15.4.08

Il Matrimonio E' Un Affare Di Famiglia (Clubland, 2007)
di Cherie Nowlan

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Giuro che non sapevo che il film era andato al Sundance quando a pochi minuti dall'inizio pensai: "Tu guarda st'inglesi hanno cominciato anche loro a fare film da Sundance". Poi ho anche capito che il film non è inglese ma australiano.

Fatto sta che tocca prendere una posizione e subito su questo tipo di cinema, indubbiamente ben girato, indubbiamente ben recitato, con trame mediamente interessanti e dense di cinismo apparente che sfocia presto nei buoni sentimenti, personaggi che (per un motivo o per l'altro) ti conquistano e mille espedienti di nicchia (a volta sono le musiche, a volte le ambientazioni, a volte i gusti dei personaggi) che gridano allo spettatore "non è il cinema mainstream! siamo intellettualmente più alti della media ma comunque facilmente raggiungibili".

Tocca prendere posizione perchè non si può ogni volta dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, dire "Si è carino ma facilmente sopravvalutabile" e frasi simili. Tocca prendere una posizione, è buon cinema o no? O ancora più banalmente, ci auguriamo sempre più commedie di questo tipo o no?

Nello specifico Il Matrimonio E' Un Affare Di Famiglia ce la mette tutta per non scontentare gli spettatori narrando di situazioni tragiche con soluzioni edificanti e pacificanti e il più lieto dei finali, fermo restando una situazione amara.
Nel film, come in tutti quelli stile-Sundance (che ci siano andati o no al festival americano), in linea di massima il lieto fine è assicurato ma non ci si arriva tramite un risolversi degli eventi, bensì tramite un risolversi dei rapporti. I protagonisti del film vivono una vita amara e alla fine la loro situazione continuerà ad essere amara, anzi forse lo sarà un po' di più, ma avranno ritrovato i rapporti (solitamente familiari) che li aiuteranno ad andare avanti come e meglio di prima.
E' la tragedia del quotidiano messa in scena, con un'umanità che Manu ha definito molto bene come "normodotata + X", dove X è un carattere particolare, una distinzione utile poi a scatenare mille gag (si tratta pur sempre di commedie). In questo caso la X è il fratello down e la madre cabarettista alcolista.

Ma è proprio l'apologia del normodotato e della sua X che rende ogni personaggio strano ma in maniera tenera, psicotico ma nella media. Sono le piccole fisse, follie e stranezze di ognuno e questo cinema le esalta in chiave troppo autoconsolatoria.
Se (e dico "se", non ne sono convinto) il cinema deve mettere in crisi le nostre certezze e farci riflettere, lo stile Sundance è l'antitesi del cinema perchè propone dei modelli nei quali è facile, e soprattutto piacevole, identificarsi.

Mi si potrebbe obiettare che non solo è un cinema ben fatto ma propone anche delle figure di riferimento finalmente raggiungibili. Non è il cinema dei belloni e degli stili di vita proibiti a chiunque, ma quello dell'America cicciona e dell'umanità non realizzata, un cinema che parla davvero di chi lo fruisce.
A questo posso rispondere personalmente che i belloni, gli stili di vita lontani dalla realtà, la finzione, le trame poco plausibili ecc. ecc. sono per quanto mi riguarda l'essenza stessa del cinema, e per quanto non condanni assolutamente il cinema più realista trovo lo stesso che quello più meramente di finzione (fatto di espedienti narrativi e retorici) sia quello più puro e più interessante, quello in cui ciò che vediamo non è realtà ma metafora di realtà.
Ecco perchè alla fine io dico no al cinema Sundance. Perchè pretende e non raggiunge e offre una facile via d'uscita o una facile alternativa al cinema più popolare senza che ci sia vero pensiero dietro.

2 commenti:

gahan ha detto...

Non è che sia così in disaccordo, eh--

Cmq mi hanno segnalato la giovine Emma Booth, che sembra carina e quindi varrà la visione.

gparker ha detto...

si anche perchè è ovvio che siamo nel periodo di questo tipo di commedie ed è un oggetto strano che raramente si è visto al cinema, qualcosa di obiettivamente fatto bene, obiettivamente originale, obiettivamente intrigante e divertente ma che suscita lo stesso più di un dubbio sulla qualità.