20.2.12

Flying Swords of Dragon Gate (2012)
di Tsui Hark

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FUORI CONCORSO
BERLINALE 2012

A partire da Dragon Gate inn e New Dragon Gate inn (due film rispettivamente del 1966 e 1992), Tsui Hark compone questo suo remake/fusion di una storia classica di avidità e conquista del mistero.
Affidandosi al maestro Jet Li, da lui realmente scoperto come attore cinematografico ormai decenni fa, il regista hongkonghese gira un film senza nostalgie e proiettato in avanti tanto quanto il suo precedente Detective Dee e il mistero della fiamma fantasma, ma stavolta di nuovo ambientato in un universo più tradizionalmente wuxia (per quanto il suo wuxia possa essere definito tradizionale) come in Seven swords.

Solidamente radicata nelle sabbie del deserto (in cui si svolge la maggior parte della storia), la classica dinamica di svelamenti ed inganni questa volta riguarda tre gruppi differenti equamente divisi in buoni, cattivi e predoni dai buoni sentimenti. Ma non è tanto la tradizione ad interessare Tsui Hark, quanto la possibilità di dare ancora una volta vita ad un cinema dinamico e pieno di idee.

In questo senso va letta l’entrata (per la prima volta in Cina) del 3D, applicato con amore per il tecnicismo e perizia mostruosa. Con la consulenza di Chuck Comisky, già stereografo per Avatar, questo primo film profondo della Cina è anche uno di quelli che meglio interpretano il senso di una terza dimensione al cinema. Tutto concentrato nell’immaginare scene che si arricchiscano dal movimento di persone o oggetti su diversi piani di profondità, nel concepire inquadrature in cui l’effetto prospettico sia enfatizzato e per nulla timoroso di lanciare oggetti al pubblico, Tsui Hark sposa le evoluzioni stilizzate delle arti marziali romantiche del wuxiapan con le ultime idee in fatto di estetica filmica, riconciliandosi in questo modo con la vera natura del proprio cinema.

La trama complessa e molto stratificata come sempre si scioglie di fronte al modo in cui corpi e persone volano nello spazio, disegnando traiettorie che, assieme alle scelte di fotografia e montaggio, inventano uno spazio filmabile sempre diverso e, per il pubblico occidentale, sempre sorprendente. Se i colleghi e coetanei che oggi si occupano di grandi produzioni wuxia in Cina puntano su colori e idee di fotografia o trama, Tsui Hark dimostra di non aver smesso di voler concepire il cinema come un mezzo per ritrarre i gesti, i corpi e gli spazi.

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