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24.11.08

Twilight (id., 2008)
di Catherine Hardwick

Siccome per vari motivi ho perso la proiezione stampa di Twilight mi sono messo in pari andando oggi allo spettacolo delle 3 e mezza in un cinema vicino casa.
Nel cinema (monosala e grande, una rarità) eravamo io e 6 ragazzine divise in due gruppi da tre, che durante l'intervallo si gridavano da una parte all'altra della sala: "Di che scuola siete?" e durante il film commentavano ad alta voce e scattavano foto col flash. Mi hanno regalato una marea di chicche esilaranti.
Ma a vincere è stata un'altra figura. Un genio. Il bibitaro, quello che all'intervallo passa con popcorn e coca cola. Basso, tozzo, ben oltre la mezza età ma che con aria faceta e spensierata si avvicinava ridacchiando e dicendo: "Aho! So' 'n vampiro! Che non ce lo sai?!". Respect.

Il film è stato ben meno divertente del contesto purtroppo. E peccato perchè la prima parte non era male. Avevo visto i venti minuti d'anteprima all'auditorium e mi era sembrato proprio Buffy, in realtà solo la seconda parte è così.
La prima parte invece è quella che ha l'arduo compito di condensare in pochi minuti il lungo e travagliato corteggiamento fatto controvoglia e contronatura che porta il leone ad innamorarsi dell'agnello. E nonostante si intuisca l'esigenza di molto più tempo per dispiegare la lenta conversione dall'odio all'amore, dal desiderio famelico a quello carnale, lo stesso l'idea dei colori desaturati e metallici, il pallore continuo (anche della protagonista) e il contrappunto (spesso giocato sugli sfocati) con gli altri ragazzi sortiscono l'effetto riuscendo nella sintesi estrema di quella che poi dovrebbe essere la parte più interessante di tutta la storia. E nonostante tutto il film si svolga in un mondo a parte (una cittadina mai baciata dal sole) lo stesso i due protagonisti sembrano a parte anche in quel mondo a parte.

Dopo invece è tutto un divertissment tra battaglie, partite di baseball e atti sessuali non consumati per non rischiare di essere sopraffatti dall'eccitazione e divorare la donna amata. Eppure. Non sarò certo il primo a dirlo. Ma sotto sotto. Questa storia d'amore in cui "occorre trattenersi", in cui ci si bacia dopo una vita e ci si tocca poco pur amandosi tanto. Insomma non mi piace vedere un complotto dietro ogni cosa, se l'avessero girata in Francia nemmeno ci avrei pensato ad una visione bigotta. Ma è pure americano...

Più che altro ci vorrebbe qualcuno che si prendesse la briga di fare un bello studio socio-cinematografico sulla figura del vampiro e le sue mutazioni, cioè su come siamo passati dal vampiro anni '30 che gira in frac all'opera e fuma le sigarette lascivamente a quello moderno che è un sanguinario che morde, squarta e combatte. Il Dracula classico non si sarebbe mai messo a combattere, al massimo mordeva le signore (e non lo donne da poco) sul collo e ancora meglio sul polso mentre elle sono riverse dalla goduria, un vero lord!
Al giorno d'oggi anche i vampiri non sono più quelli di una volta. Dall'essere dei veri seduttori di classe sono passati (ma già nel Dracula di Coppola) ad essere umani e colmi di sentimenti contrastanti che ti fanno penare per un bacio.
Ci vuole qualcuno che scopra le motivazioni sociologiche di tale cambiamento. Chi si offre?
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