10.9.09

La Doppia Ora (2009)
di Giuseppe Capotondi

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CONCORSO
FESTIVAL DI VENEZIA 2009

Verso il primo quarto del film si comincia a pensare come mai il cinema italiano sia incapace di girare film con una trama degna di questo nome. Verso il secondo quarto ci si comincia a pentire dell'affermazione fatta. Nel terzo quarto si pensa che va bene che ci vuole una trama forte ma forse La Doppia Ora esagera! E infine nell'ultimo quarto di film si rimane piacevolmente sorpresi da un finale aperto e da un racconto che scorre rapido. Così, sebbene non si tratti di nulla di clamoroso, alla fine si capisce di aver visto un film estremamente decente.

Certo forse non è roba da concorso, però La Doppia Ora (che è l'esordio al cinema di Capotondi) impernia una trama a metà tra il drammatico tipico italiano e il poliziesco su una struttura che ad un certo punto del film si rivela incerta. Una volta tanto però l'aggettivo "incerta" non si riferisce alla scrittura della struttura ma alla sua natura, cioè a come voglia spiazzare lo spettatore. Quindi incerta per volontà e con gusto.

Che capiate o meno i colpi di scena e i ribaltamente di fronte della trama prima che arrivino poco importa, il film sa sorprendere in molti modi diversi e raccontare senza porvi troppa enfasi la storia di due persone ai margini e un po' disperate nonostante non lo dicano e cerchino di non farlo vedere. Addirittura ci mette una punta di paranormale, ma proprio un pizzico. Che male davvero non fa.
E poi c'è Filippo Timi!

6 commenti:

frankie666 ha detto...

questa e la tua classica recensione "bicchiere mezzo pieno"

Udo Kier ha detto...

COMMENTI A TWITTER
Tre film in concorso con quell'attore tedesco?
Quali? E' nei due di Herzog?
La storia che gli concedono 10 inquadrature a film è vera da almeno 15 anni. Ma lui è troppo caratterizzante.
Concordi con Mereghetti vuol dire che lo fai durante un aperitivo con lui al lido? Madonna quanto sei inserito nel jet-set.

alp ha detto...

Ecco, è l'ultima frase quella che aspettavo :-)

gparker ha detto...

Udo: sta in Metropia (con Vincent Gallo), in My Son My Son (con un'altra caratterista storica di Lynch) e in Soul Kitchen.
Quello c'ha una faccia troppo incredibile per non fare il caratterista. Solo negli incubi di von Trier può essere protagonista.
Concordiamo facendo cin-cin con uno spritz e ridendo di chi ci vuole male. :)

alp: Timi è proprio forte.

alp ha detto...

Verissimo, all'inizio il film stenta molto, poi pian piano diventa interessante affascinante e sempre meno banale.
Gli attori seppure tutti di estrazione teatrale bucano, non solo il grande Filippo.
Guardando il film non so perchè, in quanto non ci sono affinità apparenti , mi veniva in mente un vecchio film di Peter Del Monte con Kathleen Turner, Giulia e Giulia

gparker ha detto...

la sorpresa è ben gestita e sicuramente riesce a scardinare qualcosa nel solito meccanismo.

Eppure a guardare davvero bene sembra proprio il solito film italiano travestito da qualcos'altro, come se un intrecciopiù ingarbugliato potesse rendere accetabile quella fabula che abbiamo sempre (giustamente) ricusato.