28.5.11

Una Notte Da Leoni 2 (The Hangover II, 2011)
di Todd Phillips

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Avrete letto ovunque, se siete ben informati, che Una notte da leoni 2 è assolutamente identico al primo in maniera maniacale. E' vero. Come ha scritto Manhola Dargis "se sovrapponeste un diagramma che riporta tutti i culmini narrativi, i personaggi e le battute di Una Notte da Leoni 2 con quello di Una Notte da Leoni, i due si allineerebbero in maniera praticamente perfetta". Non di meno però il film diverte più della media dei sequel dei film divertenti.
Nel format "hangover" i punti interessanti e divertenti erano sostanzialmente 2: la sorpresa data dalla scoperta graduale degli eventi dimenticati; la follia inedita e anticonvenzionale di Alan (Galifianakis). Come potrete immaginare in questo secondo manca il primo elemento ed è invece confermato il secondo.

Se infatti non c'è certo sorpresa nello scoprire gli eventi clamorosi della notte sotto effetto di droghe e alcol (ad ogni modo erano più clamorosi gli eventi del primo), c'è invece ancora stupore nell'assistere al modo in cui Galifianakis interpreta "lo scemo comico". Il suo Alan è un ragazzino mai cresciuto un po' cretino anche per lo standard dei bambini ed estremamente sentimentale. Galifianakis dà corpo a quest'idea di maschio mai cresciuto con una forza comica che è sorprendente. Anche le battute più sceme o le gag più trite sono divertenti (si pensi a quando butta l'ancora dopo aver fatto finire un motoscafo sulla terra ferma, qualcosa di visto mille volte ma che lui riesce a rendere di nuovo esilarante) e nell'ottica tipica di Phillips (gli uomini non crescono mai davvero) è la quintessenza metaforica del film.

Questa volta infatti una sequenza inedita svela il meccanismo e insieme costituisce un momento quasi commovente. Si tratta del flashback che ha Alan quando entra in meditazione, rivede parte delle scene già trascorse del film ma i 4 protagonisti nella mente di Alan sono bambini. In quel momento i due Notte da Leoni e il fatto che siano esattamente identici sembra trovare senso. Il paradigma della grande avventura virile vissuta tra amici, tra il paradossale, il rischioso e il divertente (per i protagonisti stessi), è uno dei luoghi comuni esistenti nella realtà ma poco raccontati dal cinema. Phillips (che da anni indaga i meccanismi regressivi dell'amicizia e del divertimento maschili) ha scoperto come possa parlare meglio di altri tipi di racconti della sostanza di cui è fatta l'amicizia tra uomini, del legame che intrattiene con l'età infantile e del contrasto con l'età adulta (doversi sposare).
A questo punto fare un sequel diverso, anche di poco, sul serio non aveva senso.

3 commenti:

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Anonimo ha detto...

Si, quella sequenza l'ho letta nella tua stessa maniera. E comunque, nonostante la scarsezza di originalità nel riprendere pedissequamente tutti i risvolti del primo, mi sono comunque divertita. Anche alle battute e alle gag più stupide di Alan ovviamente. La scimmietta però se la potevano risparmiare, cioè quel tipo di scimmietta. E pure Paul Giamatti, a mio avviso, potevano risparmiarselo.

Ale55andra

gparker ha detto...

la scimmietta forse si, giamatti mi è piaciuto invece