebbe essere un film per gli studios, di quelli commerciali che incassano, una commedia tratta da un fatto vero con Matt Damon girata con piglio scanzonato sulla scia degli Ocean's (del resto quello precedente, Che, era palesemente un film personale).
Quello che accade però è che nella filmografia di Sorderbergh i film personali sono polpettoni insulsi, sovradimensionati, pretenziosi e sostanzialmente forieri di una visione di cinema che vorrebbe essere fresca e sempre sul limite dell'innovazione mentre è solo banalmente originale, tesa a fare cose diversamente per il gusto di farlo e non perchè dietro ci sia un pensiero. Mentre i film per gli studios sono semplicemente brutti e inutili.
Ecco allora l'ennesimo divertissment che non è tale. L'ennesimo film dal livello di lettura leggero che lascia intuire anche una seconda possibilità di comprensione più articolata la quale però non si presenta mai.
The Informant gioca con un fatto vero, mostrando un personaggio curioso e intrigante e raccontando la sua storia con il piglio dei film anni '50 sebbene si svolga negli anni '90. Ma alla fine della fiera cosa rimane? Della storia di questo inguaribile bugiardo che finisce con l'incastrare se stesso cosa passa? Nulla. Il nulla più assoluto.









14 commenti:
Posta un commento