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24.1.06

Munich (id., 2005)
di Steven Spielberg

Francamente "noioso" è l'unica cosa che mi viene in mente.
Sapevamo tutti che un ebreo che parla della strage di Monaco del '72 e di quello che ne è seguito rischia di pendere dalla parte degli israeliani, lo sa anche lui, e sapevamo anche che di certo non poteva pendere dalla parte degli israeliani, mica siamo nell'America dell'edonismo reaganiano! Così Spielberg gira un film dove i protagonisti sono un comnmando di uomini specializzati (ma poi neanche troppo), incaricato di fare fuori gli arabi attentatori per conto del governo israeliano, ma non tralascia di spiegare con obiettività le ragioni di entrambi i fronti e cercare di mostrare che gli isrealiano erano efferati quanto gli arabi. Certo c'è una bella differenza in come mostra le scene dove gli arabi uccidono e in come mostra le scene in cui gli ebrei uccidono...
Ma parzialismi a parte, che per me ci possono pure stare, non è che per forza si debba essere neutrali, il film è proprio moscio, non c'è pathos mai, da nessuna parte. Sembra che lo sforzo d'imparzialità abbia prodotto un distacco da tutto.
La mente corre subito a quel gioiello di astrazione e potenza riflessiva che è La Battaglia di Algeri, capace davvero di mostrare le ragioni di entrambi i fronti la crudeltà di tutte le parti in gioco e capace di mettere davvero lo spettatore nell'impossibilità di prendere una parte.
Cosa rimane di Spielberg? Come al solito la forma. Le bellissime (quelle si) luci che entrano dal set e mai da fuori, la sovraesposizione che da A.I. in poi è diventata quasi la sua firma, i colori desaturati e la camera a mano che da Salvate il Soldato Ryan sono la forma dei film più impegnati. Mi sono mancati però molto i virtuosisimi e gli sfoggi di grande tecnica che meravigliano, l'estetica della ripresa e la rigorosa simmetria del montaggio. Veramente uno Spielberg sottotono.
Eric Bana è doppiato da un cane.
Emblematico finale sullo skyline di New York anni '70 dove è impossibile non notare le Torri Gemelle.





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